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Lui & Lei

Valeria. Ossessione eterna pt1


di nonerocapace
03.09.2025    |    2.522    |    6 9.8
"Continuava a stimolarmi dall’interno, succhiando come se stesse assaporando un gelato, ogni movimento un’eco di piacere che mi scuoteva..."
Dopo aver rischiato più volte di essere scoperto da mia moglie e aver accresciuto i suoi sospetti, avevo deciso di prendermi un periodo di tranquillità, di “fare il bravo” e il Covid in questo mi aveva aiutato perché vedendo poche persone anche i rischi di improvvise scopate in improvvisate situazioni, diventavano più complicate.
Poi arriva lei. Valeria. La mia ossessione che è durata un’intera estate.

Occhi color nocciola (la chiamavo Nocciolina) che penetravano e trasmettevano sesso ad ogni battito di ciglio.
24 anni, bella come il sole, oltre vent’anni più giovane di me. Tutto è partito da qui, da una differenza d’età che non poteva essere sottovalutata. Le ho detto mille volte che queste cose accadono solo nei film di un certo tipo, quelli che lei sicuramente aveva visto sullo smartphone o su qualche sito porno e che, come mi ha confessato qualche volta, aveva anche girato. Non veri e propri film, ma videoclip, legami segreti con la persona con cui li realizzava. Io, invece, quei film li avevo visti forse la prima volta su VHS, poi su qualche DVD e, solo con l’avvento di internet, sui siti più noti. “Amó, facciamolo noi un film,” mi rispondeva, mordendosi le labbra.
Le dicevo che non ero capace (da qui nasce il mio nickname) e lei rideva, ripetendo: “Non sei capace, non sei capace…” Io insistevo che non sarei stato all’altezza, che mi avrebbe distrutto. Le chiedevo che cosa trovasse una ragazza bella come lei, con una grande voglia di godersi e godere della vita, in uno come me, che poteva essere non suo padre, ma magari uno zio più grande, un cugino adulto, non certo suo fratello maggiore. Lei rispondeva sempre che il mio modo di essere, di guardarla, di spogliarla con lo sguardo, di scoparla con gli occhi, la teneva perennemente eccitata, accendendo in lei una voglia irrefrenabile di godere del mio corpo fino allo sfinimento.
L’avevo conosciuta nel mio locale. Era una delle centinaia di clienti che venivano per un aperitivo a fine serata, una piccola colazione o per rilassarsi cinque minuti. Non so esattamente come l’abbia approcciata. Forse avevo scherzato simpaticamente sulle sue ordinazioni, o forse avevo ironizzato sul fatto che bevesse solo spritz, una bevanda da ragazzini. Forse l’avevo proprio chiamata “ragazzina”, e questo aveva fatto scattare in lei una sorta di sfida.
Era il periodo subito post-COVID, quello in cui i locali chiudevano prima, in cui non sempre si poteva servire al banco o al chiuso, quello in cui, sistematicamente, alle 18:00 di ogni sera i locali erano quasi sempre chiusi. Ricordo ancora il primo approccio faccia a faccia. Portavamo ancora le mascherine e, al terzo gin tonic che le avevo preparato, erano scattate le 18:00. L’avevo invitata ripetutamente a uscire, ma lei continuava a ripetere che non le avevo dato da bere quello che mi aveva chiesto più volte. Facendo un po’ il finto tonto e un po’ il brillante, dato che era ora di chiusura, le avevo detto che ciò che aveva chiesto non era disponibile subito, ma che bisognava “mungerlo”, essendo una bevanda fresca da preparare al momento. I suoi occhi non mentivano mai. Ti guardava e il messaggio che trasmetteva era uno solo: scopami, scopami, scopami ancora.
Dopo le ultime avventure e disavventure con mia moglie e la famiglia, avevo deciso che non l’avrei mai più tradita. Soprattutto, conoscendo la mia mente perversa, avevo giurato di non cacciarmi più in situazioni che potessero creare complicazioni: nessuna donna del mio paese, nessuna che conoscesse me o, soprattutto, mia moglie, nessuna che sapesse i miei orari, le mie abitudini o con cui fosse facile incontrarsi. Sapevo che una donna bella e disponibile come lei mi avrebbe portato a nulla di buono, pur facendomi intravedere il paradiso.
Erano le 18:10 di quel martedì quando, per la seconda volta, le chiesi di uscire dal locale. I suoi occhi sembravano quasi disperati. Mi chiese se potessi riaccompagnarla a casa, aggiungendo di non avere paura: tanto c’erano i suoi, quindi non mi avrebbe chiesto di salire né di fare giri strani o inutili. Un po’ intenerito e un po’ convinto che dicesse la verità, chiusi la porta principale del locale e abbassai le tende, in modo che dall’esterno nessuno potesse vedere se ci fosse qualcuno all’interno e, soprattutto, chi fosse.
Non passò nemmeno il tempo di abbassare la prima luce che me la ritrovai avvinghiata addosso, il suo profumo avvolgente che mi travolse. Con una foga irresistibile, iniziò a baciarmi senza nemmeno abbassare la mascherina, le sue labbra calde che premevano contro le mie attraverso il tessuto. Il mio istinto fu di provare a calmarla e ad allontanarla, ma lei, una vera furia, in preda all’ossessione come poche donne avevo visto nella mia vita, colse la palla al balzo e finse di interpretare il mio gesto come un invito a spingere la sua testa verso il basso. Non opposi grande resistenza. Nel momento di tensione, mentre il suo respiro caldo mi sfiorava il collo, non mi diede nemmeno il tempo di dire una parola: mi sbatté su una sedia e cominciò a spompinarmi come un’assatanata, facendomi assaporare un piacere che mi riportava al paradiso che avevo giurato di evitare.
Non riuscivo a reagire: quella troietta ci sapeva fare davvero. Leccava l’intera asta, dalla base delle palle fino alla punta della cappella, con la lingua che si muoveva lentamente ma inesorabile, come se volesse prosciugarmi con una lentezza da far impazzire. Poi apriva la sua bocca carnosa, avvolgeva la cappella e scendeva fino a sfiorare le palle con le labbra, il suo respiro caldo che mi faceva tremare. Era una vera maestra: ingoiava tutto il mio cazzo, turgido e enorme in quel momento, restando così per alcuni secondi che sembravano infiniti. Risaliva, lasciando colare la saliva che si era accumulata, un filo lucido che scivolava sulla mia pelle. Il mio cazzo era un lago, la sua saliva ovunque, e ogni tocco mi spingeva più vicino a un piacere che non potevo più controllare, un abisso che mi chiamava nonostante il mio giuramento di resistere.
Riuscii a malapena a chiederle che cosa stesse facendo e a dirle che non era una buona idea. Lei mi guardò, con un lampo di sfida negli occhi nocciola, e mi chiese se davvero dovesse fermarsi. Feci un piccolo cenno col capo, ma in quel momento, mentre faceva finta di mordicchiare la punta della cappella ed emetteva un gemito roco, il mio pre-cum iniziò a colare dalla punta. Quella troietta, vera maestra, decise allora di passare alle armi pesanti: avvicinò una mano al mio culo, il suo tocco deciso che mi fece sobbalzare. Continuava a succhiarmi, staccandosi lentamente per guardarmi, e a chiedermi con voce suadente: “Amó, vuoi che mi fermo?” Sapeva benissimo che non avevo la forza di dirle di no. Il suo profumo, ancora nell’aria, mi avvolgeva, rendendo ogni tentativo di resistenza inutile. Dovevo fare qualcosa, altrimenti sarei sprofondato in tutto ciò che scherzosamente le avevo rimproverato, travolto da un desiderio che mi stava consumando.
Devo ammettere che sono un amante delle donne e, soprattutto, dei pompini ben fatti, ma questo era tra i più clamorosi e infuocati che avessi mai ricevuto. Ero praticamente inerme: lei continuava imperterrita ad andare su e giù con la lingua e la bocca sulla mia asta, ingoiandola tutta, mentre con la mano massaggiava le mie palle, viscide e ricoperte della sua saliva. Il suo calore mi avvolgeva, ogni movimento un’esplosione di piacere che mi spingeva al confine della depravazione, un’intensità che avevo provato poche volte nella vita. Raccogliendo un barlume di lucidità, riuscii a balbettare: “Nocciolina, non è giusto quello che stiamo facendo, non è corretto e…” Lei mi interruppe, posandomi l’altra mano vicino alla bocca per zittirmi, un gesto deciso che mi fece trasalire. “Non mi serve e non me ne frega un cazzo che sia giusto,” disse con voce roca, gli occhi ardenti di desiderio. “Deve essere solo meraviglioso, e un cazzo così grosso e duro come il tuo non me lo lascio scappare. Fanculo il giusto, fanculo il corretto. Voglio il tuo cazzo, ed è questo che conta. Prova a dirmi che non ti piace, e poi ti rispondo.” Il suo sguardo, carico di sfida, mi inchiodava, spingendomi verso un punto di non ritorno che temevo e desideravo allo stesso tempo.
Ovviamente non solo non riuscivo a dirle di smettere, ma stavo davvero vedendo il cielo. In quel momento, non riuscivo a pensare ad altro se non alla sua lingua che stuzzicava il mio glande, scivolando dalla base alla punta, un tormento che prometteva una sborrata memorabile. Il suo sapore dolceamaro mi invadeva, ogni movimento un’onda di piacere che mi trascinava via. Decisi di non parlare, ma di provare ad allontanarla con le braccia. Appena vide che cercavo di riposizionarmi sulla sedia per riprendere il controllo, quella troietta prese il dito indice della mano destra e cominciò a stuzzicarmi il buco del culo, un tocco audace che mi fece sussultare. “Amó, mi sembra che ti piaccia davvero molto,” disse con un sorriso malizioso, gli occhi scintillanti di sfida. “Altro che le stronzate che mi stai dicendo. Hai la cappella grossa come una pesca. Facciamo così: se vieni nei prossimi trenta secondi, mi devi una scopata. Se non riesco a farti venire entro trenta secondi da quando mi dici ‘va bene’, non ti toccherò più per tutta la vita.” L’unica cosa che riuscii a far uscire dalla mia bocca, tra gemiti animaleschi, fu un balbettio: “Ok, va bene.” In quel momento, la sua bocca mi succhiava il glande, la sua mano scorreva su e giù lungo la mia asta, stringendola e rigirandola leggermente, mentre l’altra mano stuzzicava il mio buco del culo, spingendomi verso un piacere che non potevo più contenere, un abisso che mi chiamava sempre più forte.
Appena percepì che il gioco mi piaceva e che il mio “ok” era un consenso, fece scivolare quasi di colpo il suo dito indice nel mio culo, iniziando in pochi istanti a stimolarmi con un massaggio prostatico che mi fece perdere ogni controllo. Ci misi poco più di dieci secondi: un’ondata di piacere mi travolse, e riversai nella sua bocca una quantità di sperma che raramente ricordavo di aver rilasciato in una sola volta. Lei, con un gemito soffocato, scese con la bocca fino alle palle, lasciando che il mio orgasmo le esplodesse direttamente in gola, senza passare dalle labbra, il suo calore che mi avvolgeva come una morsa. Continuava a stimolarmi dall’interno, succhiando come se stesse assaporando un gelato, ogni movimento un’eco di piacere che mi scuoteva. Mi aveva svuotato l’anima, non solo le palle. Valeria era davvero una troietta magistrale. Non mi ero mai sentito così usato e travolto da una donna. Anche se dal primo momento sognavo di scoparmela, mai avrei immaginato che sarebbe stata lei a inchiodarmi su una sedia come un idiota, regalandmi uno dei pompini più indimenticabili della mia vita. Eppure, mentre il mio corpo ancora tremava, sapevo che questo era solo l’inizio di un vortice che mi avrebbe trascinato ancora più a fondo.
Non ebbi nemmeno il tempo di riprendermi che lei aveva già strappato via la T-shirt e il reggiseno. Il suo seno era perfetto: una terza delicata ma soda, con capezzoli piccoli e dritti come spilli, che sembravano implorarmi di toccarli. Non riuscivo a essere lucido; l’unica cosa lucida era la mia cappella, mezza afflosciata, ancora pulsante del suo calore. Lei mi fissò con un sorriso di sfida, gli occhi nocciola che bruciavano di desiderio, e disse: “Amó, non preoccuparti, ora ci penso io a riportarti a pieno regime. Hai perso la scommessa, e tocca a te mantenere i patti.” Non riuscivo a rispondere, travolto da un pensiero: se fossi caduto in quel vortice, non ne sarei mai uscito. Una ragazza così giovane, vibrante di vita, che trasudava sesso da ogni poro, contro di me, più grande di vent’anni, ormai quasi sazio di una vita sessuale lunga oltre quarantacinque anni… sarebbe stata una storia pericolosa, ma forse la più travolgente della mia esistenza. Il suo profumo, ancora sospeso nell’aria, mi annebbiava i sensi, rendendo ogni pensiero di resistenza un’illusione.
Non so dove trovai la forza, ma tirai su gli slip, rimisi a posto i pantaloni e le lanciai il reggiseno, intimandole di andare via. Lei non batté ciglio, come se le mie parole fossero aria. Con un gesto lento e deliberato, si sfilò il pantalone morbido e il suo perizoma di pizzo, microscopico e trasparente, poi posò una gamba sul mio bacino, aprendo oscenamente le cosce. L’immagine che si parò davanti ai miei occhi era da capogiro: una fica delicata, profumata, completamente depilata, senza l’ombra di un pelo, con grandi labbra che sembravano scolpite da un artista. Il suo aroma dolce mi travolse, un invito quasi irresistibile, e rimasi paralizzato, il cuore che martellava nel petto. Eppure, un barlume di lucidità mi salvò: mi alzai, mi spostai e la invitai a rivestirsi e andare via. Lei non replicò. Si rivestì con calma, si avvicinò, mi leccò l’orecchio, il suo respiro caldo che mi fece rabbrividire, e mi trafisse con quegli occhi penetranti. “Amó, lo sai che non finisce qui,” sussurrò, la voce carica di una promessa oscura. “Mi hai scopato nella testa, e presto mi scoperai anche nella fica e nel culo. Non puoi sfuggirmi.” Si voltò e uscì, lasciando nell’aria una scia di tensione che mi fece tremare.
Ero sconvolto, intrappolato in un’esperienza che non avevo cercato né voluto, ma che si era incisa come una delle più eccitanti della mia vita. Quel pompino, uno dei migliori che ancora oggi mi perseguita, era solo l’inizio. Passarono circa venti minuti, e il mio telefono vibrò. Era un suo messaggio. Esitai ad aprirlo, temendo che fosse furiosa o ferita. Quando parcheggiai nel garage di casa, lo aprii con le mani che tremavano: un video di lei, nuda, che si infilava un doppio dildo nella fica e nel culo, il suo corpo che si muoveva con una sensualità sfacciata. “Amó, sei mio e non mi sfuggirai,” diceva, ridendo, la voce un misto di sfida e seduzione. Quel video non era solo un messaggio: era una trappola, un invito a un gioco pericoloso che sapevo non sarei riuscito a evitare. La sua immagine, il suo profumo, la sua voce mi avrebbero perseguitato, promettendo un piacere che minacciava di distruggermi. E io, nonostante tutto, volevo scoprire fino a dove mi avrebbe portato.
To be continued…
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