incesto
Ferragosto ai feromoni pt1
03.11.2025 |
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"Il cesto della biancheria era lì a venti centimetri e da e sta storia dei feromoni mi aveva fatto passare dalla testa le peggio cose della sposina..."
“Ho sentito dire in giro che sei davvero un grandissimo bastardo, porco e pervertito. Ma che arrivassi a drogare tua sorella per scopartela, non lo avrei mai nemmeno sognato. Brutto figlio di puttana”. Furono le ultime parole uscite dalla sua bocca prima che la spalancasse per tuffarsi con una maestria insospettabile sul mio cazzo, mentre la sua mano girava e andava su e giù come in preda a un vero e proprio raptus, ingoiando l’intera asta fino a toccare le palle.
Questo accadeva lo scorso 15 agosto. Ma partiamo dal principio.
Sono prossimo ai 48 anni, vivo vicino Bari e sono cresciuto con 3 sorelle, Serena di 4 anni più grande, Rita di 19 mesi più piccola e la Franci ha quasi 10 anni meno di me e che si era sposata da qualche settimana. Già questo potrebbe spiegare parzialmente la mia costante eccitazione. Già dai primi stimoli intorno ai 12/13 anni, la mia sorellona Serena mi aveva insegnato (per insegnarlo a se stessa) a scappellarlo e a farmi una sega, ad andare su e giù con la mano ed infatti la mia prima sborrata fu sulle sue tette che sono sempre state enormi. Il giorno che compivo 13 anni mi insegnò che se il cazzo si asciuga durante una sega , bastava farci cadere sulla cappella un po’ di saliva. Mentre nel piccolo garage provava a centrare il mio pistolone , si era avvicinata così tanto che a un certo punto mi venne istintivo spingerlo nella sua bocca bramosa ed ebbi il mio primo mini-pompino. Inutile dire che anche con la Rita ho provato a fare le mie esperienze, non riuscendo mai ad andare oltre lingua e alla masturbazione reciproca, anche perché diverse volte siamo stati beccati da Serena che mi ha sempre voluto tutto per lei e ci aveva minacciato di raccontarlo ai nostri.
Ma torniamo al ferragosto.
Dopo settimane di trasferte, finalmente il 14 sera ero tornato a casa e iniziavano le mie pseudo ferie. La mattina del 15 sistemai tutta la mia roba e liberai moglie e figli mandandoli al vicino mare. Amici e amiche erano nel vicino mare barese, la Franci in Salento con Serena mentre Rita era a casa sua con i miei genitori insieme a parenti del marito a pranzo.
Dissi subito a mia moglie che non ero affatto interessato ad uscire e avrei voluto riposarmi e che al massimo avrei raggiunto tutti nel pomeriggio.
Verso le 12.30, mentre procedeva tutto liscio e sorseggiavo completamente nudo il mio ennesimo caffè sotto il climatizzatore, sentii la chiave girare nella porta e provai invano a correre in bagno per nascondermi. La porta si aprì prima che potessi passarci davanti e mia moglie mi colse praticamente tutto nudo che provavo a correre per casa. Alla domanda ovvia del cosa ci facessi nudo risposi che stavo andando in doccia per prepararmi ma quando con tono quasi ammiccante mi fece notare che il bagno è dalla parte opposta di dove fossi e mi disse a tono basso “dai dimmi la verità, cosa stavi per fare?”, giocai il ruolo delle parti e le dissi quasi disperato : “sono quasi 20 giorni che non ci sfioriamo nemmeno. Il mio arnese si sta ribellando e stavo cercando nel cesto della biancheria sporca qualcosa per… per …. darmi soddisfazione”. Non so quale reazione mi aspettassi, abbiamo scopato la prima volta nel 96 ma poche volte sono stato così diretto e esplicito con lei. E sicuramente non avevo più i 18 anni che avrebbero giustificato un gesto simile ma quando sentì la sua mano calda avvolgere il mio cazzo semi duro ed iniziare ad andare su e giù lentamente, rimasi felicemente sorpreso. Avevamo una vita sessuale molto attiva ma era abbastanza standardizzata e statica. Io avevo l’abitudine di sfogare le mie perversioni più grandi sempre ficcandomi in situazioni molto complicate, dove il rischio aumentava esponenzialmente l’eccitazione. Pochi secondi bastarono a renderlo bello barzotto come poche volte mi era capitato in una situazione simile. Tre secondi e anche lei non aveva più nulla indosso. La spinsi sul divano e le tirai le gambe all’aria fiondando la mia faccia fra le sue cosce. Era oscenamente bagnata e aveva un buonissimo profumo di sesso. La mia lingua affondava dentro i suoi fradici umori e poi risalivo a stuzzicarle il clitoride e a morderlo delicatamente. Poi tornavo sul suo buchetto e ci infilavo prima uno poi due dita. Nel silenzio assurdo di quel contesto i suoi gemiti, misti al suono celestiale delle mie dita dentro di lei, suonavano come un concerto rock. Eravamo eccitati come due ragazzini adolescenti e quando la tirai su e la feci girare per prenderla a pecora, lo squillo del telefono ruppe la magia del momento. Il comando vocale annunciava che dall’altra parte mi cercava Franci, la mia sorellina. Ovviamente non era il momento opportuno per rispondere e dopo aver chiuso la chiamata con il classico messaggio, mi fiondai su mia moglie e la penetrai con un colpo secco che fece entrare tutta l’asta dentro di lei. Cominciai ad uscire ed entrare sempre più velocemente mentre la tiravo dai fianchi verso di me e affondavo colpi di rara forza e bellezza. Tremava tutta la casa. Lei aveva iniziato a contrarsi e sentivo che era prossima a venire. “Ma tu guarda che maritino porco. Voleva farsi un seghino, poverino…Scopami forte, più forte che puoi. Finalmente posso venire urlando il mio piacere!”
Ma il cellulare non era d’accordo e squillo nuovamente. Ancora la Franci.
Ma anche stavolta non mi sognai di rispondere. Stavo facendo una meravigliosa scopata, mia moglie venne urlando lussuria e ora toccava a me venire. Mi staccai e la feci girare seduta sul divano e le schiaffai il cazzone tra le tette sudate. Messaggio di Rita sul display: “è urgente”. Pochi secondi e squilla ancora. Franci. Chiunque si sia trovato in situazioni più o meno simili, sa che una donna in quel momento smette di fare qualsiasi cosa e ti impone di rispondere.
“Lo so che hai da fare ma è un’urgenza”. La voce disperata di Franci mi diede una scossa di adrenalina assurda.
“Che cazzo è successo?” Le chiesi. E in quel momento battezzai che la scopata era terminata.
“L’antifurto di casa continua a mandarmi notifiche dal sensore di una finestra. Ma noi siamo a oltre due ore e a casa di Rita ci sono le chiavi. Ti prego, vai a controllare”… la sua voce spaventata che mi implorava di andare a controllare mi mise in condizione di tirare su un pantaloncini leggero tipo quelli da calcio, mettere una canotta ed un paio di ciabatte che trovai di fortuna e prepararmi per andare. In tutto questo mia moglie, soddisfatta , capì che sarebbe stato meglio ritornarsene a mare e quindi mi disse di non tornare a casa, ma dopo raggiungerla direttamente in spiaggia. Partì sparato per andare a prendere le chiavi. Ero ovviamente ancora tanto, tanto, tanto eccitato e nei pantaloncini così leggeri il rigonfiamento faceva di tutto tranne che nascondersi. Arrivato a casa dei miei, sali di fretta le scale e quando dietro la porta a parve la sagoma di Rita, rimasi decisamente colpito. Aveva il classico vestitino da casalinga molto libero, molto aperto e molto fresco. Era senza reggiseno e le sue tettone sudate mi sbattevano praticamente in faccia. Aveva il trucco sciolto e il viso paonazzo come se avesse appena finito una megascopata. Ed invece era solamente al servizio in cucina a sfamare diverse persone. I suoi capezzoloni che spingevano il vestitino, mi resero muto e al mio non parlare affatto mentre la scrutavo e, mi diede un colpetto col dito sul mio membro che sotto i pantaloni era tornato davvero sull’attenti. “Ecco perché non rispondevi, stavi facendo arte… Ma ora hai deciso di restare tutto il tempo a farmi vedere che stai messo bene lì sotto o vuoi andare a guardare cosa è successo a casa di Franci?“ Ritornato nel mondo degli umani e ritornato in me stesso (non so per quale motivo o forse era per la mia situazione ormonale del momento), allungai la mano sinistra e dopo aver afferrato le chiavi le strizzai un attimo il capezzolo. Lei subito non riuscì a reagire ma dopo un paio di secondi mi diede un altro ceffone sul mio arnese e mi guardò in cagnesco. Le dissi che mi era tornato in mente quando da ragazzini ci stuzzicavamo in continuazione ma lei mi ricordò che il tempo era decisamente passato e che nel frattempo in due avevamo collezionato sei figli. Mi diede alcune indicazioni su come staccare l’antifurto e mi disse che se avessi avuto difficoltà a trovare la soluzione, avrei potuto chiamarla. Partì non prima di aver riprovato con un goffo tentativo a tirarle un altro pizzico, ma, come se se lo aspettasse, si ritrasse e mi diede uno schiaffo sulla mano chiamandomi porco e dicendomi di andarmene subito, altrimenti mi avrebbe pestato. Sorridemmo insieme e mi avviai verso casa di Franci. Entrando mi accorsi subito di cosa fosse successo. La copertura interna di una delle tapparelle si era staccata per una vite rotta e penzolava facendo scattare il segnale di antifurto, quindi sarebbe bastato rimetterla a posto suo. Chiamai Franci chiedendole se avesse degli attrezzi e una scala a disposizione. Mi disse di cercare in uno sgabuzzino la cassetta degli attrezzi mentre avevano una piccola scala dietro l’armadio in camera da letto. Franci è davvero un gran bel bocconcino, mostra molti meno anni di quelli che ha perché si è sempre allenata e ha sempre curato tantissimo il suo corpo e nonostante non abbia un grandissimo seno come le sorelle, è il tipo di donna e quando incontri per strada sicuramente ti fa fare i pensieri più sconci. Chiusa la telefonata, la mia parte più perversa e animalesca ritornó a galla e , una volta sistemata la scaletta, notai su un mobiletto una boccettina con la scritta “pheromoni x bimba”. Curioso mi avvicinai per capire di cosa si trattasse ma tirandola giù dal mobile, me la riversai sulla maglia e soprattutto sui pantaloncini. Aveva un odore fortissimo e per recuperare quel che era caduta, andai in bagno a prendere della carta igienica ma scattò la scintilla. Il cesto della biancheria era lì a venti centimetri e da e sta storia dei feromoni mi aveva fatto passare dalla testa le peggio cose della sposina. Così tirai fuori due paia di pezzi di stoffa che definire striminzite è un complimento. Una sapeva di ammorbidente. L’altra sapeva proprio di sesso, sembrava di annusare una figa calda. Inebriante. Presi il cellulare per guardare l’ora e quanto tempo avessi. Nella mente inebriata girava quella parola “feromoni”. Cercai su Google e vedevo decine di spot che incitavano l’uso di questi profumi come viagra naturale per le donne. Pensai che il cognatino usasse la pozione per farsi dare ogni minimo buco da mia sorella. Ero eccitatissimo. Cominciai a strofinare il tanga sulla mia asta in tiro. Ma il campanello mi distrasse. Spaventato richiusi tutto e mi avvicinai alla porta. Sentii la voce di Rita che mi chiamava. Pensavo fosse venuta lì col marito e io ero in tiro. Tirai fuori la canotta per cercare di coprirmi ma non serviva a molto. Aprii imbarazzato ma notai che era sola.
“Che cazzo stavi facendo? Tanto tempo per aprire?” E subito appena entrata e chiusa la porta dietro di lei : “oh ma ti vuoi dare una calmata? Possibile che mi devi sventolare questa bandiera sotto gli occhi? Vuoi che dico io a tua moglie di dartela più spesso?” Stavo per rispondere che mi avevano rotto le palle proprio mentre stavo andando a fondo ma esclamò ancora : “ oh ma che cos è questo puzzo terribile? Sembra odore di formaggio andato a male…odore di pesce….odore di sudore … Cazzo! Ma non è che stavi facendo qualcos’altro?” . Tolsi la canotta bagnata e mi avvicinai. Gliela portai sul naso e la abbracciai per accertarmi che sniffasse tutto l’odore possibile di quella strana pozione. “È questo l’odore?” Per fare questo avevo praticamente il mio membro che spingeva sul suo vestitino all’altezza delle cosce. Mi spinse via : “ cretino ma che cazzo fai? Secondo me è il tuo cazzo sporco che puzza. E comunque cos è sta cosa?” Il suo linguaggio volgare mi accese una lampadina (a luci rosse ovviamente) : “ io te lo dico ma poi te ne devi andare immediatamente perché è pericoloso”. Lei rispose: “ dai coglione! Io sono pericolosa, se mi sfiori ancora ti do un calcio nelle palle!” Continuai il discorso dicendo che allora non le avrei detto nulla e mi avviai verso la scala, solo col pantaloncino, con i cacciaviti e una pinza. Salii sopra e mi resi conto che non era proprio stabilissima. Mentre stavo per cadere , Rita si avvicinò e con un piede tenne ferma la scala. “Allora me lo dici che cos è sta cosa che ti sei spalmato addosso? Vedo che anche il pantaloncino è bello fradicio. Cos è un aiutino?” E sorrise maliziosamente.
Usai un linguaggio pacatissimo , un tono di voce rauco e bassissimo. Volevo giocare e avevo appena iniziato.
“Tu ridi. Ma in realtà è l’esatto contrario. È una delle droghe più potenti in circolazione. Ma non è un aiuto per me”… e chiusi il discorso aspettando in silenzio che la sua curiosità avesse la meglio. E infatti dopo pochi secondi ripartì : “ è da quando ti droghi? Soprattutto a che serve?”
La avevo in pugno. “Non hai capito un cazzo. È un mix di droghe sintetiche ed estratto di oppio. Se hai visto qualche servizio in tv è quella droga che si usa per ottenere qualsiasi tipo di sesso da una donna e dopo lei non si ricorda più nulla.” Balzó indietro come un gatto che a momenti cadevo davvero. Mi guardó in faccia e scoppiò a ridere. “Cretino che non sei altro. La droga per disinibire le donne. Ah ah ah. E dimmi un po’, chi dovevi disinibire qui da solo, il termosifone? Ah ah ahah!”
Le risposi che la avevo usata quando era a casa ed infatti quando mi avevano ripetutamente chiamato, ero intento a fare il culo a mia moglie. Smise subito di ridere. Si trasfiguró. La sua faccia cercava smentite o un mio sorriso che poteva girarla sul ridere. Che però non arrivò. E allora ripresi il discorso: “te l’ho detto che dopo avertelo detto saresti dovuta andare via, tu non mi credi…”. Tutto questo mentre ero su una scala, solo con un piccolo pantaloncino senza nulla sotto, col membro barzotto che si ergeva all’altezza della sua faccia.
Diventó paonazza quando le feci notare che stava per diventare troppo tardi guardando i suoi capelli ingrossati come delle olive. Se li guardò e cercó maldestramente di nasconderli. Le dissi di andare via subito e andare di corsa dal marito prima che fosse troppo tardi e concedere ogni cm del suo corpo perché solo squirtando poteva svanire l’effetto. Rimase di nuovo silenziosa guardandomi alla ricerca di uno sguardo che potesse tradire la mia versione. Andò in bagno a sciacquarsi più volte la faccia e quando tornó, aveva in mano lo slip di Franci che stavo usando io. “Questo ha lo stesso odore. Mi spieghi che cazzo sta succedendo?” Risposi che glielo avevo detto. Che ero drogato io e che era troppo tardi anche per lei che aveva nuovamente “sniffato” questa potentissima droga per l’accoppiamento! Mi offese in ogni modo chiamandomi lurido, pervertito, drogato e malato mentale. Poi mi invitó a finire il lavoro sulla tapparella che dovevamo andare via. “Sei davvero sicura di voler restare? Tra pochi minuti sarai completamente presa…”
“Ma va a cagare, tu e le tue storielle del cazzo. Finisci sta cosa che è tardi” e si riavvicinò alla scala per tenerla. Io risalii convinto che qualcosa sarebbe successo. Ma a parte un “ma tu senti che puzza…”, sembrava non accadere nulla. Abbassai lo sguardo verso il basso. Le sue tettone facevano pressione sulla leggera veste, lei era fuxia in volto e palesemente sudata. “Oh. Tutto ok lì sotto? Ho quasi finito”.
La sua risposta mi fece capire che era caduta nella mia trappola o che così voleva far credere: “in che senso dopo non si ricorda più nulla? Che senso ha fare delle cose per non ricordarsi?”
Eloquente fu la mia risposta. “Se non ti ricordi una cosa, in realtà non l’hai mai fatta. Passami quella vite lì che ho quasi finito”
E li inizia la storia: “ “Ho sentito dire in giro che sei davvero un grandissimo bastardo, porco e pervertito. Ma che arrivassi a drogare tua sorella per scopartela, non lo avrei mai nemmeno sognato. Brutto figlio di puttana”….
Che calore attorno al mio cazzo…
(Continua…)
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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