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Dare Ring 17: La cagna e tavolini umani (parte seconda)


di TheSecretStoryteller
22.12.2023    |    2.617    |    0 9.3
"Non accetta che il suo corpo mostri tutto questo cedimento con una persona a cui si sta concedendo per la prima volta..."
Ho cancellato per errore questo capitolo di Dare Ring. Per rimediare lo ripubblico.

«Sei pronto a farti una scorpacciata di Nutella, golosone?» mi fa Ilaria. Nel frattempo, ha aperto il vasetto e ha messo due dita all’interno per raccogliere un po’ della sostanza. Si avvicina a Francesca, che sta stesa sul tavolo al centro dello studio, e inizia a spalmarle la Nutella sui capezzoli. Io guardo ammirato quelle estremità rosso vivo diventare scure. Ne depone un buono strato, ricoprendo completamente i capezzoli e parte del seno intorno. Poi applica un po’ di Nutella sul collo della ragazza distesa e poi sul suo ombelico. Adesso però viene in gran finale. Ilaria dà una piccola botta alle gambe di Francesca che intuisce di dover aprirle. Quando la sua vagina è bene esposta, Ilaria prende altra Nutella ancora e inizia a riempire quelle cavità. È pur sempre una penetrazione e un massaggio piuttosto approfondito, per cui Francesca si fa prendere dal piacere ed emette un po’ di gemiti, cercando di contrarre le gambe. Ilaria le dice di stare buona e di non eccitarsi troppo: «Non vorremo rovinare con i tuoi fluidi il pasto del tuo ragazzo!» Ilaria non si ferma finché uno strato uniformemente marrone non ricopre la quasi totalità delle intimità di Francesca.
«Bene. Come avrai capito il tuo compito è di mangiare tutta la Nutella. Il gioco andrà avanti finché non sarà completamente pulita. Non voglio vedere neppure una macchiolina!» mi fa Ilaria festante. Che bel piatto che mi ha preparato: non vedo l’ora di gustarmelo a fondo! Con uno sguardo la ringrazio e poi do un’occhiata ai ragazzi e alle ragazze lì intorno. In teoria questo è il premio di Francesca, visto che sono io a doverla leccare e darle piacere ma sapendo quando mi piace mangiare sia la Nutella che la fica è un premio anche per me. L’unico imbarazzo è che devo sporgermi in un modo un po’ strano per stare con la lingua sopra le sue tette. Normalmente, mi aiuterei con le mani, che però ora ho ammanettate dietro la schiena. Arrivo proprio sopra il capezzolo di Francesca e tiro fuori la lingua, poi con la punta disegno un cerchio. Un sapore dolce tocca i bordi della lingua mentre la punta sente anche il salato e morbido della pelle sottostante. La cosa mi fa impazzire di piacere, il mio cazzo torna a essere durissimo. Ma l’effetto che ho ottenuto non è stato tanto: gran parte della nutella copre ancora seno di Francesca. È una sostanza densa e appiccicosa per cui converrà cambiare tattica per farla andare via. Altro che delicati tocchi di lingua, qui devo succhiare col vigore che ci metterebbe un neonato. E infatti, inizio: grandi lappate aprendo e chiudendo la bocca sul capezzolo sinistro. La bocca che mi si riempie di un mare di dolce, il corpo di un mare di erotismo. Anche Francesca inizia a godere. È sensibilissima sul seno. Ammiro il risultato che ho ottenuto: i capezzoli sono abbastanza puliti, ma tutto intorno c’è un alone di nutella che ricopre leggermente quel corpo bellissimo. Guardo di soppiatto Ilaria. Il suo sguardo mi dice tutto. Qui non c’è modo di andarci piano e pulito. Devo essere come un bambino e non avere vergogna a sporcarmi e a giocare. Continuo a leccare e a succhiare quel capezzolo e quel seno, esplorando ogni dannato centimetro sia con baci e lappate sia con più accurate leccate e leccatine. Un trattamento così approfondito e complessivo è nuovo anche per Francesca, che inizia a impazzire di piacere. Il dovere di dover togliere la Nutella mi costringe a essere più preciso che negli altri casi in cui mi sia capitato di leccare una tetta. È una grande ricompensa per entrambi: per me, per il misto di sapori sulla mia lingua, e per lei per la più profonda sensazione di piacere. Ci metto almeno un quarto d’ora a ripulire completamente le tette di Francesca. Alla fine, per rimuovere anche le più piccole incrostazioni, ho dovuto procedere con baci delicati e intensi su aree già stimolate più e più volte. Ma adesso è il momento del collo.
Vedo che Francesca ha un’ultima remora: sa che il collo è una grande stimolatore e non sa se potrà resistere al piacere e sopportare l’umiliazione del suo godimento pubblico. Nonostante tutte le scene che abbiamo visto stanotte, c’è ancora qualche vergogna nel mostrare il proprio godimento. Tuttavia, la mia voglia in questo momento non conosce limiti e Francesca può scordarsi del pudore. Muovo la testa vicino alla sua, con la lingua sul suo collo. Lei vorrebbe cercare di piegare un po’ il capo come ultima disperata tutela ma la posizione della mia testa glielo impedisce. È a mia completa disposizione; e inizio a leccare come un dannato, sentendo nuovamente il sapore dolce della Nutella mischiarsi con il salato della pelle di lei. Francesca inizia a contorcersi e a mugugnare. Vorrebbe avere un minimo di difesa rispetto a quell’assalto focoso: le sto divorando il collo con baci e leccate così vigorosi che sembrano quasi dei morsi. Ma non c’è nessun posto dove scappare e, come sfogo, solo la gola per emettere degli strilli di piacere. Alzo il capo e guardo l’effetto che ho ottenuto: ho tolto il grosso della Nutella ma c’è un lieve strato che ancora macchia il collo. Adesso devo andare molto più di fino, leccando delicatamente e accuratamente ogni anfratto come ho fatto prima sul seno. Quanto a Francesca, ha ceduto: un attimo prima che io staccassi la testa dal suo collo ha emesso i vagiti dell’orgasmo e sono rimasto per cinque secondi fermo nella stessa posizione, con la lingua a contatto della pelle, prima di sollevarmi. Francesca guarda le altre ragazze come a cercare conferma nei loro occhi che dimenticheranno quella umiliazione. Mi dispiace, mia cara Franci: hai goduto davanti a tutti, anzi, io ti ho fatto godere davanti a tutti e per farti venire non ho dovuto neppure leccarti le parti intime, tanto sono bravo e tanto eri eccitata. Questo è un merito che sono felice di prendermi. Aspetto qualche altro secondo che il corpo di Francesca si riprenda, dopodiché ricomincio a leccare. Vado piano, ma non per questo il trattamento che le faccio subire è meno tormentoso. Francesca emette dei piccoli vagiti di un piacere profondo e animale. Ancora prova a resistere, a nascondersi, mi afferra il braccio… ma io continuo a essere implacabile e a non lasciarle piegare il collo. Quando ho finito il mio trattamento sul collo e ho tolto la nutella fino all’ultima macchia, sento che il corpo di Francesca è teso al limite. Anche se è appena venuta sono sicuro che stimolando le sue intimità adesso riuscirei a farla orgasmare per la terza volta nella serata. E infatti non le concedo la minima dilazione di tempo e inizio a leccare la sua vagina con la stessa foga violenta con cui mi ero avventato prima sul seno e sulle tette. Stavolta devo bloccarla fisicamente per impedirle di piegarsi dal piacere. Ilaria mi dà una mano e blocca le gambe di Francesca, impedendole di chiuderle. Mentre tiro delle leccate forsennate sul clitoride, Francesca implora pietà. Non accetta proprio di darmela vinta per la terza volta. Non accetta che il suo corpo mostri tutto questo cedimento con una persona a cui si sta concedendo per la prima volta. Ma è tutto inutile. Continuo imperterrito in quel lago di umori e Nutella finché Francesca non lancia un ultimo disperato «TOMMASO TI PREGOOO!!!» orgasmando per la seconda volta in pochi minuti. Le appoggio la testa sulla pancia e mi godo il tremore di quel corpo scosso dal piacere. Quando ha appena finito di godere, mi osserva in silenzio e mi sorride. Ricambio il sorriso. Ho vinto io.
A onore di cronaca, la vagina di Francesca è ancora piena di Nutella mista ormai ai suoi umori in un composto che anche io sono costretto ad ammettere non sia particolarmente appetitoso. In teoria il gioco dovrebbe continuare, ma Ilaria ha pietà di entrambi e decide di slegarmi dalle manette. Poi, in una maniera brutalmente onesta ci dice: «Tu hai la faccia piena di Nutella e umori femminili. E tu hai la fica piena di entrambe.» Qualcuno nel gruppo accenna a un risolino. «Andate a farvi una doccia insieme maialini. Dovete lavarvi da questo schifo.» Obbediamo allegramente, andando in bagno e mettendoci insieme sotto la doccia. Francesca non mi parla e inizia a lavarsi da sola. Ho paura di aver un po’ esagerato e gli dico: «Ho fatto qualcosa di male?»
«Ma no è stato divertente» si affretta a dirmi lei: «Solo sono un po’ scossa per aver dovuto fare tutto in pubblico.»
«Stai tranquilla, non ci sarà più Monica a fissarci mentre lo facciamo, dopo stasera. In effetti, è proprio una brutta situa dover cominciare un rapporto facendo del sesso davanti a tutti.»
«Già.»
La abbraccio. Lei mi tocca il mento con le mani insaponate per togliermi via la Nutella e i suoi umori dalla bocca. È un gesto molto tenero. Siamo sotto l’acqua cinque minuti, prima che Ilaria venga a richiamarci. Ci asciughiamo e usciamo. Nella sala ci aspetta una scena piuttosto gloriosa, ovvero la ricompensa di Massimo che, come da regole, doveva coinvolgere Paola e Vanessa. Il metodo utilizzato è esattamente lo stesso che nel caso di me e Francesca ma con i ruoli di genere invertiti. C’è Massimo spaparanzato sul tavolo coi pettorali, il collo, e il cazzo coperti di Nutella e Paola e Vanessa girano intorno al tavolo con le mani ammanettate dietro la schiena e devono leccare via la Nutella. Nel momento in cui arriviamo Paola sta con corpo sul tavolo e con le gambe una da un lato e una dall’altro del corpo di Massimo mentre ha la faccia buttata sul suo collo che lecca con furia, mentre Vanessa sta accuratamente leccando i coglioni di Massimo, anch’essi ricoperti di Nutella. Io e Francesca ci affianchiamo agli altri ad assistere a questa scena. Vanessa risale lungo l’asta, durissima, di Massimo, e inizia a leccargli la cappella facendoci il cerchio intorno con la lingua. Massimo non è venuto da molto, ma due ragazze che ti stimolano in quel modo contemporaneamente sul collo e sul cazzo farebbero resuscitare un morto. Dopo altri due minuti di dolce tortura, Massimo urla di star venendo e, a conferma, un fiotto di sperma esce dal suo pene. Quello che mi stupisce è che subito Vanessa si allunga sulla punta del cazzo e buona parte del seme di Massimo gli finisce in bocca. La ragazza si ritira e si mette in ginocchio per terra accanto alle gambe del tavolo. Non sputa il seme di Massimo ma non sembra neppure averlo buttato giù. Massimo, che è stato pulito, come prevedeva il gioco, anche dalla più piccola macchia di Nutella, esulta e ringrazia vivamente Paola per aver contribuito al suo piacere. Dopodiché va da Vanessa, che è ancora lì inginocchiata alle gambe del tavolo, rivolta verso di noi. Ha un volto strano e molto concentrato, come se stesse valutando bene una sensazione. Massimo le va vicino e le chiede: «Tutto bene?»
Per tutta risposta, Vanessa apre la bocca e rivela di avere ancora il seme di Massimo nella cavità orale. È uno spettacolo piuttosto disgustoso, ma non privo di fascino erotico. Vanessa chiude la bocca e deglutisce, buttando giù lo sperma. Poi si alza in piedi e ci spiega il suo comportamento: «Hai lo sperma dolce, ma non stomachevole. È buono. Di solito mi fa schifo, ma quello di alcuni ragazzi mi piace. Quando mi piace il sapore, mi piace anche giocarci un po’. Il mio ex diceva che ero una “cum slut”. Lui aveva un sapore molto buono, come il tuo, e facevamo questo gioco: dopo averlo succhiato, invece di ingoiarlo subito lo tenevo in bocca per un po’ e gli mostravo il risultato tenendo la bocca aperta. Credo che quel coglione si sentisse potente a vedermi così, in ginocchio a giocare con la sua sborra in bocca. Invece a me piaceva semplicemente farlo perché aveva un buon sapore e non la vedevo come una cosa umiliante.» Dopo questa spiegazione si muove verso Massimo e i due si scambiano un rapido bacio, poi Vanessa lo ringrazia.
«Bene! Adesso via per l’ultima punizione, ovvero quella collettiva dei ragazzi, poi concluderemo con la seconda parte della mia e ci sarà il gioco finale» annuncia una festante Ilaria. Torniamo nel salone centrale. Le ragazze si siedono per terra. Noi maschi siamo tutti in piedi davanti a loro.
«Allora ragazzi, dovete sapere una cosa riguardo a noi ragazze, almeno per quanto riguarda le ragazze di questo gruppo…» inizia Ilaria. In effetti, mi accorgo che molte ragazze del gruppo sembrano guardarci in modo famelico e divertito e scambiarsi occhiate di complicità. «Ovvero che a tutte noi piace un sacco vedere i maschietti che fanno frociate tra di loro.»
Capendo dove vuole andare a parare Ilaria, Marco subito protesta: «Non vale: Tommaso e Giovanni sono bisessuali. A loro piace. Sarebbe una punizione solo per me e Massimo.»
«Zitto ho pensato anche a questo. Ho bisogno solo di una conferma. Tommaso e Giovanni, devo fare a entrambi la stessa domanda.»
«Dicci» fa Giovanni.
«Prima di stanotte non avete mai avuto relazioni con maschi, giusto? Cioè, questa cosa è uscita adesso, no?»
Entrambi confermiamo. Salvo qualche sporadica toccatina alle medie, sono del tutto digiuno di attività erotiche con maschi.
«Bene, allora sarete voi a subire la penitenza più severa. Del resto, non posso chiedere a degli etero etero di forzarsi troppo, mentre voi potete sperimentare quel lato di voi.» Poi Ilaria aggiunge: «Iniziamo da te, Tommi, vai davanti a Giovanni e inginocchiati davanti al suo cazzo.» Obbedisco meccanicamente all’ordine e mi trovo di fronte il cazzo lungo e smilzo di Giovanni. Ilaria ordina a Giovanni di mettere le mani sul culo. A quel punto ho capito anche io quale è l’intenzione del gioco, ma Ilaria ci tiene comunque a darmi un ordine esplicito: «Bene, ora inizia a succhiarlo.» In realtà, non so bene come procedere. È il primo pompino che faccio… che qualcuno mi chiede di fare. Non solo ma è un pompino al mio migliore amico da una vita e a una persona che mi mette imbarazzo anche solo vedere nuda. Timidamente, allungo la mano destra e sfioro il pene di Giovanni. Ha una consistenza morbida, mi viene da pensare. Ma poi penso che è un pensiero stupido, visto che, dannazione, è un fottuto pisello, a meno che non sia duro, non c’è motivo per cui non debba essere soffice. Ilaria si stanca presto di tutta questa mia resistenza psicologica e manda Claudia ad aiutarmi. Claudia si inginocchia per terra accanto a me e come una mamma che stia insegnando al figlio piccolo ad allacciarsi le scarpe mi fa: «Guarda, Tommi, devi prenderlo così» e afferra energicamente il pene di Giovanni. Osservo quella mano che si stringe attorno al pisello del mio amico con l’ansia di chi sta imparando un lavoro nuovo e ha premura di non farsi trovare in errore. Seguo l’indicazione di Claudia e mi faccio forza prendendo con decisione il cazzo di Giovanni. «Ora inizia ad andare su e giù. Immagino che tu sappia come si fa una sega.» Certo di seghe me ne hanno fatte un po’ e molte di più me le sono fatte da solo, ma la meccanica di farle ad un altro non è esattamente intuitiva a livello motorio. Ci metto un po’ a entrare in confidenza con il pene di Giovi, ma alla fine inizio a prendere un ritmo decente e quell’arnese inizia a crescere nella mia mano. Quando il pene è abbastanza duro e punta verso la mia faccia, Claudia mi dice di fermarmi e mi fa togliere la mano. Poi afferra lei il pene di Giovanni e, tenendolo saldo, avvicina la bocca alla punta, sporge la lingua e inizia a leccare la cappella. Dopo questo gioco mi dice: «Dai prova tu!» come se fossimo dei ragazzini che stanno provando un nuovo gioco. E senz’altro, io tengo fermo il cazzo di Giovanni, e mi avvicino con la bocca iniziando a leccare la cappella. Mi fa strano, ma capisco che è una sensazione a cui mi abituerò come qualsiasi altro atto sessuale nuovo che si scopre. «Ora inizia la parte difficile: devi prenderlo in bocca» continua Claudia. Mi mostra prima lei come si fa, facendo scomparire il cazzo di Giovanni nella sua cavità orale e tenendolo per qualche secondo, prima di iniziare ad andare su e giù nel succhiarlo. Dopodiché Claudia mi passa il cazzo di Giovanni. È il mio turno di spompinarlo. Lo afferro e inizio ad andare sempre più avanti con la bocca, fino a chiuderlo con le labbra. È una sensazione nuovissima e non so come dovrei sentirmi mentre lo faccio. Ma non posso definirla una brutta sensazione. Inizio ad andare su e giù ma non sono abituato ad avere la bocca ingombrata in quel modo e devo ritirarmi e tossire. «Tommi, sei il peggior spompinatore di cazzi che abbia mai visto!» Mi fa Claudia ridendo, e inizia a darmi dei consigli su come non soffocarmi.
Mentre il mio addestramento va avanti, Ilaria e gli altri sono concentrati sulla punizione di Marco e Massimo. Loro due sono etero, quindi i loro giochi sono decisamente meno spinti. Io ero troppo concentrato a giocare con il pene di Giovanni e non ho visto bene, ma da quello che mi hanno poi raccontato, Ilaria ha ordinato a Marco di fare una breve sega a Massimo e a Massimo di inginocchiarsi dietro Marco e leccargli il culo. Massimo che lecca il culo di un altro maschio… sono sinceramente triste di essermi perso l’umiliazione di quel coglione. Nel frattempo, comunque, ero impegnato in altro. Ho iniziato a seguire i consigli di Claudia e sono rapidamente migliorato.
Il giorno dopo
Mentre eravamo nudi nel letto, Ilaria mi ha detto: «Anche se hai i tuoi momenti in cui ti piace sottometterti, ho sempre pensato che con i maschi saresti stato un dominatore. Quando ti ho ordinato di succhiarlo a Giovanni, non avevo molte speranze che potesse piacerti e che potessi diventare bravo. Invece, quando abbiamo finito le punizioni di Massimo e Marco, e ci siamo concentrati su di te, non eri solo diventato bravo, ma stavi sinceramente godendo a succhiare quel cazzo. Eri proprio una troia. Giovanni stava godendo come un porco, credo che nessuna ragazza l’abbia mai fatto godere così con un pompino.»
La notte del gioco
Giovanni grida di star venendo per darmi il tempo di spostarmi. Ma io mi faccio ancora più avanti, portandomi la punta del suo cazzo in fondo alla bocca. Sento un sapore salato e umido sulla lingua, poi deglutisco. La mia prima scorpacciata di sborra non è molto abbondante, del resto eravamo già venuti una volta. Dopo aver finito di ingoiare, guardo in alto e vedo il volto di Giovanni in estasi. Mi ringrazia.
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