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Dare Ring FINALE - Il giorno dopo


di TheSecretStoryteller
18.03.2024    |    3.260    |    6 8.8
"Ma appena mi volto vedo Giovanni sorridere ed essere felice come se fosse un bambino..."
Visto che ho già in mente come concludere in bellezza questo mio obbligo, per la leccata scelgo Claudia. Ordino alla ragazza di stendersi di culo per terra. Una volta che ha obbedito, mi stendo anche io, ma culo all’aria, in modo da trovarmi con la bocca all’altezza della sua fica e inizio a leccare come un forsennato. È una fica molto accogliente quella di Claudia e ho già scritto abbastanza della mia passione per le leccate per cui ci metto tutto il mio impegno e i risultati, a giudicare dai suoni che sento, sono evidenti. Sono io a fermarmi stavolta e prima ancora che Ilaria venga a interromperci, perché ho paura di venire prima che il giro sia concluso e anche perché mi sembra di aver regalato a Claudia abbastanza piacere. La ragazza sembra piuttosto soddisfatta, in effetti e mi saluta con un sorriso mentre torna a posto. Ilaria guarda il mio stato e capisce che non durerò molto di più per cui mi dice: «Credo di aver capito chi vuoi che ti faccia un pompino e chi vuoi scoparti. Ma credo che di pompini te ne ho fatti abbastanza e nello stato in cui sei rischierei di toglierti il piacere maggiore… Per cui farò solo questo…» “questo” vuol dire che Ilaria si china su mio corpo mentre io sono steso culo a terra sul pavimento e mi bacia la punta del cazzo tenendola per un secondo tra le labbra. Io sono fuori di me dal piacere e dal desiderio di scaricarmi e quel piccolo gesto mi attizza ancora di più. Giusto il tempo di mettermi a sedere e indossare un preservativo e sono pronto a compiere quello che mi ero prefissato fin dall’inizio del mio obbligo: scoparmi Francesca. Mi giro, pensando di trovarla seduta con gli altri nel cerchio e invece mi accoglie una visione celestiale: Francesca si è alzata e si è messa a pecorina al centro del cerchio e adesso mi mostra il culo e la fica. Credo sia stato il movimento più veloce della mia vita; mi sono fiondato su di lei e ho rapidamente inserito il cazzo nella sua fica iniziando a pompare con forza inaudita. È stata una scopata selvaggia dove ho pompato un sacco consapevole del fatto che, nel suo stato di eccitazione, era difficile che potessi farle del male. E quello che è uscito dalla voce di quel piccolo corpo indifeso sono state solo grida di grande piacere. Non ho idea di quanto ho continuato ma devo essere durato più di quanto Ilaria si aspettava e alla fine sono venuto con un urlo glorioso. Poi, io e Francesca ci siamo stesi uno accanto all’altro, nudi e abbracciati e l’ultima cosa che ho sentito è stata un tenero e soddisfatto “grazie” provenire dalla bocca di Francesca.
Ho aperto gli occhi non meno di venti minuti dopo. Francesca era ancora affianco a me e mi mostrava la sua schiena bianca e soffice. Mi sono voltato e ho visto gli altri che scopavano ancora. Niente più bigliettini. Niente più regole. Solo un’orgia che continuava ad andare avanti per la soddisfazione di Ilaria e Giovanni. Mi sono goduto quello spettacolo per un po’, mentre Francesca dormiva al mio fianco. Non ho voluto svegliarla nonostante quello che stavo vedendo fosse molto divertente. Ma alla fine la stanchezza collettiva prevalse. Tutti avevano avuto la loro soddisfazione e io mi accorsi che l’orgia era finita. Quel momento incredibile della nostra gioventù era passato e ora sarebbe vissuto come ricordo.
Sento un fremito accanto a me. Francesca si gira e mi guarda con degli occhi teneri e aperti. Le do un bacino sulla fronte. Ilaria si alza in piedi, col corpo e il viso sconvolti dalla frenesia che si è appena consumata. «Direi di andare a dormire. Francesca, Tommaso e Giovanni vengono con me nella stanza col letto matrimoniale. Gli altri vadano nelle altre stanze. Basta che non fate troppo casino…» Piano piano io e Francesca ci alziamo e sento le gambe dolermi e la testa girarmi. Sono esausto. Seguiamo Giovanni e Ilaria fino alla stanza matrimoniale dove di solito dormono i genitori di Ilaria e ci buttiamo sul letto uno accanto all’altro, senza avere la forza di dirci altro che “buonanotte”. Il letto è grande ma noi siamo quattro e stiamo stretti per cui dormo sentendo il calore dei miei amici sulla pelle.

Sento del calore nella zona inguinale e apro gli occhi. Vedo Ilaria che sta lavorando con la bocca sul mio cazzo e sorrido. Anche lei mi sorride. Mi ci vogliono alcuni secondi per riprendere lucidità e capire bene cosa stia accadendo: Ilaria mi ha svegliato con un pompino. Poi, leva la bocca dal mio sesso, dandogli un bacio veloce. Non è stato un pompino lungo: è servito solo a svegliarmi con un po’ di piacere e il mio pisello non è ancora duro. Ilaria passa a lavorare con la lingua il membro di Giovanni, mentre Francesca si è già alzata e si sta preparando ad uscire dalla stanza. Il mio sguardo si sofferma sul suo culo per qualche secondo. Siamo ancora tutti e quattro completamente nudi.
«Forza, sbrigati. Gli altri stanno già facendo colazione» mi dice Francesca. Lentamente, mi alzo dal letto e usciamo dalla stanza. In cucina ci sono tutti gli altri intenti a mangiare, a sistemare la stanza o a riposarsi chiacchierando tra loro. Quello che noto è che sono tutti vestiti. Non so perché ma trovarmi in mezzo a gente vestita mentre sono nudo mi mette un certo imbarazzo. Chiedo a Francesca: «Perché non andiamo a metterci qualcosa addosso anche noi?» Francesca, con la voce ancora un po’ assonnata, replica: «Ilaria mi ha detto che per ora dobbiamo rimanere nudi, noi quattro. Ha detto che è importante per dopo.» Nel frattempo, anche Giovanni e Ilaria ci raggiungono. Lui ha la faccia della soddisfazione. Ci credo, visto che, come me, è stato svegliato con un pompino. Vorrei iniziare ogni giorno così. Iniziamo a fare colazione. Durante la colazione parlo con gli altri. C’è ancora una stana reticenza sul tema orgia e per il momento ci va di distrarci conversando di altro, ma nei nostri sguardi e nei nostri gesti c’è tutta un’altra complicità. Mi fa strano parlare di film, spettegolare di altri e fare colazione mentre sono completamente nudo. È solo dopo che ho preso un caffè e fatto colazione che mi sento lucido mentalmente. E piano piano mi sale la preoccupazione di quello che avverrà adesso. Ieri c’è stata l’orgia ed eravamo tutti presi, ma si sono creati dei legami emotivi che non avevamo previsto. Per un istante, mi viene il timore che sia stato tutto un gioco, ieri sera, e che oggi Francesca non mi voglia più come suo ragazzo. Del resto, non saprei come conciliare quello che provo per lei con quello che provo per Ilaria. Francesca intercetta la mia preoccupazione e lei e Ilaria si scambiano uno sguardo complice.
«Tommi e Giovi, venite un attimo di là…» ci dice Ilaria e ci spostiamo noi e Francesca nella stanza da letto dove abbiamo dormito. Ilaria fa sedere me e Giovanni a bordo del letto, mentre le due ragazze restano in piedi.
«Sentite ragazzi, dobbiamo chiarire un poco la situazione dopo quello che è successo ieri sera» inizia Ilaria e le conseguenze di questa affermazione quasi mi fanno tremare, ma non fiato. Ilaria continua: «Io e Francesca avevamo un’idea ma non sappiamo se voi siete d’accordo.» Leggo della tensione nel modo in cui Ilaria compie questa affermazione e mi preparo al peggio poi: «La nostra idea è che noi quattro potremmo andare a costituire una relazione poliamorosa.» Prima che io abbia il tempo di realizzare le conseguenze di tale affermazione, Ilaria ci sente il bisogno di aggiungere: «Ovviamente, ci sarebbero delle regole. Ma non ha senso che tra noi esistano gelosie o che ognuno di noi dia solo a un’altra persona accesso al suo corpo. Non dopo quello che è successo ieri.»
«Che intendi per “relazione poliamorosa”?» chiede Giovanni, che è stupito quanto me.
«È una relazione stabile come qualsiasi altra, solo che i soggetti coinvolti sono più di due. Non si tratta di andare a scopare in giro e ha senso essere gelosi se qualcuno di noi facesse qualcosa con altri senza chiedere il permesso. Ma tra noi, tutti e quattro, varrebbero le stesse regole che valgono all’interno di qualsiasi coppia.»
«Quindi ognuno di noi può fare quello che vuole con chiunque altro di noi, ma non possiamo scopare in giro?»
«Sì, esatto. È come una relazione monogama, per cui si può tradire se non informi l’altra persona, ma saremo in quattro. Valgono sempre il consenso e il rispetto, ma quello lo sapete.»
Io ancora non riesco a capirci nulla. Fino a quel momento avevo pensato che avrei dovuto scegliere tra Ilaria e Francesca e mi ero rassegnato al dover compiere una scelta dolorosa. E adesso Ilaria stava dicendo che non avrei dovuto scegliere.
«Le regole sono semplici: non si fanno cose al di fuori della nostra relazione, a meno che non siano autorizzate da tutti gli altri; tra noi quattro non esiste nessuna gelosia; e, soprattutto, noi ragazze dobbiamo essere trattate con rispetto. Non è che perché la nostra relazione è diversa dalle altre allora noi valiamo di meno. Non siamo prostitute. Siamo le vostre fidanzate.»
L’ultimo dubbio che la mia mente si fa è se davvero una cosa del genere funzionerebbe. È vero che non riuscirei a essere geloso per davvero di Giovanni, ma sapere che non siamo una coppia tradizionale… è tutto troppo nuovo. Ma appena mi volto vedo Giovanni sorridere ed essere felice come se fosse un bambino. E allora mi tranquillizzo e sorrido anch’io e sono felice. Molto felice.
«Allora, accettate?» ci chiede Ilaria. Dopo una frazione di secondo, Giovanni dice di sì. Io ci metto un attimo di più, ma anche io accetto.
«Comunque non vi preoccupate troppo» prova a tranquillizzarci Francesca: «Nei primi tempi di una relazione nessuno è perfetto e la nostra è comunque una relazione particolare.»
«Bene. Adesso serve qualcosa per confermare il nostro patto» dice Ilaria, dopodiché si siede accanto a me e mi dice: «Se vuoi stare con me, baciami.» È una pomiciata che viene molto naturale e molto dolce. Riesco a percepire il senso di sacra importanza che questo momento ha. Poi a baciarsi sono Ilaria e Francesca, grossomodo con lo stesso rituale. Poi io e Francesca, Francesca e Giovanni, Giovanni e Ilaria. Ora manca solo una coppia. Io e Giovanni ci guardiamo imbarazzati. Sappiamo tutti e due che è necessario e ci diamo un bacio appassionato. Le ragazze ridacchiano mentre ci guardano.
«Avete provato gelosia a guardare gli altri che si baciavano?» ci chiede Ilaria dopo che abbiamo finito. Tutti e tre facciamo segno di no. «Avete provato del sentimento mentre baciavate gli altri? Del trasporto emotivo?» Tutti facciamo segno di sì e Ilaria sembra piuttosto soddisfatta: «Bene, allora il rituale ha funzionato.»
«Che si fa adesso?» mi viene da chiedere a Ilaria.
«Si va di là e si sta un po’ con gli altri. È già l’una. Tra un po’ la gente inizierà ad andarsene.»
«Ci vestiamo prima di andare con gli altri?» chiedo io.
«Giovanni ha una punizione, ti ricordi? Non può vestirsi fino a domattina. Quanto a te, anche tu hai un paio di cose da fare ancora. Io voglio restare nuda per il momento. Tu, Francesca?»
«Io preferirei vestirmi» confessa Francesca.
Ilaria resta dubbiosa un secondo, poi dice: «Va bene. Puoi andare a vestirti. I tuoi panni sono di là sul divano dove li abbiamo messi ieri.»
Ci spostiamo nel salone. Francesca si riveste. Passa almeno un’ora dove stiamo a chiacchierare senza troppo impegno. A un certo punto, Monica si chiede perché siamo ancora nudi, io e Ilaria. «Se non ricordo male, solo Giovanni ha la punizione di dover rimanere nudo» dice Monica.
Anche io sono stupito. Cosa ha ancora in mente Ilaria?
«Se vi ricordate, ieri Tommaso si è sbagliato a contare le sculacciate che Francesca gli doveva dare e si era deciso di concludere oggi la punizione» spiega Ilaria. Non pensavo potessero essere così precisi da ricordarsi una cosa del genere. Eppure non c’è scampo e accetto rassegnato il mio destino. Dovrò farmi sculacciare di nuovo davanti a tutti. Penso sarà una cosa relativamente rapida e indolore, senza particolari implicazioni. Ma invece le ragazze voglio darmi un messaggio molto importante. Ne abbiamo parlato più tardi, quel giorno, io e Ilaria. Il punto è che avevano notato fino a che punto si spingesse la mia voglia di dominare. Ma quello che volevano fare era farmi abbassare un po’ la cresta. Dovevo capire il fatto che nella relazione eravamo tutti uguali e loro due non erano, nonostante l’orgia appena trascorsa, degli oggetti al servizio delle mie voglie sessuali, ma delle persone che andavano rispettate. Non che il messaggio non fosse chiaro nella mia testa, in realtà, ma loro volevano che la cosa fosse super-chiara. E poi, che male c’è nell’umiliare un po’ un amico?
Per questa ragione, che mi sarebbe stata spiegata solo in seguito, Francesca se ne esce dalla stanza mentre Ilaria mi dice di mettermi a pecorina sul divano. Obbedisco e mi metto prima a quattro zampe sul divano e poi abbasso la testa e il busto in modo che il mio culo sia la parte più in alto del mio corpo. Ilaria mi ordina di chiudere gli occhi. A questo punto inizio ad avere qualche sospetto, ma sto zitto e obbedisco ancora. Sento Francesca rientrare. Sento alcuni risolini dietro di me. I miei sospetti si acuiscono ma continuo a stare con gli occhi chiusi con la faccia buttata sul divano. All’improvviso sento un frusciare e poi un forte dolore sul culo. Non è certo una mano ad avermi colpito: il dolore si espande su tutta la superficie del mio sedere.
«Ahia! Ma che cazzo?!» urlo infuriato.
«Silenzio!» mi ingiunge subito Ilaria, poi continua: «Possiamo stare qui tutto il pomeriggio, finché il tuo culo non diventa un colabrodo. È chiaro?»
«Che cazzo avete in testa?»
Subito Francesca mi colpisce di nuovo, con quella che deve essere una cintura o un frustino. Di nuovo sento un forte bruciore sul culo, che va a sommarsi alla pelle già resa sensibile dal colpo precedente.
«L’unico modo che hai per farci finire presto è dire ad alta voce: “Sono una puttana che non merita neanche di leccare la fregna di Francesca e Ilaria”. Chiaro?» mi intima Ilaria prima di ripetere la frase che devo dire scandendola per bene. Non appena ha finito, Francesca mi colpisce nuovamente facendomi emettere un gridolino ben poco virile. Dopo alcune risate, Ilaria, constatato il mio silenzio, mi dice: «Allora?» Ci metto almeno un paio di secondi per accettare il mio destino, dopodiché ripeto a voce alta e scandendo per bene: «Sono una puttana che non merita neanche di leccare la fregna di Francesca e Ilaria.» Altre risate, poi sento la voce soddisfatta di Ilaria dire: «Bene così! Sei stato bravo! Ora stringi i denti che continuiamo per altre diciassette sculacciate, così arriviamo a venti.» La prospettiva di venti colpi così forti non è esattamente invitante. Francesca continua a colpirmi il culo con forza e con gioia e dopo ogni colpo stringo i denti per trattenere il dolore e l’umiliazione e ripeto il mantra, con Ilaria che mi ingiunge di alzare la voce quando non si sente bene. Come si sarà capito, a me l’umiliazione sessuale non dispiace e anzi mi eccita, anche quando sono io a subirla, ma in questo caso Francesca e Ilaria vanno appena oltre la mia zona di comfort e mi sento piuttosto a disagio. L’intenzione che percepisco non è solo quella di farmi godere, ma anche quella di umiliarmi per davvero davanti a tutti e non ne capisco il motivo. Come ho detto, avrei poi scoperto che il punto era proprio che non mi montassi la testa nonostante il nostro strano accordo relazionale. Quando questa tortura finisce, ho il fiato corto per quanti urletti di dolore ho dovuto cacciare e il culo mi fa male per davvero. Quando mi viene finalmente consentito di mettermi di nuovo in piedi, Francesca mi dice: «Hai il culo tutto rosso! È davvero uno spasso vederlo così!» Lei e Ilaria si danno il batti-cinque, dopodiché Francesca mi fa vedere il cinturino con cui ha devastato il mio didietro.
Guardo le ragazze e i ragazzi che hanno assistito alla mia umiliazione e noto che l’atmosfera si è scaldata: Marco e Monica si stanno dando dei bacini, mentre Massimo e Vanessa si può dire che stiano quasi pomiciando. Il nostro quartetto non è l’unica relazione nata o rinata da questa notte folle. E la cosa strana è che noi quattro non ne abbiamo ancora parlato al gruppo. Solo col tempo avremmo perso l’imbarazzo di chiarire la nostra situazione. Nel frattempo, i nostri giochi vanno avanti. Francesca e Ilaria chiamano me e Giovanni nella camera dove abbiamo dormito e chiudono la porta.
«Scusa se siamo state così stronze prima. Vogliamo evitare che ti monti troppo la testa. Ricordati che le principesse siamo noi» mi dice Ilaria, anticipandomi la spiegazione che mi sarebbe stata data per intero solo successivamente, poi continua: «Adesso però sta a noi due umiliarci un poco. Dobbiamo definire bene i ruoli.»
«Cosa avete in mente?» faccio io, spaesato.
«Se ti ricordi a un certo punto di ieri sera ho interrotto il tuo obbligo perché non volevo farti venire in quel momento. Questa è stata una violazione delle regole e ti avrei promesso che io e Francesca avremmo pagato pegno.» Senza dire altro, Ilaria e Francesca si inginocchiano davanti a me e iniziano a usare la bocca per giocare col mio cazzo. All’inizio si tratta di bacini e brevi leccate, poi iniziano a succhiarlo sia alternandosi che insieme. Ilaria è ancora nuda mentre il corpo minuto di Francesca è già coperto da vestiti e in quella posizione sembrano l’amore profano e quello sacro. In effetti, è un bel modo per definire i ruoli dopo avermi umiliato in pubblico: io non devo inorgoglirmi e devo sempre trattarle con rispetto, ma anche loro sono mie pari e nella nostra relazione vigerà la massima uguaglianza, per cui è giusto che dopo avermi umiliato in quel modo mi facciano un regalo. Ed è davvero un bel regalo: inizio a tenere le mani dietro le loro nuche tenendo strette le loro bocche al mio cazzo, decidendo chi deve farmi il servizio in ogni momento e dettando il ritmo. Non reggo molto e il mio pene, già stimolato prima da Ilaria, cede rapidamente facendomi venire copiosamente nella bocca di Francesca. Dopo che lei ha buttato giù mi siedo sul bordo del letto e dico: «Ah, che spettacolo… siete davvero eccezionali, ragazze.» Ilaria ricambia queste parole con un sorriso.
Dopo aver ricevuto questo trattamento così bello, posso finalmente tornare nel salone e rivestirmi con i panni lasciati sul divano. Rimettermi addosso i vestiti che non indossavo da ore un po’ mi dispiace, perché è il segno definitivo che l’orgia è conclusa, ma d’altra parte cancella il disagio di essere tra i pochi rimasti senza vestiti. Anche Ilaria si riveste e piano piano la gente inizia ad andarsene. La sera Ilaria invita altri amici, molti dei quali erano stati alla sua festa di compleanno, e ci mettiamo a raccontare un poco dell’orgia appena trascorsa, avendo come testimonianza il fatto che Giovanni è ancora nudo. Io quasi devo darmi i pizzicotti per essere certo che tutto questo è stato realtà. Francesca se ne va verso le sette, il resto degli amici di Giovanni tornano a casa dopo cena. Io e Ilaria rimaniamo insieme nella stanza da letto a parlare degli eventi trascorsi per almeno due ore. Quando sto per andarmene torniamo nel salone e troviamo Giovanni che sta giocando al cellulare. Giovanni ci fa notare una cosa: «C’è un’ultima cosa di ieri che non abbiamo fatto. Ci hai promesso una ricompensa per aver fatto venire Francesca durante la fase finale, quando l’abbiamo masturbata insieme. Quella ricompensa ancora non ce l’hai data.»
Ilaria ci pensa un poco e dice: «Beh, ormai stiamo insieme, quindi potete venire da me quando volete. Non appena avrò casa libera per un giorno di nuovo faremo un gioco tutti e quattro insieme. E come ricompensa noi ragazze staremo sempre nude e sarete voi a dominare per ventiquattro ore. Ci state?»
«Beh sì, sembra figo» conclude Giovanni.
Io resto focalizzato sulle parole di Ilaria: “ormai stiamo insieme”. Mi sembra tutto ancora così assurdo e le grandi, persino impazienti, aspettative che ho per il futuro si uniscono a una altrettanto grande incertezza. Saluto Ilaria con un casto bacetto e mi avvio verso casa salutando quell’evento folle a cui ho preso parte.


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