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Quanto mi piace il cazzo


di Cpnuova77napoli
30.10.2025    |    7.188    |    14 10.0
"Lo guardo, gli dico che è frutto dei bicchieri di vino, quello che succede li, muore li..."
Amanti del gioco, divertiti da tutto quello che ne scaturisce, ma, come giusto che sia, ogni coppia, ogni tanto, decide di limitarsi nelle porcate, ma capita che ci siano situazioni tentatrici, e da brava amante del cazzo, abbiamo ceduto al divertimento.
Da settembre, a lavoro, c’è un nuovo collega, e per quanto nella vita quotidiana voglia fare la persona riservata, discreta, era palese che mi corteggiava assiduamente, ovviamente senza essere corrisposto.
Non perde occasione per darmi attenzioni, offre il caffè, sempre disponibile, educato, adulatore e corteggiatore, mi riempie di complimenti, sempre nei limiti e modi educati.
Ma essendo un collega, lungi da pensare a cose piccanti di questo gioco.
Logicamente Carlo è a conoscenza di tutto.
Succede l’impensabile.
Venerdi sera, approfittiamo per ritagliarci qualche ora per noi. Decidiamo di recarci al Centro Commerciale di Caserta, per acquisti, un caffè e si torna. Ci troviamo in questo negozio di abbigliamento, scelgo un paio di indumenti da provare, mi metto in fila, mi sento chiamare, credevo fosse mio marito che era fermo dietro a vedere dei giubbini. Mi giro, era il collega che, con grande “coincidenza” era dietro di me in fila. Ci salutiamo, mi sorride con il suo sorriso smagliante e penso “azz, però è fresco”. Subito ritorno in me.
Mentre stavo per entrare, mi raggiunge mio marito. Li presento. Entriamo; qualche secondo dopo, entra anche lui, con due camerini dopo. Riferisco a Carlo che è il collega spasimante.
Entro nel camerino, provo il pantalone e va bene; provo il cappottino e va bene. Provo una maglietta abbastanza scollata, la provo, non sono decisa. Apro la tenda per avere il giudizio di Carlo, ed è li che parla con il collega. In attesa del suo parere, conoscendo i suoi gusti, avrebbe detto sicuramente si. E come volevasi dimostrare, da il suo assenzo. Ed essendo infame nell’anima, chiede al mio collega come mi stesse la maglia. Imbarazzo stampato sul viso, occhi sgranati, sudorazione a mille, sorriso perso, dono della parola al limite, guarda e dice che sto benissimo. Subito risale e guarda mio marito, quasi facendo un passo dietro, come se lo dovesse picchiare. Nel suo stupore, Carlo lo guarda, sorride, mi guarda e mi dice “Vedi, due contro uno. Non ti piace?”
Con la voglia di ammazzare mio marito, anche se sapevo che l’avrebbe tenuta solo sullo scherzo, usciamo dai camerini.
Soffriva della situazione. Era palese che aveva piacere a stare con me, ma legato e timoroso della presenza di mio marito. Appena parlava, si paralizzava dalla timidezza.
Si continuava a chiacchierare, sparlare dei colleghi, fin quando non dice “Ora te lo dico, è ufficiale. Dal mese prossimo, avrebbe avuto il trasferimento.
Detto questo, la situazione cambia.
Basta uno sguardo incrociato con quello di Carlo, ed è come se ci fossimo capiti senza dira una parola. Cerca di essere più socievole, di non dargli disagio, il tutto nell’eventuale di un futuro incontro.
Si continuava a parlare, come amici normali, in tre, per sciogliere il ghiaccio. Entra in un negozio per acquistare alcune cose. Ci saluta. Carlo, senza interfacciarsi con me, gli dice “Dai ti aspettiamo, cosi ci facciamo compagnia”.
Carlo: “Che ne dici di andare a prendere un aperitivo con lui? Non sarà più tuo collega, ti mangia con gli occhi, e noto che ogni tanto guardi il pacco”
Io: “Amore, non mi dispiacerebbe, effettivamente si intravede che ha un bel cazzo. E poi dove?”
Carlo: “Andiamo verso il centro. Facciamo una cosa. Chiamiamo anche Paolo (un nostro amico), ci dice sempre che ha casa libera. Vediamo se è disponibile. Se non è il tuo collega, ci facciamo quattro chiacchiere con Paolo.”
Io: “Ma non ho la biancheria idonea”.
Carlo: “Il tuo meglio lo dai quando sei senza biancheria”.
Accettiamo.
Esce il collega, ci raggiunge. Carlo si allontana con la scusa di andare a comprare le sigarette, entra per comprare una bella scorta di preservativi.
Chiedo al mio collega se gli va un aperitivo. Risponde con un “si” sonoro, sorridente e felice. Il tempo di realizzare, mi guarda, quasi impaurito, e mi domanda se a mio marito può dare fastidio. Lo rassicuro che è un marito tranquillo e poi non c’è nulla che possa dar fastidio.
Carlo ci raggiunge, gli diciamo che andiamo a prendere un aperitivo tutti e tre, lui ci dice che si unisce a noi, anche un nostro amico. Paolo.
L’imbarazzo aumenta. Quasi lo abbiamo dovuto convincere che non c’era nulla di male.
Arriviamo al bar. Paolo era già li. Ci salutiamo, si presenta con il nostro collega.
Mezz’oretta simpatica. Due spritz, per sciogliere il ghiaccio. Prendo un rustico con il wurstel al centro, e, non volendolo, lo succhio dall’impasto. Battute a doppio senso, ilarità e tante allusioni.
Vedo Carlo che scrive al cellulare. Mi guarda e dice che i bambini restano da mia sorella. Quindi possono essere più liberi. Paolo, coglie la palla al balzo e ci invita a casa sua per bere altro ed altri stuzzichini.
Il collega, imbarazzato non accetta. C’è voluta tutta la persuasione di Carlo e di Paolo per convincerlo, quasi forzarlo.
Arrivati da Paolo, mi accomodo sul divano, Quasi automaticamente, mi porge un bicchiere di vino. Accetto con enorme piacere.
La battuta è scontata. Mancano i rustici con i wurstel, con il mio enorme piacere, per la grande passione di Wurstel.
Le allusioni erano tante, la situazione si stava sciogliendo.
Decido di andare in bagno a rinfrescare, nell’eventualità che la situazione si scaldi.
Carlo mi dice di provare la maglia acquistata, per avere anche il giudizio di Paolo. Da brava zoccola che sono, gli rispondo che è una maglia che va indossata senza reggiseno.
La risposta era scontata. Non lo mettere.
Paolo, mi da un asciugamano per andare in bagno.
Esco dal bagno, con la maglia scollata, con l’asciugamano che copre, per fare la parte della donna sostenuta.
Torno nel soggiorno, parlavano. Carlo mi guarda e dice di far vedere come sto con la maglia. Interpreto la parte della donna timida. Dopo un vedo, non vedo, tolgo l’asciugamano, mostrando la maglia scollatissima, con in mostra il seno al vento.
Carlo dice che sta benissimo. Paolo apprezza a pieno. Applauso ironico e sorriso dal tipico singolo che sa come andrà a finire la serata.
Ed il collega? Occhio sgranato, bava pendente, saturazione al minimo, occhio destro giusto al centro della scollatura, occhio sinistro teneva d’occhio mio marito e la sua reazione.
La regia di Carlo, in questo gioco non ha limiti. “Certo amore, che se incroci qualcuno più alto di te, potrebbe guardare dentro la scollatura. Non va bene. Fai una cosa, mettiti in ginocchio e vediamo l’effetto che fa.”
Con sorriso, mi inginocchio, Carlo si avvicina, si mette davanti a me, guarda nella scollatura e dice che non si vede. Chiede a Paolo di confermare. Esegue per bene quanto richiesto, e con un falso sorriso, dice che non si vede nulla (anche se era nulla in contrario a quanto visto in passato). In realtà, dalla scollatura, si vedeva tutto il seno.
Chiedono il parere anche del collega, che imbarazzato, declina l’invito, che si fida del parere. Il pensiero comune era che non avrebbe mai fatto parte di quella sera goliardica, ma in realtà, nel momento che fu trascinato ad alzarsi da Paolo, era palese a tutti il motivo. Era in piena erezione, e mi creava veramente ancora più curiosità nel vederlo. Mai immaginato.
Paolo ed il collega vanno a sedersi. Ora toccava a me fare la mia parte. “In questa posizione, e con tutto quello che ho bevuto, un bel wurstel ci starebbe bene.”
Guardo Paolo che ride, il collega gelato, quasi incapace di capire cosa stesse succedendo.
Carlo mi guarda, mi accarezza la testa, si gira un leggermente con la testa, guarda gli altri due e dice “Se una donna brilla vuole il wurstel, mai negarlo. Se non vi spiace questo, chiudete gli occhi o giratevi”.
Logicamente non si girarono.
Apro il pantalone di Carlo, gli abbasso i pantaloni, gli abbasso le mutande ed il suo cazzo mi sbatte sul viso.
Inizio ad accarezzarlo, a baciarlo, succhiarlo.
Una decina di secondi di un grande pompino, me lo tolgo da bocca, e per invito dico che vado pazza per i wurstel. Chiedo a Paolo se ne ha un altro. Subito sta al gioco. Si mette davanti a me, e con maestria, mi porge il suo cazzo verso la mia bocca. Inizio a leccare anche il suo, mentre accarezzo quello di mio marito.
Lo tolgo da bocca, li accarezzo, e con voce seducente, almeno si spera, dico che con tre bicchieri di vino, ci starebbero bene tre wurstel.
Paolo chiama il mio collega, che era seduto, eccitatissimo, ma assolutamente inerme, senza alcuna capacità di prendere l’iniziativa. Paolo lo continuava a chiamare, ma lui nulla, solo occhi sgranati su quanto vedeva.
Lo chiamo, ma nulla, come se fosse in catalessi. Appena lo chiama Carlo, con un sonoro “Ohhhhhh”. Inizia a respirare. Finalmente si alza, gli allungo una mano e lo metto proprio davanti a me, tra Carlo e Paolo.
Mentre accarezzavo i cazzi di Carlo e Paolo, gli chiedo di spogliarsi. Finalmente prende vita e coraggio. Si abbassa i pantaloni e slip. L’impressione non era sbagliata, un bel cazzo.
Inizio a baciarlo, leccarlo da sotto, stuzzicargli le palle. Bello fresco, duro.
Che goduria avere tre uomini eccitati con me, per me.
Paolo mi domanda se le fa piacere avere tutti i wurstel a disposizione. Rispondo “Più che i wurstel, a me piace il cazzo, amo il cazzo e voglio il cazzo”.
Mi stacco dai loro cazzi e tolgo la maglia scollata, prendo l’asciugamano che avevo messo sul divano, e la metto sulle gambe, ed inizio a segarli, a spompinarli. Sarà stata l’evoluzione dell’amicizia, veramente i tre bicchieri di vino, ma ero eccitatissima.
Succhio, sego, tocco. Tre cazzi duri, caldi, tutti per me, pronti ad esplodere.
Mi dedico con tanta decisione sul cazzo di Paolo. Avevo deciso che doveva essere il primo a venire.
Tra alternanze di cazzi, passare dall’uno all’altro, Paolo mi mette la mano sulla testa, sintomo che è pronto ad arrivare.
Inizio a spompinarlo per bene, a segarlo. Il premio non tarda ad arrivare. Uno, due, tre…. Gli spruzzi di Paolo, mi riempiono il viso, mi cola sul collo, sul seno. Gli pulisco per bene il cazzo con la lingua.
Soddisfatto ed estasiato, si siede sul divano a guardarsi lo spettacolo.
Ora ne ho altri due. A chi tocca? Decido. Carlo. So come farlo venire per bene, godendo tantissimo. Succhiargli il cazzo, mentre mi accarezzo il seno, che questa volta era pieno di sperma e guardarlo negli occhi.
Sento il gusto del suo sperma che mi invade la gola, che si mischia a quello di Paolo. Mi sento il viso inondato di sperma. Pulisco anche il suo di cazzo e lo mando a sedersi.
Paolo va in bagno a lavarsi.
Nella camera siamo solo io, Carlo che si gode lo spettacolo ed il collega. Lo guardo, gli prendo il cazzo in mano, un bacio e gli domando se gli piace. Invece di rispondere sinceramente, era timoroso della presenza di mio marito. E basta. Lo guardo, gli dico che è frutto dei bicchieri di vino, quello che succede li, muore li. Senza problemi.
Finalmente si lascia andare. Mette una gamba su una sedia, mi prende la testa e me la spinge sul suo cazzo. Bello duro, lo sento fino in gola. Noto che ho difficoltà a prenderlo tutto in bocca, ciò mi fa bel sperare per il proseguo della serata.
Pompino eccezionale, accarezzamento di palle meritevoli. Dure, sode.
Sentivo lo sperma di Carlo e Paolo che mi colava ovunque. Mi piaceva, ma avevo bisogno di lavarmi.
Decido di portare anche il collega al piacimento totale.
Sega maestrale. Sento il suo cazzo che si gonfia sempre di più.
Era eccitatissimo, ma ancora imbarazzato dalla presenza di Carlo. Capisce e va in bagno per pulirsi.
Ora siamo solo io e lui. E si sente la differenza. Continua a farsi far toccare e baciare da me, fino a quando mi china la testa, istintivamente apro la bocca, ed inizia a segarsi con forza.
Sento il suo cazzo che si poggia sulla mia bocca. Gli spruzzi arrivano fortissimi. Bel cazzo, ottimo sapore. Sempre meglio.
A fine godimento, fa un passo indietro. Gli concedo uno spettacolo. Con le dita mi raccolgo lo sperma dal seno e lo lecco.
A rompere il silenzio fu Paolo che domandava chi voleva il caffè.
Vado in bagno a lavarmi, stessa cosa fa lui nell’altro bagno.
Vederlo camminare senza pantaloni, con le mutande abbassate, come fosse un pinguino, mi faceva ridere.
Esco dal bagno, senza neanche il pantalone, solo con gli slip, e mi siedo tra Carlo e Paolo.
Il collega tardava ad uscire, con ovvia ilarità tra noi.
Esce, visibilmente imbarazzato, aveva sola maglia, calzini e mutanda. A sguardo basso cercava subito i pantaloni.
Effettivamente è il momento più imbarazzante di chi è alla prima volta.
Prima che rompesse la sintonia, mi alzo, lo siedo sulla poltrona e mi ci siedo sulle gambe.
Carlo si accende una sigaretta, per fargli capire che non è un problema, che è un gioco, che non c’è gelosia.
Cerco di stuzzicarlo, gli alzo un seno sul viso e gli dico “Vedi, adesso le vedi bene, sono due mesi che allunghi l’occhio per sbirciarle. Vuoi darle un bacio?”
Se interessati, ci sarà la seconda parte

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