Una pizza e quattro mori!
Sorrido tra me e me, ma nella mente si fa strada l’audacia del giovane che mi ha
scopata il culo in mezzo alla folla.
Forse hanno ragione le mie amiche, devo essere proprio una gran Troia!
Ma ripensare a quanto godo mentre faccio la porca con gli uomini che decidono di scoparmi, mi fa provare pena per donne che non sanno quale sia il gusto di una sborrata ingoiata o di un cazzo duro e caldo che si fa strada tra le cosce.
Per non parlare delle vibranti sensazioni di un uccello nero che ti sbatte sulla fica o
dell’inginocchiarsi in mezzo a cinque o sei cazzi pronti a sfondarti la gola prima di abusare di ogni altro buco.
Si! Sarò anche un gran Troia, una porca senza ritegno. Ma a me piace godere e far godere.
Con questi pensieri che affollano la mia mente, la mano ha iniziato a solleticare il clitoride.
Come sempre nuda sul letto inizio a masturbarmi.
C’è un caldo infernale. Con un thè freddo magari trovo un pò di sollievo.
Distrattamente indosso il tacco dodici lasciato ai piedi del letto dopo essere rientrata. Mi
dirigo verso la cucina, apro il frigorifero e mi verso un bicchiere di bibita ghiacciata.
Dal balcone sento un vociare. Mi avvicino alla finestra e vedo un gruppo di ragazzi di colore
che si sta divertendo con un pallone. Corrono come forsennati nonostante la temperatura sia insopportabile. Sono tutti a torso nudo. Ben fisicati. Sudati. La pelle lucida.
Il sorso alla bibita fredda mi provoca un brivido e mi accorgo che la porca che è in me si è già riattivata.
Chissà cosa succederebbe se fossi in mezzo a tutto quel ben di dio di uomini.
Si sa, i neri hanno il cazzo lungo e grosso, e lo sanno usare proprio bene. Ne ho esperienza.
Sorrido.
Un tiro sballato manda la palla in direzione del mio balcone. Uno dei ragazzi lo rincorre per
recuperarlo. Ad un tratto arresta la sua corsa. Guarda nella mia direzione e con un sorriso, che mette in mostra la dentatura bianca che fa contrasto con la pelle nera, mi rivolge un saluto.
Così sorpresa ricambio e resto a guardarlo.
Oddio sono completamente nuda dietro la finestra.
È un attimo che la partita è definitivamente interrotta e tutto il gruppo guarda verso di me. Qualcuno si tocca i pantaloncini.
Qualcuno dice qualcosa che con la finestra chiusa non riesco a comprendere.
Mi volto e torno nella mia stanza.
Metto su un pò di musica e mi dirigo verso la doccia. Acqua tiepida mi avvolge. Dai capelli
scivola sul seno, scorre sullo stomaco e si insinua tra le cosce. Con le mani mi massaggio tutta.
Con il doccino pulisco via il sapone dalla fragranza esotica di cui mi sono cosparsa. Mi passo le dita tra le natiche ed inevitabilmente uno finisce per penetrarmi.
Sento ancora il passaggio del cazzo della piazza ed un dito non mi basta. Il doccino tondo inizia a scorrere e poi lo sento entrare. Lo spingo lentamente. Sento l’acqua scorrere.
Il telefono squilla ed interrompe quel momento di godimento.
Le ragazze vogliono organizzare la serata, se non sono impegnata a scopare qualcuno, mi
dicono.
Onestamente rispondo che non ho gran voglia di uscire. Che scenderò a prendere una pizza e passerò la serata davanti alla tv.
Indosso il miniabito nero. Le chanelle. Prendo la borsa ed esco.
Entro in macchina per dirigermi verso la pizzeria per ritirare il mio ordine.
Seduti alla panchina sotto casa ci sono ancora loro. Sono rimasti in quattro. Ancora senza maglia, indossano solo i pantaloncini. Mi vedono da lontano e mi salutano come se fossero vecchi conoscenti.
La direzione che devo prendere passa li davanti alla panchina. Non posso evitarli.
Uno si piazza in mezzo alla strada. Mi ferma. Mi fa cenno di abbassare il finestrino.
Mi raccontano di avermi vista. Mi riempiono di complimenti. Mi chiedono se per la serata ho
impegni.
Finalmente riesco a farlo spostare e vado via.
Sto aspettando di ritirare la pizza quando sento tra le cosce colare qualcosa. Cavolo ho
dimenticato di mettere gli slip e tutto quel pensare ai quattro ragazzi neri mi ha eccitato. Gli umori colano. Accavallo le gambe per evitare di ritrovarmi bagnata lungo le gambe.
Quanto sono porca, mi ripeto.
Solo ieri sera un ragazzo mi ha sodomizzata in mezzo alla folla della festa e sto già immaginando quattro neri che mi scopano.
Finalmente la pizza è pronta e posso tornare a casa.
Eccoli li ancora sulla panchina. Sembrano proprio aspettarmi. Stessa scena, stesso risultato. Il ragazzo fermo in mezzo alla strada.
Questa volta si alzano tutti e quattro. Si avvicinano e mi parlano. Quasi non riesco ad
ascoltarli. Mi sorprendo a guardare all’altezza dei pantaloncini. Chissà che cazzi hanno. Chissà quanto sono grossi!
Uno di loro sembra accorgersi della direzione dei miei occhi. Stringe il pantaloncino con una
mano ed eccolo palesarsi. Indubbiamente grosso. Indubbiamente eccitante.
Li prego di lasciarmi passare per andare a sistemare la macchina in garage.
Mentre riparto mi chiedo il perché gli abbia detto che sto andando in garage. Guardo nello specchietto e noto che si sono avviati seguendomi.
Oddio, ora cosa dovrei fare?
Sollevo la saracinesca automatica ed entro.
Scendo dalla macchina e loro sono lì proprio fuori la porta. Gli dico di andare via. Prendo il
telefono in mano e minaccio di chiamare la polizia.Dicono che non c’è bisogno, che volevano solo assicurarsi che non avessi bisogno di aiuto.
Rispondo loro che ho solo la pizza da salire.
Scoppiano a ridere tutti insieme e dicono che anche loro hanno la pizza. All’unisono si
abbassano i pantaloncini e vengono fuori quattro manganelli da paura.
Descrivere quei cazzi è quasi descrivere la perfezione dell’anatomia umana. Cappelle rosee e lucide. Circoncisi. Aste nere e lunghe. Non sono in tiro ma sono già gustose così. Mi soffermo a guardarle con attenzione. Iniziano a masturbarsi li davanti a me.
Sono bloccata. Ho paura. Ma quanto mi piacciono quei cazzi. Quanto vorrei gustarli. Li
prenderei volentieri in bocca uno per uno.
Il timer automatico della luce del garage scatta e tutto si spegne. Mi muovo in modo poco elegante per farla riaccendere. Quando riesco a vedere di nuovo hanno fatto passi avanti e sono entrati nel garage.
Sono poggiata con la schiena all’auto ed ho gli sguardi puntati su di me. Nessuno mi tocca.
Nessuno mi parla. Nel silenzio del garage le mani che sfregano gli uccelli sono l’unico rumore.
Iniziano a prendere forma. Forma e dimensioni notevoli.
Alla mente mi torna l’esperienza black. La cavalcata al suono di colpi veementi e profondi. Mi mordicchio le labbra.
Vorrei mandarli via.
Vorrei scoparli tutti.
Vorrei godere come una Puttana.
Con frasi senza senso domando loro ora cosa intendono fare. Mi guardano in silenzio. Uno di
loro si schiaffeggia il pisello che prende a roteare come un elica. È divino. Lo voglio. Non
resisto.
Il telefono vibra. Cazzo un messaggio sul gruppo delle ragazze. Dall’anteprima leggo che ancora deridono il mio essere libertina. Provo a distrarmi aprendo la chat sperando che i quattro vadano via. Leggo messaggi che parlano di mariti e bambini. Di lavori da fare in casa e di noia e depressione. Io invece ho davanti a me una nuova giostra e sto per salirci sopra.
Decido di rispondere proprio così, senza ulteriori dettagli.
Non ho resistito. Mi sono accovacciata ed ho iniziato a spompinarli. Sono gustosi. Mazze nere tra le mie labbra. Sono silenziosi. Solo il respiro profondo rompe il silenzio. Mi diverto e godo con un cazzo in bocca mentre ne sego altri due. Ho una mano tra le cosce. Mi sgrilletta. È possente. Gli schizzi iniziano a bagnare il pavimento.
Li gusto fino in gola. Uno per volta.
Sfilo via il miniabito per mostrargli la mia quarta abbondante. Mi palpano. Mi leccano. Mi penetrano con le loro dita.
Uno ha anche avuto l’accortezza di chiudere la saracinesca del garage. Ora non ho più via di scampo. Il giro sulla giostra è iniziato. Per fortuna in garage conservo ben nascosta una riserva di preservativi. In una scolata di latta. Non so perché li avevo messi li. Forse nella mia mente perversa speravo proprio che qualcuno decidesse di abusare di me li dentro.
Sono diversi minuti che lecco cazzi e palle grosse e lisce. Le labbra e la lingua iniziano ad
addormentarsi. Ma mi compiaccio nel vedere che sono riuscita a portarli tutti in tiro. Sono
notevoli proprio come li avevo immaginati.
Mentre mi volto per mettere le mani sul cofano della macchina e protendere il culo verso di
loro nella mente tornano le sfigate delle mie amiche. Staranno sudando dietro una delle loro solite lamentele. Mentre io sono con il culo scoperto e sento il primo cazzo che sta cercando di farsi strada.
Devo allargare le cosce per farlo entrare. Si vede che il ragazzo sa il fatto suo. Non spinge
violento ma entra lentamente e poi inizia a torturarmi. Cazzo quanto mi sta facendo godere.
Quanto è bravo a scoparmi.
Ecco che i colpi diventano più intensi. Mi sbatte ed il rumore dei nostri sessi risuona in garage.
Gli chiedo se intende andare fino in fondo oppure lasciare qualcosa anche agli altri.
Si alternano senza darmi tregua. Ho perso il controllo di me stessa. Mi girano e mi rigirano
come vogliono. Cosce spalancate seduta sul cofano della macchina.
Ha i capelli crespi e due bicipiti belli gonfi. Le mie gambe poggiate sui suoi avambracci e sento quel cazzo raggiungermi lo stomaco. Ormai sono totalmente aperta e scivola dentro come nel burro fuso. Mi fanno godere. Mi fanno squirtare. Lo vedo rivolgersi sopra di me ed afferrarmi come a volermi prendere in braccio. Ha un cazzo notevole e riesce a farmi cavalcare sorreggendomi. Alle spalle sento arrivarne uno. Cazzo, una doppia in braccio a due neri. Mi stanno totalmente sfondando. Godo come una troia. Mi sento porca. Questo caldo mi sta trasformando in una vera Puttana.
Mi fanno rimettere i piedi a terra dopo uno squirt a fontana che mi ha praticamente
devastato.
Mi appoggio alla macchina ed accarezzandomi la fica gli dico che mi hanno distrutta. Che non li reggo più.
Si masturbano velocemente al mio cospetto. Le cappelle da rosee diventano rosso fuoco. I
loro respiri sempre più affannati. Ho male alle gambe. Vorrei farmi borrare in bocca e sul viso ma non riesco a piegarmi.
Mi accarezzo tra le cosce ed aspetto curiosa di essere inondata della loro sborra.
Gli schizzi arrivano sino all’altezza del seno. Colpiscono il ventre. Fanno rumore persino sulla carrozzeria della macchina. Sul pavimento chiazze giallastre. I cazzi neri a riposo sono sempre gustosi a guardarsi.
Indico loro delle bottigliette di acqua. La bevono e si lavano alla meglio i membri ora a riposo.
Con le salviettine ripulisco il capolavoro di filamenti densi che hanno disegnato sul mio corpo.Gli faccio sapere che ora mi faranno mangiare una pizza fredda. Qualcuno scherza sulla
possibilità di riscaldarmi ancora. Sferro uno schiaffo sul culo che mi ritrovo davanti e dico loro che è l’ora di andare. Ma che forse devono farmi ancora un favore.
In garage devo sistemare dei pacchi su uno scaffale un pò alto. Subito si prodigano ed in un batti baleno sistemano il tutto. Ho appena il tempo di rubare loro uno scatto mentre finiscono il lavoro. Ancora eccitata dalla gang black mi è venuto in mente che potrei mandarla sul gruppo delle mie amiche. Che Troia che sono. Impazziranno.
Sotto la doccia provo a cancellare quel pensiero. Torno nuda e fresca sul letto. Il display illuminato mi dice che ci sono diversi messaggi da leggere. Con una mano mi accarezzo la fica ancora gonfia e provata da quello mazze nere. Con l’altra scorro la conversazione. Dio quanto sono noiose. Parlano del pomeriggio passato a stirare o a sistemare casa. A fare la spesa. A programmare la settimana. Qualcuna chiedeva di che giostra parlassi e cosa intendessi. Riapro la gallery e la foto è ancora li.
Sono troppo Troia per non farlo. Senza neanche modificarla faccio click è la invio.
Si scatena un putiferio di messaggi che mi chiedono cosa e perché. Chi sono. Cosa hanno fatto. Dove li ho trovati.
Invento qualcosa intorno al bisogno di rimettere a posto il garage e di un
vicino che li ha chiamati per me.
Poco ci credono ed iniziano a fantasticare rimanendo però molto distanti da quanto mi hanno scopato bene i quattro.
Ce n’è una che è particolarmente arguta. Attenta ai particolari. Un pò zoccola direi visto che dalla foto si accorge che sulla carrozzeria della macchina scendono dei rivoli di liquido chiaro.
Come gocce di qualcosa che vi è piovuto sopra e poi è colato.
Cavolo non mi sono accorta che sulla portiera si vede chiaramente la forma della mia schiena quando mi sono accovacciata per spompinarli e poi ero sempre li quando mi hanno sborrato addosso. Provo a giustificare con frasi confuse.
Ora i loro pensieri si avvicinano più alla realtà di quello che è successo. Ma come sempre
voglio lasciarle in sospeso con ogni dubbio. Non rispondo più, leggo soltanto.
L’ultimo messaggio, prima di addormentarmi beata nel ricordo dei neri che mi hanno scopata in ogni buco, dice che devo smetterla di fare la Troia da sola e che devo coinvolgerle in qualche mia festicciola altrimenti le loro fiche invecchieranno avendo provato un solo pisello.
L’ultima immagine le vede tutte messe a novanta gradi mentre i grossi cazzi dei miei bull le sodomizzano. Ma poi penso che per raggiungere il mio livello di porcaggine e troiaggine dovrebbero avere un maestro e regista come il mio.
Mi pianto il medio nella fica e chiudo gli occhi.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Una pizza e quattro mori! :

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
