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Un grande pacco - Episodio 1
02.04.2026 |
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"Le mie mani riempite di arnesi caldi e viscidi che hanno già provato la bocca ed attendono di godersi il calore che si sprigiona tra le mie gambe..."
Sulle labbra ho ancora il sapore del sesso caldo. Un viaggio erotico con tante incognite. Il mio slip sempre umido per l’eccitazione che dalla mente mi pervade lo stomaco e, come un fiume in piena costante, mi allaga le cosce.Gli acquedotti romani, non proprio la Roma bene. Un susseguirsi di giardini più o meno curati e luoghi dove la vita scorre solo sulle lancette degli orologi. Tende da campeggio, camper di fortuna, abitazioni di cartone, cumuli di immondizia. Un fabbricato basso. Al piano terra una fila di quattro attività commerciali. Nell’angolo un frutta e verdura che di romano ha poco e niente. Un emporio del tutto e niente. Una saracinesca abbassata per metà che non lascia comprendere cosa ci sia dietro. Un autofficina lugubre e logora. Macchine con il cofano aperto, relitti di vetture che forse non saranno mai riparate, uomini indaffarati a conversare sulla sorte delle autovetture come in un simposio di alto valore culturale.
La strada mezza lastricata di sanpietrini, il marciapiede sconnesso, non sono certo un red carpet su cui sfilare con il mio tacco 12.
Il tacco, le autoreggenti e l’intimo succinto sono la base di ogni movimento che una Troia deve mettere in atto, anche quando come questa volta sono coperti da un jeans, che mette in mostra il mio culo e le mie cosce ben sode, ed una maglietta che per la trasparenza non nasconde la mia terza abbondante di seno.
Per quanto la zona sia caotica, il ticchettio dei miei passi attira l’attenzione e gli sguardi quasi stampano l’immagine di una femmina procace, come sui luridi calendari da officina con donne nude in pose provocanti.
Il cancelletto sembra lontano kilometri, poi finalmente lo scatto della serratura elettrica rimanda ad una breve scalinata che ci conduce in un atrio con due sole porte.
Ci sarebbe da ritirare un pacco non meglio specificato.
Mi apre la porta un uomo maturo, fisico asciutto, barbetta bianca, pantaloni e camicia, che tiene per le mani una macchina fotografica.
Le pareti sono dipinte di colori caldi. Un divano. Una strana sedia non proprio da ufficio. Una panca che assomiglia molto ad una gabbia. Sul tavolo, una bottiglia di vino rosso e tre calici.
Il pacco non è altro che un servizio fotografico in un b&b arredato per sessioni erotiche. Croce di Sant’Andrea, altalena, cavallina, letti a baldacchino, catene, frustini, dildo, quadri a sfondo erotico.
Dovrebbe essere un professionista della fotografia pronto ad immortalarmi in pose audaci che raccontino il mio essere Troia con scatti e luci da set.
L’imbarazzo sale ed è subito pronta una mascherina a celare la vista per sciogliere i miei freni inibitori.
Sulla mia pelle il calore delle grandi lampade bianche. Gli indumenti scivolano via, uno dopo l’altro. Mani conosciute, e non, iniziano a toccarmi ovunque. Un grosso e lungo cazzo si fa strada nella mia bocca sciogliendo ogni dubbio sul tipo di pacco da ritirare.
Nella mia mente si affollano i pensieri su quanto buffa possa sembrare nel provare ad essere provocante in una situazione improvvisa. Ma quella mazza che si ritrova tra le mie mani rende il momento più interessante. Duro come una pietra. In tiro quasi innaturale. Una circonferenza che innesca subito dubbi sulla capacità di accoglienza della fica.
Seduta sui tacchi a cimentarmi in un pompino complicato, ma gustoso.
Un cuscino fa capolinea accanto alle mie ginocchia per consentire maggiore comodità. Le mie mani su un cazzo che sembra diverso. Un attimo di pausa sembra avergli fatto perdere consistenza. Un sapore diverso.
Qualche istante per sistemare la coda dei miei capelli già messa alla prova. La bocca aperta alla ricerca del pisello da spampinare. È decisamente di dimensioni diverse. L’odore è più forte. La mia bocca lo accoglie tutto.
Nella stanza risuona il silenzio.
Qualcuno prende la mia mano destra e la riempie con un secondo cazzo, sembra quello duro e grosso.
Anche a sinistra c’è un altro uccello. La tensione sale. Le voci si moltiplicano. La mascherina lascia ancora tutto nascosto.
Minuti interminabili ad alternare nella mia bocca cazzi che iniziano a prendere forma. Mani mi tirano i capelli, mi palpano seni. Qualcuno mi accarezza la fica.
Supina sul letto a baldacchino a cosce larghe mentre mi accarezzo la fica umida di umori e saliva. Attorniata da cinque maschi che si dimenano il cazzo, si presentano e mi riempiono di complimenti. Gli sguardi, accecati dal desiderio di scoparmi senza limiti. Apostrofata come Troia, ammirata come una gran Puttana.
Di fronte una cam costantemente accesa che riprende ogni istante di quella che ha tutta l’aria di una gangbang affollata.
La scelta del primo da provare. A cavallo da vera amazzone. In un rodeo incitata da una piccola folla festante.
Sdraiato si accarezza il cazzo rigido si è messo in posizione per trafiggere la mia fica pulsante.
Mi dilata. Tanto. Mi riempie. Mi manda in estasi. Il buco del mio culo ripreso dalla cam, pulsa al passaggio di quel manganello feroce.
L’asta si colora dei filamenti argentati degli umori che mi colano. Le mie mani piantate sul petto dell’uomo dal fisico curato. I miei capelli raccolti nell’immancabile coda alta che sobbalzano ad ogni colpo.
Le spinte da sotto mi tolgono il fiato. Piccoli mugugni si trasformano in urla di eccitazione misti al dolore. È una verga grossa e calda.
Quando entra tutta raggiunge gli angoli più reconditi della mia vagina. Impalata quasi impossibilitata a muovermi. Solo il bacino riesce a roteare leggermente. Il clitoride sfrega sul pube e s’infiamma.
Accanto, disteso, si dimena il cazzo per tenerlo duro. Aspetta il suo turno. La Troia si sta godendo il suo primo cazzo ma con lo sguardo punta l’altro. Lo raggiungo con una mano e mentre saltello ne sente la consistenza.
Si cambia cavallo. Si cambia pisello. Si cambia posizione. Una reverse a cosce larghe a favore di telecamera e degli sguardi assetati di altri uomini.
Accolgo il cazzo nella fica lubrificata da un misto di saliva, umori e sudore. Cavalco con il seno che ballonzola festante insieme alla collana di perle bianche e nere. Mi faccio penetrare profonda. Lo sguardo è fisso sugli spettatori in segno di sfida. La ferocia degli uomini eccitati sta per abbattersi su di me. Affondo profonda e stringo le cosce per non farlo uscire. Con un segno richiamo a me gli altri partecipanti.
È un attimo. Sulla fica mi spinge un altro grosso uccello. Una doppia che mi apre tutta e mi toglie il fiato. Respiro soffocato dalla cappella rosea che guadagna la gola, facilitato dal desiderio di urlare tutto il piacere che sto provando. Le mie mani riempite di arnesi caldi e viscidi che hanno già provato la bocca ed attendono di godersi il calore che si sprigiona tra le mie gambe.
È un alternarsi continuo. Chi ha scelto per me ha favorito misure XXL. Tutti prestanti. Tutti presenti. Il calore dei corpi si cosparge nella stanza. Il mio viso si infuoca. Non c’è tregua. Non c’è perdono. Appena uno si sposta c’è già un altro cazzo pronto a riempirmi. La bocca quasi mai vuota. Mani che frugano ovunque.
Ha il fisico palestrato. È il più giovane ed anche il più carino. Non ha l’accento romano. Sa come usare le parole, ma anche il pisello grosso. Si fa cavalcare abbracciando con calore. Sente il mio seno sul suo petto. Stringe i capelli tra le mani.
L’arnese scivola dentro lentamente. Un andirivieni ritmico pari al respiro. Il passaggio nella vagina segna la dilatazione del culo. Uno spettacolo che non passa inosservato.
È ancora una doppia. Piena e profonda. I due uccelli affondano profondi e restano li piantati. Piccole spinte a toccare l’apice.
Sono grosse le palle che sto succhiando. Una per volta. Alternate con la cappella e qualche affondo sull’asta.
Nella stanza cala uno strano silenzio. I respiri si calmano. Le mani sono ferme.
Sul letto una donna gioca con tre uomini, altri due ammirano ed uno riprende.
I corpi sembrano mossi da un leggero alito di vento. Come rami di un albero si muovono tutti nella stessa direzione.
Chi mi penetra il culo mi cinge i fianchi con mani possenti.
Chi profondo nella mia fica gioca con i miei capezzoli tra le dita. Chi mi viola la bocca guida la testa afferrandomi la coda.
Ho sete. Chiedo una pausa ed un calice di rosso. La cam si spegne. Le autoreggenti vengono tirate sulle cosce. La collana di perle sistemata sul petto. Parole infuocate descrivono gli arnesi con cui sto giocando. Promesse bagnate sono le risposte agli inviti.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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