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Un grande pacco - Episodio 2


di DebbySilkHole
08.04.2026    |    1.928    |    1 9.4
"Doveva farmi gemere di piacere, l’ho sentito perdere il fiato ed abbandonare la scena..."
Gli acquedotti romani, tende da campeggio, camper di fortuna, abitazioni di cartone, cumuli di immondizia. Un autofficina lugubre e logora, uomini indaffarati a conversare sulla sorte delle autovetture.
Le pareti sono dipinte di colori caldi.
Un grosso e lungo cazzo si fa strada nella mia bocca.
Supina sul letto a baldacchino a cosce larghe mentre mi accarezzo la fica umida di umori e saliva. Attorniata da cinque maschi che si dimenano il cazzo, si presentano e mi riempiono di complimenti.
Ho sete. Chiedo una pausa ed un calice di rosso. La cam si spegne. Le autoreggenti vengono tirate sulle cosce. La collana di perle sistemata sul petto.
Attimi interminabili a sorseggiare un vino dal sapore caldo ed intenso. Sul cristallo del calice l’impronta marcata delle mie labbra gonfie a furia di succhiare cazzi e leccare coglioni.
L’odore dei maschi tutto intorno. Cazzi che attendono di completare il lavoro iniziato e che hanno già sporcato le lenzuola di squirt e sudore.
Per gioco, dopo un sorso di vino, una leccata ad un cappella. L’ilarità diventa azione. Alternarsi di vino e sapore di cazzo.
Una lingua profana la mia fica.
Le mie cosce si allargano ancora.
La veemenza dei maschi torna a farsi sentire. La cam comincia a riprendere. Le risate lasciano il posto al godimento.
Carponi al cospetto di tre manganelli in tiro che si contendono la mia bocca. Mani calde afferrano i miei fianchi, un uccello duro fa capolinea sul buco del mio culo. Tra schiaffi sulle natiche, mani che tirano la mia coda, cazzi che mi sbattono sulla lingua, sembra partecipare ad un rodeo dove i cowboy cercano di domarmi come si fa con una cavalla inquieta.
Troia godo senza ritegno. Incitata da voci profonde a concedermi senza tregua. Cavalco, mi faccio cavalcare. Spompino, mi faccio leccare. Godo, faccio godere.
Ancora una doppia reverse. Ancora una doppia in fica. Ancora uno squirt su cazzi già umidi e colanti. Il fiato è corto. Le gambe tremano. La voce è rotta.
Sola sul letto, mi accarezzo la fica gonfia e rossa. Guardo negli occhi i miei padroni. Fisso la cam nell’obiettivo.
Ognuno dimena il proprio uccello. Tutti puntati verso il centro del letto dove da Troia troneggio a cosce larghe. La mia lingua gira intorno alle labbra a raccontare ancora un desiderio. Le mie mani stringono i seni ad indicare un obiettivo da centrare.
Si masturbano sempre più velocemente. Dalle loro bocche frasi compiacenti per una sessione di sesso altamente erotica. All’apparenza sono una donna in carriera, nell’intimo sono una gran Troia inaspettata.
Ho tenuto testa ad ognuno. Aspetto desiderosa il succo dell’azione.
È ancora nella bocca quando inizia a schizzare. Scivola dalle labbra al seno. Si mischia con spruzzi che sopraggiungono da ogni lato.
La collana di perle bianche e nere è intrisa di liquido giallastro e denso. La mia faccia sporca di sperma. Collo e seno ne sono zuppi. Gocce scivolano sul ventre e puntano la mia fica.
Le mani nascondono la faccia.
L’applauso finale apre la porta al mio indole da Puttana.
La promessa è di riprendere l’azione di lì a poco. Il tempo di una doccia per lavare via sborra e sudore. Rinfrescare fica e testa.
Cospargere crema profumata per rilassare muscoli e pensieri.
Chiedo di essere lasciata sola.
La porta si chiude alle mie spalle.
In piedi davanti al letto a baldacchino, con la cam in mano, rifletto su quanto sia stata Troia. Su quanto vorrò essere Puttana.
Tampono il corpo con una spugna calda. Indosso tacchi ed autoreggenti. Sfilo la collana di perle. Sistemo la cavigliera in oro bianco.
Mi guardo allo specchio. Riflette la mia immagine. Riflette i miei pensieri. Prima Troia, ora Puttana. Conosco il mio destino. Scelgo di cavalcarlo.
Mi avvio verso la prossima azione.
La storia mi conduce ancora verso cazzi grossi, lunghi, duri e caldi. Mani ansiose di violarla. Bocche avide di baci. Pensieri porci che valicano i limiti della fantasia.
Abbandonata tra le loro braccia. Sorda verso ogni complimento. Lascerò che facciano del mio corpo quello che desiderano. Conterò il tempo che mi separerà dal restare ancora sola. Certificherò ogni orgasmo con il sigillo del mio sesso.
Ora è il tempo di fare la Puttana nella Capitale!
Mi sollevano e mi conducono nella stanza del letto. Con uno schiaffo ben assestato sul culo mi spingono a distendermi. Mi guardano. Nessuno parla. Resto in attesa. Richiamo. Reclamo.
Stuzzico e sorrido. Nessuno si muove. Solo le mani lente su cazzi ansiosi di gustare ancora il calore della fica.
Qualcuno non torna in tiro. Resto ad ammirare. Non credono che io possa farcela ancora. Come in un incontro di lotta ora sul letto solo io la Puttana ed un maschio. Mi prende nella posizione classica. Si affanna a spingere colpi possenti. Le mie cosce abbandonate al volere di quell’uomo che non so chi sia, come si chiama, da dove viene. Ma ne conosco la forza del pisello. La veemenza dell’azione. Sobbalza il seno. Morde la pelle. Feroce. In apnea.
Io Puttana, lui sconfitto. Non regge il mio ritmo. Non raggiungerà l’orgasmo. Lo guardo soddisfatta della vittoria. Doveva farmi gemere di piacere, l’ho sentito perdere il fiato ed abbandonare la scena. Mi lascia la fica aperta per il prossimo partecipante.
Mi prende con più tranquillità. Ha il cazzo in tiro. È grosso. Da Puttana lo sento tutto e voglio cavalcarlo. Saltello con tutte le forze che mi restano. Con lui non vincerò. Mi porterà allo stremo. Rallento.
Gode e mi fa godere. Spinge da sotto. Sempre più veloce. Lo sento arrivare. Lo sento ansimare. Le mani affondate nella mia pelle. Piantato nella fica svuota i coglioni e le pulsazioni fanno vibrare le mie meningi da Puttana.
Nella stanza sempre meno partecipanti. Mi scopano e vanno via. Un bordello di lusso della Roma degli anni 70. Pareti e tappezzeria rossa, quadri con donne in pose erotiche. Oggetti del piacere.
Completamente nuda sul letto mentre mi gira intorno ancora un ultimo uomo. Come all’inizio così alla fine. È colui che mi ha accolta per consegnarmi un pacco. Per scattare delle foto. Il cazzo ancora perfettamente in tiro. Ai miei occhi da Puttana ora sembra ancora più grosso di prima. Mi accarezzo la fica ed il buco del culo.
La cam ha esaurito lo spazio di registrazione. Io Puttana ho esaurito le forze per continuare a scopare. Ancora un desiderio. Che il regista abusi del buco del mio culo mentre un cazzo mi riempie la bocca di sperma.
Mi posiziono carponi ed imito l’azione. Ma prima voglio agghindarmi un ultima volta.
Infilo le autoreggenti una per volta. Seduta al bordo del letto. I maschi mi guardano accarezzandosi gli arnesi.
Sistemo la cavigliera. Indosso le mie decoltè tacco 12. Rimetto a posto la coda dei capelli. Ripasso il rossetto sulle labbra.
Come una tigre in gabbia a quattro zampe percorro il perimetro del letto. Schiaffeggio gli uccelli mentre passo. Racconto di quanto mi senta puttana. Faccio sapere quanto mi fa male la fica e di quanto la sento gonfia. Mostro il buco del culo dilatato. Sento le labbra addormentate a forza di fare pompini. Sulla lingua gusto di sperma.
Ho indossato la collana di perle. Appiccicosa per la sborra che ha raccolto. Mi palpo il seno. Mi sfioro le labbra con la lingua.
Distendo il maschio e mi posiziono tra le gambe per gustarmi quella mazza gonfia e calda. Avvio ancora un pompino.
Entrare nel mio culo è come infilare una lama nel burro fuso. È una azione veloce. Incito quel cazzo a sporcarmi ancora le labbra di sborra. Chiedo di sentire il culo inondarsi di liquido caldo.
Mi dimeno ancora ed ancora. Urlo di piacere. Scarico tutta la tensione. Stringo le mani sulla mazza finchè ne ho le forze.
Mi abbandono prona sul letto completamente disfatta.
Guardo le lenzuola sporche di ogni cosa. Sborra, i miei squirt, orme delle mie decoltè, il passaggio di chi mi ha scopata ripetutamente.
In silenzio.
Di schiena per non guardare, per non farmi guardare.
Sembra quasi di sentire il fruscio delle banconote lanciate sul letto a ripagare i miei servizi da Puttana. Volto lo sguardo per capire se veramente stia succedendo. Vedo un passaggio di mani tra gli uomini rimasti nella stanza.
Chiedo il mio calice di vino. Chiedo di essere lasciata sola.
Il marciapiede sconnesso costeggia gli acquedotti romani. Le voci degli uomini ancora presenti nell’officina fanno da sottofondo al mio passo lento ed insicuro. Nelle decoltè i piedi fanno male. La cucitura dei miei jeans brucia nello sfregamento tra fica e culo. Le labbra sono arrossate. Gli occhi gonfi
Parigi val bene una messa raccontava Enrico IV, Roma val bene una gangbang racconto io Debby Silkhole mentre torno alla sua vita normale carica di pacchi grossi e caldi da ricordare!
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