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Prime Esperienze

Mia cognata Marta parte terza


di Membro VIP di Annunci69.it Cantastorie
23.07.2026    |    609    |    0 9.2
"Non c'è nessun problema» disse lui, facendole un cenno con la testa mentre il fumo saliva lento nella notte..."
I giorni successivi volarono via in un’atmosfera stranamente ovattata. In casa, Marta era tornata a essere la solita figura distante e inafferrabile: sfogliava un libro sul divano, beveva il suo caffè la mattina e gli rivolgeva poche parole di circostanza, mantenendo quell'atteggiamento gelido che la contraddistingueva da sempre. Nessuno sguardo complice, nessun allusione.
​Luca, logorato dai dubbi, arrivò a mettersi in discussione. E se me lo fossi solo immaginato? si chiedeva continuamente mentre la guardava camminare per il corridoio. L'alcol di quella notte doveva avergli giocato un brutto scherzo; dopotutto, era stato un gesto troppo audace, troppo diretto per essere reale. La sensazione della mano di Marta sul suo cazzo gli sembrava ormai solo il ricordo indelebile di un sogno lucido nato dalla sua stessa ossessione.
​Tuttavia, il dubbio e la frustrazione non fecero che alimentarne la perversione. La necessità di toccarla si trasformò di nuovo nella fame cieca di possedere almeno i suoi vestiti.
​Ogni volta che si trovava da solo nell'appartamento, Luca scivolava nel bagno come un ladro. Sollevava il coperchio del cesto dei panni sporchi e affondava le mani tra i tessuti finché i suoi polpastrelli non riconoscevano la consistenza inconfondibile della biancheria di Marta.
​Sfilava i suoi reggiseni voluttuosi, ampi, disegnati per accogliere il peso e la pienezza di quel seno straordinario. Ne premeva le coppe sul viso, respirando a pieni polmoni la traccia del suo profumo, quel misto inconfondibile di pelle, talco e umidità intima. Poi cercava i suoi slip. Quando li trovava, si appoggiava al bordo del lavandino, si sbottonava i pantaloni e cominciava a masturbarsi freneticamente.
​Incastrava la pelle sensibile e tesa del suo membro tra i merletti del reggiseno, sfregandosi contro il tessuto ruvido mentre soffocava i propri gemiti dentro le mutandine di lei, premute con forza sulla bocca e sul naso. L'odore di Marta gli annebbiava la vista, spingendolo ogni volta oltre il limite in un turbine di piacere e disperazione, per poi lasciarlo svuotato, con il respiro corto davanti allo specchio, a chiedersi fino a quando sarebbe riuscito a vivere in quell'inferno di desideri proibiti.
Era ormai passata la mezzanotte. Luca tornò a casa distrutto dopo la partita di calcetto e la cena fiume con i ragazzi, finita tra birre e risate. Entrando in casa in punta di piedi per non svegliare nessuno, si rese conto del silenzio totale che avvolgeva l'appartamento. Giulia, come previsto, dormiva profondamente nella loro camera da letto.
​Ancora arruffato e con la voglia di smaltire la stanchezza prima di mettersi a dormire, Luca prese un pacchetto di sigarette ed uscì sul grande terrazzo.
​La notte d'estate era calda e priva di vento. Muovendo pochi passi al buio, la sua attenzione fu attratta da un crepitìo leggero proveniente dall'angolo più riparato del terrazzo, dove si trovava il dondolo.
​Marta era lì.
​Era mezza nuda, con indosso solo una canottiera sottile finita del tutto sopra il seno generoso per la foga del momento e le mutandine abbassate a metà coscia. Aveva una mano affondata tra le gambe e le dita che si muovevano con un ritmo frenetico, mentre con l'altra si stringeva con forza una delle sue tette pesanti, impastandola con bramosia. La testa era rovesciata all'indietro, gli occhi chiusi e i capelli sparsi sulle spalle.
​Luca si bloccò, col fiato spezzato. Non era un sogno, stavolta: Marta si stava masturbando sul dondolo, completamente persa nel suo piacere.
​Il cigolio del cuscino sotto i piedi di Luca la fece sussultare. Marta sgranò gli occhi nel buio, portandosi d'istinto le mani sul petto per coprire la pienezza delle sue coppe scoperte, tirando su le mutandine con un gesto rapido e goffo. La sua solita maschera di freddezza e distacco crollò in un secondo, lasciando spazio a un'evidente confusione.
​«Luca... io...» balbettò lei, con la voce roca per l'eccitazione e il respiro pazzamente affannato. «Non... non mi aspettavo che tornassi a quest'ora... pensavo stessi fuori tutta la notte...»
​Luca sentì un'ondata improvvisa di adrenalina scorrergli nelle vene. Tutto il desiderio accumulato, i dubbi delle settimane precedenti, la biancheria rubata nel bagno: tutto convergeva in quel momento preciso. La cognata inavvicinabile era lì, colta in fragrante, fragile e incredibilmente desiderabile.
​Trovando un coraggio che non sapeva nemmeno di avere, Luca tirò fuori una sigratetta dal pacchetto, la accese facendo illuminare per un secondo il suo viso e le sorrise con un pizzico di malizia e un filo d'ironia.
​«Tranquilla, Marta... non c'è nessun problema» disse lui, facendole un cenno con la testa mentre il fumo saliva lento nella notte. «Io finisco la sigaretta e vado a letto. Tu puoi tranquillamente continuare quello che hai interrotto... non mi offendo mica.»
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