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Mia cognata Marta parte sesta


di Membro VIP di Annunci69.it Cantastorie
23.07.2026    |    423    |    1 9.3
"La sborra schizzò a fontana colpendo in pieno il viso di Marta: sui suoi zigomi, sulla bocca socchiusa, sulle palpebre chiuse e tra i ciuffi dei suoi capelli biondi..."
​Afferrò Marta per i capelli e le spinse il cazzo con decisione dritto in gola. La cognata si bloccò per un istante, sgranando gli occhi per la profondità dell'affondo, ma non si tirò indietro: iniziò ad accoglierlo, mentre le dita di Luca affondavano con bramosia nella carne morbida e pesante delle sue tettone, quelle forme enormi che per mesi aveva soltanto sognato e desiderato di notte.
Le impastava, le stringeva e le sollevava, godendo dell'incredibile contrasto tra la morbidezza del suo seno e la durezza della sua bocca chiusa attorno al suo membro.
​Luca scopava quella bocca con la stessa foga con cui avrebbe preso una fica, imponendo un ritmo ritmico e spietato.
Ogni tanto sfilava il cazzo del tutto, non solo per permetterle di riprendere un filo d'aria, ma per godersi lo spettacolo: guardava il viso di Marta trasformarsi, quella maschera di superiorità spazzata via e sostituita da un'espressione deliziosamente corrotta, il mento e le guance colmi di fili densi di saliva mista a umori interiori che colavano giù, andandosi a depositare proprio sulla pienezza del suo petto scoperto.
​«Guardami...» le sibilò Luca a bassa voce, rientrando fino in fondo nella sua gola bagnata mentre la città dormiva sotto di loro, «guarda cosa ti sto facendo...»
Il ritmo si fece spietato, una danza di carne e respiro spezzato nel buio della notte romana. Luca sentiva il piacere salire lungo la colonna vertebrale, un’onda calda e incontrollabile che chiedeva solo di esplodere. Fermò per un istante le spinte, tenendo la testa di Marta saldamente bloccata per i capelli, con il cazzo a un millimetro dalle sue labbra bagnate e lucide.
​«Ci siamo...» le sibilò all’orecchio con la voce profonda, rotta dal desiderio e resa rauca dall'alcol. «Ma se vuoi la mia sborra, Marta, devi chiedermela. Chiedimela come una cagna la chiederebbe al suo padrone. Dillo ora.»
​Marta alzò lo sguardo, gli occhi spalancati e completamente persi nella perversione di quel momento. La solita ragazza distaccata e inavvicinabile era sparita, annientata dal piacere. Strofìno la guancia contro la punta calda di lui e mormorò con voce tremante, senza alcuna esitazione: «Ti prego... dammi la tua sborra... dammela tutta, padrone... la voglio tutta sulla mia faccia...»
​Quelle parole furono la scossa finale. Luca emise un gemito soffocato e profondo, tirandosi leggermente indietro e afferrando il proprio membro con foga.
L'orgasmo lo travolse come una diga che crolla.
​I fiotti esplosero violentemente, uno dopo l'altro, caldi e abbondanti.
La sborra schizzò a fontana colpendo in pieno il viso di Marta: sui suoi zigomi, sulla bocca socchiusa, sulle palpebre chiuse e tra i ciuffi dei suoi capelli biondi. Altri getti densi e continui andarono a ricoprire l'imponenza del suo seno generoso, inondando la pelle calda delle sue tettone e colando lungo la valle profonda tra i due globi pesanti.
​Luca continuò a spremersi fino all'ultima goccia, ansimando pesantemente sopra di lei, mentre Marta rimase in ginocchio con la testa rovesciata all'indietro, accogliendo ogni singolo schizzo e respirando l'odore intimo che ora la ricopriva interamente.
​Mentre recuperava il fiato, Luca si chinò verso di lei, le afferrò il mento sporco della sua sborra e la guardò dritto negli occhi con un'intensità quasi feroce.
​«Ora mi prometti una cosa...» le sussurrò a un centimetro dalle labbra, mentre la saliva e il seme colavano sul suo petto. «Stasera non ti lavi. Domani mattina ti svegli così come sei, non ti pulisci per niente. E quando domattina berrai il caffè in cucina insieme a tua sorella, voglio che tu abbia ancora tutta la mia sborra essiccata croccante sulla pelle, sul viso e su queste tette. Capito?»
​Marta scosse leggermente la testa in segno di assenso, lasciando scivolare un rivolo di sborra dal mento verso il collo. Un sorriso perverso e complice le piegò le labbra mentre sussurrava: «Te lo prometto... domani berrai il caffè guardando la tua sborra addosso a me, a un metro da Giulia.»
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