tradimenti
Mia cognata Marta parte quarta
Cantastorie
23.07.2026 |
487 |
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"Con mani tremanti ma decise, si slacciò i bermuda e liberò il suo membro, duro e pulsante come non mai, che saltò fuori all'aria tiepida della notte romana..."
Marta lo fissò negli occhi attraverso l'oscurità del terrazzo. Quel briciolo di imbarazzo iniziale si dissolse in un istante, bruciato dal calore della notte e dalla tensione accumulata. Compreso che ormai non c'era più nulla da nascondere, decise di stare al gioco.Un lento, provocatorio sorriso le piegò le labbra. Senza fretta, lasciò ricadere le mani. Si riaprì la canottiera, spingendola di nuovo verso l'alto per mettere completamente a nudo l'imponenza e la pesantezza del suo seno generoso, che sussultava a ogni respiro. Poi, tenendo gli occhi piantati in quelli di Luca, riaccompagnò la mano destra tra le cosce ampiamente divaricate.
L'aria estiva, già satura del profumo del gelsomino che rampicava sulla ringhiera, si riempì quasi all'istante dell'odore inebriante e caldo dell'eccitazione di Marta.
La consapevolezza che Giulia stesse dormendo ignara a pochi metri di distanza, separata da loro solo da una porta vetrata, agì da benzina sul fuoco per entrambi. L'adrenalina era a mille. Il cuore di Luca martellava nel petto mentre la vedeva affondare due dita nel suo sesso.
Con un movimento deciso, un oplà di pura sfrontatezza, la fica di Marta si inzuppò del tutto. Il silenzio della notte fu squarciato da un suono inequivocabile, umido, denso e ritmico: il rumore sordo e bagnato delle sue dita che scivolavano freneticamente nella carne fradicia.
Marta inarcò la schiena sul dondolo, soffocando a stento un gemito gutturale. Con la mano sinistra si afferrò una tetta pesante, stringendola e sagomandola con forza, mentre con la destra accelerava le spinta dentro di sé. Ogni affondo produceva quel suction umido che faceva impazzire Luca, inchiodato a terra con la sigaretta che gli bruciava tra le dita e i pantaloni tirati al limite da un'erezione devastante.
Marta smise di muovere le dita, lasciando che un rivolo di umidità le bagnasse le cosce. Con il fiatone e lo sguardo lucido, inchiodò i suoi occhi su quelli di Luca.
«Avvicinati...» gli sussurrò con un filo di voce, roca e carica di una malizia irresistibile. «Se non ricordo male, quel cazzo deve quasi scoppiare in quei pantaloni. Tiralo fuori, voglio vedere come svetta stavolta.»
Luca sentì il sangue gelarsi e poi bollire di colpo. Un sorriso ebbro gli si dipinse sul volto: «Allora non me l'ero sognato...» mormorò tra sé e sé, facendo due passi avanti.
Con mani tremanti ma decise, si slacciò i bermuda e liberò il suo membro, duro e pulsante come non mai, che saltò fuori all'aria tiepida della notte romana. Marta non perse un secondo. Si sporse in avanti dal dondolo, aprendo le labbra con un sorriso famelico, e lo accolse direttamente in bocca.
Quella che seguì fu una corsa sfrenata al piacere. Marta ci si buttò a capofitto, offrendo un pompino infinito, profondo e sfrontato. Lo succhiava con foga, muovendo la testa avanti e indietro con voracità, lasciando colare abbondante saliva che le bagnava il mento e colava dritta verso il basso. E lì, a fare da raccoglitore naturale, c'erano le sue tettone enormi e pesanti: la saliva colava copiosa nella profonda valle tra i seni, bagnandoli e rendendoli lucidi sotto la luce fioca delle stelle.
Luca, completamente fuori di sé, le afferrò i capelli biondi con entrambe le mani, stringendoli per darsi lo slancio e guidandole il ritmo con furia crescente. Il cervello gli andava in corto circuito tra l'alcol, la notte d'estate e la follia di quello che stava accadendo a pochi metri dalla camera di Giulia.
«Succhia, puttanella...» le sibilò tra i denti, con la voce spezzata dall'estasi, spingendole il bacino contro le labbra. «Ma mi raccomando... non farti sentire da tua sorella.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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