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Il vicino di casa


di Membro VIP di Annunci69.it intrigoepassione7072
28.07.2026    |    148    |    3 9.3
"Italo passò molte settimane in ospedale, poi lo dimisero e ritorno a casa, ma doveva fare la riabilitazione, così lo accompagnavo io, devo dire che dopo quella volta in ospedale, tutte le..."
Ciao sono Carla di 54 anni, volevo raccontarvi la mia avventura con il nostro vicino di casa 65 enne (Italo), premetto che è sempre stata una persona gentilissima con tutti, con mio figlio poi, più di una volta ha sistemato le biciclette e tante altre cosine, poi quando era viva la moglie, lei era sempre disponibilissima, ci accudiva il gatto quando andavamo in ferie, lei era napoletana e mi portava sempre la pastiera, insomma nel giro di qualche anno siamo diventati amici un ottimo rapporto, che si è cementato quando purtroppo la moglie si ammalò, io diedi una mano per quanto potessi, hanno un figlio che sta all’estero e perciò non era molto presente, inoltre la malattia ebbe un percorso veloce che nel giro di qualche mese venne a mancare.
Circa una settimana fa, ha avuto un piccolo banale incidente domestico, è scivolato uscendo dalla doccia e si è fratturato il gomito, ho avvisato il figlio che nel giro di qualche giorno arriverà in Italia per stare con suo padre, nel frattempo lo accudisco io; infatti, appena ho saputo che era in ospedale, mi ha avvisato lui, sono andata subito a sincerarmi delle sue condizioni.
Appena giunta in ospedale, cerco nel reparto ortopedia ed una simpatica infermiera mi indica la sua camera. Entrata nella stanza, lo vedo con il braccio bloccato dal gesso e attaccato con dei piccoli tiranti per tenerlo sospeso, così gli chiedo che cavolo ha combinato.
Lui mi guarda, con aria un po' triste, era molto abbattuto e si vedeva.0
“Mi son rotto la clavicola e il gomito, poi cadendo ho sbattuto anche l’altro braccio e mi sono slogato il polso, come vedi, ho entrambe le mani inutilizzabili, una ingessata e l’altra con il cartone, ne avrò per un pochino, azident a dvinter vec, boia d’un mond!”
Mi vien da sorridere quando lo sento parlare in dialetto bolognese, lo guardo e cerco di fargli coraggio, gli dico che ho avvisato suo figlio che mi ha detto che prenderà il primo volo possibile per arrivare e vedere come sta, poi gli dico che non si deve preoccupare che comunque ci siamo sempre noi a dargli una mano, sia in ospedale che quando tornerà a casa, che è in una botte di ferro, lui mi guarda con gli occhi lucidi:
“Sei una donna meravigliosa! Siete una famiglia che ce ne sono poche, Miki è veramente fortunato ad avere una brava donna come te, al suo fianco, ti ringrazio, forse per te sarà un po’ troppo impegnativo, prendersi cura anche di un vecchio malandato come me.”
Gli faccio lo sguardo imbronciato e gli dico che non deve dire sciocchezze, che lui ci ha dato una mano tantissime volte, che nel limite del possibile lo faccio con piacere e che comunque sicuramente non sono da sola.
Lui mi guarda un po’ pensieroso, capisco che si ha un disagio e che vorrebbe chiedermi qualcosa ma ha timore di farlo, così lo anticipo, così gli chiedo che ha che non va e se posso essere d’aiuto.
Lui mi guarda poi prende coraggio.
“Guarda, non so come chiedertelo, è una cosa delicata e mi vergogno un poco, sentiti però libera di dirmi anche di no, ok”
Lo guardo e senza batter ciglio gli dico che non si deve preoccupare, che se posso aiutarlo molto volentieri.
“Guarda Carla, intanto se mi chiudi la porta mi fai un favore, c’è un infermiera sgodevole e ha un modo di fare che mi irrita, poi avendo avuto problemi in passato non mi hanno messo il catetere e dovrei fare la pipì, ma come vedi le mani sono bloccate, mi spiace chiedertelo a te, ma stamattina l’ho chiesto all’infermiera sgodevole e tra poco me lo staccava, ahahahhaha, puoi anche dire di no, non preoccuparti”
Mi alzo dalla sedia e vado a chiudere la porta.
“Tranquillo Italo, non preoccuparti, sai quante volte l’ho fatto quando mio padre stava male, poi anche con Miki quando cadde in moto, cosa vuoi che sia, nessun problema”
Vado nel bagno della stanza, dove trovo il pappagallo, mi avvicino a lui, tiro il lenzuolo sui piedi, ha due gambe muscolosissime per l’età che ha, lo aiuto a sollevare il sedere per alzargli quella sottana che mettono in ospedale, è molto tonico, pancia piatta, insomma una bella muscolatura, a 65 anni suonati, ovviamente peli bianchi, comunque riusciamo a metterci più o meno a posto provo a girarlo su di un lato per facilitare la minzione, prendo il pappagallo e allungo la mano per prendere e inserire il suo pene, cavolo, salta fuori un arnese di dimensioni esagerate, tant’è che rimango basita da ciò che vedo, penso che mi devo resettare, infilo a fatica la punta nel becco e lui si lascia andare, fa quello che deve fare, poi alla fine allungo una mano verso la mia borsa, dove prendo le salviette igieniche e lo pulisco molto delicatamente, quel toco delicato della mia mano su di lui, mi dà la sensazione che abbia un inizio di erezione, insomma il volume è cambiato, mi affretto a ricoprirlo con il camice e lo aiuto a rimettersi sdraiato.
Sono in effetti un pochino imbarazzata, lo guardo e lui se ne accorge, poi con quella sfrontatezza di certi personaggi che sanno il fatto loro, mi guarda e mi dice:
“Beh, ti chiedo scusa, non volevo crearti imbarazzo, ma sai, sei una bella donna, era un pezzo che una mano femminile lo toccasse, l’ultima era ancora viva mia moglie”
Lo guardo, poi per cercare di uscire da quel discorso gli rispondo che non si deve preoccupare, che è normale, di non preoccuparsi, ma lui arrogantemente rincara la dose.
“hai un tocco divino, una carezza non gli farebbe proprio male”
Onestamente non so se mandarlo a cagare, è proprio vero che invecchiando in alcuni casi si perdono i freni inibitori e no ci si vergogna più di nulla, poi penso non mi ha chiesto chissà cosa, decido di assecondarlo, così poi magari non insiste più, così allungo la mano sotto al camice glielo sfioro dolcemente.
“Urca Carla che tocco che hai, continua ancora un po' ti prego”
E che cazzo, non esageriamo, ma non so, forse mi fa pena e lo assecondo ancora, da uno sfioramento, lo impugno e inizio a fargli una sega, lo sento gonfiare nella ma mano, cazzo che erezione, poi fatico a chiudere la mano, anzi non ci riesco proprio, grosso e lungo, il movimento della mia mano su e giù non è poco, mi vergogno a dirvelo, ma la cosa mi sta eccitando, non ci avrei mai pensato e Italo lo capisce eccome.
“Sei fantastica, continua ti prego, so che la cosa ti sta piacendo.”
Che cavolo, devo stare calma, ma sono eccitata, lui ha ragione, così mi infilo la mano sotto la gonna e sotto il mio tanga, mi accarezzo, chiudo gli occhi, intanto continuo la sega ospedaliera, lui ansima, io dei leggeri mugolii per non fare troppo casino, poi ad un tratto lui sboccia con questa richiesta.
“Carla, so che sei eccitata e sei bagnata, toccati la figa e fammi ciucciare le dita per sentire il tuo sapore, ti prego”
Sono frastornata, ma decido di assecondarlo tolgo la mano da sotto la gonna, avvicino le mie dita alla sua bocca lui si muove in avanti e inizia a leccarmele tutte e con gusto.
“mmmm Carla, che buon sapore, sai di sesso, sei una femmina con la effe maiuscola, sei nata per fare sesso, che culo che ha Miki, chissà come si diverte, poi devi avere un gran bel seno, perché sono anni che ti guardo, fammelo vedere.”
Sono un poco in trance, non riesco a rifiutarmi, la situazione è eccitante, cosi apro la camicetta, sollevo il reggiseno, inizio a toccarmi, i capezzoli duri come il marmo, poi mentre ripendo a fargli la sega, ha un cazzo durissimo, con l’altra mano ritorno a masturbarmi, sono seduta sul letto, a gambe divaricate, sono bagnatissima, mi sto sditalinando di brutto, due poi tre dita dentro, oh cazzo, sento arrivare un orgasmo, sto godendo, non posso urlare come faccio, lo soffoco mordendomi le labbra, lui ha gli occhi spalancati, estraggo le dita e gliele porgo di nuovo, me le succhia e nel frattempo contino a segarlo, poco dopo sento che ha una spruzzata pazzesca, la mia mano e fradicia del su seme, il lenzuolo tutto macchiato, mi alzo, vado in bagno a prendere dello scottex e cerco alla ben e meglio di pulire, riprendo le salviette, gli lavo il cazzo ancora duro e gocciolante, rimetto a posto, lui mi guarda, non dice nulla, io lo saluto e gli dico che ci saremmo visti nei giorni successivi, cosi poi capitò, arrivò anche il figlio.
Italo passò molte settimane in ospedale, poi lo dimisero e ritorno a casa, ma doveva fare la riabilitazione, così lo accompagnavo io, devo dire che dopo quella volta in ospedale, tutte le altre volte in cui sono stata da lui, non successe più nulla, vero che quando c’ero io, guarda caso aveva sempre da fare la pipì, e io sempre a maneggiare il pappagallo e il suo cazzone, ma fu molto dolce e poco invadente, nessuna richiesta, io mi limitavo ad accudirlo e a fargli una coccola ogni tanto.
Una sera lo invitammo a cena da noi, oramai non era ingessato, aveva un tutore per la spalla, ma era in grado di fare tutto da solo, a volte ci incontravamo in giardino e qualche battutina me la faceva ma niente di più, quella sera io indossai una gonna abbastanza corta ed una camicetta, con al di sotto un reggiseno a balconcino che gonfiava le mie tette in maniera da renderle invitanti, insomma ero in modalità seduttrice, tant’è che Miki mi disse che forse a Italo sarebbe venuto un coccolone a vedermi cosi, ma che se mi sentivo a mio agio, nessun problema.
Italo durante la cena, si commosse, si avvicinò a noi e ci ringrazio per l’aiuto dato, ci ringraziava anche su o figlio ci disse che eravamo una coppia stupenda, sempre disponibili e altruisti e che ce ne sono poche di persone come noi, che Miki mi deve tenere stretta perché ha a mano una femmina con la effe maiuscola, Miki infatti rispose dicendo che lo sapeva di avere una femmina a mano eccezionale e molto calda, lo disse dandomi una sculacciata e mettendosi a ridere.
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