tradimenti
La mia fidanzatina svezzata da altri Cap 11
23.06.2025 |
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"Un calore intenso, quasi bruciante all'inizio, che si propaga, inondando ogni spazio..."
FANTASIE E REALTA'"E allora, amore mio," dissi con un tono suadente, accarezzandole un fianco, "proviamo a immaginarla questa situazione... Te lo vedi il signor Franco?"
Lei chiuse gli occhi per un istante, abbandonandosi al mio tocco, poi li riaprì con una luce timida ma curiosa che le illuminava il viso.
"Mmmm, sì, me lo vedo... È sabato mattina, fa un caldo pazzesco, a casa non c'è nessuno, e io sono sul balcone con la mia minigonna di jeans chiara, un po' sfilacciata sul bordo, e una maglietta bianca semplice, un po' larga, che a volte mi scivola giù dalla spalla.
Però... non ho messo niente sotto, sai? Distratta come sono, faccio cadere il mio vasetto di fiori preferito proprio di sotto, nel giardino."
Un piccolo rossore le colorò le guance, unito a un lampo di malizia appena accennato.
"Sospiro e mi affaccio, guardando in basso. 'Oh, signor Franco! Mi è caduta la mia piantina! Potrebbe aiutarmi a riprenderla?' dico con la mia voce un po' da bambina, sapendo che lui è sempre così gentile con me. Lui subito si sporge, un po' preoccupato, e mi dice con la sua voce calma: 'Certo, certo, signorina Marina, non si preoccupi. Aspetti che la prendo.'"
Lo vedo che raccoglie il vasetto e me lo porge, i suoi occhi si posano un istante sulle mie gambe scoperte. "Ecco a lei. Ma come mai è già in giro con questa bella gonnellina, signorina Marina? Fa già così caldo?" dice con un tono gentile, un leggero rossore sulle sue guance. Io sorrido innocentemente e dico: 'Oh, sì, signor Franco! Fa caldissimo! Grazie mille per la piantina!'"
Lui mi guarda con un sorriso paterno. "Ma prego, signorina Marina. Senta, visto che fa così caldo, perché non sale un attimo? Ho appena preparato un succo di frutta fresco, fatto in casa. Le farebbe bene."
Faccio la finta di pensarci un po', poi accetto con un sorriso timido. "Oh, grazie, signor Franco! Molto gentile da parte sua!" Salgo le scale, sentendo il suo sguardo posarsi un istante sulle mie gambe mentre la minigonna si muove ad ogni passo.
Una volta nel suo appartamento, mi fa accomodare in salotto. Io mi siedo un po' impacciata sul divano, tirando leggermente in giù la minigonna, anche se sotto non c'è niente. Lui torna con due bicchieri di succo fresco. "Ecco a lei, signorina Marina. Si rinfreschi un po'."
Prendo il bicchiere e sorrido. "Grazie, signor Franco! È davvero gentile." Mentre bevo il succo, lui mi guarda con un'espressione un po'... diversa dal solito. Forse nota qualcosa nel mio modo di sedermi, o forse gli è solo caduto l'occhio sulla maglietta che scivola un po' dalla spalla, mostrando la pelle nuda.
Lui tossicchia leggermente e dice: "Le sta molto bene questo colore, signorina Marina. Le dona molto." Io arrossisco un pochino e abbasso lo sguardo, un po' confusa.
"...E mentre sorseggiamo il succo," continuò Marina con un tono leggermente più pensieroso, "il signor Franco inizia a parlare. Dice che si sente un po' solo ultimamente, da quando sua moglie... beh, da quando è mancata. Racconta di come gli manchi qualcuno con cui chiacchierare la sera, di come i gerani siano le sue uniche vere compagne."
Fece una piccola pausa, quasi immedesimandosi nella scena.
"Io lo ascolto, annuendo con aria comprensiva, i miei occhi che vagano un po' per il suo salotto... un po' polveroso, pieno di ricordi. Mi sento un po' dispiaciuta per lui, sai? È sempre stato così gentile."
Poi un piccolo sorriso, appena accennato, le illuminò il viso.
"E mentre lui si confida, magari i nostri sguardi si incrociano per un istante un po' più del dovuto. Io arrossisco leggermente, abbasso gli occhi sulle mie gambe... senza niente sotto la minigonna. E nella mia testa... beh, nella mia testa immagino che magari, proprio in quel momento di sua vulnerabilità, potrei... potrei offrirgli una compagnia diversa."
Il suo tono si fece un po' più malizioso, nonostante l'apparente ingenuità.
"Magari, mentre lui parla della sua solitudine, io mi avvicino un po' di più sul divano, 'per sentire meglio'. Magari la mia maglietta scivola ancora un po', mostrando un po' di pelle. E magari, con la mia voce più dolce, gli dico: 'Mi dispiace tanto, signor Franco... Se vuole, posso farle un po' di compagnia io...'"
Fece una pausa, lasciando intendere molto più di quanto dicesse.
"E nella mia immaginazione... beh, la sua espressione cambierebbe. Forse sorpresa, forse un po' imbarazzata all'inizio. Ma poi... magari noterebbe che sotto questa minigonna non ho niente. E forse... forse la sua solitudine si trasformerebbe in qualcosa di... diverso. Qualcosa che la mia bocca... beh, la mia bocca ha imparato a fare molto bene, no?"
Concluse con un piccolo sospiro, un misto di innocenza e una consapevolezza nascente dei suoi mezzi.
"Sì, Miky. Me lo vedo il signor Franco che si confida, e io lì, ad ascoltarlo... con la mia minigonna e la maglietta... e la mia 'disponibilità' a fargli compagnia a modo mio."
"...E mentre nella mia testa gli offro la mia 'compagnia'," continuò Marina con un sussurro, gli occhi che si socchiudevano leggermente, "la fantasia va un po' oltre, sai? Lo vedo alzarsi, un po' incerto all'inizio, poi avvicinarsi a me con un'espressione... beh, un'espressione diversa da quella del vicino gentile."
Fece un piccolo sospiro, come se stesse vivendo quel momento nella sua mente.
"E poi... lo immagino che si china, i suoi occhi che finalmente notano... la verità sotto la mia minigonna. Un piccolo sorriso, un po' timido ma anche un po' eccitato, gli compare sulle labbra. E senza dire una parola, con un gesto lento... lo immagino che se lo sfila dai pantaloni... e me lo mette in bocca."
Le sue guance si colorarono di un rosso più intenso, e il suo respiro si fece leggermente più rapido.
"Nella mia mente sento la sua consistenza... non è solo spesso, Miky, me lo immagino massiccio. Un vero pilastro di carne dura, sai? Lungo il giusto, ma la circonferenza... riempie completamente la mia bocca, tanto che quasi faccio fatica a prenderlo tutto. La pelle è scura, virile, con grosse vene in rilievo che pulsano appena sotto la superficie, come corde tese. E la cappella... è grande, arrotondata, con un solco profondo e umido. Ha un odore... forte, primordiale, di maschio vero. Sento il suo sapore... nuovo, sconosciuto. E immagino la sua mano sulla mia testa, a guidare i miei movimenti, proprio come faceva Manuel o Alex o Marco... ma con un'aria forse più... sorpresa, quasi incredula che io stia facendo una cosa del genere."
Chiuse gli occhi per un istante più lungo, la sua immaginazione completamente immersa nella scena.
"E in quel silenzio... solo il suono dei nostri respiri... io che lo prendo in bocca, lui che si lascia fare, forse con un piccolo gemito soffocato... Ecco come finisce la mia fantasia, amore. Con il signor Franco... con la sua... virilità calda e pulsante... tutta nella mia bocca.
Un cazzo possente, Miky. Un vero cazzo da uomo."
Riaprì gli occhi, un sorriso un po' sognante sulle labbra.
"Sì, Miky. Me lo immagino proprio così. Un finale... inaspettato, ma in fondo... eccitante."
"Ok," dissi, con un tono di voce che tradiva una crescente curiosità, "e come ti immagini... l'esplosione finale? La sborra del signor Franco nella tua bocca?"
Lei socchiuse nuovamente gli occhi, abbandonandosi per un istante a quella specifica immagine. Un piccolo fremito le percorse le labbra, quasi a presagire la sensazione descritta.
"Mmmm," iniziò con un sussurro evocativo, la voce leggermente velata. "Non sarebbe la furia cieca, l'onda calda e densa di Manuel, né la quantità quasi irruenta di Roberto. Immagino qualcosa di più... contenuto, ma non meno intenso. Un rilascio profondo, quasi un sospiro caldo che si espande nella mia bocca. Ma, oh Miky, pensa... otto mesi, otto mesi che il povero signor Franco non ha un rapporto con una donna. Otto mesi di astinenza... immagina che le sue palle devono essere belle piene, pronte a riversare tutta quella... sborra al minimo contatto." Il suo tono si fece più vibrante, quasi eccitato al pensiero, "...allora non sarebbe un'eruzione lenta e silenziosa. No. Sarebbe un fremito crescente, una tensione palpabile che si accumula nel suo corpo, che sento vibrare contro le mie labbra e la mia lingua. Un gemito rauco, inaspettato, gli sfuggirebbe
dalle labbra serrate."
I suoi occhi si aprirono leggermente, la pupilla dilatata dalla vivida immagine mentale.
"E poi... la rottura. Non uno schizzo timido, ma un'ondata potente, un magma bianco e denso che irrompe, riempiendomi la bocca con una forza inaspettata. Un calore intenso, quasi bruciante all'inizio, che si propaga, inondando ogni spazio. La sento pulsare, vibrare con la sua scarica, un ritmo primordiale che mi avvolge. Otto mesi, Miky... otto mesi di desiderio represso che si riversano tutti nella mia bocca. Tutta quella... sborra finalmente libera."
Il suo respiro si fece più affannoso, quasi stesse realmente vivendo quella sensazione.
"Il sapore... in quel momento di culmine, lo immagino più selvaggio, più intenso di quanto potessi prevedere. Un sapore denso, quasi metallico, che mi satura le papille gustative. E la sensazione... sarebbe di totale abbandono da parte sua, un perdersi nel piacere così intenso da scuotere la sua compostezza abituale. Le sue mani sulla mia testa stringerebbero, quasi a volermi spingere più a fondo in quel suo eruttare di virilità. Otto mesi di attesa... un vero e proprio fiume di... sborra in piena."
Un piccolo sorriso, intriso di una punta di trasgressione, le curvò le labbra.
"Sì, Miky. Anche così me la immagino. Un'eruzione inaspettata, potente, che mi riempie completamente, lasciandomi senza fiato, con il sapore caldo e denso del suo piacere come un sigillo di quel momento... vulcanico. E io... io sarei la valvola di sfogo di otto lunghi mesi di desiderio inappagato. Tutta quella sua... sborra... tutta per me."
Al solo pensiero del signor Franco, sento il corpo di Marina iniziare a fremere leggermente. All'improvviso afferra la mia testa con entrambe le mani, tirandomi verso il suo sesso. "Dai, cornuto," mi ordina con un tono roco e impaziente, "leccami!"
Obbedisco, sentendo il suo profumo intenso farsi più forte mentre la mia lingua la accarezza. Le sue mani si fanno più strette tra i miei capelli, il suo respiro si fa affannoso. Io stesso mi sto masturbando furiosamente, immaginando la scena che mi ha appena descritto.
Il suo corpo inizia a contrarsi, i suoi gemiti si fanno più acuti, spezzati. "Oh, signor Franco... signor Franco..." sussurra, chiamando il suo nome nel culmine del piacere, mentre la mia mano stringe il mio membro sempre più forte, fino a che io stesso non sborro furiosamente.
"...Eravamo entrambi spossati, mentre il sonno iniziava a farsi sentire, Marina con un sorriso stanco ma malizioso, girandosi verso di me e appoggiando la testa sul mio petto, "se mai dovesse succedere qualcosa... sai... con il signor Franco... beh," sbadigliò leggermente, "sarà un po' colpa tua, no? A forza di farmi immaginare queste cose..."
Un piccolo sussurro, appena udibile prima di abbandonarsi al sonno.
"...sarà colpa del mio fidanzato curioso... e cornuto..."
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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