tradimenti
La mia fidanzatina svezzata dagli altri cap 1
30.09.2024 |
6.268 |
25
"Era ingessato dal bacino in giù a causa di una brutta caduta dalla moto, e le infermiere sembravano fare a gara per assisterlo..."
CAPITOLO 1 – L’estate di Marina Era un’estate rovente, di quelle che profumano di salsedine e risate, quando la vita sembra un eterno gioco. Ero in vacanza con i miei amici, un gruppo di ragazzi spensierati che passava le giornate tra partite di calcio sulla spiaggia, gavettoni improvvisati e occhiate maliziose alle ragazze che incrociavamo. Non eravamo certo dei dongiovanni, ma ci divertivamo a nostro modo: una battuta, un sorriso, qualche toccatina furtiva se la situazione lo permetteva, e, nei giorni fortunati, magari un gioco di mani da parte di qualche ragazza più audace.
Avevamo conosciuto un gruppetto di ragazze, e io ero a un passo dal mettermi con una di loro, una storia che sembrava promettente ma ancora indefinita.
Poi, come un fulmine a ciel sereno, arrivò lei: Marina. La ragazza che avrebbe stravolto la mia vita, rubandomi il cuore e aprendo le porte a un mondo che, all’epoca, non avrei mai immaginato di esplorare.
Marina aveva appena compiuto 18 anni. Era una visione: 165 centimetri di pura grazia, poco più di 53 chili, con un corpo che sembrava scolpito per attirare ogni sguardo. Le sue tettine sode, quasi impertinenti nella loro sfida alla gravità, e un culetto tondo e perfetto erano un richiamo irresistibile.
Ricordo ancora gli sguardi degli uomini sulla spiaggia: padri di famiglia che fingevano di leggere il giornale, ma che in realtà la divoravano con gli occhi, nascosti dietro le pagine spiegazzate.
Quegli sguardi mi provocavano un misto di gelosia bruciante e un’eccitazione inspiegabile. Vederla desiderata da tutti, con quel suo corpo ancora acerbo ma già così magnetico, mi faceva impazzire.
Ma ciò che rendeva Marina unica non era solo il suo aspetto. Era il suo sorriso. Un sorriso che ti catturava, che illuminava tutto intorno a lei. A volte mi ricordava una giovane Milly Carlucci, con quell’aria dolce e raffinata; altre volte, quando il mio desiderio prendeva il sopravvento, vedevo in lei un’audacia che mi evocava una Milly D’Abbraccio, sensuale e provocante. Era una combinazione letale di innocenza e sensualità innata, qualcosa che non si può imparare, che ti nasce dentro e ti rende irresistibile.
Stare con lei non era solo bello, era di più. Era un’esperienza che ti travolgeva, un mix di dolcezza disarmante e una sensualità che sembrava inconsapevole, ma che ti teneva incollato a lei.
Passavamo le giornate a baciarci, a ridere, a sfiorarci. Io, come ogni ragazzo della mia età, cercavo di spingermi oltre, di esplorare quel corpo che mi faceva perdere la testa.
Ma Marina, cresciuta con un’educazione rigorosa, non cedeva facilmente.
O forse, semplicemente, io non ero così abile come credevo di essere.
Dopo un mese di questa danza di avvicinamenti e ritrosie, l’estate ci separò. Marina doveva partire per le solite vacanze con sua madre, una tradizione immutabile: Riovivo, a Termoli, una località di mare dove andava ogni anno.
Ci sentivamo ogni giorno, a volte anche più volte al giorno, aggrappandoci al telefono come se fosse l’unico ponte tra noi.
Ogni tanto, riuscivo a raggiungerla di nascosto per passare qualche ora insieme, rubando momenti di intimità tra una passeggiata sulla spiaggia e un gelato condiviso.
L’estate scivolò via, e con l’arrivo dell’autunno la vita decise di giocarmi un brutto scherzo. Durante una partita di preparazione con la mia squadra, il mio ginocchio cedette.
Un infortunio serio, che mi costò non solo la prima parte della stagione, ma anche un ricovero nel reparto di ortopedia dell’ospedale di Termoli.
In camera con me c’era un altro paziente, un certo Gianni, un tipo che non passava inosservato.
Aveva 28 anni, un fisico imponente – 185 centimetri per una ottantina di chili – muscoloso, con la pelle scurita da un’abbronzatura che sembrava non svanire mai.
Era ingessato dal bacino in giù a causa di una brutta caduta dalla moto, e le infermiere sembravano fare a gara per assisterlo. Si scambiavano gomitate e sguardi maliziosi, alcune alzavano gli occhi al cielo con un sorrisetto, e non ci voleva molto a capire il motivo.
Gianni non era solo un colosso: era, per così dire, ben dotato.
Lo capii presto, vedendo l’effetto che aveva sulle infermiere quando lo aiutavano con le necessità quotidiane. Il suo “attrezzo” – circonciso, largo, con una cappella rossa e vistosa – era di quelli che lasciavano un’impressione anche a riposo.
Figurarsi in azione.
Dopo le presentazioni di rito, io e Gianni iniziammo a chiacchierare.
Eravamo solo noi due in quella stanza d’ospedale, e il tempo passava lento tra un controllo medico e l’altro.
Quando gli dissi da dove venivo, il suo viso si illuminò. “Ehi, ma lo sai che quest’estate sono stato al mare con una ragazza della tua città?” disse con un sorrisetto. “Si chiama Marina…”
Il cuore mi si fermò per un istante. Marina......
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per La mia fidanzatina svezzata dagli altri cap 1:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
