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Tre amiche.


di Hallucination
16.06.2026    |    1.193    |    0 8.9
"Infine le guidò in una posizione 69, osservandole mentre imparavano a esplorarsi..."
Irene, Alice e Michela si erano conosciute due anni prima alle riunioni genitori della scuola elementare. Ciò che le aveva unite inizialmente era stato il comune senso di responsabilità verso i figli, ma col tempo le conversazioni si erano spostate su qualcosa di più profondo: la solitudine emotiva che spesso accompagna la maternità e il matrimonio.
Irene portava dentro di sé un segreto ben custodito. Anni prima, prima del matrimonio, aveva vissuto esperienze lesbiche intense che le avevano fatto scoprire una parte di sé viva e autentica. Con il tempo aveva scelto la “normalità” – marito, figli, routine – ma quel desiderio non era mai scomparso del tutto. Si era convinta di averlo messo a tacere, eppure ogni volta che vedeva Alice e Michela sentiva riaccendersi una scintilla: il bisogno di essere non solo la mamma o la moglie affidabile, ma anche la donna desiderata e capace di dare piacere. Irene aveva imparato a riconoscere i segnali di insoddisfazione altrui e, dentro di sé, provava un sottile piacere di controllo nel guidare le altre verso la scoperta.
Quella sera di giugno, dopo la festa di fine anno scolastico, i bambini erano dai nonni. Le tre mamme si ritrovarono nell’appartamento di Alice, con una bottiglia di prosecco e luci soffuse. Indossavano ancora gli abiti leggeri della giornata: Irene un vestito estivo leggero, Alice una camicetta bianca e shorts, Michela una gonna corta e una canotta.
Mentre bevevano, Alice parlò per prima, la voce carica di frustrazione accumulata:
«A volte mi sento come se fossi solo una mamma e una moglie di servizio. Mio marito è sempre via e quando torna è distratto, distante. Ho bisogno di sentirmi viva, desiderata… ma ho paura di ammetterlo persino a me stessa.»
Michela annuì, arrossendo. Dentro di lei si agitava un conflitto profondo: era cresciuta con l’idea che il desiderio dovesse stare entro certi confini, eppure da mesi si sentiva irrequieta, insoddisfatta, quasi invisibile nel suo ruolo di madre e moglie. Voleva essere vista, toccata, voluta con urgenza.
Irene le guardò entrambe con un sorriso dolce ma consapevole. Dentro di sé sentiva un misto di tenerezza e eccitazione: era il momento che aveva inconsciamente aspettato. Posò il bicchiere e si avvicinò sul divano.
«Forse non dovete cercare lontano,» mormorò. La sua mano sfiorò con leggerezza il braccio di Alice, poi scese sulla coscia di Michela, sopra la gonna. «A volte le cose più belle arrivano quando meno te le aspetti.»
Alice e Michela si scambiarono un’occhiata incerta. Il cuore di Alice batteva forte: una parte di lei voleva scappare, l’altra era stanca di negarsi. Michela si sentiva vulnerabile ma attratta, come se Irene avesse toccato un nervo scoperto.
Irene si chinò lentamente verso Alice. «Posso?» chiese piano, con voce calda e rassicurante.
Il bacio fu lento, morbido. Alice tremò all’inizio, sopraffatta da un’ondata di emozioni contrastanti – senso di colpa, curiosità, sollievo. Quando si separarono aveva le guance arrossate e gli occhi lucidi di chi sta per varcare una soglia proibita.
Irene si voltò verso Michela, prendendole una mano e portandosela sul petto, sopra il vestito. «Toccami,» le disse con dolcezza. «Non c’è niente di sbagliato. È solo piacere.»
Michela esitò, ma il contatto e il gemito incoraggiante di Irene sciolsero le sue resistenze interne. Per la prima volta dopo anni si sentiva desiderata per sé stessa, non per il suo ruolo familiare. Alice, dietro di lei, cominciò ad accarezzarle la schiena, spinta da una crescente eccitazione mista a timore.
Irene guidava con pazienza e sicurezza, godendo del proprio ruolo di mentore. Sapeva che per Alice e Michela questo non era solo sesso: era una riscoperta di sé, una ribellione silenziosa contro anni di repressione emotiva. Le fece sedere sul divano, si inginocchiò davanti a loro e, con gesti lenti, sfilò loro le mutandine. Il loro imbarazzo la inteneriva e la eccitava allo stesso tempo.
Mentre si chinava tra le gambe di Alice, Irene sentiva dentro di sé un senso di potere dolce: stava dando loro ciò che i mariti non riuscivano più a offrire – attenzione totale, desiderio senza giudizi. Alice si abbandonò con gemiti sempre più intensi, lasciando andare il controllo che manteneva nella vita quotidiana. Michela, guardandole, si toccava e sentiva sciogliersi ogni tabù residuo.
Irene si tolse il vestito rimanendo con la biancheria e si sdraiò. Guidò le mani e le bocche inesperte di Alice e Michela su di sé, insegnando loro con parole dolci e gemiti. Venire sotto le loro lingue goffe ma entusiaste le diede un orgasmo profondo, non solo fisico, ma emotivo: la conferma di essere ancora capace di risvegliare desiderio.
Poi si dedicò completamente a loro. Leccò Michela fino a farla tremare in un orgasmo liberatorio, mentre Michela piangeva quasi di sollievo per aver finalmente ceduto a qualcosa di autentico. Alice venne poco dopo, stringendo forte la mano di Michela, come se quel contatto le ancorasse a una nuova versione di sé.
Infine le guidò in una posizione 69, osservandole mentre imparavano a esplorarsi. Vedere le due donne abbandonarsi completamente, superando vergogna e paure, riempì Irene di una tenerezza profonda.
Esauste, le tre si abbracciarono sul divano, ancora parzialmente vestite con ciò che restava degli abiti leggeri.
Irene baciò prima Alice, poi Michela. «Siete state bravissime,» sussurrò. Dentro di sé sapeva che per loro questo era l’inizio di un viaggio di riscoperta personale, mentre per lei era il ritorno a una parte di sé troppo a lungo negata.
Alice, con voce tremante: «Non pensavo che potesse essere così… intenso. Mi sento in colpa, ma anche così viva.»
Michela, ancora arrossata: «È come se avessi aperto una porta che non sapevo esistesse. Possiamo… rifarlo?»
Irene sorrise, accarezzando loro i fianchi sopra i vestiti rimasti. «Ogni volta che i bambini saranno dai nonni. Questo sarà il nostro segreto più dolce e personale.»
Per Irene era l’appagamento di un desiderio represso; per Alice e Michela, l’inizio di una liberazione emotiva e sensuale che nessuna delle due aveva mai osato immaginare. Fuori la notte estiva era calda.
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