Ordinaria quotidianità (Atto III)
Manuela era stesa sul letto: il corpetto nero e le autoreggenti creavano sul suo corpo una simmetria erotica a cui era impossibile restare indifferenti. Un corpo disegnato direttamente dai desideri più nascosti, vestito di un velo di mistero. L'atmosfera era amplificata da quel malizioso dettaglio del collarino e della mascherina di pizzo, che rendeva ancora più forte la voglia di possederla. Il marito era seduto su una comoda poltrona accanto al letto con i pantaloni appena slacciati. La guardava con un mix di ansia e desiderio, mentre lei sembrava fare le fusa su quelle lenzuola. Mentre lei si muoveva con una sinuosità morbida ed eccitante, i loro sguardi si incrociavano in un dialogo muto e complice, una tensione invisibile che attraversava la stanza fino a coinvolgere anche me. Ora però mi ero goduto lo spettacolo dei suoi movimenti solitari fin troppo a lungo: era tempo di liberare il mio corpo da qualsiasi barriera si frapponesse tra me e lei, e di salire sul letto per sostituire le sue mani con le mie.
Ad ogni indumento che facevo scivolare a terra, mi tornavano in mente le parole del suo messaggio: “Con te siamo stati davvero molto bene e, se ti va, vorremmo fare un ulteriore passo avanti. Ti va di venirci a trovare di nuovo e scoparmi davanti a mio marito?”. Quella parola — scopare — incastonata in un messaggio di ordinaria normalità e dolce formalità, mi aveva completamente spiazzato e fatto ribollire il sangue. Quella domanda, “se ti va”, in realtà non attendeva una risposta, ma soltanto un “quando arrivo?”.
Quando ero arrivato e Manuela mi aveva aperto la porta, era semplicemente raggiante, pur nel suo voler mantenere ancora un barlume di distacco che, dopo quel giorno, avremmo perso per sempre. Era sorridente, leggermente spettinata, sapeva già di sesso. E quando ho visto suo marito alle sue spalle, ho capito subito il perché. La cinghia dei suoi pantaloni e il primo bottone erano slacciati, e quel rigonfiamento che premeva contro il tessuto tradiva un’eccitazione già forte e incontrollabile — probabilmente alimentata dalla mano o dalla bocca di lei per mantenergli la tensione altissima prima del mio arrivo.
Poi l’invito a spostarci in camera da letto, lei che scompare in bagno per finire di prepararsi, lui che si accomoda sulla poltrona accanto ai piedi del letto, accogliendomi con un cenno d'intesa che voleva sancire la nostra nuova comune complicità, e infine lei che riapre la porta vestita di puro erotismo. Lo spettacolo solitario dei suoi movimenti sul materasso si era consumato davanti ai nostri occhi... e ora toccava a me giocare col corpo e le voglie di quella donna.
Quando sono salito sul letto, ho sentito cedere il materasso sotto il mio peso, creando una piega che sembrava quasi portarmi verso di lei. I suoi occhi su di me erano magnetici: mi guardava con desiderio e sfrontatezza, mentre con la coda dell'occhio percepivo il respiro del marito farsi sempre più corto ma cadenzato per trattenere tutte le nuove emozioni che si stavano alternando dentro di lui. Mi sono mosso con lentezza, godendomi la sensazione d'attesa di quegli ultimi centimetri. Quando le mie mani hanno sostituito le sue sulle sue cosce, Manuela ha lasciato uscire dalle sue labbra un sospiro lungo, vibrante. Le mie dita sono risalite lungo le cuciture delle autoreggenti per poi raggiungere i bordi del corpetto nero, sfiorando la pelle scoperta dai tagli della lingerie, fino a sfiorarle il viso. In quel momento, per la prima volta da quando le nostre vite si erano incrociate, l'ho guardata negli occhi sotto la mascherina di pizzo, scorgendo una profondità nuova dalla quale non sarei più riemergo, e finalmente l'ho baciata. Il nostro primo bacio vero. Un bacio caldo, profondo, passionale, che ha polverizzato definitivamente ogni residuo di distanza e ogni vecchia regola.
Capitolo 6 – Armonia a Tre
Le sue labbra hanno risposto alle mie con una fame arretrata, mentre le sue gambe si aprivano per accogliermi nella mia fisicità. Mi sono sistemato su di lei, cercando con le dita la sua intimità pronta a schiudersi per me. Lei era bellissima, stesa sul letto con le labbra ancora bagnate da quel primo bacio, il seno che le usciva dal corpetto e le gambe che sfioravano il mio bacino. I miei occhi erano fissi nei suoi quando, con un sorriso sulle labbra, ho iniziato ad affondare il mio sesso nel calore della sua eccitazione. La sua bocca si è aperta nuovamente, ma questa volta non per un bacio, bensì per un lungo sospiro di piacere. Ma quando al suono del suo sospiro si è unito quello del marito, le sue mani si sono piantate fermamente sul mio petto, bloccando ogni mio movimento.
“Non così, voglio godere con lui mentre mi sei dentro…”, mi ha sussurrato con la voce incrinata dal fiato corto e lo sguardo che cercava già oltre la mia spalla. “Voglio guardare mio marito mentre mi scopi con forza”.
Ancora quella parola — scopare — in quel contesto di sesso e passione mi ha fatto impazzire. Mi sono alzato, assecondando il suo desiderio senza dire una parola. L'ho fatta mettere carponi al centro del letto, la schiena inarcata e le natiche oscenamente offerte a me, mentre il suo sguardo era rivolto verso la poltrona. Quando il mio sesso è rientrato in lei, il ritmo è diventato subito profondo e sfacciato. Si era creata un'armonia magnetica tra noi tre: Manuela teneva gli occhi sbarrati, fissi su suo marito, e lui, a pochi passi da noi, si accarezzava il sesso ormai libero dai pantaloni assecondando il ritmo dei miei colpi, totalmente ipnotizzato dalla vista di sua moglie posseduta da me e stimolato dal mio stesso godere.
Il suono dei nostri corpi che si scontravano ritmicamente si mescolava al respiro sempre più affannoso e pesante di suo marito. Manuela non riusciva neppure più a sorridere attraverso l'affanno, si mordeva il labbro inferiore ogni volta che spingevo più a fondo, cercando gli occhi di lui per mostrargli quanto stesse godendo sotto i miei affondi. E lui non poteva staccare gli occhi da lei, dal suo viso, dal suo corpo, sopraffatto dal desiderio nel vederla così completamente appagata da quella nuova esperienza.
“Dio, quanto sei bella...”, le ha detto lui ad un certo punto, senza riuscire più a trattenere le parole, con la voce rotta dall'eccitazione, sporgendosi appena dalla poltrona con una mano rivolta verso il letto e verso di lei.
Le sue dita hanno sfiorato la guancia di Manuela, accarezzandole i capelli spettinati, mentre io continuavo a dettare un ritmo cadenzato e profondo. In quello strano contatto a tre — io dentro di lei, lei stretta al suo sguardo e lui che le sfiorava il volto — la stanza è diventata satura di un'energia unica. Non c'era più alcuna barriera tra di noi: eravamo tre corpi orchestrati da un unico, identico desiderio. Abbiamo continuato in quella posizione per alcuni minuti, finché lei, stanca sulle gambe e sulle braccia, non mi ha chiesto di cambiare posizione. Si è stesa nuovamente sul letto, portando con sé la voglia di raggiungere l’apice del piacere per suggellare il completamento di quel meraviglioso pomeriggio.
Capitolo 7 – Senza più barriere
Quando l’ho vista ferma sulle lenzuola, con il sesso gonfio e aperto, e la testa lasciata cadere sul bordo del letto, ho deciso di dare una spinta ancora più forte all'energia che stavamo vivendo.
“Vieni qui”, ho detto al marito con voce bassa ma ferma. “Vieni qui e scopala”, ho ripetuto, usando quella parola che mi aveva così stupito prima, ma che avevo compreso essere parte integrante del loro gioco.
Lui mi ha guardato un attimo incredulo, spaesato, ma ha visto in me una fermezza che non ammetteva titubanze ma soltanto sicurezze: un dolce ordine per raggiungere un piacere ancora più intenso. Alle mie parole lei ha sorriso e ha detto con un filo di voce al marito: “Vieni, e scopa la tua troia”. A quelle parole lui si è alzato di scatto, ha lasciato cadere a terra i pantaloni e, senza neppure togliersi la maglietta, si è messo in quello che fino a pochi secondi prima era stato il mio posto. Le è entrato dentro con una velocità fulminea, mentre io mi sono mosso verso la sua bocca in quella posizione così disponibile. E non appena lei ha sospirato per il piacere di avere suo marito dentro di lei, ne ho approfittato per avvicinarle il sesso alle labbra e godermi nuovamente la sua lingua, proprio come quel pomeriggio sul divano.
In quel quadro erotico che era diventata quella stanza da letto, nessuno di noi ha avuto la resistenza o la forza di durare ancora molto, lasciandosi finalmente andare al piacere puro. Manuela, con noi due dentro di lei, è stata travolta subito da un orgasmo così intenso da farle tremare tutto il corpo e, complice l’eccitazione del momento e quelle contrazioni trasmesse anche a noi, siamo arrivati al limite un istante dopo. In un attimo di lucida follia ho guardato suo marito, appena in tempo per dirgli: “Fuori da lei”. Con quel gesto ho voluto che finisse il suo orgasmo sul corpo di Manuela proprio come stavo facendo io: il mio seme sul suo viso e il suo sul ventre di lei, lasciando quella dea erotica sul letto coperta del nostro piacere.
Entrambi abbiamo fatto qualche passo indietro, non appena terminate le convulsioni del godimento, restando a guardare quella meravigliosa creatura stesa sul materasso. È stato allora che Manuela, con un gesto del tutto naturale e spudorato, ha raccolto con un dito il seme del marito e il mio, portandoselo alla bocca per leccarlo lento, suggellando così la fine di quel pomeriggio e l'inizio di una nuova, profonda complicità. Il sorriso di Manuela, in quel momento, era pura felicità e raccontava alla perfezione l'atmosfera che si respirava in quella stanza.
Il marito, ancora con il respiro corto, mi si è avvicinato lentamente e mi ha messo una mano sulla spalla, con uno sguardo che illuminava il viso e valeva più di mille parole. “Fatti pure una doccia con calma e poi magari mangiamo qualcosa insieme, se ti va”, mi ha detto a bassa voce, prima di voltarsi e salire sul letto per stringere Manuela a sé in un lunghissimo abbraccio, godendosi insieme a lei gli ultimi brividi di quella straordinaria avventura.
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