Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > lesbo > La ceretta del desiderio
lesbo

La ceretta del desiderio


di Distratta
10.05.2026    |    1.050    |    17 9.9
"L’eccitazione sale nuovamente in noi mentre parliamo – non attraverso il tocco ora, ma attraverso la narrazione stessa..."
Era estate, e l’aria era già carica di promesse. Io e Marco, nell’impeto di un desiderio improvviso, decidiamo all’ultimo momento di strappare un weekend di libertà: un campeggio nudista a Rovigno, il Valalta. Un luogo dove la pelle respira senza costrizioni, dove i desideri possono sgorgare senza censure.

Ma prima della libertà, c’è un rituale. La ceretta completa. Un passaggio necessario per sentirsi perfetta sotto il sole, sotto gli occhi, sotto le mani.

Contatto immediatamente la mia estetista di fiducia, un’amica che conosce ogni curva del mio corpo. Ma il destino, oggi, ha altre intenzioni.

«Sono in vacanza, amore», mi risponde con voce solare. «Ma ti passo il numero di Sonia. È una ragazza giovane, ha iniziato da poco, ma è molto precisa. So che è a casa, l’ho sentita qualche giorno fa.»

Una possibilità. Una porta nuova.

Scrivo a Sonia. Un messaggio breve, diretto. Lei risponde veloce, con un tono fresco e disponibile. Ci accordiamo per il pomeriggio stesso. Che fortuna, penso. Il weekend non sarà compromesso.

«Ho trovato una nuova estetista», annuncio a Marco, mentre mi infilo un vestito leggero, adatto al caldo e alla rapidità dell’operazione. «Mi accompagnerai?»

Marco sorride, quel sorriso che sa già di spiaggia e di nudità condivisa. «Certamente.»

Il viaggio verso la sua casa è breve. Un quartiere tranquillo, un appartamento modesto. Parcheggiamo, e prima di entrare, mi volto verso Marco. Lo bacio, non un bacio fugace, ma uno profondo, che mescola già l’anticipazione del weekend con il presente. «Aspettami in macchina», gli dico, le labbra ancora vicini alle sue. «In mezz’ora sarò tornata.»

Suono il campanello. L’attesa è di pochi secondi, poi la porta si apre.

Sonia.

Poco più che ventenne. Capelli castano chiaro, lisci, che cascano fino alle spalle. Una canottiera bianca, semplice, che aderisce a un torso giovane e tonico. Pantaloncini larghi, di cotone beige, così corti che quando si muove vedo la metà delle sue chiappe – pallide, delicate, con un’ombra di curva che invita al pensiero.

Mi accoglie non con un semplice saluto, ma con un abbraccio caloroso, immediato. Il suo corpo è morbido contro il mio, il suo profumo è fresco, di sapone di mandorla e giovinezza.

«Entra», dice, la voce un po’ più bassa di quanto immaginassi. Mi accompagna attraverso un corridoio semplice, fino alla sua camera.

Non è un studio professionale. È la sua stanza. Un lettino estetico è posizionato vicino alla finestra, la luce del pomeriggio che filtra attraverso una tenda leggera. L’aria è calda, intima. C’è un piccolo fornello elettrico dove una pentola di cera si sta scaldando, l’odore delicato di resina e miele che comincia a diffondersi.

«Mi hai salvata», le confesso mentre si prepara. «Senza ceretta, non sarei andata in vacanza.»

«Dove vai?» chiede, curiosa, mentre testa la temperatura della cera con un spatola.

«Al Valalta», rispondo, senza filtro. «Un campeggio nudista enorme, in Croazia.»

I suoi occhi – grandi, di un marrone chiaro quasi dorato – si illuminano immediatamente. Non è solo curiosità. È un interesse più profondo, più personale. Noto che cerca di formulare la domanda successiva, ma esita.

«Puoi chiedermi direttamente», aggiungo, sorridendo. «Non ti nasconderò nessun segreto.»

La ceretta comincia. Lei è precisa, metodica, le mani sicure ma gentili. La prima applicazione sulla gamba è calda, intensa, ma la sua tecnica è così fluida che il dolore è minimo, quasi trasformato in una sensazione di purificazione.

Mentre lavora, la conversazione scorre.

Prima domande generali: «Tutti girano realmente nudi? Non ti vergogni mai?»

«All’inizio, un po’», rispondo, mentre lei stira il tessuto e lo strappa con un movimento rapido. «Ma poi… è libertà. E non solo.»

Sonia rimane in silenzio per un attimo, concentrata sul lavoro. Poi: «Mi piacerebbe provare. Stare nuda per una settimana intera.»

È l’apertura che aspettavo.

«È eccitante», confessò, la voce diventando più bassa, più confidenziale. «Sentirsi liberi, ma anche… osservati. Esposti.»

Lei mi incalza, senza pause: «Capitano… uomini con erezioni?»

La domanda non è ingenua. È carica di un interesse personale, viscerale.

«Ogni giorno», rispondo, guardandola mentre si sposta verso l’interno delle mie cosce. La sua attenzione è totale. «E alcuni sono molto audaci. Molto provocanti.»

La conversazione, naturalmente, vira verso le donne. Lei chiede l’età media, come sono, come si comportano.

«Ci sono molte donne biricchine», dico, mentre lei applica la cera sulla zona più delicata, il mio pube. «Molte che, insieme ai loro mariti… giocano con altre coppie.»

Entrare in questo argomento fa tornare nella mia mente immagini vivide: Marco e io in mezzo ad altri corpi, le scorribande sotto le tende o dietro gli ombrelloni, le risate furtive, i gemiti condivisi.

Sonia, nella sua apparente innocenza, pone la domanda che cambia tutto: «E voi… fate parte di quelle coppie biricchine?»

La guardo direttamente. I suoi occhi sono fissi sui miei, mentre le sue mani sono impegnate a strappare una striscia di cera dalla pelle sensibile del mio inguine.

«Secondo te?» chiedo, con un tono che è già una confessione.

«Secondo me…», dice lei, rallentando il movimento, «…qualcosa tu combini.»

Rido, un riso libero e aperto. «Sì. Sono biricchina. E mi è capitato… spesso… di giocare con altri uomini e donne.»

Sonia esala un «Wow…» che è più di una semplice esclamazione. È un sospiro di desiderio riconosciuto. «Eccitante», aggiunge, la voce quasi tremante. «Con le donne… come ti approcci?»

Il momento è perfetto. La cera è quasi finita. Io sono distesa sul lettino, completamente aperta a lei, fisicamente e verbalmente. L’aria nella stanza è densa di confidenza e di una tensione nuova, elettrica.

«Avvicinati», le ordino, non con autorità, ma con un invito chiaro.

Sonia non esita. Si sposta dal suo posto di lavoro, si china verso me. I suoi capelli mi sfiorano il viso. Il suo profumo mi invade.

Le bacio la bocca.

Non un bacio di convenienza. Un bacio con la lingua immediatamente presente, esplorativa, che cerca l’accesso.

E lei non si ritrae. Anzi, sento che cerca la mia lingua, che la accoglie, che risponde con una pressione uguale, desiderosa. Le sue mani, che fino a quel momento erano professionali e distaccate, ora si posano sulle mie cosce, non per lavorare, ma per accarezzare.

È un limone profondo, intenso, che mescola l’odore della cera con il nostro desiderio crescente.

Ed è proprio in quel momento che la porta della camera si apre.

Un giovane entra – probabilmente il suo ragazzo. Ha un’aria tranquilla, quasi dimessa.

Io sono sul lettino, completamente nuda dalla vita in giù, le gambe aperte, la mia figa esposta dopo la ceretta. Sonia ha un dito – non lo strumento della ceretta, ma il suo indice – che sta delicatamente tracciando un percorso lungo il mio labbro interno.

Ci stiamo limonando.

Cerco di ritrarmi, un riflesso di discrezione sociale.

Ma Sonia mi ferma con una mano sulla mia spalla. «Non ti preoccupare», dice, senza smettere di guardarmi. «È innocuo. È mio moroso… ma è un cornuto»

La parola cade nella stanza con un peso specifico.

«Io mi diverto con altri ragazzi», continua Sonia, ora rivolgendosi anche a lui con un tono che non è crudele, ma fermo, istituito. «E lui non mi dice niente. Ora è in punizione… è da un mese che non facciamo sesso insieme. E non se lo può nemmeno toccare.»

Poi, verso lui: «Esci da questa camera. Ho da fare.»

Il giovane – innocuo, come lei dice – non obietta. Non sembra nemmeno turbato. Con un’espressione quasi di rispetto, si volta e lascia la stanza, chiudendo la porta delicatamente.

Il mondo fuori scompare.

Ritorniamo al nostro bacio, ma ora è diverso. Ora è liberato da qualsiasi possibile interruzione. Sonia si stacca per un momento, i suoi occhi brillanti.

«Raccontami», dice, mentre le sue dita ora esplorano più audacemente la mia vulva, pulita, sensibile, già reattiva. «Raccontami delle donne in campeggio.»

Le racconto all’orecchio, mentre lei si siede sul bordo del lettino, una mano che continua ad accarezzarmi. Le descrivo incontri casuali sotto il sole, approcci fatti con un sorriso e un’offerta di drink, le lingue che si incontrano tra le donne mentre i mariti guardano o partecipano.

«Che posizioni fate?» chiede Sonia, la sua voce ora è un miele caldo che scorre direttamente nel mio desiderio.

«Mettiti seduta sopra la mia bocca», le propongo, la proposta che è una dimostrazione pratica. «Ti mostrerò quello che faccio.»

Sonia non ha bisogno di essere persuasa. Si alza, e con movimenti rapidi ma non frettolosi, si toglie la canottiera bianca. I suoi seni sono piccoli, perfetti, con capezzoli di un rosa delicato che già sembrano indurirsi sotto la mia vista.

Si slaccia i pantaloncini larghi e li fa scivolare lungo le gambe. Rimane solo con un micro perizoma – un triangolo minuscolo di tessuto nero che copre appena il suo inguine.

E è bagnato.

Non solo umido: è zuppo, impregnato di desiderio. Gli umori hanno attraversato il tessuto leggero, creando una macchia scura e lucida.

Lo scosto con due dita. La sua figa si presenta immediatamente: labbra carnose, gonfie, di un rosa più intenso rispetto ai suoi capezzoli. È glabra – probabilmente anche lei si fa la ceretta – e la pelle è luminosa, coperta da una patina di umidità che riflette la luce della stanza.

Affondo la mia lingua dentro di lei.

Il suo sapore è immediato – dolce, salato, fresco come la sua giovinezza ma già complesso come il suo desiderio. La mia lingua entra nella sua vagina, esplora le pareti interne mentre lei emette un gemito lungo, profondo.

Le mie mani esplorano i suoi seni mentre lei continua a masturbarmi – ora non con un dito, ma con due, che entrano e escono dal mio corpo con un ritmo sincronizzato al movimento della mia lingua dentro di lei.

È un dialogo fisico perfetto.

Ci spostiamo dal lettino al suo letto – più largo, più morbido. Non prima, però, di catturare un momento.

Prendo il mio telefono dalla borsa. Marco deve sapere. Marco deve vedere.

Faccio una foto che ritrae le nostre due fighe – la mia, pulita e aperta dopo la ceretta; la sua, bagnata e invitante – attaccate l’una all’altra come in una forbice perfetta. Le labbra si sfiorano, l’umidità si mescola.

La invio a Marco. Senza testo. Solo l’immagine.

Sul letto, disteso Sonia. Le alzo una gamba, posizionando il mio corpo sopra il suo. Metto la mia figa direttamente sulla sua figa – pelle contro pelle, umido contro umido – e comincio a strofinare.

Il movimento è lento inizialmente, poi aumenta di ritmo. La pressione delle nostre clitoridi che si sfiorano attraverso le labbra crea una stimolazione incredibile, diffusa, che sembra irradiarsi attraverso tutto il nostro corpo.

Sonia geme sotto di me, le sue mani che mi afferrano i fianchi.

Poi vedo che si muove, raggiunge un cassetto vicino al letto. Lo apre ed estrae un oggetto: un dildo. Non piccolo, non discreto. È di dimensioni realistiche, con una curva pronunciata, di un colore carne che sembra vivo nella sua mano.

«Ti voglio mettere questo nel culo», dice, non come una domanda, ma come una proposta che sa già sarà accettata.

Io mi girai immediatamente sul letto, offrendole il mio dorso, il mio derriere completamente esposto dopo la ceretta totale.

Lei si posiziona dietro di me. Sento prima la sua lingua – una carezza calda e umida lungo la mia fessura anale, preparando la zona. Poi la punta del dildo, fredda inizialmente ma che si scalda rapidamente al contatto con la nostra pelle.

«Facciamo una foto», le suggerisco, ansimando già per l’anticipazione. «Per far impazzire Marco.»

Lei obbedisce. Con una mano regge il telefono, cattura l’immagine di me a quattro zampe sul letto, con il dildo posizionato all’entrata del mio ano. Poi lo inserisce.

L’entrata è graduale. Lei usa delicatezza, ma la determinazione è chiara. Sento l’oggetto scivolare dentro di me, riempire un spazio che è immediatamente trasformato in una fonte di piacere intenso e profondo.

Mentre il dildo è dentro di me, lei non si ferma. Si china nuovamente, e ora la sua lingua trova la mia figa – aperta, sensibile dopo la ceretta e già inondata dai miei umori aumentati dall’eccitazione.

Lecca con abilità, alternando pressioni focalizzate sul clitoride a movimenti larghi che coprono tutta l’area. La combinazione della penetrazione anale e della stimolazione vaginale è quasi troppo per gestire – il piacere è multidirezionale, invasivo.

Quando ha la bocca pienamente impregnata dei miei umori – li sento scorrere lungo il suo mento – lei si alza e si avvicina al mio viso.

Ci baciamo.

Questo bacio è diverso dagli altri. Ora abbiamo il sapore del mio corpo nelle nostre bocche – mescolato. Lei trasferisce il mio gusto dentro di me attraverso la sua lingua; io ricevo il mio stesso sapore attraverso il suo respiro.

È una circolarità erotica che mi fa perdere ogni riferimento.

Le metto due dita dentro la sua figa mentre ci baciamo ancora. Le mie dita trovano immediatamente il suo punto interno – quello spongioso che reagisce alla pressione. Comincio a stimolarlo con movimenti ritmati e insistiti.

Sonia geme nel nostro bacio, il suo corpo che trema sotto le mie dita.

E poi arriva lo squirt.

Non è un piccolo rilascio. È violento, abbondante. Un getto di liquido chiaro e caldo schizza dalla sua figa – così forte che raggiunge i piedi del letto, creando una macchia luminosa sul tessuto.

Il suo corpo si contorce in un orgasmo visibilmente totale.

Io scendo immediatamente dal letto, inginocchiandomi vicino alla macchia fresca sul tessuto. Voglio assaggiare questo nuovo gusto – il suo squirt.

Lo faccio con la lingua direttamente sul tessuto umido. Il sapore è dolce, soave – diverso dai suoi umori precedenti, più leggero, quasi minerale ma profondamente erotico.

Lei mi estrae il dildo dal culo con un movimento gentile, e poi si riposiziona dietro di me. Ora non usa oggetti; usa solo la sua lingua.

La stimolazione che ricevo ora è qualcosa mai provato prima. La sua lingua non si limita alla superficie; sembra esplorare il mio ano stesso – delicatamente, profondamente. La sensazione è intensa, quasi meditativa ma carica di un piacere così diretto che sembra bypassare ogni filtro mentale.

Parto con un orgasmo che non è violento come il suo squirt, ma è profondo, pregno – pieno dell’eccitazione non solo per il piacere fisico, ma per la scoperta di questa nuova compagna di giochi. Una giovane donna che sotto l’apparenza di estetista ingenua ha mostrato una sicurezza e un desiderio così chiaro, così corrispondente al mio.

Quando mi calmo, mi volto verso lei sul letto. La prendo tra le braccia, la bacio non con passione animalesca ora, ma con affetto, con complicità. Coccolo questa ventenne che ha trasformato una semplice ceretta in una porta verso nuovi piaceri.

Stiamo sul letto per un quarto d’ora ancora – nuda contro nuda – mentre io racconto più dettagli delle mie esperienze in campeggio. Le descrivo le dinamiche delle coppie, gli approcci sotto le stelle, le sessioni di gruppo nelle tende quando la pioggia improvvisa costringe tutti dentro.

L’eccitazione sale nuovamente in noi mentre parliamo – non attraverso il tocco ora, ma attraverso la narrazione stessa.

«La prossima volta», dice Sonia finalmente, girandosi verso me con gli occhi luminosi di decisione, «portate anche me. Quel cornuto di mio moroso sta a casa… e io vengo a divertirmi con voi. Se per voi va bene.»

Le sue parole risuonano come musica nella stanza calda. Non sono solo una proposta; sono una promessa di continuazione.

«Tu sei la benvenuta ogni volta che andiamo in campeggio», rispondo immediatamente. «E non solo.» La idea si espande nella mia mente mentre parliamo. «Se vuoi venire a trovarci per una scopata… portando anche tuo moroso per fare da spettatore… siete i benvenuti.»

Questa idea lei non l'aveva mai considerata – il coinvolgimento del suo cuckold non solo come elemento passivo ma come presenza attiva nell’atto voyeuristico. I suoi occhi si dilatano per un momento, poi un sorriso largo appare sul suo viso.

«Sarà fatto», dice semplicemente. «Al prossimo incontro.»

Finiamo di fare le nostre cose – non sessuali ora, ma di riordino, di preparazione per il mio ritorno a Marco. Ci vestiamo lentamente, ogni movimento ancora carico della memoria del nostro incontro.

Sonia mi accompagna fino alla macchina dove Marco aspettava – paziente ma ora probabilmente eccitato dalla foto ricevuta.

Lo saluta direttamente, con un sorriso che non è più quello dell’estetista professionale ma quello della donna che ha condiviso il corpo della sua moglie.

«Ti sei trovato proprio una bella diavoletta per moglie», dice a Marco, mentre mi passa una mano lungo la schiena.

Io mi siedo dal lato passeggero. Ma prima di chiudere la porta Sonia fa un ultimo movimento – deliberato, dimostrativo.

Mi alza la gonna – quella leggera che avevo indossato per venire – esponendo completamente le mie cosce nude, il mio inguine perfettamente pulito dopo la ceretta.

A Marco fa vedere il lavoro fatto – non solo la pelle senza peli, ma l’area stessa ancora luminosa dall’attenzione ricevuta.

Poi mi apre le labbra della figa con due sue dita – gentilmente ma chiaramente – esponendo l’interno ancora umido dei nostri gioco.

Quelle due dita che hanno aperto la mia vulva ora si portano alle sue labbra – Sonia le lecca lentamente, assaporando il residuo del nostro incontro.

E poi, senza fretta, si china verso me nella macchina e mi bacia passionalmente – un bacio finale che trasferisce a Marco non solo l’evidenza visiva ma anche l’evidenza gustativa del nostro incontro lesbico.

La porta si chiude finalmente. Marco non dice nulla inizialmente mentre partiamo.

Ma dopo qualche minuto di silenzio carico di tensione erotica accumulata, dice semplicemente: «Il weekend a Valalta… sarà diverso questa volta.»

Sorrido guardando il panorama che si apre davanti a noi sulla strada verso la Croazia.

Diverso. E molto più desideroso.

Sonia ora non è solo una estetista di emergenza; è una nuova compagna nel nostro gioco di libertà nudista e trasgressiva. Una giovane donna che ha trasformato una ceretta in una confessione reciproca di desiderio lesbico – desiderio che ora promette di espandersi sotto il sole croato tra i corpi nudi del campeggio Valalta.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.9
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per La ceretta del desiderio:

Altri Racconti Erotici in lesbo:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni