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Il Bagno di tutti (Sempre affamata) pt. II
travperte
22.06.2025 |
787 |
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"»
Uno mi ha colpito in faccia con il cazzo molle, poi mi ha messo in bocca due dita luride..."
La luce al neon lampeggiava sul soffitto, tremolando.Le mie ginocchia facevano male. Le avevo premute sul pavimento bagnato di piscio per ore. Le calze erano diventate grigie, sfibrate, rotte all’altezza dei talloni. Il trench giaceva zuppo in un angolo. Il mio corpo? Era una tela appiccicosa di sborra secca, piscia tiepida e sputi.
Ma io ero lì. Ancora. A bocca aperta. In ginocchio.
Ogni tanto entrava qualcuno. Non chiedevano niente.
Solo si sbottonavano. Si pisciavano addosso. Mi scopavano la faccia. Mi usavano.
Poi sono entrati in tre. Giovani. Facce cattive. Ridevano.
«Guardate come si è ridotta la troia del cesso.»
«È un cesso lei, in un cesso. Perfetto.»
Uno si è seduto sul water e mi ha fatto salire sulle sue gambe, a cavalcioni, col cazzo già duro in mano.
Mi ha fatto abbassare il perizoma a metà. Il mio cazzo era ancora vivo. Duro. Colante. Ma era il suo che contava.
Mi è entrato dritto dentro, senza parole, solo con forza. Io mi sono aggrappata al suo collo, il culo che sbatteva sul sedile bagnato. Mi scopava mentre gli altri due si facevano le seghe davanti a noi.
«Guardate com’è bagnata… e non è sudore.»
Mi sbatteva sempre più forte.
Finché uno ha detto:
«Aspetta, aspetta… voglio pisciarle dentro.»
L’altro ha fatto uscire il suo cazzo e me l’ha spinto dentro, lentamente. Era molle, ma da lì è uscita una cascata calda di piscio, che mi ha riempito il buco già gonfio di sborra.
L’urina mi colava lungo le cosce, inzuppando le autoreggenti. Il perizoma era fradicio, ormai solo un pezzo di tessuto appiccicato alla pelle.
«Fermati così, voglio farle una bella scoreggia addosso», ha detto il terzo.
Si è chinato, mi ha fatto aprire la bocca e ha spinto il culo contro il mio viso.
PFFFFRRRRRRRRRRRRR
Caldo, umido, brutale.
L’ho respirato. Profondo. Come se fosse un regalo.
«Che razza di troia respira le scoregge», ha detto.
E io, con la bocca aperta, ho mormorato:
«Un troia… felice.»
Uno mi ha colpito in faccia con il cazzo molle, poi mi ha messo in bocca due dita luride.
«Senti come puzza. Leccale bene.»
L’ho fatto. Sapevano di ferro, piscio, fumo e pelle. E il mio cazzo è venuto per la quarta volta, sbattendo sul petto, spruzzando fiotti densi su me stessa.
Uno ha guardato l’orologio.
«Sono le undici. Resti qui fino a domattina?»
«Se volete…»
Ho sorriso.
«È tutto quello che volevo.»
Sono rimasta lì. Immobile.
In ginocchio.
Perizoma bagnato. Tette lucide di sborra. Calze distrutte. Culo pieno di piscio. Bocca aperta.
E fuori, ho sentito la porta aprirsi.
Altri passi. Altri cazzi. Altri usi.
E io?
Pronta.
Perché sono la puttana del bagno pubblico.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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