trans
mHOTel
travperte
18.08.2025 |
4.056 |
15
"Sentii calore scendere sulla mia schiena, un rivolo bollente che mi fece gemere forte..."
Il neon fuori dalla finestra lampeggiava a intermittenza, un rosso malato che si rifletteva sulla moquette macchiata. L’odore era un miscuglio di sudore vecchio, disinfettante scadente e fumo. Il motel di periferia, quello dove nessuno fa domande e tutto resta tra quelle mura.Ero in piedi al centro della stanza, bustier nero stretto, minigonna che saliva ogni volta che respiravo, perizoma sottile che non teneva niente, autoreggenti e tacchi lucidi da quindici centimetri che affondavano nella moquette. Mi sentivo come una valchiria in gabbia.
Loro erano tre. Tre amici. Tre complici. Tre porci veri.
Sergio: pancia dura, spalle larghe, il tipo che ride mentre ti spinge dove vuole. Sudato già quando entra, con l’alito di birra e tabacco.
Mihail: dell’Est, alto e grosso, braccia come tronchi, tatuaggi scoloriti che sembrano fatti in prigione. Non parla quasi, ma quando ti afferra senti che non ti lascia.
Karim: più giovane, fisico asciutto e nervoso, occhi neri e cattivi. È quello che si muove più in fretta, che non aspetta, che vuole sempre essere il primo a sporcarti.
Quando la porta si chiuse dietro di loro, capii subito che non ero lì per un gioco elegante. E questo mi eccitava da morire.
Sergio fu il primo ad avvicinarsi. Mi prese il mento con le dita callose e mi sputò sul labbro inferiore, ridendo. «Adesso sì che sei pronta», disse. La saliva scese calda, e io non mi mossi. Mi piaceva quell’umiliazione.
Mihail arrivò subito dietro, mi afferrò per i fianchi e mi tirò contro di sé, il suo petto enorme appiccicoso di sudore. L’odore era forte, pungente, maschio. Mi strinse così tanto che il bustier scricchiolò. Non servivano parole: era come essere incastrata in una morsa calda e ruvida.
Karim si mise davanti a me, mi guardò negli occhi e poi ridacchiò. Tirò fuori la lingua e sputò piano sul mio seno coperto dalla trasparenza del bustier. Lo fece scivolare giù con un dito, lasciando una scia bagnata che mi fece fremere tutta. «Brava puttana,» sussurrò.
Ero in mezzo a loro, tre corpi diversi, tre energie che si mescolavano. Uno che mi stringeva, uno che mi sputava, uno che mi rideva in faccia. Mi sentivo usata, ma era esattamente quello che volevo.
Sergio prese la bottiglia di birra dal comodino, bevve un sorso e poi me la rovesciò in bocca senza preavviso. Mi colava giù per il mento, gocce fredde che scivolavano tra i seni. Lui rise, poi sputò ancora, mischiando la sua saliva al gusto amaro.
«Così ti vogliamo, bagnata e sporca,» disse Mihail, stringendomi ancora più forte, il sudore che colava dal suo collo sulla mia spalla.
Karim allentò la presa del bustier e tirò giù la minigonna con un colpo secco. «Guardate la puttana come si veste per noi,» disse agli altri. Mi fece girare di spalle e diede uno schiaffo forte sulla coscia, ridendo.
L’aria nella stanza era densa, satura. Sudore, sputi, birra, odore di pelle calda. Mi sentivo invasa da tutto.
Poi Sergio prese il comando. «A terra,» ordinò. E io obbedii. Ginocchia sulla moquette ruvida, i tacchi che scivolavano indietro. Mi circondarono. Tre ombre sopra di me, tre respiri che mi cadevano addosso.
Mihail si abbassò, mi sputò in faccia lentamente, e lo spalmò con la mano larga sulle mie guance. «Adesso sì che sembri pronta,» disse con accento duro.
Karim rideva come un diavolo, si piegò e mi tirò i capelli indietro, facendo in modo che guardassi verso Sergio. «Guarda il capo, guarda come ti vuole.»
E Sergio, sudato, con gli occhi accesi, si sbottonò piano, godendosi il momento. «Questa notte, troia, tu sei nostra. E domani non ti laverai via quello che ti lasciamo addosso.»
Quelle parole mi colpirono più forte di qualsiasi mano. Era vero. Non volevo lavarmi. Non volevo dimenticare. Volevo essere marchiata da loro.
Il motel vibrava del loro branco. Io, al centro, sottomessa e viva come mai prima.
E quando finalmente mi usarono davvero, insieme, senza freni e senza pudore, tra sputi, piscio caldo, schiaffi e risate sporche, capii che non ero più una spettatrice.
Ero il loro giocattolo.
La moquette graffiava le ginocchia, ma non mi importava. Loro tre ridevano, sputavano, bevevano e si passavano la bottiglia come se fossi l’intrattenimento di una serata tra amici. Io ero lì, a terra, col bustier mezzo strappato e la minigonna ormai inutile, i capelli tirati da Karim che non mollava mai la presa.
Sergio sudava forte. Potevo sentire il suo odore acre, maschio, di birra e fatica. Quando si piegò su di me, mi sputò in bocca ridendo. «Ingoia, troia.» E io lo feci, senza fiatare. L’umiliazione mi faceva tremare le cosce più di qualsiasi carezza.
Mihail si chinò accanto a me e mi strinse il volto tra le mani ruvide. Era grande, pesante, con quella forza che non lasciava scampo. Mi passò il pollice sulle labbra bagnate di saliva e poi me lo spinse dentro, come a zittirmi. Il suo sudore colava sulla mia faccia, mi bruciava gli occhi. Io lo leccai piano, assaporando quel sale sporco.
Karim, il più giovane, era il più cattivo. Mi tirò la testa all’indietro, così forte che mi sentii la gola tesa. Sputò direttamente sulle mie labbra spalancate e rise, urlando agli altri: «Guarda come se la beve la puttana!» E io, ancora, ingoiai. Sentivo la loro complicità, il loro divertirsi tra di loro mentre mi usavano. E questo mi mandava fuori di testa.
Sergio si slacciò i pantaloni, buttandoli in un angolo. La sua pancia gli ballava leggermente mentre rideva, ma le sue mani erano ferme, sporche di forza. Mi afferrò per la nuca con una presa che non lasciava scampo. «Apri bene, tanto stanotte non hai scelta.» Io obbedii, senza fiato.
Mihail intanto mi aveva afferrato da dietro, il petto incollato alla mia schiena, i tatuaggi sbiaditi che mi graffiavano la pelle. Il suo sudore scendeva sul mio collo, scivolava tra le scapole. Mi teneva ferma come un ceppo, come un animale in gabbia.
Karim non smetteva di sputare: sulla mia faccia, sul mio busto, sulle mie cosce. Mi spalmava tutto addosso con le mani veloci, ridendo come un diavolo. «Sei la nostra troia, tutta bagnata di noi,» sibilava.
Poi arrivò il momento che aspettavo. Sergio rise e prese la bottiglia di birra quasi vuota. La inclinò piano, e il liquido mi cadde addosso, freddo, colando tra i seni e lungo il ventre. Ma non era solo birra. Mihail, con calma glaciale, mi teneva ancora stretta e mormorava qualcosa nella sua lingua. Sentii calore scendere sulla mia schiena, un rivolo bollente che mi fece gemere forte. Mi stavano pisciando addosso. E non feci nulla per fermarli. Anzi, aprii la bocca, lasciai che Karim ridendo mi facesse bere quello che colava davanti.
Era sporco, era degradante. Era perfetto.
Mi girarono, mi spinsero sul letto dal copriletto macchiato. Le molle cigolavano sotto i loro corpi. Mi aprirono le gambe, mi tirarono via il perizoma come fosse carta. E lì non ci fu più un ordine, né un turno. Mi presero tutti insieme, sputi, piss, sudore, mani dappertutto. Mi allargavano, mi stringevano, mi riempivano. Urlavano, ridevano, si insultavano tra loro mentre mi usavano, complici e sporchi. Io non ero più una donna vestita da valchiria. Ero carne. Carne loro.
Il motel era pieno di rumori: schiaffi, gemiti, il suono umido dei corpi, le loro risate basse, i loro sputi che cadevano ovunque. L’odore era ovunque, denso, insopportabile e meraviglioso: sudore, piscio, sperma, saliva.
Non so quanto durò. Persi il senso del tempo. So solo che a un certo punto mi ritrovai distesa sul letto, le gambe ancora aperte, il bustier lacerato, la pelle lucida di tutti i loro umori. Loro tre sopra di me, soddisfatti, ridendo ancora, con le mani sporche di me e l’aria di chi ha fatto esattamente quello che voleva.
Sergio si accese una sigaretta e mi soffiò il fumo in faccia. «Così ti vogliamo vedere. Ridotta a niente.»
Mihail mi passò la mano sudata tra i capelli, spingendomi la testa indietro, come a mostrare il suo trofeo.
Karim mi sputò ancora una volta in bocca, piano, quasi affettuoso. «Brava troia. Sei la nostra puttana del motel.»
E io, tra le loro mani, col corpo che colava ancora di sudore e liquidi, sorridevo. Perché avevano ragione.
Quella notte non ero niente.
Ed era lì che mi sentivo più viva.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per mHOTel:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
