trans
Fame di notte
travperte
15.06.2025 |
3.649 |
8
"Mi ha fatto sdraiare e ha iniziato a succhiarmi il cazzo lentamente, con la lingua calda e morbida..."
Non so perché lo faccio. Forse per sentirmi viva. O forse perché amo farmi usare. Come un segreto scomodo, come una cosa che non dovresti volere — e invece vuoi con tutto te stesso.Era passata mezzanotte. Il cielo era nero e la strada dormiva sotto i miei tacchi. Avevo guidato fino a quell’area di sosta immersa nel nulla, tra i camion fermi, enormi, sporchi e carichi di uomini soli, stanchi, eccitati.
Indossavo un trench beige, aperto sotto. Il mio body nero lasciava intravedere i miei seni finti, perfetti, e sotto… il mio cazzo, semi-duro, avvolto stretto nel tessuto, trattenuto a fatica. Era caldo, vivo. Come la mia bocca. Come la mia voglia.
Li ho visti subito, un gruppo di uomini dell’Est, seduti accanto a un camion. Parlavano a voce bassa, bevevano birra. Mi hanno guardata avvicinarmi, i loro occhi pieni di quel misto di desiderio e sfida. Uno di loro si è alzato. Alto, spalle larghe, pelle ruvida. Rasato e con mani grandi.
«Persa, bella?» ha detto con un accento duro.
Mi sono avvicinata, le cosce che strusciavano tra loro. «No. Trovata.»
Mi ha fatto un cenno, ed è bastato. Ho seguito il gigante dietro al camion. Il portellone era aperto, una scaletta conduceva a una piccola cuccetta. Lì dentro l’aria sapeva di benzina e sudore, ed era tutto perfetto.
Mi ha spinta contro la parete del vano, mi ha sollevato il trench e ha guardato il mio corpo, il mio segreto.
«Mmm… sei una sorpresa», ha sussurrato, con gli occhi fissi sulla mia pelle lucida e sul mio cazzo che palpitava.
«Ti piaccio di più così?», gli ho detto mordendomi il labbro.
Non ha risposto. Mi ha baciata con fame. Mi ha leccato il collo, ha fatto scivolare giù il body. I miei capezzoli rigidi, il mio ventre tremante, e sotto… mi ha toccata. Forte. Ha stretto il mio cazzo nella sua mano ruvida, mentre con l’altra mi accarezzava il culo.
«Ti piace, troietta?», ha sibilato all’orecchio.
«Sì… fammi tua. Fammelo sentire dentro.»
Mi ha girata, messa a quattro zampe. La mia pelle bruciava. Mi ha leccato da dietro, la lingua umida tra le chiappe, lenta, calda. Godevo. Mugolavo piano, la faccia contro il materasso del camion. Poi ho sentito il dito, uno, due… mi apriva. E il mio cazzo gocciolava, duro, eccitato dal senso di essere usata così. Di essere il suo giocattolo.
Poi è entrato. Forte. Spesso. Senza esitazioni.
Ho urlato. Di piacere. Di sottomissione. Era tutto quello che volevo: sentirlo dentro, profondo, brutale. Il camion oscillava mentre mi scopava. Il mio cazzo sbatteva sotto me, duro, bagnato. Sono venuta così, senza toccarmi. Mi è esploso addosso, caldo, bianco, mentre lui ancora mi affondava dentro.
È venuto poco dopo. Dentro. Dentro me. Mi ha tenuta stretta mentre eiaculava con un grugnito. Poi si è tirato fuori e ha sputato sul mio buco, ridendo.
«Ti piace davvero, piccola puttana.»
Ho sorriso.
«Ce n’è un altro là fuori, vero?»
E infatti… dopo pochi minuti, è salito un altro. Più alto. Muscoli scolpiti. Pelle scura come la notte, occhi profondi, voce grave.
«So you’re the little sweet one they talked about.»
«Only if you treat me like a dirty slut», ho sussurrato.
Lui ha riso, si è spogliato. Il suo cazzo era lungo, largo, nero come l’ombra. Mi ha guardata da sopra, poi ha baciato i miei seni, il mio petto teso e sensibile. Mi ha fatto sdraiare e ha iniziato a succhiarmi il cazzo lentamente, con la lingua calda e morbida.
Godevo. Urlavo. Si alternava: mi succhiava, mi accarezzava l’ano, poi mi leccava di nuovo come se fossi la sua puttana personale.
Quando mi ha girata e si è posizionato dietro, ho tremato.
Mi ha preso piano all’inizio, poi ha iniziato a spingere forte. Le sue mani mi stringevano le anche, e io mi aprivo, ansimavo, godevo con tutto il corpo. Il mio cazzo ancora duro, sbatteva sulle lenzuola mentre lui mi penetrava con forza animale.
«You love this cock, don’t you, baby?»
«Yes! Yes, fuck me harder!»
Ho avuto un altro orgasmo senza mani, solo con il suo cazzo che mi riempiva. E lui non si è fermato. Mi ha girata, scopato anche da davanti, guardandomi mentre mi scopava come se fossi la cosa più eccitante che avesse mai visto. E io lo ero. Io lo sono.
Quando è venuto, mi ha riempita di nuovo. Il suo sperma caldo dentro di me, colando lungo le cosce. E io ridevo piano, le dita tra le labbra, con il sapore della notte sulla lingua.
Sono rimasta lì ancora un po’. Il trench addosso, le gambe nude, il cazzo morbido che riposava tra le cosce, soddisfatto.
Ma lo sapevo: la notte non era finita. E non ero ancora … sazia.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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