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Prigioniera del Piacere
travperte
03.08.2025 |
2.419 |
6
"Uno di loro si inginocchia davanti a me, mi lecca lentamente ogni goccia, mentre un altro mi afferra da dietro e ricomincia..."
Stanotte il cielo è nero come la pece, e io so già che sarà una di quelle notti. Quelle che iniziano in un parcheggio e finiscono solo quando non ho più fiato per urlare. Mi sistemo il rossetto davanti allo specchietto retrovisore: rosso vivo, quello che lascia segni ovunque. Mi piace che rimangano. Sono firme, promesse di piacere già mantenute.Scendo dall’auto con i tacchi che ticchettano sull’asfalto. Un paio di camion sono già fermi, i motori spenti, ma vedo le luci accese nelle cabine. Gli sguardi mi seguono. Lo sanno chi sono. Sanno cosa offro: la libertà di perdere ogni freno.
Il primo a scendere è massiccio, barba incolta e mani grandi come badili. Perfetto. Mi afferra per i fianchi con una foga che mi fa sorridere: niente preliminari, solo carne e istinto. Mi spinge contro il fianco del suo camion, il metallo è gelido sotto la mia pelle calda. Lo sento che si eccita mentre il mio trench si apre piano, rivelando tutto quello che ho preparato per loro: lingerie nera, tacchi altissimi e quel corpo che sa come farsi adorare.
Gli altri arrivano subito dopo. Uno, due… cinque uomini intorno a me, circondandomi come lupi. Uno mi slaccia il reggiseno, un altro mi prende per i capelli tirando forte, e io rido, perché amo quando provano a dominarmi senza sapere che alla fine sono io a comandare tutto.
Le bocche si alternano, le mani mi tengono ferma, mi usano come vogliono. Il primo spruzzo mi colpisce il petto caldo, poi il collo, poi la bocca. Lo bevo senza pensarci, con gli occhi socchiusi, mentre un altro mi piega in avanti e mi prende lì, forte, senza esitazioni. Il sapore, il rumore, il loro respiro ansimante… è un’orgia di potere e desiderio che mi fa tremare di piacere.
Quando il parcheggio si svuota, resto ancora un attimo appoggiata al camion, le cosce umide e il trucco sfatto, il cuore che batte come un martello. Ma non sono mai sazia. Non lo sarò mai.
Prendo la macchina e guido fino al vecchio cinema porno. Una di quelle sale nascoste, dove le poltrone sono consumate e l’aria sa di sesso e sperma secco. Appena entro, gli sguardi si accendono: sanno chi sono. Mi muovo tra le file di sedili come una dea che scende tra i mortali. Qualcuno si avvicina, mi sfiora, altri si toccano solo guardandomi. Io sorrido, mi inginocchio, e in pochi secondi ho una dozzina di uomini intorno a me, pronti a scaricarsi su di me come pioggia.
È un bukkake perfetto. Lo sento colarmi addosso, caldo, vischioso, ovunque. Mi spalmo tutto sulla pelle, lo lecco dalle dita, mentre loro gemono il mio nome come se fosse una preghiera. E quando il primo finisce, il secondo è già pronto, e il terzo non aspetta neanche un minuto. Io rido, ubriaca di potere e di piacere, perché sono io che li tengo lì, li faccio esplodere uno dopo l’altro, come fuochi d’artificio in una notte senza fine.
E poi, quando penso di aver visto tutto, arriva la parte che amo di più: i giochi sporchi. C’è una stanza privata dietro il cinema, un luogo solo per iniziati. Qui entrano solo quelli che non hanno paura di nulla. Mi spoglio lentamente, lasciando cadere ogni pezzo di tessuto a terra. Sono nuda, eccetto per i tacchi. Mi inginocchio davanti al primo e gli ordino di farmi bere. Il liquido caldo mi riempie la bocca e io lo ingoio tutto, senza esitare. Lo guardo negli occhi mentre lo faccio, e il suo gemito è pura adorazione.
Poi mi sdraio a terra, sentendo il pavimento freddo contro la schiena, mentre loro si alternano su di me, marcandomi come se fossi il loro trofeo. Le mani mi afferrano ovunque, dita che affondano, lingue che esplorano. Il mondo si riduce a un vortice di carne, fluidi e piacere.
Uno mi prende per i polsi, mi lega con una cintura improvvisata e io mi lascio fare. Amo il senso di prigionia, perché è lì che mi sento più libera. Mi penetrano uno dopo l’altro, senza tregua, finché non perdo il conto. Il mio corpo è una macchina di piacere e io non ho alcuna intenzione di fermarla.
Quando finalmente mi slegano, sono esausta ma ancora affamata. Uno di loro si inginocchia davanti a me, mi lecca lentamente ogni goccia, mentre un altro mi afferra da dietro e ricomincia. È infinito. È perfetto.
All’alba, quando esco da quel posto, sono sporca, disfatta e felice come solo io so essere. Mi guardo allo specchietto retrovisore della macchina: capelli arruffati, mascara colato, pelle che profuma di sesso. Sorrido. Nessuno là fuori può nemmeno immaginare quello che è successo qui dentro, ma io sì. Io lo porto scritto addosso come una medaglia di guerra.
E so che succederà di nuovo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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