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Lo Scambio (capitoli 13 e 14)


di Federossetta
29.10.2018    |    3.512    |    2 8.6
"Con le mani allargai le sue chiappe pelose, per scoprire il suo buco umido e sorprendentemente depilato..."
Lo Scambio, cap. 13-14 di 14

Capitolo 13: Scopo Della Missione

Mi svegliai. Mi rigirai nel letto più volte prima di decidere di iniziare la nuova giornata. Socchiusi gli occhi e una luce bianca mi investii.
Incuriosito presi completamente coscienza per accorgermi di essere in un letto d'ospedale. Mi guardai il corpo. Il seno prosperoso e le mani sottili ora non c'erano più. Al loro posto vi era un torace scheletrico e mani con unghie lunghe.
Ero tornato Federico Fermo.
Denise Melanie se ne era andata.
Doveva essere presto, perché non c'era nessuno nella stanza e nell'edificio regnava una strana quiete.
Buttai la testa sul cuscino e pensai a cosa era successo. Come aveva detto Andrea dovevo aver compiuto la mia missione se mi ritrovavo nel mio corpo. Ma quale era questa punizione era il vero mistero.
Ci lavorano su parecchio per non trovare la soluzione.
Dopo un'oretta mi alzai per lasciare l'ospedale senza essere visto. Camminare era faticoso e ad ogni passo il respiro si faceva affannato.
Ovviamente fui rilevato in poco tempo da sorpresi infermieri che mi internarono di nuovo.
Le settimane che seguirono furono caratterizzate da lunghe riabilitazioni e sessioni da psicoanalisti.
Nessuno credeva al fatto che mi ero salvato e i miei genitori poco cattolici improvvisamente ripresero a frequentare le pratiche religiose. Edoardo non ebbi modo di vederlo neanche di striscio per due settimane e mezza. Pensavo fosse arrabbiato con me, finché un giorno non mi si presentò.
Venne a trovarmi a casa tutta la sua famiglia, più i suoi due fratelli e la sua unica sorella maggiore, che avevo visto già qualche volta. Da come mi guardarono per tutto il giorno sembravo un appestato, i loro occhi esprimevano una profonda pena. Ormai avevo avuto tempo di riprendermi, per cui stavo meglio fisicamente e psicologicamente. Non capivo il motivo di quell'atteggiamento. Chissà se anche a scuola mi avrebbero poi trattato così. Rimpiangevo la bella vita di Denise.
Al termine della loro visita se ne andarono tutti, compresi i miei genitori, lasciandomi solo con il mio migliore amico.
"Pensavo stessi per morire da un momento all'altro." Mi disse. Feci spallucce "Grazie per essermi stato vicino, i miei mi hanno riferito che sei venuto spesso." Scese un silenzio di tomba. Dovevo raccontargli la verità. Ma prese la parola lui.
"Da quando è scoppiato quell'incendio non sono più riuscito a trovare pace. Mi sentivo in colpa per come ti avevo trattato il giorno prima e pensavo non avessi più avuto il tempo di dirtelo." Era proprio dispiaciuto.
"Senti, Edo. Devo raccontarti una cosa. L'incidente c'è stato, è innegabile, ma è avvenuto per un motivo."
Allora cominciai a raccontare la mia complicata storia, a partire da quel mercoledì mattina fino al sabato sera quando finalmente capii il motivo di tale prova. Lui mi ascoltò assorto, i profondi occhi scuri guardavano fuori. Pensavo non mi avesse mai più preso sul serio dopo il racconto, ma lui alla fine ne uscì fuori con la domanda più importante che potesse fare.
"Qual era allora lo scopo di tale scambio?"
Lo guardai, sorridendo, e risposi tutto di un fiato: "Tu." Allora mi avvicinai a lui e ci baciammo, non più da amici, ma da innamorati, e mi sentii finalmente in pace. Avevo compiuto la mia missione.

Capitolo 14: Edoardo

Quella notte presi la decisione di chiarire tutto con Denise Melanie.
La conversazione al telefono fu lunga, e parlammo come due amici che si conoscevano da parecchio tempo. Mi disse che anche a lei era stata assegnata una sorta di missione. Infatti era stata per tutto il tempo nel mio corpo come avevo intuito, avendo avuto modo di pensare alla sua sfrenata vita. Mi ringraziò per aver messo a posto alcune cose nella sua quotidianità e mi promise che un giorno ci saremo incontrati. Infine le chiesi il numero di Andrea, volendo ringraziarlo personalmente.
Quando lo chiamai mi rispose allegro: "Ciao Fede, avevo ragione io non è vero"
"Come sempre" risi. Come aveva fatto a sapere che ero io che lo chiamavo non lo capii. Non mi chiese se avevo trovato la soluzione, ma invece mi invitò un giorno a casa sua con Edoardo. Voleva conoscerci entrambi. La mia mente ribelle moriva dalla voglia, chissà quando sarebbe avvenuto.
Per un intero mese mi ristabilii, andando a scuola e vedendo Edoardo solo lì. Lui non disse niente riguardo al nostro incontro, e anch'io non ne feci menzione.
Finché un weekend i miei genitori dovettero andare via lasciandomi da solo. Telefonai a Edoardo.
"Va bene, prendo i vestiti e arrivo subito"
Quando arrivò lo salutai soltanto, e poi uscimmo in giardino a fare due tiri a pallone. Lui propose di invitare altri amici, e così in poco tempo il nostro incontro si trasformò in un festino. Giocammo a calcio e io mi trovai stranamente bene nel mio corpo resistente e non più esile.
Dopo la partita ci spostammo in casa. Avevo imparato come gestire delle feste senza che impazzissero, quindi non appena vidi che gli effetti dell'alcool cominciavano a fare effetto sui miei amici, li mandai a casa.
In casa c'era solo più Edoardo che spazzava per terra, aiutandomi a mettere a posto. Allora anch'io mi misi a sistemare casa. Presi dei bicchieri, ponendoli con cura nel lavabo e cominciai a strofinare lo sporco. L'acqua scorreva, mi bagnava i polsi, i miei bracciali, tra cui quello che Edoardo mi aveva regalato molto tempo prima. La musica si abbassò un pelino, ma non ci feci caso.
Improvvisamente da dietro due braccia calde mi abbracciarono, tenendomi i fianchi. Sussultai, lasciando quasi cadere un bicchiere. Mi girai, per vedere Edoardo avvinghiato a me. Odorava di alcool, erba e sudore. In un attimo fui inebriato dal suo odore.
Rimanemmo così abbracciati a lungo, dicendoci con le coccole cose che le parole non potevano dire. Sentivo la sua protuberanza appoggiata sul mio culo, non più sodo e rotondo, ma che avevo depilato poco prima.
Dopo un po' di tempo mi staccai dal lavandino con lui appresso. Lo presi per mano e lo condussi fino alla mia camera. Qui, senza parlarci, ci coricammo sul letto, l'uno accanto all'altro. Avevamo le teste vicine mentre continuavamo cingerci i fianchi a vicenda, ad un certo punto i nostri occhi si incontrarono e mi persi nell'infinità dei suoi.
Mi prese la mano e mi disse: "Fede, ti amo anch'io." Poi non riuscì più a contenersi e mi baciò avidamente. La passione del suo bacio mi avvolse come un turbine, le nostre lingue si cercavano e si trovavano, per poi lasciarsi e tornare ad incontrarsi con più fervore, più amore. Sorrisi, le nostre labbra unite in un bacio.
Improvvisamente tornai ad essere Denise Melanie, e cercai il suo cazzo con le mani. Lui mi fermò e mi disse: "Aspetta, allunghiamo il piacere." Continuammo a baciarci per lungo tempo, le mani che massaggiavano le nostre parti del corpo. Poi mi fece sedere dicendomi: "Permettimi di inaugurare finalmente il tuo splendido pene, bentornato Federico."
Mi abbassò i pantaloni e fece uscire il mio cazzo dai boxer. Era stupito di vederlo depilato, e ne presi felicemente coscienza. Non lo vedevo più da tempo in erezione e lui mi aiutò ad arrivarci, menandomelo piano, quasi fosse un reperto. Si era ingrandito nell'ultimo mese, adesso era poco più lungo di quello di Andrea, ma comunque più piccolo di Edoardo, che aveva 8 mesi più di me.
Edoardo lo fissò a lungo, ammirandone la forma e la sua virilità. Poi con la bocca affondò. La sua lingua mi leccava la cappella, mentre continuava a salire e scendere con la testa. Preso da una voglia matta di aumentare il piacere, mi alzai e lo misi coricato a pancia in su con la testa a penzoloni dal letto. Da in piedi gli posi di nuovo il mio ritrovato membro in bocca, scopandogliela a lungo. Mi aspettavo di venire da un momento all'altro, ma questa volta non fu così: il nostro rapporto era condito dall'amore reciproco.
Quando lui non ne poteva più e sputava saliva che non riusciva a contenere, finalmente Denise riaffiorò in me.
Mi misi a sua disposizione, consegnandogli le redini del gioco.
Lui mi strinse forte dove avrebbero dovuto esserci le tette, trovando solo il mio ciondolo portafortuna. Poi, dandomi della puttana, mi strinse forte a sé e iniziai un lungo bocchino. Il suo gusto di sudore mi riempì la bocca e con più vigore continuai a ciucciarglielo, cercando di estrapolarne i suoi gusti più nascosti. Poi, come avevo imparato, passai alle palle. Lui ne rimase sorpreso e, ancora più goduto, emise un rantolo di piacere.
Poi lo girai. Con le mani allargai le sue chiappe pelose, per scoprire il suo buco umido e sorprendentemente depilato. Lo leccai per un tempo indefinito, intervallando la mia lingua alle miei dita, prima una, poi due, poi tutta la mano. Ma prima che potessi violare la sua verginità, due mani forti mi sollevarono, sedendomi sul letto. Lui si alzò e rovistò nei cassetti del mio comodino, aumentando l'attesa. Finalmente trovò quello che cercava e che sapeva si trovasse lì. Stappò il tubetto del mio olio per massaggi che mi aveva regalato, e si passò parte del liquido sul cazzo grosso.
Poi mi fece mettere a pecorina, e mi massaggiò il culo leccando il sudore. Dopodiché si sedette lui sul letto, aspettando me. Il mio pensiero corse a Mattia, lo spesso giocatore di calcio con il membro altrettanto spesso e grosso. Pensai a quanto avevo paura di riceverlo per la prima volta, e sorrisi ringraziando quell'omaccione, che mai sarebbe stato all'altezza del mio Edoardo.
Mi accovacciati allora di fronte a lui, decidendo di guardarlo negli occhi durante l'atto sessuale. Poi con una mano cercai il suo cazzo potente e lo avvicinai alle mie scivolose natiche. Fu difficile trovare il buco ma poi sentii premere su di esso, ancora sigillato e inviolato. Allora la mia mano fu snobbata dal movimento del suo bacino, che in modo delicato cominciò a farmi entrare il suo regalo. Nonostante non mi ricordassi più molto dei rapporti che avevo consumato con Denise, quell'inculata lieve non mi portò alla mente nessun tipo di inculate che avevo ricevuto. Era speciale e io lo percepivo.
Edoardo riuscì a mettere il suo intero cazzo dentro di me senza che io percepissi dolore alcuno.
Poi mi svegliai dal sogno e gli chiesi di trapanarmi come solo lui sapeva fare. Allora prese ad entrare e uscire con un ritmo martellante. Io seduto su di lui mi alzavo e abbassavo fissandolo negli occhi. Poi mi chinai mentre mi fotteva, per avvolgerlo in un bacio sensuale.
Rimanemmo così a lungo, poi sentii il mio retto scaldarsi. Lui tolse il cazzo e uscì una quantità imprecisata come non ne avevo mai vista di sborro bianco e denso. Anziché impaurirmi mi resi conto di amarlo con tutto il cuore. Per finire mi leccò il cazzo in modo forsennato, facendomi raggiungere l'apice del piacere. Gli venni in faccia e sul corpo nudo. Ancora sporchi di sborra ci coricammo sotto le coperte. Per tutta la notte giacemmo abbracciati, io con il suo cazzo nel mio culo e lui con le mani sul mio cazzo.
Avevo trovato l'amore. Mi aspettava un futuro radioso in compagnia di Edoardo, ma non sapevo ancora che sarebbe diventato un futuro più piccante del previsto.

FINE

...grazie per il sostegno ricevuto nella pubblicazione di questo lungo racconto, la vicenda continua ne "Il Passaggio", che presto verrà pubblicato.
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