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Lui & Lei

Gianclaudia e il Consulente - parte 1


di Duiula_Ikseks
21.09.2026    |    45    |    6 8.7
"Non mi dica che soffre di secchezza vaginale! Al limite ho del lubrificante anallergico..."
Milano ore 09:14, Fermata “Duomo” – linea metropolitana ROSSA – direzione “Bisceglie”/ “Rho Fiera”
Una ragazza alta, con i capelli rossi chiari che indossava un paio di occhiali rotondi dalla montatura bianca salì sull’ultima carrozza e si sedette di fianco ad un uomo di circa sessant’anni dai capelli e la barba bianca.
La ragazza si era infilata le cuffie nelle orecchie per ascoltare l’audiolibro dell’ultimo romanzo del suo autore preferito, Duyula Porcello, dal titolo “Lo zibellino volante”.
L’uomo si voltò verso la ragazza e disse «Io ho letto tutti i libri di Duyula Porcello.»
Con un’espressione di leggero fastidio la ragazza si sfilò un auricolare. «Come dice?»
«Dicevo che anche a me piacciono i libri di Duyula.»
La ragazza aggrottò le sopracciglia.
«Lei tiene il volume delle cuffie molto alto e ho sentito.» spiegò l’uomo accennando un sorriso.
La ragazza continuò a fissarlo.
Lo sconosciuto cambiò argomento «In India c’è un villaggio i cui abitanti, quando non piove per molto tempo e le colture sono compromesse, organizzano uno sposalizio tra rane.»
La ragazza scosse la testa e sbuffò.
«Tenga. Le lascio il mio biglietto da visita. Potrebbe darsi che le torni utile.» disse l’uomo e le porse il pezzo di carta rettangolare.
La ragazza lo guardò esitante ma alla fine lo prese. Lesse mentalmente “Membronardo Scappellati – Consulenze Globali”. Sotto c’era un numero di cellulare e un indirizzo e-mail. In fondo, scritto in caratteri maiuscoli “M I L A N O”.
Senza ringraziare, lo infilò nella tasca interna della giacca e tornò ad ascoltare l’audiolibro chiudendo gli occhi.
Scese alla fermata “Pagano” senza salutare lo sconosciuto che la seguì con lo sguardo da dietro il vetro.
Uscita in strada si incamminò verso via Rasori e si fermò davanti al civico ventidue.
Suonò il citofono “Oreste Gasmo” e attese.
Rispose una voce di donna leggermente distorta «Chi è?»
«Sono Gianclaudia Libertini. Ho appuntamento con il dottor Aiale, Matteo Aiale.»
«Terzo piano!»
Quando Gianclaudia udì lo scatto metallico, spinse, entrò e andò all’ascensore.
Uscita sul pianerottolo del terzo piano vide alla sua destra una porta di vetro con la scritta “Or-Gasmo SpA”. Una piccola targhetta diceva “AVANTI!”.
Dietro al bancone della reception una ragazza di venticinque anni con i capelli tagliati a caschetto le sorrise. «Il dottor Matteo Aiale la attende. Prenda il corridoio. L’ufficio è la seconda porta da questo lato.»
Gianclaudia fece un cenno con la testa e sorrise in segno di ringraziamento.
Giunta davanti alla porta lesse “M. Aiale – General Manager”. Bussò e, udito “avanti!” entrò.
L’uomo in cravatta si alzò, le porse la mano e la invitò a prendere posto in una delle due poltrone che stavano davanti alla scrivania. Gianclaudia stimò che il dottor Aiale potesse avere circa quarant’anni.
«Bene. Finalmente ci conosciamo.» disse Aiale. Sorrise e congiunse i polpastrelli delle mani.
«Ho letto più volte il suo curriculum.»
Gianclaudia era tentata di chiederne il perché ma si trattenne limitandosi ad annuire sorridendo e stringendo le labbra.
«È inecceppbile! Lei è la candidata perfetta per la mansione che dobbiamo coprire.»
«Non so cosa dire.» si limitò a rispondere Gianclaudia.
«Guardi, ho una sola domanda. Se saprà rispondere entro trenta secondi, il posto è suo e può iniziare già da subito.»
Gianclaudia sistemò la montatura usando il pollice e l’indice.
«Cosa fanno gli indiani quando non piove?» chiese Matteo Aiale.
A Gianclaudia mancò il respiro. Deglutì e prese fiato «Fanno sposare le rane.» disse con un filo di voce.
L’uomo si appoggiò allo schienale e batté le mani. «Stasera andiamo a mangiare sushi! Non accetto rifiuti. Adesso la accompagno all’ufficio del personale per le formalità del caso. Dopodiché vada a farsi un giro e io l’aspetto qui per le sette.»
Venti minuti più tardi, Gianclaudia era in strada incerta su come passare la giornata.
Le venne in mente che avrebbe potuto ringraziare il “vecchio” incontrato in metropolitana.
Recuperò il biglietto da visita e compose il numero.
«Pronto?» disse l’uomo.
«Sono la ragazza di stamattina nella metropolitana.»
«La lettrice di Duyula. Sì, ricordo, certo!»
«Volevo ringraziarla per la faccenda delle rane che si sposano.» Gianclaudia gli raccontò dell’assunzione.
«Ma allora dobbiamo festeggiare!» esclamò lui.
Gianclaudia gli raccontò dell’invito a cena.
«Beh, allora pranziamo assieme. Dove si trova adesso?»
Gianclaudia gli disse che era ancora vicino alla fermata “Pagano”.
«La raggiungo lì. Mi aspetti che la porto in un posticino molto carino!»
Più tardi, dopo aver finito il pranzo e bevuto l’amaro.
«Io abito qui sopra.» disse lui.
«E allora?»
«E allora potrei farle vedere la mia collezione di farfalle.»
«Pensavo di rane.»
Lui rise. «Le va?»
«Ma così, su due piedi?»
«Lei è giovane. Non mi dica che soffre di secchezza vaginale! Al limite ho del lubrificante anallergico.»
«Non mi era mai successa una cosa così.» mormorò la ragazza.
«Del resto non le era nemmeno capitato di trovare lavoro rispondendo a una semplice domanda sull’India!»
Si alzarono dal tavolo e uscirono in strada.
«Ma non ha pagato il conto!» esclamò Gianclaudia.
«Non si preoccupi. Il gestore è in debito con me.»
«Sempre storie di rane che si sposano?»
Lui rise di nuovo. Entrarono in un portone di fianco al ristorante e salirono al quinto piano.
«Diamoci del tu.» disse lui chiudendo la porta e si tolse le scarpe imitato da lei.
Poi lui si sfilò i pantaloni. Lei lo guardò con aria sorpresa.
«Non ti ha detto niente, la mamma?»
«No, non ha fatto in tempo. Ho scoperto tutto da me, a quindici anni!»
«Ottimo. Così non ti devo tenere un corso monografico su come si incastra il cazzo in figa.»
Si denudarono lasciando i vestiti sul divano. Lui le prese la mano e la guidò lungo il corridoio, verso la camera da letto.
«Sono contento che hai la bernarda depilata. I peli mi vanno sempre per traverso.»
«Lecchi bene?»
«Ho il patentino regionale conseguito nel 1985. Rinnovato nel corso degli anni a fronte di corsi di aggiornamento.»
«Corsi di aggiornamento? Ma pensa. E tu, come ce l’hai? Peloso?»
«No, ho l’uccello glabro e anche i coglioni. Così me li puoi leccare agevolmente.»
Una volta sul letto si misero a sessantanove e iniziarono a carburare.
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