Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Lui & Lei > Gli occhi di Guenda la domanda senza risposta
Lui & Lei

Gli occhi di Guenda la domanda senza risposta


di Membro VIP di Annunci69.it Matertattoo
14.06.2026    |    112    |    0 6.0
"Feci quello che dovevo fare in Italia, poi, come avevo sempre previsto, tornai a Margarita..."
Per molto tempo ebbi l'impressione che quella parentesi della mia vita non sarebbe mai finita. Forse succede sempre quando si è felici: si smette di guardare il calendario, si smette di fare programmi. Si vive, e basta.

Io e Guenda eravamo arrivati a quel punto. Le giornate scorrevano una dopo l'altra. La mattina la andavo a prendere, passavamo il tempo insieme girando l'isola, andavamo al mare e pranzavamo dove capitava. Parlavamo di tutto. A volte parlavamo del futuro, a volte evitavamo accuratamente di farlo, come se nominarlo potesse rompere l'equilibrio che si era creato tra noi.

Nel frattempo, la situazione di mia madre seguiva il suo corso. Amador era ormai una presenza stabile nella sua vita. Io continuavo a esprimere dubbi e lei continuava a ignorarli; era diventata una specie di rituale. Io cercavo di rallentarla, lei accelerava. Io le dicevo di aspettare, lei decideva subito. Alla fine smisi quasi di discutere. Non perché avessi cambiato idea, ma perché avevo capito che non sarebbe servito.

Poi arrivò il momento che avevo cercato di tenere lontano dai pensieri: dovevo tornare in Italia. Non era una scelta definitiva, non era una fuga e non era una rottura. Dovevo semplicemente rientrare per occuparmi di alcune cose. Anzi, ero convinto che sarei tornato presto. Mia madre ormai viveva a Margarita, aveva la casa, aveva gli appartamenti... l'isola era entrata a far parte della nostra vita. Nella mia testa non esisteva un vero addio, esisteva soltanto un arrivederci. Forse fu proprio questo a rendere tutto più doloroso, perché nessuno dei due stava salutando per sempre. Almeno così credevamo.

Ricordo gli ultimi giorni con una chiarezza particolare, come succede con certi momenti che il cervello decide di conservare. Ogni dettaglio sembrava più intenso: le spiagge, le strade, i ristoranti, perfino il vento caldo che arrivava dal mare. Come se sapessi che stavo per lasciarmi tutto alle spalle, o forse come se una parte di me lo sapesse già. Guenda cercava di essere forte, io facevo lo stesso, ma entrambi sapevamo che la separazione ci faceva male.

Arrivò il giorno della partenza. Andammo insieme all'aeroporto. Ricordo le valigie, il caldo, il rumore degli altoparlanti. E ricordo lei, più di ogni altra cosa. Piangeva. Io cercavo di rassicurarla, continuavo a ripeterle che sarei tornato presto. E non era una bugia, non era una promessa fatta per consolare qualcuno: ci credevo davvero. Ero assolutamente convinto che ci saremmo rivisti. Ci salutammo, e io partii.

Per qualche tempo la vita riprese il suo corso. Feci quello che dovevo fare in Italia, poi, come avevo sempre previsto, tornai a Margarita.

E fu lì che scoprii che Guenda non c'era più.

Era tornata in Colombia. La vita aveva preso una direzione diversa. Non ci fu una lite, non ci fu una rottura, non ci fu nemmeno una vera spiegazione. Semplicemente, era tornata a casa. Ricordo la sensazione che provai: non fu rabbia, non fu nemmeno disperazione. Fu qualcosa di più strano, come quando arrivi in un posto che conosci bene e scopri che manca qualcosa di essenziale. Qualcosa che davi per scontato.

Negli anni successivi continuai a tornare in Venezuela. Non una volta, molte volte. Alla fine quel paese lo conobbi bene, molto bene. Ci vissi una parte importante della mia vita, ne capii le persone, i meccanismi, capii tante cose che da ragazzo mi sfuggivano.

Ogni tanto ricevevo notizie di Guenda. Arrivavano attraverso alcune ragazze che avevano lavorato con lei nella taska. Qualcuna mi riconosceva, qualcuna mi salutava, qualcuna mi diceva che Guenda aveva chiesto di me. Venni a sapere che aveva avuto un bambino, che era rimasta in Colombia, che la sua vita era andata avanti. Erano notizie sparse, frammenti, piccoli pezzi di una storia che non mi apparteneva più.

Non ci siamo più parlati. Non ho più sentito la sua voce, non ho più visto il suo sorriso. Eppure non è mai scomparsa davvero.

Per anni ho pensato a molte cose: a mia madre, ad Amador, al Venezuela, alle scelte giuste e a quelle sbagliate. Col tempo quasi tutte le domande hanno trovato una risposta. Una sola no. Una soltanto.

Che cosa pensava quando mi guardava in quel modo?

Non l'ho mai capito. Non so se si divertisse, non so se volesse prendermi in giro o stuzzicarmi. Non so se fosse il suo modo di mostrarmi affetto, o il suo modo di dirmi che mi amava. Non lo so, e la verità è che non l'ho mai saputo.

Sono passati quasi trent'anni. Ho capito molte cose della vita, delle persone, del Venezuela. Ma quella no. È rimasta lì, intatta, come una domanda lasciata in sospeso. Forse è per questo che la ricordo ancora: non per quello che mi ha detto, ma per quello che non mi ha mai detto.

Perché se oggi chiudo gli occhi e ripenso a Guenda, non vedo una spiaggia, non vedo un ristorante, non vedo nemmeno l'aeroporto.

Vedo quegli occhi. Verdi. Grigi. Dorati.

E quella domanda che, dopo tutti questi anni, continua ancora ad aspettare una risp
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
6.0
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Gli occhi di Guenda la domanda senza risposta:

Altri Racconti Erotici in Lui & Lei:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni