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Lui & Lei

Le avventure di Chiara:La squadra di calcio2


di Membro VIP di Annunci69.it Adam82209
01.06.2026    |    586    |    0 6.0
"Ogni volta che pensavo di aver capito qualcosa di lui, diceva o faceva qualcosa che lo rendeva ancora più enigmatico..."
Quando mi svegliai, quella mattina, Iole russava allegramente come una porcella. Indossava ancora le mutandine della sera prima, il che significava che non si era nemmeno fatta una doccia prima di venire a dormire.

Rimasi a letto a ripensare a tutto ciò che era successo la sera precedente. Non so se la notte mi avesse portato consiglio, ma avevo preso una decisione: se non mi fossi divertita da giovane, adesso che ero ancora tutto sommato carina, non mi sarei divertita mai più.

Non volevo fare la fine di mia madre: bigotta, cinica e cattiva perché frustrata.

Guardai Iole. Magari sarei diventata come lei. Lei sì che sembrava aver capito tutto della vita. Se ne fregava di tutto e di tutti. Le sistemai una ciocca di capelli dietro l’orecchio. Così addormentata sembrava quasi una donna saggia e serena, molto diversa dalla persona irriverente che mostrava al mondo.

Mi rigirai nel letto. Avevo voglia di un caffè, ma allo stesso tempo non avevo alcuna intenzione di alzarmi.

Sentii una carezza.

«Buongiorno, Chiaretta… Caffè?»

Ricambiai il gesto.

«Sì, ma non ho voglia di alzarmi.»

Lei sorrise e si sistemò accanto a me.

Tra scherzi e provocazioni, finimmo per ridere come due ragazzine. Poco dopo eravamo in cucina a fare colazione e a commentare la serata trascorsa.

Il mio entusiasmo non passò inosservato. Iole capì immediatamente che l’esperienza mi aveva divertita molto più di quanto fossi disposta ad ammettere e non perse tempo a comunicarlo ai diretti interessati.

Fu così che mi ritrovai aggiunta a una chat di gruppo dal nome improbabile: “Le Poppe dei Campioni”.

Da quel momento iniziò un gioco che sarebbe durato circa tre mesi.

Furono settimane fatte di incontri nei luoghi più disparati, provocazioni continue e sfide sempre nuove. Nel gruppo eravamo soltanto due donne e quattordici uomini e, nonostante mancassero alcuni componenti della squadra, la situazione divenne presto piuttosto movimentata.

Per evitare problemi fu stilato una sorta di regolamento. Chi non lo rispettava sarebbe stato escluso dal gruppo. In realtà non ce ne fu mai bisogno. Io e Iole, in qualità di amministratrici, ci limitammo a qualche richiamo occasionale per parole o atteggiamenti sopra le righe.

La regola più importante riguardava il modo in cui sarebbero stati assegnati gli incontri.

L’obiettivo era fare in modo che tutti, prima o poi, avessero la possibilità di conoscere entrambe.

Io e Iole mettemmo quindi in palio sette estrazioni a testa. I fortunati estratti sarebbero diventati i nostri rispettivi “fidanzati” per ventiquattro ore. In questo modo ognuna di noi avrebbe trascorso il proprio tempo con metà del gruppo, mentre gli altri sarebbero rimasti in attesa del gran finale.

La prima estrazione si tenne quello stesso giorno in diretta video.

Iole pescò il numero undici.

Io il numero otto.

Secondo il regolamento, i vincitori ci avrebbero contattate in privato per concordare luogo, orario e modalità dell’incontro.

Il numero undici fu estremamente sintetico.

«Ore venti. Casa tua.»

Il numero otto, invece, dimostrò subito una fantasia decisamente più sviluppata.

«Ciao Chiara. Rendiamo la cosa un po’ più interessante. Indossa una gonna, non importa se lunga o corta, e presentati alle venti al ristorante XXXX. Troverai una prenotazione a nome Chiara Otto. Ordina ciò che preferisci e attendi ulteriori istruzioni. Ah, dimenticavo: porta con te qualcosa per bendarti gli occhi.»

Alle venti in punto entrai nel ristorante.

La cameriera mi accompagnò al tavolo e poco dopo prese l’ordinazione. Mentre cenavo arrivò un nuovo messaggio.

«Chiedi alla cameriera di portare via il piatto e di aspettare dieci minuti prima di servire il secondo. Trova una scusa. Poi vai in bagno e attendi nuove istruzioni.»

Feci come richiesto.

Avevo il cuore che batteva sempre più forte.

Entrai nel bagno indicato e rimasi in attesa. Passarono appena un paio di minuti prima che sentissi bussare.

Aprii.

La porta si richiuse immediatamente alle mie spalle.

Una voce tranquilla e sicura mi accolse.

«Ciao, Chiara. Da vicino sei ancora più bella di quanto immaginassi. Sei pronta a iniziare il nostro gioco?»

Annuii.

L’incontro fu breve, intenso e carico di adrenalina.

Più che i dettagli, ciò che ricordo ancora oggi è la sensazione di abbandonarmi completamente a una situazione imprevedibile, affidandomi a una persona di cui non conoscevo nemmeno il volto.

Quando tutto finì, lui si limitò a dirmi:

«Torna a mangiare. Mi farò sentire io.»

Poi se ne andò.

Rimasi qualche istante immobile, cercando di ritrovare la lucidità.

Quando tornai al tavolo, la cameriera stava arrivando con il secondo.

Mangiai con calma, osservando le persone intorno a me e chiedendomi chi fosse davvero il numero otto.

L’idea di aver condiviso quell’esperienza con qualcuno di cui non conoscevo neppure il volto rendeva tutto ancora più intrigante.

Terminata la cena, andai alla cassa.

L’uomo dietro il bancone mi informò che il conto era già stato pagato e mi consegnò una busta.

All’interno trovai un messaggio.

«Come inizio non c’è male. Se vuoi continuare, raggiungimi a questo indirizzo. Secondo piano, interno 4. Troverai la porta aperta. È a pochi isolati dal ristorante. Ti aspetto.

Firmato: Numero 8.»

Dieci minuti dopo ero già davanti al palazzo indicato.

Ancora prima che potessi suonare, sentii il clic del portone che si apriva.

Salii fino al secondo piano e raggiunsi l’interno 4.

La porta era socchiusa.

Entrai.

La stanza era immersa nella penombra. Davanti a me, seduto su un divanetto, distinguevo appena la sagoma di una persona.

«Accomodati pure» disse la voce del numero otto. «Vuoi bere qualcosa?»

Sorrisi.

«Qualcosa di forte. Grazie.»
Andai a sedermi sulla poltrona di fronte a lui. Si alzò e tornò poco dopo con una bottiglia di rum e due bicchieri.

Quando mi passò accanto notai che era nudo. Sentii di nuovo quel profumo leggermente fruttato che avevo percepito al ristorante e, quasi all’improvviso, tutta la tensione accumulata fino a quel momento svanì. L’inquietudine lasciò spazio a una piacevole scarica di adrenalina.

La situazione era assurda eppure incredibilmente coinvolgente.

«Come ti chiami?» gli chiesi.

«Mi chiamo Alessio. Ma puoi continuare a chiamarmi Numero 8.»

Aveva una voce calda, sicura, quasi ipnotica.

Si sedette e iniziammo a parlare.

Più passavano i minuti, più ne rimanevo affascinata. Quel ragazzo era misterioso non solo nell’aspetto, ma anche nel modo di esprimersi. Il suo italiano impeccabile, privo di qualsiasi inflessione riconoscibile, e il linguaggio ricercato che utilizzava gli conferivano un fascino particolare.

Mi ricordava il Conte di Montecristo.

Quando mi invitò a sedermi accanto a lui lo feci senza nemmeno pensarci. Continuammo a chiacchierare e a sorseggiare rum, mentre l’atmosfera si faceva sempre più intensa.

A un certo punto ci baciammo.

Fu uno dei baci più belli della mia vita.

Non era soltanto desiderio. C’era qualcosa di più profondo, qualcosa che non riuscivo a spiegare.

Per la prima volta da molto tempo avevo la sensazione di essere completamente presente, di vivere ogni istante senza pensare alle conseguenze.

Tra una parola e l’altra, tra una risata e uno sguardo, la distanza che ci separava scomparve del tutto.

Il resto della serata trascorse in una sorta di incantesimo.

Parlammo, bevemmo, ci cercammo continuamente.

Ogni volta che pensavo di aver capito qualcosa di lui, diceva o faceva qualcosa che lo rendeva ancora più enigmatico.

Più cercavo di comprenderlo, più mi sfuggiva.

Forse era proprio questo ad attrarmi così tanto.

Con il passare delle ore il mondo esterno sembrò dissolversi.

Rimasero soltanto quella stanza, il rum che lentamente diminuiva nella bottiglia e quella sensazione di complicità che cresceva minuto dopo minuto.

Non ricordo con precisione quando smettemmo di parlare e iniziammo semplicemente a goderci il silenzio.

Ricordo però la sensazione di pace che provavo accanto a lui.

Una pace strana, quasi inspiegabile.

Come se ci conoscessimo da molto più tempo di quanto fosse possibile.

La notte scivolò via senza che me ne accorgessi.

Quando infine mi addormentai ero completamente esausta, ma anche felice come non mi capitava da anni.

Dormii profondamente.

Al mio risveglio, però, Alessio non c’era più.

Aprii gli occhi e per qualche istante rimasi immobile a fissare il soffitto.

La stanza era silenziosa.

Se non mi fossi trovata in un appartamento sconosciuto, avrei pensato di aver sognato tutto.

Mi alzai lentamente e raccolsi le mie cose.

Il misterioso Numero 8, il ragazzo senza volto che mi aveva regalato una delle notti più intense della mia vita, era sparito senza lasciare traccia.

Appena uscii dal palazzo il telefono vibrò.

Un messaggio.

«È stato bellissimo e spero di incontrarti ancora.

P.S. Spero di vederti in tribuna alla prossima partita. Ti dedicherò un gol.»

Rimasi a fissare lo schermo per qualche secondo.

Poi sorrisi.

Avevo una sola certezza.

Volevo rivederlo.

Eppure, allo stesso tempo, ero determinata a portare fino in fondo il gioco che io e Iole avevamo iniziato.

Forse era proprio quella contraddizione a rendere tutto così irresistibile.
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