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Alla Padrona!
11.05.2026 |
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"In premio, mi mostrò la sua nudità, come un sigillo di appartenenza appena conquistata..."
Frequentavo chat dedicate all'esibizionismo, un po' per noia, un po' per curiosità. In realtà, con scarsi risultati e ancor meno esperienze di rilievo.Tutto rimaneva confinato dietro la webcam del computer, nella solitudine della mia stanza. Era un gioco senza rischi, senza odori, senza tremori reali. Nessun vero coinvolgimento, solo pixel e parole.
Le cose cambiarono un pomeriggio.
Quella che doveva essere una semplice esibizione si trasformò in qualcosa di diverso: in un incontro di potere, in una connessione inattesa. Avevo trovato una Padrona.
Ci ritrovammo a chattare nella stanza pubblica, scambiando parole banali, senza troppe aspettative. Ero stanco dei soliti fake, pronto a chiudere tutto.
Ma poi lei mi invitò in privato.
Accettai. Le cam si aprirono, e cominciammo a parlare, a osservarci, a misurarci a distanza. Il gioco dell'esibizione si fece più intimo, più preciso, più suo.
L'incontro del giorno successivo fu ancora più intrigante. Mi contattò direttamente, proponendomi un gioco:
"Ti dirò io cosa fare,"
"e tu lo farai nella stanza pubblica."
Il concetto mi colpì. Quella logica di obbedienza, quella forma di pseudo-sottomissione virtuale, mi eccitava.
— Vai nella stanza "Solo uomini 1" — ordinò.
Obbedii.
— Spogliati —
Eseguii.
Nel frattempo, nella chat pubblica, lei iniziò a scrivere per catturare l'attenzione di tutti su di me. Descriveva cosa stavo facendo, commentava, invitava gli altri a guardare.
Io sentivo gli sguardi, li immaginavo: invisibili ma reali, addosso a me.
In privato, continuava a guidarmi, passo dopo passo, fino a farmi eiaculare in cam pubblica, catturando l'attenzione della maggioranza degli utenti.
La stanza esplose di commenti, di attenzione, di eccitazione.
In premio, mi mostrò la sua nudità, come un sigillo di appartenenza appena conquistata.
Continuammo a chiacchierare nei giorni seguenti. In pubblico avevamo ormai una certa notorietà; in privato, una crescente complicità.
Un pomeriggio mi chiese di procurare un cucchiaio.
Lo posai vicino alla tastiera, bene in vista, come ordinato.
— Inizia — scrisse.
E iniziai.
Mentre la tensione cresceva, lei scrisse nella chat pubblica:
"Che ci fa quel cucchiaio accanto a lui?"
— Per lo sperma — risposi.
— In che senso? — replicò, fingendo ingenuità.
— Ci vengo sopra... e poi lo bevo. —
La stanza sobbalzò. Commenti, cam accese, respiri trattenuti.
Sbirciai per un attimo: molti si stavano già toccando.
Tornai sulla chat privata: lei si stava accarezzando, con uno sguardo che trapassava lo schermo.
— Fallo — scrisse soltanto.
Lo feci.
Cercai di gestire il fiotto, lo raccolsi sul cucchiaio, poi avvicinando la bocca alla cam, accolsi il cucchiaio in bocca. Come una medicina, tirai fuori il cucchiaio assolutamente asciutto.
Spensi la cam, lasciando dietro di me solo silenzio e l'eco di tanti sospiri.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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