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La Lunetta
11.06.2025 |
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"Il timer segnava sei minuti e otto secondi, non vidi più la lama malgrado mi sforzassi di protendermi in avanti, la lunetta che mi tratteneva il collo era troppo alta e le mie spalle vi erano già..."
Mi chiese come mi sentivo , sapevo che non mi avrebbe visto gli occhi nella penombra della stanzetta, risposi che tutto andava bene. Mi ripeté la domanda scandendo le parole , io con un profondo respiro risposi che si, stavo bene e sarei salita al piano superiore, in mansarda. Avevo i brividi e i polsi mi tremavano. Era così evidente la mia emozione , non passava inosservata.Il rumore dei miei tacchi sul pavimento , mi rassicurava. I passi erano abbastanza sicuri e con una certa noncuranza prima di varcare la porta , mi voltai protendendo le braccia nude. Abbozzai un sorriso offrendo i polsi alle sue manette.
Egli attese un attimo, poi da gentiluomo, mi baciò i dorsi delle mie mani e tenendomele per le dita, me le abbasso lungo il corpo. Scomparve dalla mia vista , dietro di me . Sentii il freddo metallico delle manette mentre attorno ai miei polsi si chiudevano. Ora potevamo salire.
Due rampe di scale, un pianerottolo, una porta bianca.
La sua mano che afferra la maniglia di ottone lucido e io che sento tremare le ginocchia.
Pareti rosse , travi nere. Una croce a destra ,un tavolo massiccio con degli anelli di acciaio a i bordi sulla sinistra.
" Resterai chiusa per sette minuti" mi disse sicuro di sé " Se temi per la tua incolumità rinuncia ora!...Ma ti perderesti un'occasione unica. "
Annuii senza più dire nulla. Lo amavo . Tolse un lenzuolo dal tavolo e scoprì una serie di ceppi adatti al mio corpo. Compresi la ragione per cui giorni prima mi aveva accuratamente misurato la circonferenza del collo e dei polsi, delle caviglie e intorno alla vita.
Liberata dalle manette, nel mio corsetto nero, mi avviai al tavolo , mi distesi con attenzione per non smagliare le calze, misi dentro ai ceppi aperti le caviglie per prime, poi , distendendomi supina, il busto, quindi poggiai il collo, per ultimi , con un respiro appoggiai i polsi nei ceppi pronti ad accoglierli.
Sentii chiuderli. La lunetta mi venne posizionata sul collo per ultima. Dopo l'ultimo click spontaneamente reclinai nel vuoto la mia testa, quel tanto che mi bastò per vedere la sua erezione imponente .
" Potrei lasciarti sola mentre la lama ti taglia in due, ma con un cazzo dentro é meglio vero?"
Conoscevo la sua perversione per gli attrezzi sadomaso. Si preoccupò di far realizzare dei ceppi con le serrature a tempo, un chiavistello magnetico ne impediva l'apertura prima del tempo impostato.
Me ne parlò a pranzo, ma senza svelarmi troppi particolari del suo progetto.
Un brivido perverso mi scosse quando compresi che stavo sperimentando, da cavia ,uno strumento di tortura da cui morbosamente ero attratta
Non volli pensare a niente, aprii la bocca in attesa di essere riempita. Sapevo di giocare, ma sapevo che al di sopra del mio ombelico calava un pendolo con una lama. Ogni secondo calava di un po', mi avrebbe ferita se mi si fosse avvicinata troppo al corpo.
Sette minuti per saperlo.
Lui nudo ,io immobilizzata .
Potevo ruotare un po' la testa , ma vedevo solo il timer, il pendolo e la croce vuota , cui venni legata tante volte.
Mi sforzai a inghiottirlo con avidità ,nella speranza che se fosse venuto in fretta avrebbe conservato la lucidità per liberarmi in tempo da quella folle attrezzatura.
Il timer segnava appena diciotto secondi, mi sembrarono già troppi. Pensai che fosse solo un gioco e non mi dovevo preoccupare , anzi dovevo rilassarmi e godermi un pompino mentre ero completamente bloccata.
Respirai un po' quando mi mise le mani sulle guance e lo tirò fuori per farmelo vedere in tutta la sua lunghezza.
Un'occhiata al timer, ancora cinque minuti da trascorrere e la lama era già scesa di molto. Pensai di darmi da fare, "Dammelo!" esclamai senza aggiungere altro per la fretta .
Mi riempì nuovamente la bocca e spinse in gola soffocandomi, se ne accorse e arretrò un poco, poi ritornò a spingere , sentii le sue palle sulla faccia.
Lo sentii irrigidirsi in bocca e sperai fosse pronto a inondarmi.
Sentii un fiotto di sperma . Respiravo col naso per non soffocare. Il farabutto si tolse dalla mia bocca e attese del tempo.
Altri tre minuti e mezzo di permanenza obbligata, il timer segnava tre minuti e ventotto secondi. Metà strada pensai !
Mi imposi di non guardare la lama che oscillava, di cui iniziavo a sentirne lo spostamento attraverso l'aria.
Ritornò dentro di me, per poco. Si fermò a godersi lo spettacolo di me sotto alla lama incombente.
Gli chiesi che cosa stesse facendo.
Intuii che la pausa serviva per incutermi paura. Cosa che gli riuscì benissimo.
Ascoltavo in silenzio , nessuna domanda ,nessuna reazione.
Pensai che preso dall'emozione mi avrebbe lasciata lì in balia del pendolo affilato. Ripensai alla frase che disse : "se temi per la tua incolumità.." e " rimarrai chiusa per sette minuti"...Incolumità , sette minuti, disse anche tagliata in due. Sette minuti..
Sette minuti...Tagliata in due...Sette minuti..
Quanto manca ? Pensai !
Ormai terrorizzata scoppiai a piangere , chiesi aiuto, balbettai qualcosa , forse una preghiera .
Il timer segnava sei minuti e otto secondi, non vidi più la lama malgrado mi sforzassi di protendermi in avanti, la lunetta che mi tratteneva il collo era troppo alta e le mie spalle vi erano già a contatto.
Sentii un tocco lieve sulla pelle poco sopra l'ombelico, lo sentii distintamente mentre respiravo, sempre più intenso..
Pensai : é finita !
Sentii un nuovo passaggio della lama sulla pelle o sotto la pelle, ormai.
Alla bocca mi salì l'acido e si mischiò alla saliva fino a sentirne i rivoli sulle guance. La vescica mi si stava svuotando senza che potessi trattenermi.
Odiai il mio partner, non tolleravo che mi avesse tradita così ! Mi stava davvero tagliando in due.
Io stupida che credevo giocasse!
Mi mise un cappuccio sulla testa, adesso era davvero troppo! Mi aveva condannata il maledetto !
Sentii le sue mani su di me, ravvisai che aveva fermato la lama , potevo respirare gonfiando il diaframma e non sentivo nulla sopra.
Di seguito i click dei ceppi che si aprivano, malgrado il cappuccio avvertii che nella stanza dovevano esserci le luci accese .
" Sei stata eccezionale ! Ti lascio ancora un po' con la lunetta sul collo, ti dona!"
Sentii sfilare il cappuccio di cotone sulle guance , ero viva e con ogni probabilità ancora intera.
Lo perdonai succhiandolo fino alla sua venuta copiosa. Mi tolse la lunetta dal collo e mi aiutò a sollevarmi con la sua mano dietro la mia nuca.
Mi toccai la pelle segnata da varie righe in superficie e un'abrasione appena più profonda ,l'unica che mi bruciava. Ero basita !
Raccolsi col polpastrello quello che sembrava sangue , sgranando gli occhi ,inorridita. Gli urlai ." Stronzo!"
Gli arrivò la mia mano sullo zigomo ,con tutta la forza che avevo, ma scoppiò a ridere. " E' inchiostro sciocchina!"
Non servì a calmarmi.
Mi ci volle qualche minuto.
Ci baciammo e andammo in camera da letto.
Provata dallo spavento ma eccitata ,mi toccavo sopra l'ombelico, poi un po' più giù...Mi accorsi della ricrescita dei mie peli.
Quella notte il mio uomo, amante e boia, venne altre due volte dentro di me .
Gli confidai che sarebbe stato eccitante tornare in mansarda molto presto.
Annuì e accarezzandomi mi disse : "ho anche io una confidenza per te" .
Gli presi la mano, gliela baciai , "ti ascolto " dissi .
"la prossima volta che abbasserò la lunetta sarà per decapitarti. "
"Sempre in sette minuti ?" gli dissi sottovoce
" Facciamo venti ! Così ti prendo prima la testa e poi il culo. Esattamente in questo ordine, sai non intendo rischiare l'evirazione"
Non ne fui minimamente spaventata, avvertii il profumo del suo sperma ancora una volta.
Rammentai altresì ,che la lunetta di legno verniciato usata per trattenere in posizione la mia testa, era stata a lungo l'immagine del mio orizzonte e che odorava di pittura fresca.
Pensai che lo sarebbe stata almeno un'altra volta. Con la pelle d'oca mi immaginai per un breve istante nuovamente prigioniera, ma mi accorsi anche dello sguardo del mio uomo.
Appena il tempo di inghiottire la saliva che avevo sotto la lingua e risentii la sua voce :" Sposterò il tavolo in modo che il pendolo sia sopra al tuo collo e ti legherò le caviglie in alto ,così ti avrò a disposizione".
Poi aggiunse :" voglio affilare la lama ma solo se me lo consenti...Sarà più eccitante non trovi?"
Non mi rimase che chiedergli quanto mi restava da vivere.
Aggrottò le sopracciglia e sbigottito abbozzò :" No...Non...Non, voglio farti del male ! Non così almeno. Sei così seducente quando hai paura ! "
Svanì il suo profumo, Egli benché vicino che ne potevo ancora avvertire il calore, andò via . Si dileguò. Provai il magone perché capii d'essere rimasta sola con le mie perversioni, ormai non più condivise. Saremmo stati a letto, a pranzo e a cena insieme, rispettando i canoni della convivenza civile. La mia vita tornò a dipendere solo da me. Mi aveva risparmiata la testa, per buttarmi nell'indefinito tutta intera.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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