bdsm
Deal
05.07.2025 |
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"Ebbi un orgasmo e sentii qualcosa sul seno destro, una pinza al capezzolo , ma poi avvertii qualcosa di più inquietante su tutta la mammella..."
Deal or not deal, era il titolo di un gioco televisivo noto anche anche in Italia come "i pacchi", lo stavano trasmettendo in lingua inglese attraverso la BBC diffusa dal servizio TV dell'albergo cinese in cui soggiornavo.Non ero interessata al programma ma sentire in sottofondo un idioma parlato nel mio continente, mi faceva sentire un po' a casa. Ricreava delle sensazioni che ,a causa della distanza, erano come smontate i cui pezzi, posti su uno scaffale , erano pronti a riprendere una funzione una volta riassemblati.
Il jet lag non mi aveva disturbata , ma le evidenti differenze culturali , esacerbavano le mie difficoltà a svolgere compiti in trasferta.
Ne parlai poco dopo a cena con Alessandro.
Spiegai che non ero del parere di stipulare contratti sul suolo cinese e che ero stata imperdonabile poche ore prima nell'ufficio della HungZhang.
Alessandro capì, rimase a guardarmi, ma non disse nulla.
Sembrava non accettare la mia decisione di andarmene entro tre giorni, senza fare più ritorno.
"Loro ti hanno offerto il tè in costume locale e tu alla prima incomprensione hai mostrato aggressività !" disse Alessandro
"Già " ribattei gelida.
" Sai alle brutte figure si può rimediare"
"Chiedendo scusa? Che se ne fanno delle scuse di un'occidentale maleducata?" risposi
Alessandro finì il boccone e protendendo il braccio al bicchiere disse:" mostrandosi disponibili e collaborativi!"
Ammiccando mi invitò ad alzarmi, lo seguii fino all'ascensore .
Le porte scorrevoli di acciaio inossidabile si spalancarono con un sibilo lieve e una luce bluastra modificò i colori dei nostri vestiti.
Del mio abito bianco rimase dello stesso colore solo la cintura alta, di cuoio nero alla vita . La fibbia argentea divenne un blu elettrico. Alessandro mi stava guardando riflesso nello specchio.
Lo salutai in corridoio ,mentre con il capo alzato cercavo il numero della mia camera.
"507 eccola", un ultimo cenno col volto triste rivolto ad Ale e appena la serratura si sbloccò , entrai in stanza chiudendo la porta senza voltarmi.
Mi tolsi il vestito e andai a struccarmi, quindi a letto. Non misi neppure la sveglia, intendevo far naufragare ogni iniziativa professionale. Avevo fatto un danno, l'avrei pagato subito lasciando spazio a qualcuno più in gamba di me.
Spensi la luce, mi misi a piangere ripensando alla pessima giornata.
Il fastidioso cicalino del telefono dell'albergo mi svegliò.
" Hello? Call in the room for you, hold on please"
"Loretta ! " era Alessandro.
"Neppure ti sei presenta ! Ma che hai oggi ? " mi ero dimenticata dell'invito personale a teatro fatta dai dirigenti che avevo incontrato nel pomeriggio. Fonte di tutti i miei rimorsi.
" Sono due tipi simpatici il sig. Zhao e il sig. Fang, ti sei persa una bella serata, hanno per te ottimi progetti. Sei piaciuta molto "
"Ale, vado via. Tu, i simpaticoni con gli occhi a mandorla, non fate per me."
"Loretta, mi serve, anzi ci serve, un contratto, io pago te per produrre ricavi non per causare altri danni. Quindi adesso abbassi le arie da primadonna e inizi a comportarti da quell'impiegata alle mie dipendenze che sei. Chiaro Loretta???" Riattaccò il telefono
Con un sorriso di plastica mi presentai a tutti gli incontri programmati il giorno successivo .
Discutemmo di prezzi, concordammo la ripartizione delle spese di trasporto, le tariffe doganali, l'entità degli acconti da versare loro.
Stilai una bozza di contratto e sembrava avessimo raggiunto un compromesso accettabile per entrambe le parti.
Avevo fatto del mio meglio, ma in cuor mio, capivo che avevo solo raggiunto l'obiettivo minimo, senza lode ,senza infamia.
Il sig.Fang mi disse alla fine della giornata che avrebbe preferito non cenare.
"Loretta stasera non andiamo a cena ! "
"Nemmeno tu hai fame? Mi ha detto la stessa cosa Mr Fang."risposi
"Cambiati come ti ho detto ieri e aspettami nella hall".
" Alessandro , che programmi hai ? "
"Di metterti in riga come meriti ! " disse algido
L'ultima volta che mi disse quella frase ,mi portò nel suo garage, un posto appena rinnovato in cui c'erano ancora le impalcature dei muratori. Mi ammanettò a una di esse e mi fece sentire la frusta sulla schiena per venti interminabili volte.
Non attendeva altro che un buon motivo per umiliarmi. Stupidamente glielo avevo servito il giorno precedente.
Salimmo in auto, senza l'aria condizionata. Avevo caldo.
Arrivammo in una città spettrale. Poche luci, vie pubbliche illuminate ma vuote, rarissime le auto, palazzi senza abitanti , uffici vuoti con le scrivanie, ma senza computer e senza insegne.
I volti sorridenti di Mr Fang e Mr Zhao mi si palesarono dopo pochi passi .
Il primo ricevette da Alessandro un coltello che terminava con un uncino Zhao nascondeva qualche cosa fra le mani dietro la schiena.
Quando sentii il rumore sgraziato delle manette Alessandro mi vi aveva già chiuso un polso e con un gesto rapido mi blocco subito anche l'altro. Mr Fang col coltello a uncino appoggiato al mio sterno abbassò di scatto il braccio tagliando di netto il mio vestito, che cadde come come un relitto. Rimasi basita . Sbarrai gli occhi e aprii la bocca dallo stupore. Fu MrZhao che sorridendo mi spinse un ballgag in bocca. Alessandro ne chiuse le fibbie. Guardai a terra e notai che oltre al mio vestito, giacevano anche il reggiseno e le mutandine.
Nuda , in manette all'aperto in una città fantasma. Ero con tre uomini ,due dei quali non parlavano la mia lingua, uno aveva un coltello, mi aveva appena strappato il vestito e quello di cui mi fidavo di più, aveva promesso di punirmi. Che cosa poteva andare storto?
Entrammo in un palazzo.
L'ascensore era spartano senza luci e specchi. Andammo nel sotterraneo.
Altre luci al neon molto chiare abbacinanti.
Un monolite nero era l'unica cosa presente. Sembrava un grosso blocco di granito ben squadrato.
Con l'immancabile sorriso i due dirigenti invitano ad avvicinarmi.
Sento Alessandro che mi libera e severo mi dice di togliermi i sandali.
Mr Fang con un inchino mi porge degli stivali rossi, alti alla coscia .Li indosso senza obiettare.
Appena rialzo lo sguardo osservo che il monolite é una cassa il cui interno è scavato secondo una sagoma antropomorfa.
Intuisco che vi sarò rinchiusa. Mi voltano e cammino all'indietro per l'ultimo passo. Vengo assicurata con delle cinture sopra e sotto al seno, in più punti sulle gambe. I polsi mi vengono legati all'altezza delle tempie, le mani appoggiano sul dorso alla struttura di legno del monolite. Mi mettono un fermo di plastica al collo , non è stretto ma se abbasso la testa appoggio il mento e non riesco a vedere neppure il mio seno. L'ultima cosa che vedo sono le porte che chiudendosi rendono il mio orizzonte, sempre più sottile. Fino alla completa oscurità.
Sento il rumore di un avviatore elettrico.
Realizzo che non vedo più Alessandro, l'ultimo contatto col mio mondo e non sento alcuna voce. Mi sento abbandonata.
Prego...
Sento che vengo spostata e capisco che sono sull'ascensore, ma stavo salendo ben più del piano terra.
Rimasi abbagliata appena venne aperto uno sportello all'altezza del viso. Riconobbi le mani di Alessandro, erano sudate.
Mi tolse il ball gag.
"Urla appena senti che ti toccano" disse strizzando l'occhio.
Avevo la bocca piena di saliva a causa del ball gag e desideravo solo sputargliela in faccia, ma capii che ero parte in commedia.
I simpaticoni perennemente sorridenti mi richiusero lo sportello e sentii che ne aprirono altri. Il monolite aveva una serie si sportelli che davano accesso a parti del mio corpo. Quando ne aprivano uno sentivo dell'aria fresca entrare e mi dava sollievo .
Sentii che sui miei peli pubici stavano stendendo una ceretta dapprima tiepida poi sempre più calda e nell'orifizio anale mi spingevano qualcosa di metallo forse uno speculum, lo spinsero fino a che non lo sentii appoggiare alle natiche. Poi uno scatto metallico e si aprì dentro di me come la corolla di un fiore. Urlai dal dolore, non servì fingere.
Intanto la cera sulle grandi labbra si era raffreddata .Lentamente venni depilata anche dell'ultima striscia di peluria che avevo, lo fecero lenti, per farmi sentire dolore, ma ero più preoccupata del mio sfintere che ad ogni movimento mi faceva decisamente male con quell'arnese infilato.
Sentii il tocco di alcune dita attorno alle grandi labbra e qualcosa di metallico che le dilatava. La frescura e il tocco delle dita mi stava facendo godere di un momento tutto sommato piacevole.
Sentii stringere la pelle delle grandi labbra e delle piccole labbra, capii che mi avevano messo uno strumento di cui avevo solo sentito parlare una sorta di guinzaglio vaginale. Sentii diverse dita dentro subito dopo .
Ebbi un orgasmo e sentii qualcosa sul seno destro, una pinza al capezzolo , ma poi avvertii qualcosa di più inquietante su tutta la mammella. Urlai terrorizzata quando sentii pressare entrambi i seni . Non mi é mai piaciuta la compressione del seno, esteticamente un seno deforme non è bello a vedere e il dolore che si prova non mi stimola, anzi !
Venne aperto lo sportello del viso e mi mostrarono su un telefono il video di quello che mi avevano appena fatto.
Non provai vergogna, la mia immagine di prigioniera mi piacque. Tutto sommato non mi stavano trattando poi così male.
Vidi altresì che ero in un luogo affollato e a turno degli sconosciuti passavano le proprie mani sul seno compresso, qualcuno mi mordicchiò un capezzolo un altro infilò tre dita nella vagina, qualcuno tirava l'attrezzo nel mio culo facendomi male anche al seno a causa degli scossoni involontari che mi provocava . Uno sportello alla volta fui completamente esposta e partì un applauso. Mr Fang mi disse che gli stivali rossi erano un omaggio ai colori nazionali e che voleva li tenessi per ricordo.
Mr Zhao mi liberò dalle fibbie che mi assicuravano alla cassa e mi prese al guinzaglio vaginale. Mi disse che mi voleva fino al mattino.
Annuii e risposi " Xe'nche",ossia grazie in cinese.
Alessandro mi tolse il doloroso orpello al culo,
Poi mi ordinò di aprire la bocca.
Guardai Mr Zhao per avere la sua approvazione, mi fece cenno di si.
sentii il gusto del mio ano. Sapeva di detergente intimo alla camomilla. Risi di ciò.
Mr Zhao fu molto gentile con me, si preoccupò in camera da letto di liberarmi la fica e mi chiese se poteva leccarmela. Acconsentii, mi cominciava a stare simpatico.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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