Gay & Bisex
6. Alessandro al circolo del Tennis
27.12.2025 |
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"Pur non vedendolo direttamente, sento che Ale è tornato dai movimenti della tenda..."
Gli eventi dell’ultimo periodo hanno stravolto la mia routine. Tendo a pensare troppo a lui, resto sveglio fino a tardi e salto spesso le lezioni. All’università si avvicina il periodo degli esami estivi e dovrei iniziare a prepararmi seriamente, ma faccio fatica a concentrarmi.Con la mia ragazza va abbastanza bene, nonostante abbia avuto meno tempo durante il giorno, per scriverle o chiamarla. Quando ci siamo incontrati l’ultimo weekend è andata però alla grande. Gran scopate lunghe e decise. Nonostante avessi temuto il contrario, viste le mie ultime evoluzioni. Sono stante così perdonate le mie assenze.
Con Alessandro ci siamo scritti più volte, anche quando stavo con lei, ma da parte sua non c’è più stata un’occasione immediata per organizzare qualcosa.
Il venerdì sera successivo esco con i miei coinquilini e torniamo a casa molto tardi, mezzi ubriachi. C’è naturalmente anche Luca, il mio coinquilino “simpatico”.
La mattina dopo mi sveglio abbastanza presto, con una sete tremenda. Mi alzo per bere e, passando dal soggiorno, vedo Luca russare sul divano. Proseguo fino in cucina, mi riempio un bicchiere d’acqua e lo bevo d’un fiato. Ne verso subito un secondo e mi siedo sulla poltrona accanto a lui, che continua a dormire. Avevo già notato al primo passaggio che era senza pantaloni, ma seduto sulla poltrona ho poi la bella vista sulla sua maglietta un pò rialzata e il suo ventre magro con una leggera peluria scura che scende fino al bordo degli slip grigio scuri. Gli slip sono attillati e si nota con distinzione il suo uccello, forse un pò barzotto, e in corrispondenza del glande una macchietta scura. Urina? Precum?
In quel momento esatto mi arriva un messaggio di Alessandro che mi invita a fare un giro al circolo di tennis. Concordiamo un orario e mi dice di vestirmi sportivo.
Il mio cazzo sì é alzato subito come un’antenna. Per Alessandro? Per Luca?
Luca comincia a muoversi e io nel dubbio, per non creare imbarazzi, mi alzo e vado a farmi una doccia per riprendermi un po’. L’acqua scivola fredda sulla mia testa e sulle spalle e per qualche minuto resto fermo ad occhi chiusi. Nella mia testa però non c’è silenzio, il rumore dell’acqua riavviva solo i ricordi. Il mio cazzo rimane duro e mi faccio una sega con la testa appoggiata alle piastrelle di fronte, ad occhi chiusi. Quello che penso per eccitarmi è un misto di ricordi e fantasie. Mi passa davanti agli occhi l’immagine delle gambe di Luca, del suo pacco e di quella macchietta scura. Mi immagino di inginocchiarmi davanti al divano, di appoggiarci le labbra sopra e succhiarla.
Riapro gli occhi e il mio cazzo esplode.
Quando torno in salotto, Luca si è svegliato e si sta preparando un caffè. Prova ad attaccare bottone, dice qualcosa sulla sera prima. Io rispondo a monosillabi e tiro dritto verso la mia camera a vestirmi. Pensare a lui mi imbarazza più di altre cose, incredibile.
Poco dopo esco di nuovo, ripassando dal salotto. Luca è ancora lì, con la tazza di caffè in mano. Mi segue con lo sguardo mentre attraverso la stanza, senza dire una parola. In realtà è presto, ma preferisco uscire. La mia mente ultimamente fa brutti scherzi e preferisco evitare situazioni strane a casa. Così mi concedo un lungo giro a piedi, finché non arrivo puntuale al circolo di tennis.
Davanti all’ingresso aspetto circa quaranta minuti prima che Alessandro arrivi. Quando finalmente lo vedo comparire, indossa pantaloncini e maglietta a maniche corte, il corpo ancora caldo dell’allenamento. Non mi viene incontro subito perché viene fermato a parlare da un signore che tra l’altro mi sembra di conoscere. Poi mi fa un cenno con la mano per farmi avvicinare.
Quando gli sono vicino mi tende la mano e me la stringe con decisione. È molto sudata.
Alessandro mi guida attraverso il centro sportivo verso un campo: “C’è qualcuno che voglio presentarti,” dice con un sorriso. Alessandro mi guarda e continua: “Ti ricordi Pier dall’ultima serata?”
Arrossisco all’istante, perché in realtà ci eravamo già conosciuti ma non ci eravamo mai nemmeno visti direttamente in faccia. La sua faccia furba, i capelli neri, i baffetti sottili. Pier sorride e mi tende la mano come se niente fosse, nemmeno lui mi aveva visto direttamente in faccia e sembra analizzarmi. Rimangono entrambi disinvolti e sembrano a sorpresa voler continuar a giocare a tennis, passandomi anche una racchetta.
“Non ho mai giocato a tennis!” ammetto un po’ timidamente. Alessandro ride e invita Pier ad insegnarmi un po’. Sorprendentemente inizia un allenamento improvvisato, come tra amici. Mi mostrano come impugnare la racchetta, come muovermi sul campo. Sono pero’ un mezzo imbranato ed è molto più faticoso del previsto.
Loro giocavano già da un pò e io sono reduce da una serata alcolica. Dopo una mezz’oretta siamo tutti sudati e sfiniti.
Alessandro: “Pier, si può andare ora. Non c’è più molto giro ora”.
Pier annuisce e recupera le sue cose. Io gli ripasso la racchetta, ringrazio e li seguo dentro il circolo.
Passando dentro l’edificio vediamo molte persone andarsene, mentre altre siedono ai tavoli di un bar/ristorante. Entriamo negli spogliatoi e come previsto da Ale sono praticamente deserti, a parte un signore che si sta rivestendo e ci lascia da soli poco dopo.
Si siedono su una panchina, scegliendone una nascosta ai primi sguardi di chi entrasse eventualmente a sorpresa, mentre io rimango in piedi davanti a loro. Si tolgono la maglietta e mi godo lo spettacolo dei loro petti atletici e sudati. Pier ha il petto depilato mentre le ascelle sono folte di peli scuri.
Ale mi dice di spogliarmi e io ribatto di non avere un cambio.
“Beh errore tuo, avere sempre un cambio era la prima cosa da imparare”.
Preso in fallo mi tolgo i vestiti sudati e rimango in mutande. Ale non è interessato ma Pier invece mi guarda e con una mano mi tocca una coscia, mi gira, scosta lo slip per palpare meglio una natica.
“Ha un bel fisichetto. È sfondato?”
Ale mi guarda: “In teoria no, se non ha mentito, corretto?”
Io immagino stiamo parlando del mio ano e annuisco con la testa, imbarazzato. Pier entra con un dito nello slip e cerca il mio buco. Lo sento spingere, ma smette subito compiaciuto nel sentirlo stretto. Si gira poi verso Ale che gli risponde: “Magari poi concordiamo”.
Si alza e finisce di spogliarsi, rimane nudo. Lo segue Pier, che esibisce anche un bel cazzone, meno lungo di Ale ma circonciso e con delle belle palle grosse.
Ale mi prende sotto braccio mettendomi a contatto con il suo corpo sudato e mi accompagna verso le docce.
Ci sono varie cabine doccia, divise da delle paratie, che davanti sono chiudibili con delle tende. Mi portano dentro un cabina dove ci mettiamo stretti in tre. Mi mettono subito in ginocchio con i cazzi in faccia, me li sbattono entrambi sulle labbra e Ale con le dita mi apre la bocca. Uno dopo l’altro cominciano a pisciare, il cavo orale si riempe velocemente sotto i due getti e devo inghiottire frequentemente. L’odore di urina è più intenso e il sapore forte e amaro, sono molto concentrate rispetto all’altra sera.
Finiscono la pisciata con calma spingendo entrambi i loro uccelli mosci dentro la mia bocca con le dita. Ale mi tiene la testa e me la sposta, facendomi prima prendere i cazzi più a fondo e poi a turno ad annusare le palle sudate di entrambi. Mi fa soffermare particolarmente sullo scroto peloso di Pier, che allarga le gambe, arrivando a farmi leccare con la lingua quasi fino all’ano. Poi spinge la mia testa verso i suoi piedi mentre un’altra mano mi tocca la schiena, le natiche e infine l’ano, che rimane in mostra verso l’alto. Un dito fa pressione sul mio buco senza però riuscire ad entrare, essendo ancora strettissimo. Qualcosa di freddo mi colpisce l’ano e al secondo tentativo una falange entra dentro di me. Entra con un secondo dito e sento già lo sfintere tirare. La mia faccia continua ad essere premuta verso il basso probabilmente da un piede di Ale, impedendomi di muovermi.
Le due dita scorrono su e giù nel mio buco mentre un altra mano mi schiaffeggia le natiche.
Dopo un pò mi lasciano andare e riguardo verso l’alto. Si dicono qualcosa piano, che non riesco a capire dalla posizione.
Ale mi tira per un braccio per aiutarmi ad alzare, per però spingere delicatamente ma deciso la mia faccia contro il muro. Aprono l’acqua della doccia che mi colpisce la testa. Un corpo mi pesa ora sulla schiena mentre un cazzo eretto mi preme sul culo, lo struscia tra le mie natiche. Riconosco Pier quando le sue braccia mi avvolgono davanti e vedo Ale, con la coda dell’occhio, uscire dalla doccia.
Forse approffitando dell’assenza dell’amico, il suo contatto si fa più’ intimo. La sua lingua mi lecca il bordo dell’orecchio per poi mordicchiarmelo mentre spinge il suo uccello più’ a fondo tra le mie cosce.
Pur non vedendolo direttamente, sento che Ale è tornato dai movimenti della tenda. Il peso di Pier si sposta di lato e una mano decisa mi entra tra le gambe. Le dita ricercano il mio buco, lo tastano stretto. La mano si stacca dal mio corpo per poi tornare fredda e appiccicosa. Con abbondante lubrificante le dita tornano sul buco e con una leggera pressione entrano con facilità, le sento allargarsi me distendermi l’ano. Escono poi di nuovo, il peso di Pier e del suo braccio tornano dietro. Il suo uccello torna a spingere sul mio buco, duro e deciso, ma al contatto più freddo. La sua cappella mi entra lentamente nello sfintere, mentre io spingo per facilitarlo per paura del male.
Pier: “Cazzo che stretto ma entra. Entra.”
La cappella è dentro, sento scorrere altro lubrificante sulla pelle, mentre lo preme piano ma costante dentro di me.
Lo percepisco premere nel retto, stringo i denti, ho gli occhi chiusi.
Un secondo punto di dolore comincia sul mio orecchio. Intenso, apro gli occhi. Vedo Ale di fianco, con il volto non distante dal mio. Mi ha pinzato l’orecchio per attirare l’attenzione.
Ale: “Prima volta fa ricordare eh. Romantico il nostro Pier! Sei fortunato”.
Fa un passo indietro e posso guardare il suo corpo scolpito, il suo uccello è ora duro come il marmo e si sta segando guardando il suo amico che mi svergina. Il suo cazzo durissimo scorre dentro di me, il mio ano tira e brucia ad ogni movimento. Guardo verso il basso, il mio uccello è invece moscio e quasi più piccolo del solito.
Pier aumenta i movimenti, ad ogni colpo è piu in fondo. Una mano mi chiude la bocca, penso di Ale e il movimento di bacino successivo si fa insistente, spinge, me lo sento in gola. Ora le sue gambe premono sulle mie. Il dolore è intenso, mi sento lacerato, pulsa insieme al suo cazzo. Percepisco la tensione dei suoi muscoli, le pulsazioni aumentano, poi di botto finisce.
Il mio ano tira mentre me lo sfila ancora duro e tolta la pressione del suo corpo e del suo braccio contro di me, crollo automaticamente a terra. Mi siedo con le gambe aperte, il mio buco continua a bruciare ed ho la sensazione che sia ancora aperto. Pier ed Ale davanti a me ad uccelli eretti, quello di Pier con un preservativo mezzo sfilato e il serbatoio pieno mentre Ale si sega il suo cazzo che gli svetta forte fino ad oltre l’ombelico.
Alla bella vista anche il mio si risveglia.
Pier si sfila il preservativo dal cazzo che si ammoscia velocemente, lo passa ad Ale e senza dir niente esce dalla cabina.
Ale si abbassa: “Bravissimo, un 19cm come prima volta non è da tutti. Ho scelto bene.”
Mi porta le dita sulle labbra e me le apre come sa fare lui. Continua a segarsi appoggiandolo sulla mia faccia e sulla mia bocca aperta. Glielo lecco sull’asta. In mano ha ancora il preservativo di Pier. Lo avvicina e me lo fa guardare. Completamente srotolato, la punta è gonfia di sborra, vedo dei peli attaccati. Me lo strofina oscenamente sul viso per poi calarlo nella mia bocca. Lo lascia sulla mia lingua e lo spinge bene dentro con le dita. Mi tira in giù la bocca prendendomi dai denti inferiori e avvicina la sua capella. Pochi momenti dopo lo vedo contrarsi e mugolare. Sborra sul preservativo e sulla mia lingua, chiudo le labbra per trattenere tutto. Lo pulisce sulla mia pelle vicino al naso e con una leggera pressione sotto il mento mi fa chiudere la bocca.
Lo guardo negli occhi chiari e mi sembra compiaciuto nel vedermi segare ai suoi piedi.
Ale: “Fai presto e tienilo in bocca. Non vanno lasciate tracce qui. Ti aspetto fuori."
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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