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Gay & Bisex

Il Mio Nuovo Dottore: le regole


di Marko-92
11.10.2026    |    50    |    0 6.0
"Deve essere educato, con calma e fermezza, a capire che il suo piacere vero passa esclusivamente dall’essere posseduto e riempito dal maschio..."
Diario di Mauro Bianchi
(estratti privati – solo per me)
Martedì, 23:47 – aggiornamento definitivo
Oggi ho chiuso lo studio e mi sono seduto alla scrivania di casa con un bicchiere di whisky. Non riesco a smettere di pensare al mio cucciolo.
Alessandro.
Vent’anni, fuori sede, completamente vergine quando gli ho messo le mani addosso per la prima volta. Un corpo giovane, liscio, ancora da formare. E quel culetto… stretto, vergine, che si è aperto millimetro dopo millimetro sotto le mie dita, sotto i miei plug, sotto la mia pazienza.
Non è la prima conquista. Ne ho avute altre. Ragazzi più grandi, più esperti, qualche uomo della mia età che voleva solo essere usato. Ma nessuno come lui. Nessuno che abbia accettato così completamente di essere plasmato.
Ho sempre avuto regole. Non scritte, ma ferree. Le applico a tutti quelli che scelgo di educare. Con Alessandro le sto applicando con una cura particolare.

Regola numero 1 – Riconoscere il ruolo passivo

Il mio istinto non sbaglia mai. Quando un ragazzo entra nel mio studio e abbassa lo sguardo un secondo troppo a lungo, o arrossisce quando gli tocco l’inguine durante una visita, lo so già. È un passivo. Non sempre lo sa lui stesso. Il mio lavoro è farglielo scoprire senza frettolosità, ma senza pietà. Con Alessandro è stato immediato. Quel cazzo sottile che si induriva sotto le mie dita mentre gli controllavo la prostata già sapevo.

Regola numero 2 – Progressione lenta e inesorabile

Niente salti. Mai. Prima le mani. Poi le dita. Poi gli strumenti medici. Poi i plug. Poi la gola. Solo alla fine il mio cazzo.
Ho preparato il suo buchetto per settimane. Ogni sera i compiti. Foto. Video. Vocali. Doveva sentire il plug dentro mentre studiava, doveva imparare ad associare la pienezza al piacere, doveva abituarsi al bruciore e trasformarlo in bisogno.
All’inizio piangeva quasi quando inseriva il più grosso. Poi ha cominciato a spingere indietro. Poi a venire con il culo pieno.
Questo è il punto in cui un cucciolo diventa mio.

Regola numero 3 – Dolcezza e mano ferma

Non sono un sadico. Non mi eccita il dolore fine a se stesso. Mi eccita vedere un ragazzo che resiste, che trema, che dice «fa male» eppure non scappa.
Quando l’ho fatto sedere sul mio cazzo per la prima volta vera, sapevo che avrebbe bruciato. Gli ho tenuto i fianchi. Non gli ho permesso di risalire. La gravità ha fatto il resto. Ha pianto. Ha gemuto. Ha preso tutto.
E quando è arrivato in fondo, quando ha sentito i miei testicoli contro le sue natiche, ho visto nei suoi occhi qualcosa che non dimenticherò: la resa totale.

Regola numero 4 – La penetrazione, una volta iniziata, si porta fino in fondo

Questa è forse la regola più importante, e quella che più spesso viene fraintesa.
Il mio cazzo è grosso. Lo so. Le prime volte fa male. Fa male davvero. Il buchetto di un cucciolo, anche se preparato a dovere con dita, plug e dildo, non è ancora pronto a quel diametro. Il bruciore è forte, lo stiramento è brutale, a volte arrivano le lacrime.
Ma una volta che la cappella è entrata, non si torna indietro.
Non si interrompe. Non si lascia risalire. Non si «fa una pausa».
Si spinge fino in fondo. Piano se serve, fermo se serve, ma fino in fondo.
Questa regola non è crudele. È a favore del passivo.
Se interrompi a metà, il corpo resta nella fase del solo dolore. Se invece lo costringi a prendere tutto, dopo qualche minuto di resistenza il buchetto inizia ad abituarsi. I muscoli si rilassano. La pressione sulla prostata diventa piacere. Il bruciore si trasforma in calore. E solo allora arriva il vero orgasmo, quello profondo, quello che fa venire un cucciolo quasi senza toccarsi.
Con Alessandro l’ho applicata alla lettera. Quando ha cercato di risalire a metà asta, gli ho stretto i fianchi e gli ho detto piano: «No, cucciolo. Non scappare. Lasciati scendere.»
Ha pianto. Ha gemuto. Ha preso tutto.
E dopo, quando l’ho scopato sulla scrivania e gli ho venuto dentro, il suo orgasmo è stato devastante. Proprio perché non aveva interrotto.

Regola numero 5 – Non è permesso al passivo di evitare di dare il culo

Questa regola è fondamentale quanto la precedente.
Un passivo non deve mai essere lasciato libero di «scegliere» se dare o non dare il culo. Deve essere educato, con calma e fermezza, a capire che il suo piacere vero passa esclusivamente dall’essere posseduto e riempito dal maschio.
All’inizio sarà fastidioso. A volte doloroso. A volte umiliante. Ma è proprio attraverso quella resistenza iniziale che il corpo impara.
Se un cucciolo cerca di evitare, di rimandare, di offrirsi solo con la bocca o con le mani, io non glielo permetto. Lo guido, lo preparo, lo costringo gentilmente ma senza possibilità di fuga a dare ciò che è destinato a dare.
Il piacere di un passivo non nasce dal controllo. Nasce dalla resa. Nasce dal sentirsi aperto, pieno, usato, riempito di sborra.
Solo quando un cucciolo arriva a desiderare attivamente di essere scopato, anche sapendo che le prime volte farà male, allora l’educazione è riuscita.
Con Alessandro questa regola è già radicata. Non chiede più di fermarsi. Chiede di essere preso. E questo è esattamente il risultato che cerco.

Regola numero 6 – La gola prima del culo
Sempre.
Un cucciolo deve imparare a prendere il mio sapore in bocca prima di prenderlo nel culo. Deve abituarsi al peso, alla lunghezza, al sapore della mia sborra. Alessandro ha quasi vomitato la prima volta che gli ho spinto in gola. Ha lacrimato. Ha tossito. Poi ha imparato a rilassare la gola. Ora mi succhia come se la sua vita dipendesse da quel cazzo. E quando gli scarico in bocca, ingoia tutto. Senza esitare.

Regola numero 7 – Pulizia e disciplina

Un buchetto deve essere sempre pronto. Clisteri, doccini, istruzioni precise. La prossima volta che viene da me voglio trovarlo già pulito dentro. È una questione di rispetto verso di me e di educazione verso se stesso. Un passivo che sa tenersi pulito è un passivo che merita di essere riempito.

Regola numero 8 – Documentazione
Foto. Video. Vocali.

Ogni esercizio a casa deve essere documentato. Non per ricatto per controllo, per vedere i progressi. Per ricordargli ogni giorno chi sta guidando il suo corpo. Alessandro mi manda le prove ogni sera. A volte arrossisce mentre le registra. A volte è già eccitato. In entrambi i casi è perfetto.

Regola numero 9 – Dopo la prima penetrazione completa
Non finisce lì.

Anzi, comincia davvero. Una volta che un cucciolo ha preso tutto il mio cazzo, il gioco cambia. Diventa più intenso, più frequente, più esigente. Voglio vederlo venire con il culo pieno della mia sborra. Voglio sentirlo chiedermi di scoparlo più forte. Voglio che il suo corpo impari che il piacere più forte arriva solo quando è completamente aperto e posseduto.
Alessandro ha pianto quando gli ho venuto dentro la prima volta. Non di dolore. Di qualcosa di più grande. Poi l’ho messo sulla sedia ginecologica, gli ho infilato due dita nel culo ancora caldo e pieno, e l’ho segato fino a farlo esplodere. Ha schizzato ovunque. Il suo orgasmo è stato lungo, violento, quasi disperato.
Ora è mio.
Non solo il suo culo, la sua testa, il suo bisogno.
Domani sera gli mando le nuove istruzioni.
Plug più grosso.
Due ore.
E tre dita dopo averlo tolto, mentre si fa una sega pensando a me.
Vedremo quanto resiste prima di chiedermi di tornare.

Finisco il whisky e chiudo il diario.
Il mio cucciolo sta dormendo da qualche parte in città, con il culo ancora un po’ aperto e il sapore della mia sborra ancora in bocca.
E io so già che tornerà.
Sempre.
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