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Gay & Bisex

L'etero convinto


di Membro VIP di Annunci69.it PassMatVoglioso
30.03.2020    |    1.592    |    2 9.8
"Lasciò che la cappella entrasse senza forzare, seppe aspettare che lo sfintere si abituasse a ricevere quella mazza così larga e poi spinse fino ad entrare..."
Aveva appena sborrato nella mia bocca fiotti di crema calda e densa e pensai che avesse scaricato tutta la sua voglia animalesca in quella potente e copiosa venuta. Lo guardai e capii che per lui non era stata la fine ma solo l’inizio di una sessione continuata di sesso sfrenato. La vista della mia bocca che colava lo eccitò di nuovo, vedere il proprio uccello bagnato e coperto di sborra e saliva lo mandò fuori di testa e me lo infilò ancora in bocca, Era morbido ma bastò un colpo di lingua sul filetto per farlo duro come una pietra. “Sii, troia, senti come scivola bene ora che sei piena di sborra, fammi sentire come ingoi mentre lo tieni stretto in bocca” e a queste parole cominciò a scopare, muovendo il bastone dentro e fuori, tenendomi la testa per spingerla ancora di più “Voglio sfondarti la gola, zoccola, apri bene la bocca che poi ti sfondo il culo!”. Afferrai le sue chiappe perfette, dure e sode per sentire ancora di più il cazzo dentro. Non ero venuto e la mia voglia era tanta, avevo cercato di soddisfare questo magnifico esemplare di maschio dando la precedenza al suo piacere, vederlo scatenarsi nel sesso era stata un’emozione fortissima.
Ci incontravamo in paese da una settimana, lui girava col suo borsone pieno di calzini, mutande e roba per la casa. Napoletano, moro, alto e robusto girava di casa in casa con la sua mercanzia cercando di vendere quanta più roba possibile e per questo fermava i pochi avventori con battute, sorrisi e modi tipici dell’imbonitore. Fermava soprattutto donne ma il paese offriva poca scelta, le più giovani a scuola, le più grandicelle al lavoro e rimanevano giusto le anziane e qualche signore a spasso col cane. Nessuno gli dava realmente retta quindi sembrò naturale che alla terza o quarta volta che ci incrociavamo attaccasse bottone. Non mi serviva nulla ma scambiammo due chiacchiere, anche per passare un po’ di tempo in quelle noiose mattinate invernali in cui non avevo molto da fare. Inoltre lui mi piaceva parecchio sia per il modo di fare, simpatico ed accattivante, sia per l’aspetto da maschio alfa, corredato da un bel pacco che si faceva ben notare sotto la tuta sbrindellata. Mi era chiaro che fosse un maschione etero con tanto di fede al dito ma due chiacchiere non avrebbero portato nulla di male. Fu così che per i giorni successivi prendemmo l’abitudine di scambiarci un saluto, un sorriso, una stretta di mano, due battute sul tempo e poi via, ognuno per la propria strada. Un giorno passò davanti alle mie finestre e cominciammo a scambiare due chiacchiere finché mi chiese se potevo fargli un caffè. Lo feci entrare, posò il borsone per terra e cominciai ad armeggiare con la moka mentre lui cominciò ad armeggiare…col suo pacco. Acceso il fornello, gli chiesi se voleva latte e zucchero ma lui sfacciatamente mi disse “Veramente avrei voglia di un bel bocchino”. Ed io “Beh, mi piace fare bocchini…ma…” “Non ti va?” “No, non è questo, è che sono solo un po’ sorpreso!”. “Sono due settimane che non faccio sesso e qui nessuna di queste stronze me la vuole dare, ho i coglioni pieni e ho capito che mi guardavi il pesce e che ti piace!”, “Eh si, hai un gran bel pacco!”. “Allora datti da fare che voglio sborrare”. Mi inginocchiai davanti a lui seduto sul divano a cosce larghe e affondai la testa sul pacco, ancora incartato. Che afrore meraviglioso di maschio che emanava, un misto di sudore intimo e piscio che anziché schifarmi, mi eccitò immediatamente. Lui capì che ero eccitato e spinse il bacino verso di me per strofinare ancora di più il suo gonfiore sul mio viso. “Ti piace, eh puttanella, mi sa che pure tu non vedi un cazzo da tempo e ora non vedi l’ora di ciucciarlo sto manganello che mi ritrovo!”. Non risposi perché ero troppo impegnato a leccare la durezza di quel pisellone da sopra la stoffa, afferrai il suo petto con le mani per titillargli i capezzoli e cominciai a strusciami per bene tutto quel ben di Dio sulla faccia. “Che zoccola affamata che sei …. mi dicevano che i froci sono più assatanati delle donne e non ci volevo credere!! Mhmm, dai, si, continua a strofinarti, senti il cazzo che struscia sulla lingua, poi tiralo fuori e succhialo!” Abbassai lentamente l’elastico della tuta e mi trovai ad ammirare uno splendido slip bianco di cotone leggero, attillato, bello pieno che a stento conteneva un tronchetto già durissimo, con la cappella che spingeva sull’elastico per poter uscire e peli neri e ricci che uscivano dai lati. Volli continuare a godermi l’attesa, lo lasciai ancora incartato, leccavo e annusavo il bel pezzo di carne e le sue palle, grosse e belle piene continuando ad accarezzarlo ovunque, mentre lui mugolava di piacere. Sfilai le scarpe e i pantaloni, lasciandolo in calzini corti di filo, di un colore assurdo ma che trovai molto erotico, azzurro chiaro, un po’ sudati e appena consunti in punta. Le cosce grosse erano coperte di peli, muscolose e con caviglie sottili. Mordicchiando e leccando il bel bastone vedevo il glande battere sull’elastico della mutanda come se volesse farsi strada a colpi ripetuti e finalmente lo liberai dalla stretta. Un vero obelisco di carne fremente, dura, venosa e pulsante, non lunghissimo ma con una bella circonferenza, leggermente incurvato e con una bella cappellona rosa sormontata da gocce di presborra scintillante. Con la punta della lingua accolsi quel miele gustoso nella mia bocca e un fremito di piacere mi percorse dalla testa ai piedi. Poggiai le labbra su quel maestoso fungo e ingoiai il cazzo, mentre la lingua saettava gioiosa sulla punta a succhiare tutto il nettare che poteva dare. Lui ebbe uno spasmo di piacere, mi poggiò la mano sulla testa e la accompagnò per infilarlo tutto. Per fortuna non era troppo lungo e poté entrare quasi fino alla base. Una delizia per le papille gustative e per quelle olfattive, una vera orgia di odori e sapori si stava scatenando nella mia bocca … mi stavo godendo un magnifico orgasmo e non volevo smettere. Gli presi un piede e lo infilai tra le mie gambe, lui capì al volo e cominciò a strusciare il piedone sudato sul mio culo. “Che troia … non ti basta in bocca ma lo vuoi anche nel culo …. Spogliati, voglio sfondare il tuo culone come nessuno mai”. Non me lo feci ripetere due volte, mi tolsi tutto e lui si alzò, ormai nudo, scoprendo un corpo da manzo infoiato da urlo. Eravamo in piedi, ci guardammo e io cominciai a toccarlo dovunque, volevo sentire tutte le sue morbidezze e durezze, carezzare i peli, leccare il collo, le ascelle, succhiare i capezzoli…era come il bancone di un pasticcere, volevo tutto, e intanto lui mi afferrava con una mano le tette e con l’altra il sedere, avvicinando il mio corpo al suo e strofinandoselo addosso. Eravamo aggrovigliati come due pitoni affamati, con le mani perlustravamo il corpo l’uno dell’altro e io con la lingua cercavo di suggere ogni frammento di piacere che il suo corpo emanava. Lui non aveva ancora usato la bocca, da etero convinto provava sicuramente orrore a mettere le labbra su un altro corpo maschile ma preso dall’eccitazione mi baciò alla base del collo e scese a succhiare i miei capezzoli. Andai in estasi, cominciai a massaggiare le sue belle palle piene e a leccare il lobo dell’orecchio e questo lo fece ancora più vorace. Mi girò e mi piegò a 90 gradi e appoggiò la cappella sul mio buco che però era stretto e sebbene fosse ben lubrificata da precum e saliva sembrava scontrarsi su un muro incrollabile. Questo sembrò smontarlo ma mi stesi sul divano, con il busto seduto sotto di lui e attaccai a leccare le palle ed il suo buco, anche per incoraggiarlo a fare lo stesso. “Continua così, siiiii” mugolava “nessuno finora mi aveva leccato il culo.. sii le palle, succhiale, ingoiale puttana, falle entrare tutte” e nel dire questo salì sul divano e fece scivolare un piede tra le mie cosce e cominciò con l’alluce a titillare il buchetto che ben stimolato cominciò ad aprirsi. Era eccitato e ormai senza freni, sapeva che poteva fare di me quello che voleva e la cosa lo eccitava ancora di più, mi buttò giù fino a farmi stendere completamente mentre lui torreggiava su di me e mi mise l’altro piede in faccia “Sei una troia sottomessa, allora sniffa i piedi e lecca anche loro”. Non aspettavo altro, sin da quando gli avevo tolto le scarpe volevo godere anche di quell’odore e fui premiato. Godevo nell’annusare quel calzino odoroso, glielo tolsi e leccai sempre più infoiato, aprii di più le cosce e lui spinse il suo piede ancora di più “Ti fotto coi pedi, zoccola, ti spacco il culo a suon di calci” urlava e tenendosi alla spalliera del divano aumentò le spinte di un piede e premette l’altro ancora di più sulla mia bocca. Lo sentivo al culmine del piacere e infatti scendendo dal divano mi disse “Riprendilo in bocca, sto per sborrare e prendila tutta”. Un paio di colpi e grugnendo come un maiale mi riversò in gola vari fiotti di sperma, un sugo caldo di crema bianca, profumata e gustosa. Vari spasmi percorsero il suo corpo, si allontanò di qualche centimetro dal mio corpo e continuò a versare sborra anche quando il pisello era ormai fuori dalla mia bocca, versandone un paio di schizzi sul mio collo e sui capezzoli. Mi guardò, una vista sicuramente nuova per lui, un altro uomo seduto sul divano coperto di crema e con la bocca aperta piena e sgocciolante. Fu un attimo, mi riprese la testa tra le mani e la indirizzò di nuovo sul cazzo moscio, lucido di sudore, saliva e sperma e lo rimise dentro “Troia, troia troia…mi hai fatto venire ancora voglia, rifammelo duro e ti sfondo!”. Doveva essere veramente carico perché il cazzo tornò ad essere di marmo appena la mia lingua gli accarezzò la cappella ma stavolta lui era più presente a se stesso, sapeva cosa voleva e lo voleva subito! Dal cassetto del tavolino accanto al divano presi un tubetto di lubrificante e lo spalmai abbondantemente sul buco, stavolta non volevo che facesse cilecca e lo preparai al nuovo attacco. “Mettiti a pecora e fatto montare” mi disse ma ebbi un’idea migliore. Girai intorno al divano e mi sedetti sulla spalliera, aprii le cosce e mi offrii a lui. Sembrò apprezzare la trovata, si mise in piedi davanti a me e appoggiò il pisello ancora duro e scivoloso sul buco che stavolta non oppose resistenza. Lo guardavo mentre mi penetrava e lo spettacolo era anche meglio del piacere dell’essere scopato. Si abbandonava completamente al quel piacere che per lui era nuovo e il suo viso era trasfigurato dalla goduria. Lasciò che la cappella entrasse senza forzare, seppe aspettare che lo sfintere si abituasse a ricevere quella mazza così larga e poi spinse fino ad entrare tutto. Rimanemmo fermi a godere entrambi del momento, si sistemò meglio accostando di più il suo corpo al mio, mi prese per i fianchi e cominciò a muoversi lentamente dentro e fuori. Io gli misi le mani sulle chiappe, alte e sode e mi avvinghiai di più al suo corpo, ormai lucido di sudore, teso per il godimento e cominciai a baciarlo sul collo, sui pettorali, mi strusciavo su di lui in preda ad un orgasmo famelico. Il contatto dei corpi gli dette un ulteriore fremito e rispose ai miei baci finché arrivò alla mia bocca. Sapeva di lui, dei suoi umori e volle gustarli tutti insieme a me, affondando la sua lingua nella mia bocca, allacciandola alla mia, leccandola e mordicchiandola. Il mio piacere fu immenso, era completamente mio e risposi con foga e passione ai suoi baci. Sembravamo un unico corpo, abbracciati, ci reggevamo l’uno sull’altro, le mie gambe saldamente aggrappate ai suoi fianchi aiutandoli a spingere il suo bacino dentro di me. I movimenti si fecero via via sempre più frenetici, il cazzo spingeva duro solleticando le pareti dell’intestino e massaggiando la prostata che mandava schegge di puro piacere al cervello e scariche elettriche mi attraversavano la spina dorsale in un flusso di corrente orgasmica che andava su e giù per il corpo. Il ritmo divenne sempre più intenso e tra gemiti di piacere sborrammo all’unisono, ormai fuori dal mondo, galleggianti su un mare di piacere, sborra e sudore. Ci volle un po’ per riavere un ritmo cardiaco regolare e un respiro meno affannoso, ci tremavano le gambe ma lentamente “riatterrammo” sulla terra e ci separammo. Lo schiocco che produsse il suo pisello nell’uscire dal culo e la mia pancia nello staccarsi dalla sua ci fece ridere, era evidente che la foga dell’orgasmo ci aveva completamente fatto uscire di senno e perdere la ragione. Eravamo madidi di sudore ma non mi sentivo sporco, avrei voluto conservare il suo odore ed i suoi umori per sempre. Ci facemmo la doccia, senza parlare lasciammo che il getto di acqua calda e sapone ci ritemprassero, ci lavammo a vicenda, continuando ad esplorare i nostri corpi e baciandoci. Esausti, ci sdraiammo sul letto ma eravamo ancora euforici. “Ti dispiace se mi riposo un attimo prima di andare” mi chiese e io semplicemente tirai su le coperte sopra di noi. Si avvicinò a me e mi raccontò la sua storia. Faceva l’ambulante da anni perché non poteva più fare il muratore dopo un incidente che gli aveva creato problemi alla schiena ma doveva mantenere moglie e figli nel casertano e quindi aveva accettato di girare con una vecchia macchina varie zone d’Italia per vendere porta a porta la mercanzia più varia. Stava due o tre settimane in giro e poi rientrava per qualche giorno a casa e durante i suoi spostamenti si arrangiava come meglio poteva. Quel giorno era alla fine del suo tour, avrebbe venduto le ultime cose rimaste e poi si sarebbe imbarcato per il ritorno a Napoli. Mi disse che veniva in Sardegna perché un suo cugino lo poteva ospitare e che gli procurava anche prodotti locali che poi rivendeva in Campania. Una vita difficile, pochi soldi, poche soddisfazioni, sempre in giro accontentandosi di un panino e poco più. Fuori pioveva, gli dissi di rimanere per la notte, avremmo cenato e il giorno dopo avrebbe potuto fare ritorno a casa come stabilito. Rimase, si, ma di dormire non se ne parlò proprio!!!
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