Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Gay & Bisex > La notte in cui Marco non torno
Gay & Bisex

La notte in cui Marco non torno


di Membro VIP di Annunci69.it Matertattoo
06.06.2026    |    732    |    4 5.1
"Quando arrivammo all'albergo il ragazzo di Santa Lucia tornò immediatamente a sedersi nella sua solita sedia..."
Quella volta arrivammo a Margarita in tre.

Io, Massimo e Marco.

Massimo era il mio migliore amico ed era già stato sull'isola con me qualche anno prima.

Marco invece era amico suo.

Lo conoscevo di vista da Roma ma non avevamo mai frequentato gli stessi giri.

Quando seppe che stavamo organizzando il viaggio chiese a Massimo se poteva unirsi a noi.

Così si ritrovò sull'aereo insieme a noi diretto ai Caraibi.

Era il più giovane del gruppo.

Ed era anche il più bello.

Alto quasi un metro e novanta.

Moro.

Occhi azzurri.

Fisico atletico.

Uno di quei ragazzi che attirano attenzione senza nemmeno accorgersene.

Le ragazze lo guardavano.

Sempre.

Nei locali.

Per strada.

In spiaggia.

E la cosa sembrava divertirlo parecchio.

Mia madre viveva a Margarita e avevo una casa dove avremmo potuto stare comodamente.

Ma non avevo nessuna intenzione di passare le vacanze sotto il suo controllo.

Volevo stare con i miei amici.

Essere libero.

Così prendemmo una stanza nell'albergo di Edward.

Edward era un mio amico da anni.

Gestiva un piccolo albergo economico nel centro di Porlamar.

Era gay, simpatico, affidabile e una delle poche persone sull'isola di cui mi fidassi davvero.

A dire la verità, le uniche due persone che consideravo davvero amiche a Margarita erano Edward e Cesar.

Erano entrambi gay.

E forse non era un caso.

Con troppi uomini eterosessuali venezuelani avevo avuto brutte esperienze.

Promesse non mantenute.

Piccoli imbrogli.

Favori dimenticati il giorno dopo.

Con Edward e Cesar invece era diverso.

Di loro mi fidavo.

Con Edward arrivavo persino a lasciare soldi nella cassaforte dell'albergo quando ne avevo bisogno.

Con lui c'era quasi sempre Javier.

Più magro.

Più elegante.

Più riservato.

Era la spalla perfetta di Edward.

Nei giorni successivi entrammo rapidamente nella routine dell'isola.

Mare.

Ristoranti.

Locali.

Marco si ambientò immediatamente.

Del resto era difficile che passasse inosservato.

Fra le ragazze che vivevano nell'albergo ce n'era una che conoscevo da anni.

Si chiamava Naomi.

Fu la prima a dare a Marco un soprannome.

— El italiano bello.

E da quel momento continuò a chiamarlo così.

In realtà non era l'unica.

Nel giro di pochi giorni mi resi conto che praticamente tutte le donne che frequentavano l'albergo avevano notato Marco.

La cosa, però, non mi sorprese più di tanto.

Era sempre stato così.

Marco attirava attenzione.

Io invece giocavo in casa.

Dopo anni passati a Margarita conoscevo mezzo mondo.

Nei locali trovavo sempre qualcuno da salutare.

Un cameriere.

Un barista.

Una vecchia conoscente.

Qualche ragazza incontrata negli anni precedenti.

Per motivi diversi, né io né Marco avevamo particolari difficoltà a trovare compagnia.

L'unico che continuava a complicarsi la vita era Massimo.

Non perché gli mancassero le occasioni.

Semplicemente ci pensava troppo.

Nell'albergo però c'era un'altra persona che attirava la mia attenzione.

Un ragazzo di Santa Lucia.

Santa Lucia è una piccola isola dei Caraibi e, per quanto possa sembrare strano, era arrivato fino a Margarita per motivi che all'epoca non riuscivo a capire.

Non ricordo nemmeno il suo nome.

Ricordo soltanto che stava sempre seduto nella hall.

Sempre.

La mattina.

Il pomeriggio.

La sera.

Ogni tanto faceva una telefonata.

Poi tornava a sedersi.

Lo invitavo continuamente a uscire con noi.

Una birra.

Una cena.

Una passeggiata.

Una serata in discoteca.

Qualunque cosa.

La risposta era sempre la stessa.

— No.

— Perché?

— Non posso.

Più insistevo e più diventava evasivo.

Alla fine smisi persino di chiederglielo.

Pensai semplicemente che fosse uno dei tanti personaggi strani che popolavano l'isola.

Poi arrivò Capodanno.

Qualche giorno prima Edward mi disse che due suoi amici argentini avevano affittato una villa a Ranchos de Chana e volevano organizzare una festa.

Per chi non conosce Margarita è difficile capire cosa significasse quel nome.

Ranchos de Chana era uno dei luoghi più esclusivi dell'intero Venezuela.

Per entrare bisognava superare controlli, guardie e cancelli.

Le ville erano enormi.

Affacciate sul mare.

Circondate da giardini tropicali perfettamente curati.

I due argentini avevano affittato una di quelle ville.

Erano arrivati sull'isola da ricchi.

Poi una crisi economica nel loro paese aveva limitato l'accesso ai loro soldi e si erano ritrovati a vivere in una villa da sogno cercando però di spendere il meno possibile.

Edward preparò il tacchino.

Io mi occupai del pesce e delle vongole.

Come succede quasi sempre a Natale e Capodanno, cucinammo abbastanza cibo da sfamare un esercito.

Prima di uscire passai davanti alla hall.

Il ragazzo di Santa Lucia era seduto al suo posto.

Come sempre.

— Vieni?

— No.

— Dai, almeno stasera.

— Non posso.

— È Capodanno.

Mi guardò.

Sospirò.

Poi, con mia enorme sorpresa, disse:

— Va bene.

Fu la prima volta che lo vidi alzarsi da quella sedia.

Verso le otto caricammo il pesce, le vongole e tutto il resto in macchina.

Poi partimmo verso Ranchos de Chana.

Già all'ingresso si capiva che non stavamo andando a una festa qualunque.

Guardie.

Controlli.

Strade private.

Ville enormi nascoste tra palme e giardini tropicali.

Quando arrivammo davanti alla proprietà degli argentini rimasi qualche secondo a guardarla.

Era spettacolare.

Il salone era completamente aperto verso il mare.

Grandi colonne di legno sostenevano il tetto.

L'aria attraversava liberamente tutta la casa.

Sotto la villa la scogliera scendeva verso l'acqua e una scala scavata nella roccia portava a una piattaforma privata costruita direttamente sul mare.

Più in basso si intravedeva perfino un piccolo molo.

Gli argentini ci accolsero con una birra in mano e un entusiasmo contagioso.

Scaricammo il cibo.

Cominciammo a cucinare.

Edward si occupò del tacchino.

Io delle vongole e del pesce.

Gli argentini aprivano bottiglie e raccontavano storie.

Massimo girava per la villa come un turista in visita a un museo.

Marco invece impiegò meno di cinque minuti per diventare il centro dell'attenzione.

Come sempre.

Non faceva nulla di particolare.

Era semplicemente Marco.

Notai subito che gli argentini lo osservavano con lo stesso interesse che avevo visto negli occhi di molte donne.

La stessa curiosità che avevo notato più volte anche in Edward e Javier.

Marco sembrava accorgersene.

E sembrava divertirsi.

Nel frattempo il ragazzo di Santa Lucia aveva trovato una sedia in un angolo.

Lontano da tutti.

Con il telefono in mano.

Esattamente come faceva nell'albergo.

Sembrava incapace di rilassarsi.

Ogni tanto controllava lo schermo.

Poi guardava il mare.

Poi tornava a controllare il telefono.

Quando finalmente ci sedemmo a tavola c'era abbastanza cibo per venti persone.

Gli spaghetti alle vongole sparirono quasi subito.

Il pesce ebbe un successo enorme.

Il tacchino di Edward avrebbe potuto sfamare un battaglione.

Naturalmente ne avanzò una quantità ridicola.

Come in ogni Capodanno che si rispetti.

La cena andò avanti tra risate, vino, birra e racconti.

E più passava il tempo, più mi rendevo conto che gli sguardi continuavano a tornare sempre nella stessa direzione.

Verso Marco.A un certo punto mi accorsi che era sparito.

Guardai intorno.

Niente.

Non c'era più.

Uno degli argentini era sparito insieme a lui.

Massimo seguì il mio sguardo.

— Dov'è finito?

— Bella domanda.

Edward abbassò lo sguardo sul bicchiere per nascondere un sorriso.

Javier fece più o meno la stessa cosa.

La cosa ovviamente non mi sfuggì.

— Voi sapete qualcosa.

— Noi? Assolutamente niente.

— Certo.

— Te lo giuro.

Naturalmente non ci credetti neanche per un secondo.

Passarono una ventina di minuti.

Poi Marco riapparve.

Pochi secondi dopo ricomparve anche l'argentino.

Entrambi sembravano perfettamente tranquilli.

Forse perfino troppo tranquilli.

Marco si sedette come se non fosse successo nulla.

Prese una birra.

E ricominciò a chiacchierare.

Io e Massimo ci guardammo.

Edward e Javier continuavano a sorridere sotto i baffi.

A quel punto iniziai a sospettare che fossi l'unico a non sapere esattamente cosa stesse succedendo.

Nel frattempo il ragazzo di Santa Lucia continuava a comportarsi come se la festa non esistesse.

Seduto in disparte.

Con il telefono in mano.

E con l'aria di uno che stava aspettando qualcosa di molto più importante del Capodanno.

Passarono ancora un paio d'ore tra brindisi, musica e chiacchiere.

La villa era talmente grande che ognuno finiva per spostarsi continuamente da una parte all'altra.

Chi vicino alla piscina.

Chi nel salone.

Chi affacciato verso il mare.

Marco continuava a sparire e riapparire.

Sempre più spesso.

E quasi sempre in compagnia dello stesso argentino.

Io e Massimo ormai avevamo smesso perfino di commentare.

La situazione parlava da sola.

Poco prima della mezzanotte uscimmo tutti sulla terrazza affacciata sul mare.

Da lì il panorama era spettacolare.

In lontananza si vedevano i fuochi d'artificio accendersi lungo la costa.

Brindammo.

Ci facemmo gli auguri.

Mangiando, bevendo e chiacchierando arrivammo senza accorgercene quasi all'una.

Fu allora che il ragazzo di Santa Lucia mi si avvicinò.

— Lorenzo.

— Dimmi.

— Io vorrei tornare.

Lo guardai meglio.

Per tutta la sera aveva cercato di nasconderlo.

Ma adesso era evidente.

Era nervoso.

Continuava a controllare il telefono.

Continuava a guardarsi intorno.

Sembrava quasi impaurito.

Come se stare lì gli stesse creando un disagio enorme.

— Va bene.

Andiamo.

Andai a cercare Massimo.

Poi cercammo Marco.

Lo trovammo vicino alla piscina.

Naturalmente.

Stava parlando con l'argentino.

— Noi torniamo in albergo.

Vieni?

Marco guardò me.

Poi guardò l'argentino.

Poi sorrise.

— No.

Io rimango qui.

A quel punto non servivano molte spiegazioni.

Salutammo tutti e tornammo verso Porlamar.Quando arrivammo all'albergo il ragazzo di Santa Lucia tornò immediatamente a sedersi nella sua solita sedia.

La stessa dove passava le giornate.

Massimo si allontanò e rimasi solo con lui.

Per qualche secondo nessuno parlò.

Poi gli dissi:

— Adesso però me lo devi spiegare.

Lui mi guardò.

Questa volta non cambiò discorso.

Non sorrise.

Non cercò una scusa.

Rimase in silenzio qualche secondo.

Poi disse:

— Perché ho capito che posso fidarmi di te.

Confesso che quella risposta mi sorprese.

Indicò la porta dell'albergo.

— Da quando sei arrivato continui a invitarmi a uscire.

Una birra.

Una cena.

Una passeggiata.

La spiaggia.

Perfino questa festa.

— È vero.

— E non mi hai mai chiesto niente.

Non mi hai mai fatto pressioni.

Non hai mai cercato di approfittarti di me.

Per questo ho capito che posso fidarmi.

Si appoggiò allo schienale.

Poi iniziò a raccontare.

Non era arrivato a Margarita in vacanza.

Stava aspettando una barca proveniente dalla Colombia.

Una barca che trasportava cocaina.

Il suo compito era ricevere il carico e accompagnarlo fino a Santa Lucia.

Per questo non usciva.

Per questo non beveva.

Per questo passava le giornate seduto nella hall.

Doveva essere reperibile in qualsiasi momento.

Sempre.

— Perché non uscivi mai?

Lui indicò la sedia.

— Perché dovevo stare qui.

— Sempre?

— Sempre.

Rimase in silenzio per qualche secondo.

Poi aggiunse:

— Se arriva la barca e io non sono seduto su questa sedia, sono morto.

Lo disse con una tranquillità che mi fece venire i brividi.

In quel momento capii che non stava scherzando.

Non era paranoia.

Non era prudenza.

Era paura vera.

Parlammo ancora per un po'.

Poi salii in camera.

Massimo era ancora sveglio.

Mi chiese cosa mi avesse raccontato.

Gli dissi che era una storia talmente assurda che quasi faticavo a crederci.

Ne parlammo ancora qualche minuto.

Poi andammo finalmente a dormire.

La mattina seguente, quando mi svegliai, la prima cosa che feci fu guardare verso il letto di Marco.

Era vuoto.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
5.1
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per La notte in cui Marco non torno:

Altri Racconti Erotici in Gay & Bisex:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni