Gay & Bisex
Sexy meccanico.
Noxen
06.06.2026 |
685 |
4
"Aperta, piatta, accompagnava il movimento del mio cazzo tra le grandi labbra di lei con una naturalezza che non aveva niente di esitante..."
Eleonora cercava un'utilitaria.Qualcosa di pratico, niente pretese, il tipo di macchina che si parcheggia dove non c'è posto. Sergio gliela trovò subito — la proposta giusta al momento giusto, con quella competenza diretta di chi conosce il mestiere e non ha bisogno di convincere nessuno.
Era alto, spigliato, simpatico. La tuta da lavoro non nascondeva un fisico che si intuiva scolpito dal lavoro vero, non dalla palestra. Il tipo di uomo su cui non dubiteresti un secondo della sua eterosessualità.
Mi avvicinai a Eleonora mentre Sergio controllava qualcosa sotto il cofano.
La beccai che sbirciava.
«Ti fa gola?»
Mi guardò di lato. «Ormai mi conosci troppo bene.»
«Secondo me potrebbe interagire con entrambi.»
Non aggiunsi altro. Non era il momento.
Eleonora comprò la macchina. Sergio disse di passare il giorno dopo — l'avrebbe consegnata tagliandata e pulita. Poi aggiunse, con quella sua apertura naturale, che se la sera non avessimo avuto impegni potevamo salire da lui. Abitava al piano di sopra dell'autosalone. Ci avrebbe offerto volentieri qualcosa.
A me e a lei non parve il vero.
Accettammo.
Ci accolse scusandosi per il disordine — una casa di appoggio, disse, ci viveva poco. La casa era pulita e ordinata. Lui indossava una camicia bianca e un paio di pantaloni che non facevano nulla per nascondere un pacco di tutto rispetto.
Eleonora era vestita normalmente, senza aspettarsi niente di preciso. Scoprii dopo che sotto era preparata per qualsiasi svolta — un intimo sexy che le donava molto.
Sergio preparò l'aperitivo. Nel frattempo lo beccai a sbirciare nella scollatura di lei, poi sulle gambe accavallate sotto quel vestitino che quando si sedeva arrivava fin sotto il sedere.
Sorrisi. Glielo feci notare.
Non fece nulla per nasconderlo. Anzi, disse ridendo che l'aveva già notata all'autosalone, ma che per rispetto a me non aveva osato niente.
Scoppiammo a ridere tutti e due.
Gli spiegammo che tra noi non c'era niente di sentimentale — eravamo amici di gioco di lunga data, mille battaglie alle spalle.
Si illuminò.
Eleonora, divertita, sbottonò un bottone del vestitino.
«Così puoi vedere meglio. E notare cosa c'è sotto.»
Sergio apprezzò. Mi guardò — una domanda silenziosa, diretta.
Per tutta risposta mi avvicinai a lei e sbotonai un altro bottone guardandolo. Lui si avvicinò e sbottonò il successivo.
Lei era visibilmente compiaciuta dell'attenzione di due uomini.
«Allora posso anch'io», disse.
Allungò la mano destra sul pacco di Sergio. La sinistra sul mio.
Restammo così un momento — quell'attimo sospeso in cui tutto è già deciso ma nessuno l'ha ancora detto ad alta voce.
Poi Sergio disse che nell'altra stanza stavamo più comodi.
Abbassò la luce. Mise della musica.
Io iniziai a spogliarmi. Sergio si avvicinò a Eleonora e cominciò a farlo lui. Gli ultimi due bottoni svelarono quello che il vestitino aveva tenuto per sé per tutta la sera. Sergio fece un commento garbato ma deciso.
Mi avvicinai a lei da dietro. Feci scivolare le spalle del vestito. Cadde a terra e lei lo scavalcò alzando quelle gambe snelle con un movimento perfetto, quasi cerimoniale.
Ci spostammo sul letto — lei nel mezzo.
Si baciò con Sergio mentre io, spogliato, cominciavo ad avere un'erezione che strusciai tra le cosce di lei, avanti e indietro, fino a che il movimento del suo bacino non la portava saltuariamente fino al clitoride.
Sentii una mano sotto il glande.
Si ritirò subito. «Scusa», disse Sergio.
«Non preoccuparti.»
La mano tornò. Aperta, piatta, accompagnava il movimento del mio cazzo tra le grandi labbra di lei con una naturalezza che non aveva niente di esitante. Io avevo spostato i capelli ricci e neri di Eleonora e le baciavo il collo. Lei si baciava con lui. Un sandwich paradisiaco in cui ognuno aveva trovato il suo posto senza accordarsi.
Poi Eleonora fece capire a Sergio che lo voleva sopra.
Aprì le gambe. Lui andò su di lei. Cominciarono a fare l'amore mentre si baciavano.
Io guardai.
Osservai il suo sedere muscoloso che si apriva e chiudeva nel su e giù. Appoggiai una mano leggera sulle sue natiche, accompagnando i movimenti. Il dito medio scivolò tra i glutei e andò a giocare con il buchetto.
Le spinte si fecero più decise, più profonde. Eleonora ne godeva tantissimo.
Presto sostituii il dito con la lingua.
Sergio si fermò immobile dentro lei a gustarsi quella tortura silenziosa. Rimase così un tempo difficile da misurare.
Mi alzai in ginocchio. Presi un preservativo, lo indossai in fretta, lubrificai. Accostai il glande al suo buco strusciandolo su e giù.
Lui cambiò ritmo. Ondeggiò diversamente, come a farmi capire.
La posizione non era delle più comode. Con un po' di fatica puntai dentro e iniziai a spingere piano. Era strettissimo. Si fermò un secondo.
Gli dissi che se perdeva l'erezione mi sarei fermato.
«Non preoccuparti», disse. «Di solito non succede.»
Riprese a muoversi dentro Eleonora. L'erezione tornò subito. Mi fece strada in quel culo liscio, tondo e muscoloso con una resistenza che cedette prima del previsto.
All'inizio dovemmo capirci sul ritmo. Poi le mie palle cominciarono a sbattere su Sergio e tutto prese senso — era come scopare lei dando colpi a lui che si trasmettevano dentro di lei. Eleonora era impazzita. Gli orgasmi si avvicinavano uno dopo l'altro con movimenti minimi.
Sergio disse che non resisteva più.
Non feci nulla per trattenermi nemmeno io.
In una combinazione che non avremmo saputo ripetere a tavolino, sincronizzammo tutto — lei venne mentre lui stava venendo dentro di lei e io riuscii con un attimo di ritardo a venire dentro di lui nello stesso momento tenendomi stretto ai suoi fianchi.
Le forze ci abbandonarono.
Sergio a malapena riuscì a non crollare su Eleonora. Le mie gambe cominciarono a tremare per la posizione scomoda e gli spasmi del piacere.
Smontammo quella costruzione lentamente, con cura. Uscii da Sergio. Sergio uscì da lei.
Restammo distesi a braccia larghe sul letto, sparsi, in silenzio.
Eleonora ruppe il silenzio per prima.
Disse che aveva intuito che sotto quella tuta ci fosse qualcosa di importante. Riprese in mano il cazzo di Sergio che stava perdendo l'erezione — un bel salamino carnoso lo stesso, disse, ridendo.
Mi associai alla considerazione massaggiando le sue palle, grosse, con ancora qualcosa da dare a sentirne la consistenza.
Sergio scosse la testa divertito.
Ci rivestimmo e tornammo in salotto a finire l'aperitivo che ci aspettava sul tavolo.
Con Sergio nacque una frequentazione senza gelosie e senza schemi fissi.
Potevamo vederci lui e Eleonora, io e lui, tutti e tre insieme. Non solo per il sesso — anche per quello, ma non solo.
Era il tipo di accordo che non ha bisogno di essere scritto da nessuna parte per funzionare.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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