Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > lesbo > Il corso di pilates
lesbo

Il corso di pilates


di Distratta
07.09.2026    |    3.556    |    15 9.9
"Lei mi vide, e senza perdere il contatto visivo, portò la sua mano tra le sue gambe..."
Era un tardo pomeriggio di metà settimana, e come ogni martedì, la mia mente era già proiettata verso la palestra. Il corso di pilates era diventato un rito sacro da qualche anno: un’ora e mezza per scolpire il corpo, certo, ma soprattutto per scolpire via la tensione lavorativa, l’accumulo di stress, le piccole frustrazioni del quotidiano. Il gruppo era consolidato, fatto di volti familiari, chiacchiere leggere, un senso di comunità confortante.
Quel giorno, però, l’equilibrio si incrinò.
Entrò in sala, seguendo l’istruttrice, una ragazza nuova. Giovane, forse venticinque anni. Capelli biondi lunghi fino a metà schiena, raccolti in una coda alta che metteva in risalto linee delicate e un’espressione un po’ smarrita, timida. Indossava una maglietta bianca corta che lasciava intravedere un ventre piatto e un ombelico con un piccolo piercing, e dei leggins neri così aderenti da sembrare una seconda pelle. Una pelle che modellava un culo perfetto, sodo, alto, che sembrava sfidare le leggi della gravità ad ogni suo passo.
L’istruttrice la presentò: «Ragazze, questa è Chiara, si unisce a noi oggi».
Le sorrisero tutte. Io la fissai un secondo in più del necessario. Si sistemò il tappetino… proprio accanto al mio.
La lezione cominciò. Respirazione. Allungamenti. Controllo. Ma il mio controllo, quel giorno, vacillava. Ad ogni “cento”, ad ogni “rolling like a ball”, ad ogni sollevamento di bacino, il mio sguardo, invece di concentrarsi sul mio ombelico, scivolava di lato. Su di lei. Su quei leggins neri che si tendevano sulle natiche rotonde, che ne delineavano ogni curva con una precisione oscena. Vedevo i muscoli dei suoi glutei contrarsi e rilasciarsi sotto il tessuto, un balletto ipnotico di forza e grazia. Sembrava inconsapevole del potere di quel sederino, concentrata com’era a seguire le istruzioni, la fronte corrugata dallo sforzo.
Durante una breve pausa per bere, mi avvicinai. Le amiche di sempre chiacchieravano a gruppi, ma io le dimenticai completamente.
«Ciao, sono Elena. Benvenuta nel caos», dissi, offrendole un sorriso.
Mi ricambiò il sorriso, un po’ timido. «Ciao, Chiara. Grazie. È più intenso di quanto pensassi.»
«Ti abituerai. È la prima volta?»
«Sì. Volevo… provare qualcosa di nuovo. Mi sono lasciata da poco con il mio ragazzo e… beh, avevo bisogno di prendere del tempo per me, di distrarmi.»
La frase cadde tra noi come un sasso nello stagno. «Mi dispiace», dissi, anche se dentro di me qualcosa si era già acceso.
«Tranquilla. È stata una mia scelta. Dopo tanti anni di alti e bassi… volevo solo essere libera. Senza vincoli.»
La lezione riprese, ma le sue parole rimbombavano nella mia testa. Libera. Senza vincoli. Non riuscivo a lasciare la storia in sospeso. Volevo sapere di più. Volevo vedere di più.
Alla fine della lezione, ci dirigemmo insieme verso gli spogliatoi. «Ti va di un caffè?», chiesi, anche se il caffè era l’ultima cosa a cui pensavo.
«Volentieri, ma prima devo lavarmi. Sono un disastro», rise, asciugandosi il sudore dalla fronte.
«Anch’io. Ti aspetto.»
Lo spogliatoio era ampio, con due file di armadietti e, in fondo, l’accesso alle docce. Alcune donne erano già lì, che chiacchieravano e si cambiavano. Chiara prese la sua sacca da palestra e, invece di scegliere un altro posto, venne dritta verso l’armadietto accanto al mio. Continuammo a parlare mentre cominciavamo a spogliarci.
«Quindi, niente più legami?», chiesi, sfilandomi la canottiera sudata.
«Esatto. Niente più discussioni, niente più compromessi. Solo io e ciò che voglio fare.» Mentre lo diceva, si sfilò la maglietta. Sotto, un reggiseno sportivo color carne. Poi, con un gesto disinvolto, lo sganciò davanti.
E lì, esplose.
Il suo seno era magnifico. Non troppo grande, ma perfetto, sodo, con capezzoli rosa chiarissimo. E su ciascuno di essi, un piercing. Non i classici barbell, ma due anelli a semicerchio d’argento, che trapassavano il capezzolo orizzontalmente. Alle estremità di ogni semicerchio, due piccole palline luccicanti.
Rimasi con lo sguardo fisso, la mia bocca leggermente aperta. Lei si accorse immediatamente. Invece di coprirsi, si avvicinò un passo.
«Ti piacciono?», chiese, la voce un po’ più bassa.
«Sono… bellissimi», riuscii a dire.
«Vuoi toccarli?»
Non me lo feci ripetere due volte. La mia mano, ancora un po’ sudaticcia, si sollevò. Con il palmo pieno, accarezzai la curva del suo seno sinistro, sentendo la pelle liscia e fresca. Poi le mie dita trovarono l’anello di metallo freddo. Lo afferrai delicatamente tra pollice e indice, e lo strinsi, dando una leggera torsione.
Lei fece una piccola smorfia, un sibilo trattenuto. Ma non si ritrasse. Anzi, i suoi occhi, di un azzurro chiarissimo, si fecero più scuri, più profondi. Fu un’espressione mista di dolore e di un’eccitazione così palese che mi fece pulsare il sangue alle tempie.
Rilasciai il piercing. «Scusa», mormorai, senza alcuna vera intenzione di scusa.
«Non fa niente», sussurrò lei. Poi finì di spogliarsi, sfilando i leggins e le mutandine in un unico movimento. Il suo corpo era una sinfonia di curve abbronzate, glabro e liscio come un marmo levigato.
Io feci lo stesso, liberandomi del resto dei miei vestiti. Ci guardammo per un attimo, nude l’una di fronte all’altra, in quel luogo pubblico ma improvvisamente privato. Poi presi l’asciugamano e l’occasione. «Vado a lavarmi.»
Le docce erano una fila di cabine separate da pareti di mattonelle bianche, ma completamente aperte sul lato anteriore. La privacy era un’illusione. Scelsi l’ultima doccia, in fondo. Aprii l’acqua calda e cominciai a insaponarmi, ma la mia attenzione era tutta rivolta allo spazio davanti a me. Dopo pochi secondi, il suono di un altro getto d’acqua si unì al mio. Chiara era entrata nella doccia proprio di fronte alla mia, separata solo dal corridoio centrale.
Il vapore cominciò a salire. Attraverso la nebbia calda, i nostri sguardi si incontrarono. Lei mi stava guardando. E i suoi occhi, inevitabilmente, scivolarono giù, lungo il mio corpo, per fermarsi lì, tra le mie cosce. Dove io, da anni, mantenevo una depilazione perfetta, totale.
Un sorriso sfiorò le mie labbra. La mia mano, che stava insaponando la gamba, scivolò su, verso l’interno coscia. Poi più su. Feci finta di lavarmi con cura, ma il mio vero intento era esibirmi. Con le dita, separai delicatamente le mie labbra, esponendomi completamente al suo sguardo. Mi massaggiai il clitoride con movimenti circolari lenti, esagerati, tenendo gli occhi fissi sui suoi.
Lei non distolse lo sguardo. Anzi, sembrava ipnotizzata. I suoi occhi andavano dalla mia mano alla mia faccia e viceversa, mentre il getto d’acqua la bagnava dai capelli ai piedi. Alla mia sinistra, sentivo i movimenti e le voci di altre due donne che si lavavano, ignare dello spettacolo che stavo offrendo a pochi metri di distanza. Il rischio, la possibilità di essere scoperte, alimentava la mia eccitazione fino a farla diventare un brivido fisico, dolorosamente piacevole.
Poi, Chiara fece qualcosa. Si girò leggermente di lato, offrendomi a sua volta la vista. E lì, sulla sua vulva glabra e perfetta, vidi brillare un altro gioiello. Un piercing verticale, un piccolo barbell d’argento che trapassava il cappuccio del suo clitoride. Luccicava sotto l’acqua e le luci al neon.
Rimasi a bocca aperta, la mia mano che si fermò a metà del suo percorso.
Lei mi vide, e senza perdere il contatto visivo, portò la sua mano tra le sue gambe. Con due dita, iniziò a stuzzicare delicatamente il piercing, poi ad aprirsi le labbra, mostrandomi l’interno rosa e umido. Iniziò a masturbarsi, lentamente, davanti a me.
Fu un’invito impossibile da ignorare. Come riflesso in uno specchio, ripresi anch’io, sincronizzando i miei movimenti ai suoi. La doccia alla mia sinistra si spense, poi i passi si allontanarono. Poi anche quella alla destra di Chiara. I suoni delle altre donne dallo spogliatoio si fecero più lontani, più ovattati.
Rimanemmo solo noi due. L’acqua che cadeva, il vapore che si alzava, e il suono umido, inequivocabile, delle nostre dita che penetravano la nostra carne.
Vedevo il suo corpo nudo e bagnato muoversi, il bacino che spingeva in avanti incontro alla sua mano, le sue dita che sparivano dentro di sé per riemergere lucide. Ero a un livello di eccitazione tale da sentire le ginocchia deboli.
Non resistetti più. Chiusi il getto d’acqua. Presi il mio asciugamano, ma non mi avvolsi. Con passi decisi, attraversai il corridoio bagnato e entrai nella sua cabina doccia.
Lei non si ritrasse. Mi guardò, gli occhi pieni di una sfida accettata.
Non dissi una parola. La baciai.
Fu un bacio che non chiedeva permesso. Lingue che si cercarono e si intrecciarono immediatamente, con un’urgenza che annullava ogni timidezza residua. Il sapore del suo rossetto, dell’acqua e sotto, qualcosa di più selvaggio. La mia mano sinistra le afferrò un seno, il pollice che sfregò il piercing freddo e bagnato. La destra scese, oltre il ventre piatto, e trovò il calore umido del suo sesso. Infilai due dita dentro di lei, sentendola stretta, caldissima, già contrarsi attorno a me.
Lei gemette nel bacio, le sue mani che si aggrapparono alle mie spalle.
Mi staccai dal suo bacio, scivolai giù lungo il suo corpo, inginocchiandomi sul pavimento bagnato della doccia. La mia bocca sostituì le mie dita. Leccai, succhiai, esplorai ogni piega, ogni nervo, concentrandomi su quel piercing freddo sul clitoride, facendolo roteare con la punta della lingua. Sentivo il suo sapore, salato, dolce, intenso, mischiarsi all’acqua. Le sue mani si intrecciarono nei miei capelli, non per guidarmi, ma per ancorarsi, mentre i suoi gemiti si facevano più alti, meno controllati.
Poi, all’improvviso, mi afferrò con forza per i capelli e mi tirò indietro. I suoi occhi erano selvaggi, pieni di un bisogno improvviso e primordiale.
«Stai lì sotto», ordinò, la voce roca. «E apri la bocca.»
Non capii subito. Ma l’intensità del suo sguardo non ammetteva domande. Mi riposizionai in ginocchio davanti a lei, tra le sue gambe, e aprii la bocca, guardandola negli occhi.
Lei mi guardò per un secondo, poi chiuse gli occhi, il viso contratto in una maschera di concentrazione estrema.
E poi, non fu l’orgasmo che mi aspettavo.
Un getto caldo e trasparente, non viscoso ma fluido, mi colpì in pieno viso, poi in bocca. Non era squirt. Era più acido, più chiaro. Realizzai con uno shock di eccitazione perversa: mi stava facendo la pipì addosso. In faccia. In bocca.
Il getto era forte, abbondante. Chiusi gli occhi, aprii ancora di più la bocca e bevvi. Lasciai che quel liquido caldo, intimo, tabù, mi inondasse, mischiandosi all’acqua della doccia che ancora gocciolava dalle pareti. Non mi toccai, non feci nulla per aiutarmi. L’eccitazione che provavo era tutta mentale, tutta nella sottomissione totale a quel gesto, alla sua volontà, alla sua libertà senza vincoli che si esprimeva in modo così crudo e possessivo.
Quando il flusso cessò, rimasi in ginocchio, il viso e il petto bagnati, l’acqua della doccia che iniziava a raffreddarsi. Chiudendo la manopola, mi chinai di nuovo su di lei. Con la lingua, ripulii con cura ogni traccia, ogni goccia, dalla sua pelle, dalle sue labbra, dal suo piercing. Era un gesto di servizio, di completamento.
Poi mi alzai. Le mie gambe tremavano. Senza bisogno di parole, le feci cenno di scendere. Lei capì, e si mise in ginocchia a sua volta davanti a me.
La sua bocca fu meno dominante, più esplorativa, ma non meno appassionata. Leccò, succhiò, assaggiò con una dedizione che mi fece venire le vertigini. Sentivo la sua lingua abile sul mio clitoride, dentro di me.
Quando sentii l’orgasmo avvicinarsi, un’onda di pressione incontrollabile, le afferrai i capelli e la tirai indietro. I suoi occhi azzurri mi guardarono, sorpresi.
«Apri la bocca», le dissi, con la stessa voce roca che lei aveva usato prima.
Lei obbedì, e io mi infilai due dita dentro di me, trovando il punto esatto. Con un grido soffocato, lo squirt arrivò, potente, un getto chiaro e copioso che le schizzò direttamente in faccia, sugli occhi chiusi, sul naso, in bocca. Lei bevve, ingoiò, senza esitazione.
Quando finii, esausta e tremante, lei si alzò. Ci baciammo di nuovo, profondamente, disperatamente. Le nostre lingue si intrecciarono, scambiandosi i sapori dei nostri fluidi più intimi, mischiati insieme: l’urina, lo squirt, la saliva. Era disgustoso. Era la cosa più eccitante che avessi mai fatto.
Ci separammo, ansimanti. Presi il mio asciugamano e glielo passai. Lei fece lo stesso. Senza scambiarci una parola, tornammo nello spogliatoio.
Le luci sembravano più forti, l’aria più fresca. C’erano ancora un paio di donne che finivano di vestirsi, che ci lanciarono sorrisi distratti. Noi rispondemmo con sorrisi normali, da palestra. Eravamo due donne che si erano fatte una doccia, nulla di più.
Ma quando le altre se ne furono andate e rimanemmo sole tra gli armadietti, ancora nude, l’aria cambiò di nuovo. L’eccitazione non si era placata. Bruciava sotto la pelle, più forte di prima. Ci guardammo. Non c’era timidezza, ora. Solo curiosità carnale, e la domanda non detta che pesava nell’aria umida dello spogliatoio:
Dove potevano arrivare, le nostre voglie, ora che avevamo infranto il primo, grande tabù?
La libertà di Chiara aveva appena trovato una compagna di giochi. E io, Elena, moglie devota e perversa, avevo appena scoperto che la mia caccia poteva avere prede e complici di un genere completamente nuovo.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.9
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Il corso di pilates:

Altri Racconti Erotici in lesbo:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni