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orge

Diesel a 2,25€


di Brigante23
25.10.2026    |    346    |    0 8.7
"La sborra le usciva dalla figa e dal culo in fili bianchi e densi, le scorreva sulle cosce e le gocciolava sul cemento freddo..."
La stazione di servizio sull’autostrada A1, uscita Firenze Sud, alle undici di sera di un sabato di fine ottobre 2026. I display luminosi urlavano i prezzi come una sentenza:
Gasolio self: 2,252 €/l
Giulia aveva il serbatoio della sua Panda a riserva da tre giorni. Trenta euro in tasca. Al prezzo di quella sera bastavano a malapena per tredici litri. Le sarebbe bastata a malapena per 4 giorni.
Davanti alla pompa 4 c’erano tre uomini: due camionisti e un tipo in giacca di pelle. Guardavano i prezzi con lo stesso odio di lei.
Giulia si avvicinò, le mani nelle tasche della gonna corta. Guardò prima uno, poi l’altro, poi il terzo.
«Avete visto quanto costa?» chiese con voce bassa ma chiara. «Due e venticinque al litro. Io ho trenta euro. Voi quanti ne avete?»
Enzo, il più grosso dei due camionisti, scrollò le spalle.
«Io ne ho cinquanta. Ma non basta neanche a me per un pieno decente.»
Luca, quello in giacca di pelle, rise amaro.
«Io quarantacinque. Stessa storia.»
Il secondo camionista, più magro e silenzioso, tirò fuori il portafoglio.
«Quaranta. Insieme facciamo centoquarantacinque. Ancora poco.»
Giulia li fissò uno per uno. Poi si morse il labbro inferiore e parlò piano, ma senza esitazione.
«Io non ho altri soldi. Ma ho un’altra cosa da offrire. Mi fate il pieno. Solo a me. Cinquanta litri. Voi tre mi pagate tutto. In cambio… mi potete usare. Tutti e tre. Come volete. Quanto volete. Figa, culo, bocca. Tutto. Qui dietro, adesso. Nessuno si fa il pieno tranne me. Affare chiaro?»
Silenzio. Solo il ronzio dei frigoriferi del bar e il rumore lontano delle auto.
Enzo la squadrò dalla testa ai piedi.
«Stai dicendo sul serio?»
«Sul serio», rispose lei. «O faccio 30 euro e poi ho finito i soldi, o mi faccio fottere e torno a casa con il serbatoio pieno e i 30 euro ancora in tasca. Preferisco la seconda.»
Luca si avvicinò di un passo.
«E se decidiamo di non pagarti dopo?»
Giulia non batté ciglio.
«Allora vi faccio una scena da svegliare mezza autostrada. Ma non lo farete. Perché sapete che è un affare pulito. Voi scopate. Io viaggio. Semplicissimo.»
Il secondo camionista parlò per la prima volta.
«Quanto tempo?»
«Il tempo che ci mettete a venire tutti e tre. Poi contiamo i soldi, facciamo il pieno e io sparisco. Niente numeri, niente nomi, niente “ci rivediamo”. Solo questo.»
Enzo si passò una mano sulla faccia, poi guardò gli altri due.
«Io ci sto.»
Luca annuì lentamente.
«Anche io. Ma voglio tutto. Non solo la figa.»
«Avrete tutto», disse Giulia. «Bocca, figa e culo. Nella stessa sera. Nella stessa scopata. Va bene così?»
Il secondo camionista tirò fuori i soldi e li tenne in mano.
«Va bene così.»
Giulia si voltò e indicò lo spazio buio dietro i container dei rifiuti.
«Allora andiamo. Prima mi usate. Poi mi pagate. Poi faccio il pieno.»
Camminarono in silenzio. Quando furono al riparo dalla luce delle pompe, Giulia si voltò di nuovo verso di loro. Si alzò la maglietta, se la tirò sopra la testa e la gettò a terra. I seni nudi si mossero al freddo della notte. Poi si sfilò le mutandine da sotto la gonna e le porse a Enzo.
«Tenetele. Così non perdete tempo.»
Enzo le prese, se le portò al naso un attimo, poi le cacciò in tasca. Luca era già a cazzo fuori. Il secondo camionista pure.
Giulia si mise con la schiena al muro di cemento, alzò la gonna sulle anche e aprì le gambe.
«Chi comincia?»
Enzo non rispose a parole. La sollevò di peso, le fece appoggiare la schiena al cemento freddo e le aprì la figa con le dita. Era già umida. Lui non aspettò altro: allineò il cazzo grosso e lo spinse dentro con un colpo solo, fino in fondo. Giulia emise un gemito basso e lungo mentre sentiva le pareti fredde intorno a lei.
«Cazzo… sei stretta», grugnì Enzo, iniziando a muoversi con spinte pesanti e profonde.
Luca le prese i capelli e le guidó la testa facendola piegare.
«Apri.»
Giulia aprì la bocca. Luca le infilò il cazzo fino in gola al primo colpo. Lei soffocò, gli occhi le si riempirono di lacrime, ma non si tirò indietro. Luca iniziò a scoparle la bocca con ritmo regolare, tenendole la testa ferma.
Il secondo camionista si mise dietro. Le spalmò saliva sul buco del culo, le allargò le chiappe con le mani e spinse. La penetrazione anale fu lenta e inesorabile. Giulia emise un suono gorgogliante intorno al cazzo di Luca mentre sentiva il secondo cazzo aprirle il culo centimetro dopo centimetro, fino a essere completamente sepolto.
Ora era piena.
Figa. Culo. Gola.
Enzo le martellava la figa con spinte lunghe che le facevano sentire ogni centimetro. Luca le usava la bocca senza pietà, obbligandola a prendere tutto. Il secondo camionista le scopava il culo con un ritmo più lento ma più profondo, le mani strette sui fianchi a tenerla aperta e ferma.
Ogni volta che i tre spingevano insieme, il corpo di Giulia veniva scosso da una parte all’altra. La saliva le colava dal mento. I gemiti le uscivano strozzati intorno al cazzo di Luca. La figa e il culo facevano rumore umido a ogni colpo.
Enzo accelerò per primo. Le spinte diventarono più corte e più violente, poi si piantò fino in fondo e le riempì la figa di sborra calda e densa, pulsando dentro di lei. Giulia lo sentì venire mentre Luca, con un grugnito basso, le sparava in gola. Lei deglutì a fatica, parte dello sperma le uscì dalle labbra e le scese sul collo e sui seni. Il secondo camionista non ci mise molto: le allargò ancora di più le chiappe, diede quattro spinte finali profonde e le riempì il culo, lasciando che la sborra gli colasse fuori intorno al cazzo ancora conficcato.
Quando si ritirarono, Giulia scivolò a terra. Le gambe non la reggevano. La sborra le usciva dalla figa e dal culo in fili bianchi e densi, le scorreva sulle cosce e le gocciolava sul cemento freddo. Ansimava, la bocca aperta, gli occhi lucidi.
«Adesso… i soldi», riuscì a dire.
Contarono sotto la luce debole del lampione. Centocinque euro. Esattamente cinquanta litri di gasolio a 2,252. Niente di più.
Mentre la pompa riempiva il serbatoio della Panda, Giulia restò seduta a terra, le gambe ancora aperte, la gonna tirata su, la sborra che continuava a colarle. Nessuno le porse un fazzoletto. Nessuno le parlò. Avevano pagato. Lei aveva dato.
Quando il display della pompa segnò “105”, Giulia si avviò con fatica verso la portiera, si sistemò la gonna come poteva e salì in macchina. Accese il motore. Il serbatoio era pieno. Il suo corpo era pieno di loro.
Prima di partire abbassò il finestrino e guardò i tre uomini ancora in piedi nell’ombra.
«Se i prezzi salgono ancora», disse con voce roca e spezzata, «torno. Stessa offerta.»
Poi chiuse il finestrino e partì.
Loro restarono lì, a guardare i display che continuavano a urlare 2,252 €/l, mentre l’odore di sborra, di sudore e di gasolio restava sospeso nell’aria fredda della notte.
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