Storie di R. Capitolo 11
Robyeluisweety
L. era sul divano. Stava cazzeggiando su internet . Gli raccontai tutto: le dita, il plug di vetro, il dildo, come aveva squirtato sulla mia faccia, come mi aveva inculato. L. ascoltò in silenzio, il cazzo che gli si induriva nei pantaloni.
«dobbiamo aiutare Adele, portala nei nostri giochi» disse alla fine. «Ho trovato un gruppo su Erosland. Usano un furgone. Non vi faranno vedere i volti. Vi bendo, vi lascio in un Autogrill, loro vi caricano, vi usano e poi vi riportano nello stesso posto.» chiesi il numerico, L. "Saranno il numero giusto!" Ero bagnatissima all'idea.
Il giorno dopo andai da Adele. Le esposi l’idea senza troppi particolari.
Lei scosse la testa subito.
«No, R. Non posso. Ho paura. E se qualcuno mi riconosce? E se esagerano? Non ho mai fatto niente del genere con sconosciuti. Ho quarantadue anni, non sono più una ragazzina. E se mio marito lo scopre? Non ce la faccio.»
Restammo sedute in silenzio. Continuò a tirare fuori scuse: che era troppo rischioso, che non si sentiva abbastanza bella, che aveva paura del dolore, che non sapeva se sarebbe riuscita a gestirlo. Io le presi le mani.
«Saremo insieme» le dissi. «Una accanto all’altra. Io ci sarò. L’altra sera ti sei lasciata andare con me e hai squirtato come non ti succedeva da anni. Questo è solo un passo in più. Se a un certo punto non ce la fai, ci fermiamo. Ma provalo. Con me.»
Adele mi guardò a lungo. Poi abbassò gli occhi e annuì, quasi arrabbiata con se stessa.
«Va bene. Solo perché sei tu. E solo una volta.»
La sera dell'appuntamento, ci vestimmo a casa mia.
Io indossai una minigonna di pelle nera cortissima, senza mutandine, reggiseno a balconcino rosso e camicetta bianca trasparente abbottonata solo a metà. Tacchi a stiletto. Adele scelse un abito corto grigio scuro molto scollato, senza reggiseno, niente sotto, collant a rete e tacchi alti. Entrambe con rossetto scuro e capelli sciolti.
L. ci bendò nel parcheggio dell’Autogrill con due foulard neri stretti bene. Il mondo sparì. Restò solo il buio, il rumore delle macchine lontane, il profumo di Adele accanto a me e il tocco delle mani di L. che ci sistemava i capelli.
«Divertitevi» mormorò, sentii la macchina allontanarsi, eravamo sole, bendate, in un luogo pubblico. Ad un certo punto sentii un rumore abbastanza forte un automezzo si fermò vicino a noi, sentì una porta aprirsi e un rumore di scorrimento.
Sentii passi avvicinarsi. Mani grosse ci presero per le braccia e ci spinsero dentro un abitacolo che odorava di uomo, di pelle e di un vago sentore di sesso. Ci fecero sedere. Il furgone partì. Il motore ronzava sotto di noi, le vibrazioni mi salivano lungo le cosce.
«Due puttane fresche» disse una voce rauca.
«Una giovane e una matura…»
Mani iniziarono a toccarmi. Qualcuno mi aprì la camicetta e mi strinse i seni a piene mani, pizzicando i capezzoli fino a farmi gemere. Un’altra mano mi alzò la minigonna e due dita spesse mi entrarono nella figa già bagnata, aprendomi senza premura. Accanto a me sentii Adele inspirare di scatto: qualcuno le stava succhiando i seni e le stava frugando tra le gambe. Il suono umido delle dita dentro di lei era chiaro, distinto dal ronzio del motore.
Un cazzo caldo mi fu premuto contro le labbra. Lo presi in bocca.
Era spesso, pesante sulla lingua, la cappella gonfia e liscia. Sapeva di pelle pulita e di un leggero retrogusto salato di pre-sborra. Lo succhiai a fondo, sentendo le vene pulsare contro il palato. L’uomo mi tenne la testa e iniziò a spingere più in profondità. La cappella toccò il fondo della gola; il riflesso del vomito scattò, gli occhi mi lacrimarono sotto la benda, la saliva mi colò abbondante dal mento. Continuò a fottermi la bocca con colpi lenti e profondi, mentre io gorgogliavo e cercavo di respirare dal naso.
Accanto a me sentivo lo stesso suono umido e soffocato: Adele stava succhiando un altro cazzo. I suoi gemiti erano bassi, rochi, interrotti ogni volta che il cazzo le riempiva la gola.
Mi misero a quattro zampe. Il pavimento del furgone vibrava. Un cazzo mi entrò nella figa di colpo, fino in fondo. Era lungo, duro, e ogni spinta faceva sbattere la mia carne contro di lui. Il suono era schioccante, bagnato. Mentre mi scopava, un altro mi prese i capelli e mi riempì di nuovo la bocca.
Accanto a me il rumore cambiò. Sentii chiaramente il suono più sordo e stretto di un cazzo che entrava nel culo di Adele: prima la resistenza, poi un rumore , quasi impercettibile quando la cappella superò l’anello, poi il ritmo umido e più pesante di qualcuno che la stava inculando. Adele gemette forte, con voce rotta.
«Cazzo… mi stai aprendo… piano… no, così… più forte, stronzo!»
Il furgone procedeva. Ogni curva ci faceva oscillare. Io venivo scopata nella figa e nella bocca, mentre sentivo il suono regolare del cazzo che entrava e usciva dal culo di Adele, la sua respirazione sempre più agitata, i suoi insulti sempre più volgari.
A un certo punto Adele urlò. Un getto caldo e improvviso mi colpì la coscia e l’anca. Squirtò. Il liquido era abbondante, caldo, e alcuni schizzi mi arrivarono fino al fianco e alla mano con cui cercavo di tenermi. Sentii l’odore acre e dolce del suo orgasmo mescolarsi all’odore di sesso che riempiva il furgone.
«La matura ha squirtato» rise una voce. «Bagnata da far schifo.»
Il furgone rallentò e si fermò. La porta posteriore si aprì. Qualcuno salì. L’odore di un corpo nuovo, di sudore e di eccitazione.
Mi sollevarono. Un cazzo mi entrò nella figa mentre ero quasi in ginocchio. Subito dopo un secondo cazzo premette contro il mio ano già aperto.
«Doppia a questa.»
Il secondo entrò.
La pienezza fu totale. Due aste, una davanti e una dietro, che si muovevano insieme. Ogni spinta mi strappava un gemito. Accanto a me sentivo lo stesso: il suono di due corpi che scopavano Adele contemporaneamente, i suoi urli, il rumore bagnato e pesante della doppia penetrazione.
«Apri il culo, troia… prendili tutti e due.»
«Sì… sfondatemi… sono una puttana…» rispondeva Adele con voce quasi irriconoscibile.
Vennero.
Uno dopo l’altro. Nella mia bocca, nella figa, nel culo. Sentivo la sborra calda riempirmi, colare, mescolarsi. Mi costrinsero a leccare cazzi ancora lucidi di sborra e dei miei succhi. Il sapore era forte, salato, a tratti amaro e denso. Continuavo a sentire il suono di Adele che veniva di nuovo, e un altro schizzo caldo mi raggiunse il braccio.
Il furgone ripartì. Continuarono a usarci. Mi misero di nuovo a quattro zampe e mi inculavano a turno mentre Adele, accanto a me, veniva scopata e continuava a gemere e a imprecare. Sentivo ogni entrata nel suo corpo, ogni schiocco, ogni volta che il suo culo o la sua figa cedevano a un’altra spinta.
Quando il furgone si fermò di nuovo eravamo entrambe distrutte. Sborra sul viso, tra i seni, che cola dalle fighe e dai culi. Ci sistemarono i vestiti alla meno peggio e ci fecero scendere.
Sentii la voce di L.
Ci tolse le bende. La luce mi ferì gli occhi. Adele era accanto a me, i capelli scarmigliati, le cosce lucide di tutto quello che le era uscito di dosso. Ci guardammo. Entrambe stavamo respirando ancora forte.
L. ci fece salire in macchina. Mentre partiva disse solo:
«Siete meravigliose.»
Io chiusi gli occhi.
Tra le gambe e nel culo sentivo ancora il battito di tutto quello che mi avevano fatto.
E sapevo che Adele, nonostante tutte le scuse di prima, avrebbe detto di sì una seconda volta.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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