L'estetista capitolo 2
Robyeluisweety
Una sera mi chiamò.
«Stasera usciamo. Solo donne. Io, te, e tre mie amiche. Stacy, Giulia e Andrea. Tutte come me. Fidati, sarà una notte che non dimentichi.»
Accettai.
Quando le vidi, rimasi senza parole.
Stacy era alta, capelli biondo platino lunghi e lisci, vestita di un mini abito di paillettes rosso acceso che le aderiva al corpo come una seconda pelle, scollatura profonda e spacco alto sulla coscia. Tacchi a stiletto neri. Seni grandi e sodi che spingevano contro il tessuto.
Giulia aveva i capelli castani raccolti in una coda alta, un bodycon nero strettissimo con spalline sottili e un’apertura sul fianco che lasciava intravedere la pelle. Tacchi a piattaforma. Seni più piccoli ma perfettamente tondi e alti.
Andrea, la più bassa delle tre, indossava un abito corto metallizzato color champagne, quasi trasparente in certi punti, con collana grossa e orecchini lunghi. Capelli ricci scuri sciolti. Seni generosi e pesanti che si muovevano a ogni passo.
Tutte e tre erano estremamente femminili, truccate in modo impeccabile, labbra lucide, profumo intenso.
La serata nei locali fu lunga e densa di contatti.
Nel primo club ballavamo tutte e cinque strette. Paula mi teneva da dietro, il suo cazzo già semi-duro che premeva contro il mio culo attraverso i vestiti. Stacy mi baciò il collo mentre le sue mani scendevano sui miei seni. Giulia mi prese il viso e mi baciò in bocca, la lingua calda e aggressiva. Andrea mi afferrò i fianchi e mi fece strusciare contro di lei a ritmo di musica. Ogni tanto una di loro mi sussurrava all’orecchio: «Che putinha sei… stasera ti facciamo a pezzi.» Oppure in spagnolo: «Qué puta más rica… te vamos a usar toda.» Ballavamo così per ore: mani sotto i vestiti, labbra sul collo, dita che sfioravano l’inguine, cazzi che si indurivano contro le mie cosce. Paula mi teneva sempre vicino, mi leccava l’orecchio e mi diceva: «Guarda come ti guardano… sono tutte in calore per te, vagabunda.»
Verso le due Giulia disse: «Venite a casa mia. Un ultimo drink e poi vediamo.»
A casa di Giulia l’atmosfera cambiò subito. Le luci erano basse. Paula mi prese per mano. «Vieni con me in bagno. Devo farti vedere una cosa.»
Nel bagno chiuse la porta. Si alzò il vestito e si sfilò le mutandine. Il suo cazzo era già mezzo duro, pesante, le vene visibili.
«Aiutami a pisciare» disse con voce dolce ma ferma. «Tienilo tu.»
Obbedii.
Presi il suo cazzo con la mano destra. Era caldo, la pelle liscia e tesa, la cappella già un po’ umida. Lo tenni sollevato e leggermente inclinato verso il water. Paula allargò le gambe, sospirò e iniziò a rilasciare. Sentii il getto partire: un flusso caldo e potente che attraversava l’asta e usciva dal meato, un suono costante e pieno. Il cazzo in mano mi si irrigidì un poco mentre pissava, le palle si contrassero, e io sentivo ogni vibrazione del flusso contro le mie dita. L’odore era forte, acido e maschile. Quando il getto diminuì, uscirono le ultime gocce, lente, che colarono lungo la fessura della cappella.
«Non c’è carta» disse Paula.
Mi chinai e presi la cappella in bocca. Leccai le ultime gocce di pipì, il sapore caldo e salato, poi succhiai piano il glande per pulirlo completamente. Paula gemette e mi prese i capelli. Ci baciammo appassionatamente.
Uscimmo dal bagno. Paula mi spinse verso le altre tre.
«Ora è vostro turno. Questa è R. È una putinha, una vagabunda, una puta, e stasera la usiamo tutte.»
Si tolsero i vestiti.
I loro seni erano diversi ma tutti bellissimi: Stacy due seni grandi e sodi con capezzoli scuri; Giulia seni piccoli, tondi e alti; Andrea seni pesanti e pieni.
Poi vidi i cazzi.
Stacy: lungo e dritto, almeno ventidue centimetri, spessore medio-grosso, vene evidenti, cappella a fungo rosa.
Giulia: più corto ma molto spesso, quasi quanto un polso, scuro, palle grandi.
Andrea: lungo e leggermente ricurvo verso l’alto, venato, cappella già lucida.
Mi fecero inginocchiare.
«Apri la bocca, putinha» disse Stacy.
Presi il cazzo di Stacy. La cappella entrò, calda e salata. Spinse. Sentii la testa premere contro il palato molle, poi scivolare più in fondo. Il riflesso del vomito scattò: la gola si contrasse, gli occhi lacrimarono, la saliva iniziò a colare abbondante. Stacy tenne la mia testa e spinse ancora. Il cazzo forzò l’ingresso della faringe, allargando le pareti della gola. Sentii il collo gonfiarsi, l’aria che mancava, la trachea compressa. Ogni centimetro in più mi faceva vedere le stelle. Quando fu tutto dentro, il pube mi premeva contro il naso. Restò fermo qualche secondo, poi iniziò a fottermi la gola con colpi lunghi. Io gorgogliavo, saliva e lacrime sul viso.
Poi passai a Giulia. Il suo cazzo spesso fu ancora più difficile. La cappella entrò con fatica, le labbra si stirarono. Quando spinse in fondo, sentii la gola aprirsi a forza. «Engole esse pau, vagabunda» mormorò lei.
Andrea fu l’ultimo. Il suo cazzo ricurvo entrò e colpì direttamente il punto più sensibile della gola. Mi fotteva con ritmo, ogni spinta mi faceva soffocare.
Mi misero a quattro zampe sul grande divano.
Paula mi penetrò per prima nella figa. Il suo cazzo enorme entrò lentamente, centimetro dopo centimetro, stirando le labbra e riempiendomi fino in fondo. Iniziò a scoparmi con colpi lunghi e profondi, le palle che sbattevano contro il mio clitoride. «Toma esse pau, putinha… sente como te encho.»
Poi Stacy la sostituì. Il suo cazzo lungo e dritto mi colpiva direttamente la cervice a ogni spinta. Mi teneva i fianchi e mi scopava forte, mentre Giulia mi metteva il cazzo in bocca.
Andrea mi girò e mi penetrò nel culo. La cappella spinse contro l’anello, lo allargò con fatica, poi entrò tutta. Il dolore bruciò, poi si trasformò in una pienezza estrema. Mi inculava con colpi secchi e profondi, mentre Paula mi teneva la testa e mi faceva succhiare il suo cazzo ancora umido della mia figa.
Le altre si scopavano tra loro. Vidi Stacy che inculava Giulia a quattro zampe, il suo cazzo che entrava e usciva dal culo di Giulia con suoni umidi. Andrea fotteva Paula in posizione del missionary, i seni di Paula che rimbalzavano a ogni spinta.
A un certo punto Paula e Stacy uscirono dai culi di Giulia e di Andrea. Mi spinsero in ginocchio.
«Succhia, puta. Lecca i cazzi che abbiamo appena tolto dal culo.»
Presi il cazzo di Paula in bocca. L’odore era forte, muschiato, con una nota residua di culo e di lubrificante. Il sapore era intenso: salato, amaro, con un retrogusto terroso e leggermente fecale che restava sulla lingua. Succhiai comunque, leccando la cappella e l’asta, pulendo ogni centimetro. Poi passai a quello di Stacy: stesso sapore forte e sporco, ancora più accentuato. Mi costrinsero a succhiarli a fondo, tenendomi i capelli, mentre mi dicevano: «Così, troia… pulisci tutto. Qué zorra más sucia.»
Poi arrivò la doppia vaginale.
Paula si sdraiò sotto di me. Il suo cazzo entrò nella mia figa. Subito dopo Stacy si posizionò dietro e iniziò a spingere il suo cazzo accanto a quello di Paula. Sentii l’ingresso della figa stirarsi all’inverosimile, le labbra allargarsi fino al limite del dolore. Le due aste, una accanto all’altra, mi riempirono completamente. Le pareti vaginali erano tese al massimo, ogni nervo stimolato contemporaneamente. Quando iniziarono a muoversi — uno entrava mentre l’altro usciva, o spingevano insieme — sentivo i due cazzi strofinarsi tra loro e contro le mie pareti. La pienezza era totale, quasi insostenibile. Venni gridando, la figa che si contraeva intorno a entrambi in spasmi violenti.
Continuarono a usarmi a lungo. Mi scoparono la figa e il culo a turno e insieme. Mi costrinsero di nuovo a succhiare cazzi appena estratti dai culi, il sapore sempre più forte e sporco. Mi riempirono di sborra in ogni buco.
Alla fine le quattro si misero in cerchio intorno a un flute di spumante. Alcune di loro erano già venute durante la scopata, quindi nel bicchiere c’era una quantità discreta di sperma misto. Si masturbavano velocemente e aggiungevano gli ultimi schizzi. Quando mi posero il flute sulle labbra, l’odore era intenso.
«Bevi lentamente, putinha. Degusta.»
Obbedii. Bevvi a piccoli sorsi. Il sapore era forte, salato, amaro e cremoso, con note diverse a seconda di chi aveva sborrato. Deglutivo piano, lasciando che il liquido caldo scendesse in gola, mentre loro mi guardavano e mi dicevano: «Brava vagabunda… bevi tutta la nostra sborra. Qué puta más obediente.»
Quando finii, mi baciarono a turno.
«Sei una putinha perfetta» sussurrò Paula. «La prossima volta ti facciamo cose ancora peggiori.»
Io, aperta, gocciolante e con il sapore di sborra e di culo in bocca, riuscii solo ad annuire.
Sapevo già che sarei tornata.
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