Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Lui & Lei > Storie di R. Capitolo 12 - L'anniversario
Lui & Lei

Storie di R. Capitolo 12 - L'anniversario


di Membro VIP di Annunci69.it Robyeluisweety
17.09.2026    |    652    |    2 8.0
"Cercai di dirgli che dovevo scoparmi mio marito, che era il nostro anniversario, che non si fa così..."
L. ci pensava da settimane.
Lo vedevo sul telefono, sul portatile, con quella faccia concentrata che gli viene quando vuole fare le cose per bene. Quattro anni. Quattro anni splendidi, diceva lui, e per una volta non era una frase da biglietto. C’era il bimbo, c’era il lavoro, c’era tutto quello che ci aveva messi alla prova. Un weekend soli soletti, senza bambino, senza nessuno che bussasse. «Te lo meriti» mi disse. «Te lo meriti.»
La location la trovò lui. Una casa in pietra, un po’ fuori, con il giardino e la piscina piccola, le lenzuola chiare, la cucina e la sala spa ( bagno turco e sauna, idromassaggio a cabina e jucuzzi). Mi mostrò le foto una sera, seduti sul divano, il bambino già a letto. Io guardai il letto grande e pensai a lui. Solo a lui. Quattro anni e un weekend per noi. Mi immaginai già le sere, il vino, le sue mani sulla schiena, le scopate lunghe come all’inizio, senza il monitor sul comodino e senza tendere l’orecchio verso la cameretta.
Preparai la valigia con più cura del solito. L’abitino che gli piace, quello che si sfila in un gesto. La biancheria nuova, scura, che non avevo ancora messo. Il profumo sul collo e sui polsi. L. preparò la sua in silenzio, più in fretta, e io non ci feci caso. Pensai che era emozionato. Pensai che voleva arrivarci prima, sistemare, accendere le luci.
In macchina parlammo poco. La radio bassa, la mano di lui sul mio ginocchio, il pollice che disegnava piccoli cerchi. Ogni tanto mi guardava e sorrideva, e io gli restituivo il sorriso credendo di capire. Guardavo il paesaggio e sentivo già il caldo tra le gambe, quella attesa buona che arriva quando credi di sapere cosa ti aspetta. A un certo punto posai la mano sulla sua, più in alto, verso l’interno coscia, e lui la lasciò lì. Non la scostò. Non la fece salire. Solo la tenne. «Arrivati ti racconto tutto» disse. Pensavo al letto, alle immagini e ai tanti luoghi da esplorare......
La proprietaria ci aprì. Donna sulla cinquantina, sorriso professionale, chiavi in mano. Ci fece fare il giro della casa come si fa con gli ospiti. La camera da letto era al piano di sopra: vasca vista giardino, doccia grande, specchio. La cucina già piena. Il frigorifero. Il camino anche se non era stagione, la spa. Ci indicò il ristorante del paese, quello buono, e la strada per il belvedere al tramonto. «Se serve qualsiasi cosa, il numero è sul tavolo. Io non disturbo.»
La salutai sorridendo. Quando la porta si chiuse pensai davvero che da quel momento esistevamo solo io e L. Lasciai la valigia in camera. Mi tolsi le scarpe. Andai alla finestra. Il giardino era quieto, l’acqua della piscina ferma. Dietro di me sentivo L. muoversi, aprire l’armadio, sistemare qualcosa con troppa calma. Mi voltai per dirgli di venire. Di baciarmi già lì. Di non aspettare la cena.
Il campanello suonò.
Restai ferma un secondo.
«Chi è?»
«Ci penso io» dissi comunque, e scesi le scale a piedi scalzi. Il pavimento era fresco. Avevo ancora l’abitino dell’auto, niente reggiseno sotto, i capelli sciolti. Aprii con il sorriso pronto per un vicino, per la proprietaria che aveva dimenticato una cosa, per chiunque non fosse quello.
Per un secondo non capii.
Poi capii troppo in fretta.
Pelle ebano. Maglia a maniche lunghe. Jeans strappati al ginocchio. Il fisico che avevo toccato in cabina. Quel sorriso. Quello sguardo sereno, luminoso, che in spiaggia mi aveva fatta sorridere prima ancora di sapere il suo nome.
Fatou.
Davanti alla porta del weekend che L. aveva scelto per noi.
La mano mi restò sulla maniglia. La bocca si aprì e non uscì niente. L’aria del giardino mi arrivò addosso e con l’aria arrivarono i ricordi, tutti insieme, troppo nitidi.
Il braccio sotto la maglia, il muscolo tonico quando lo avevo salutato con un bacio sulla guancia. Le mani sulla schiena, la crema, le dita vicine al seno e all’osso sacro. La patta dei jeans che si muoveva mentre io spiavo l’inguine con aria innocente. Poi la cabina. I glutei contro di lui. Quel randello. Lo sentivo ancora: rigido, che pompava, le venature grosse attraverso il tessuto, il glande turgido, la corona pronunciata premuta sul mio culo. Le mensole. Io sulle punte. Lui che capiva. Le mani grosse sui fianchi. Poi il tavolino. Il costume spostato. La saliva. La cappella che entrava come un cuneo, l’orifizio che si dilatava, i centimetri che si facevano strada, la cappella contro l’utero. E dopo, in ginocchio, la domanda se avevo ancora sete, lo schizzo denso, bianco, cremoso, caldo, che mi riempiva la bocca e io che non volevo perderne una goccia.
Mi si bagnarono gli slip lì, sulla soglia, in un attimo. I capezzoli mi premettero contro l’abitino. Le gambe non mi tenevano.
«R.» disse lui, e l’accento francese mi arrivò addosso come allora, dolce e preciso.
L. scese dietro di me. Lo capii dal passo, prima ancora di voltarmi. Aveva già la valigia in mano. La sua, non la mia. Me ne accorsi solo in quel momento e capii anche il silenzio in macchina, la valigia preparata in fretta, il «arrivati ti racconto tutto».
Mi mise una mano sulla spalla. Parlò piano.
«È il regalo. Quattro anni. Tu e lui. Io rientro a Roma. Il bimbo sta dalla nonna. Nessuno vi disturba fino a domenica.»
Lo guardai. Cercai la rabbia. Cercai la domanda giusta. Cercai di dirgli che dovevo scoparmi mio marito, che era il nostro anniversario, che non si fa così. Non uscì niente di pulito. Solo il caldo in faccia e più in basso, e Fatou fermo nel giardino, che non entrava, che aspettava.
«L.» riuscii a dire.
Lui mi baciò i capelli. Mi lasciò le chiavi. Uscì. Sentii la macchina accendersi, la ghiaia, la curva. Il giardino tornò silenzioso. Il campanello non suonò più.
Chiusi la porta.
Fatou era nel soggiorno. Alto. Odore di pelle e di fuori. Mi guardò come in piazza, quando aveva ricordato il mio nome e ogni cosa detta sotto l’ombrellone.
«Tuo marito mi ha scritto» disse. «Se non vuoi, me ne vado. Adesso.»
Scossi la testa. Non sapevo ancora se era un no al andarsene o un no al resto. Andai in cucina perché dovevo fare qualcosa con le mani. Aprii l’acqua. La lasciai correre. Il bicchiere tremava. Lui restò sulla soglia, senza avvicinarsi.
«Quattro anni» mormorai. «Dovevo stare con lui. Mi ero messa la biancheria per lui.»
«Puoi ancora chiamarlo» disse Fatou. «O puoi stare qui.»
Lasciai il bicchiere sul tavolo. Lo sguardo mi scese da solo, nonostante tutto: la maglia, i jeans, quella linea che in spiaggia si era mossa e che adesso era ferma, pesante, già lì. Quattro anni di matrimonio e un bambino a Roma. E io che sentivo di nuovo gli slip fradici, il clitoride distinto contro la stoffa, come sul lettino quando lui era in piedi davanti a me e io fingevo di mettere la crema.
«Resta» dissi.
Il sorriso gli si riaprì. Non mi toccò. Si tolse le scarpe, lasciò lo zaino vicino alla porta, come allora aveva lasciato la merce accanto alla sdraio. Io restai ferma, le mani sul bordo del tavolo, il cuore che mi batteva in gola e più in basso.
Il weekend era cominciato.
Non come l’avevo immaginato.
Meglio, o peggio: non lo sapevo ancora.
Sapevo solo che L. era già in autostrada, che Fatou era in casa per tre notti, e che se lui avesse fatto un passo verso di me in quel momento gli avrei aperto le gambe lì, in cucina, sull’anniversario di nozze.
Non lo fece.
Non ancora.
E fu proprio quello a farmi tremare di più!
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.0
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Storie di R. Capitolo 12 - L'anniversario :

Altri Racconti Erotici in Lui & Lei:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni