Storie di R. Capitolo 7
Robyeluisweety
Non riesco a dormire. L. russa piano accanto a me, ma io ho gli occhi aperti. Continuo a ripensare a quello successo in serata nello studio. A quello che ho fatto. A quello che mi ha fatto Aldo (nome di fantasia). Dopo l'incontro dove L. mi ha visto in azione, non c'è stato altro.... purtroppo il COVID ha cambiato tutto. Passata la pandemia, io e L. abbiamo deciso di comune accordo che io avrei ripreso a lavorare, tanti colloqui fino a quello sostenuto per lo studio notarile. Lavoro come segretaria, orario flessibile, stipendio dignitoso.... Aldo era il notaio, 55enne sposato, un uomo distinto. Ero assunta da qualche mese ed ora ero a letto a fianco di mio marito a ripensare a quello che era successo. Mi ha scopata, mi ha preso in bocca, in figa e anche il culo. Me lo ha aperto, me lo ha riempito di sborra. E io gliel’ho chiesto. Più di una volta.
Ripenso a tutto, minuto per minuto, mentre la mia mano scivola sotto le lenzuola e mi tocco piano.
Ero rimasta fino a tardi, come sempre quando c’è un rogito complicato. Erano quasi le dieci. Lo studio era vuoto, solo io e Aldo. Lui mi aveva guardata tutto il giorno con quegli occhi da lupo. Da mesi mi provava. Ogni sera mi diceva cose sporche: «R., con quel culo vestito così mi fai impazzire», «Vorrei piegarti sulla scrivania e fotterti finché non urli», «Tuo marito non ti scopa come ti scoperò io». Io ridevo, rifiutavo, cambiavo discorso. Ma stasera… stasera non ho più resistito.
Stavo sistemando i fascicoli quando lui mi è arrivato alle spalle. Mi ha preso per i fianchi e mi ha girata verso di lui.
«Basta, R. stasera non ti lascio dire di no. Ti desidero da quando sei entrata qui la prima volta. Ogni volta che ti chinavi sulla fotocopiatrice volevo tirarti su la gonna e leccarti la fica. Ogni sera che restavamo soli volevo tirare fuori il cazzo e fartelo succhiare. Adesso basta.»
Mi ha baciata. Un bacio cattivo, la lingua dentro la mia bocca, le mani che mi strizzavano il culo. Io ho gemuto contro la sua bocca e non l’ho spinta via. Anzi, gli ho afferrato il pisello attraverso i pantaloni. Era già duro. Enorme.
«Lo senti quanto è grosso per te, puttanella sposata?» mi ha detto mentre mi slacciava la camicetta. «Più grosso di quello di tuo marito, eh? E la pelle un po’ grinzosa perché ho 55 anni… ma te lo farò sentire tutto dentro, nella fica e nel culo.»
Mi ha fatta sedere sulla scrivania, mi ha tirato su la gonna, mi ha strappato via il perizoma e si è inginocchiato. Mi ha aperto le gambe e mi ha leccato la fica come un affamato, anzi come un assetato.... Ero bagnata in un modo osceno. La lingua larga che mi apriva le labbra, succhiava il clitoride, mi infilava dentro.
«Cazzo, R., sei fradicia. Ti bagni solo a pensare al cazzo del tuo capo? Dimmi che sei una troia sposata che vuole essere scopata.»
«Sì… sono una troia… leccami più forte, Aldo…» ho risposto io, e mi sono sorpresa di quanto fosse sporco il mio tono.
Mi ha fatto venire con la bocca, le dita dentro di me, succhiandomi il clitoride finché ho urlato mordendomi il braccio per non svegliare il palazzo.
Poi si è alzato, si è slacciato i pantaloni e ha tirato fuori il cazzo. Era mostruoso. spesso, con la pelle intorno alla base un po’ grinzosa e rilassata per l’età, ma duro come il marmo, venato, la cappella grossa e violacea che gocciolava già. Alla sua età stava davvero bene messo, e pure io ero fortunata.
«In ginocchio, R. succhia il cazzo del tuo notaio.»
Mi sono inginocchiata sul tappeto. Ho preso in bocca quella bestia. La pelle grinzosa mi sfiorava le labbra mentre lo facevo scivolare dentro. Era pesante, caldo, mi riempiva la bocca. Lui mi teneva la testa con una mano e mi scopava la gola con colpi lenti.
«Brava troia… succhia. Guarda come ti ci sta bene il cazzo di un uomo sposato di 55 anni. Tuo marito non ti fa mai succhiare così, vero? Dimmi che vuoi essere la puttana del tuo capo.»
«Sì… voglio essere la tua puttana… scopami la bocca…» ho risposto io tra un colpo e l’altro, la saliva che mi colava sul mento.
Mi ha fatta alzare, mi ha girata e mi ha piegata sulla scrivania. Mi ha tirato su la gonna fino alla vita e mi ha penetrata con un colpo solo. Quel cazzo grosso e grinzoso mi ha allargato la fica fino in fondo. Ho gridato.
«Cazzo… è troppo grosso…»
«Lo prendi tutto, R. ti scopo la fica come meriti. Da mesi ti guardo muovere questo culo e oggi me lo prendo.»
Mi ha scopata forte, colpi profondi e violenti. La scrivania che ballava. Una mano mi tirava i capelli, l’altra mi schiaffeggiava il culo.
«Brava troia sposata… la fica del mio capo ti piace più di quella di tuo marito? Dimmi che sei una puttana.»
«Sì… sono la puttana del mio capo… scopami più forte, Aldo… fottimi la fica…»
Sono venuta di nuovo, contrazioni violente intorno al suo cazzo. Lui non si è fermato. Mi ha scopata ancora, cambiando ritmo, a volte lento e profondo, a volte rapido e brutale, mentre mi sussurrava in continuazione porcherie all’orecchio.
Poi si è fermato. È uscito dalla mia fica bagnata. Ho sentito il suo respiro pesante dietro di me.
«Adesso ti apro il culo, R. me lo hai negato per mesi. Stasera me lo prendo. Ti preparo e poi ti inculo finché non urli.»
Mi sono irrigidita per un secondo, ma ero troppo eccitata per dire di no.
«Ti allargo io, troia. Respira e goditelo.»
Mi ha fatta chinare di più. Ho sentito la sua lingua calda sul mio ano. Mi ha leccato il culo, ha spinto la lingua dentro, mi ha bagnato per bene. Poi un dito grosso, lubrificato con la mia saliva, mi ha aperto lo sfintere. Lo ha mosso dentro e fuori, poi ne ha aggiunto un secondo. Bruciava, ma quel bruciore si trasformava in un piacere sporco e profondo.
«Il tuo buco del culo è un'autostrada… Ti piace essere preparata dal tuo capo di 55 anni, eh? Dimmi che vuoi essere inculata.»
«Sì… preparami… voglio che mi inculi…»
Ha aggiunto un terzo dito. Mi ha allargata, mi ha scopata il culo con le dita, mi ha schiaffeggiata mentre mi preparava.
«Guarda come prendi tre dita nel culo… sei nata per essere inculata, R.»
Quando ha ritenuto che fossi pronta, si è posizionato. Ho sentito la cappella grossa e grinzosa premere contro il mio ano. Ha spinto. Piano. La pressione era fortissima. Poi, centimetro dopo centimetro, quel cazzo enorme è entrato nel mio culo. Ho gemuto forte, un misto di dolore e piacere.
«Cazzo… Aldo… è troppo grosso… mi stai aprendo tutta…»
«Lo prendi, puttana. Il tuo culo sta ingoiando il mio cazzo grinzoso. Ti sto inculando per la prima volta e ti piace da morire, vero?»
«Sì… mi piace… inculami…»
Ha iniziato a muoversi. Prima lento, per farmi abituare. Ogni spinta mi faceva sentire pieno, pieno fino in fondo. Poi ha aumentato il ritmo. Mi ha inculata più forte, le palle che sbattevano contro la mia fica bagnata. Una mano mi ha raggiunto il clitoride e lo ha strofinato mentre mi fotteva il culo.
«Brava troia… il tuo culo è mio adesso. Lo scopo quando voglio. Dimmi che sei la puttana del notaio.»
«Sono la tua puttana… inculami più forte… riempimi il culo di sborra…»
Sono venuta di nuovo, un orgasmo anale che mi ha fatto tremare tutta, il culo che si contraeva intorno al suo cazzo grosso. Lui non si è fermato. Mi ha inculata ancora, mi ha tirato i capelli, mi ha schiaffeggiata forte sulle chiappe.
«Guarda come ti piace essere inculata… la segretaria sposata che prende il cazzo nel culo dal suo capo di 55 anni. Tuo marito non ti ha mai scopata così.»
Poi è venuto. Con un grugnito profondo ha spinto fino in fondo e ha schizzato dentro il mio culo. Ho sentito gli schizzi caldi riempirmi l’intestino. È rimasto dentro finché non ha finito di svuotarsi.
È uscito piano. Il suo seme mi è colato fuori dal culo allargato e mi è sceso lungo le cosce. Mi ha fatta girare, mi ha fatta inginocchiare di nuovo.
«Pulisci il cazzo con la bocca, R. Assaggia il tuo culo e la mia sborra.»
Ho preso in bocca quel cazzo grinzoso e sporco di sborra e del mio culo. L’ho succhiato pulito, mentre lui mi teneva la testa e mi diceva porcherie.
«Non è finita, troia. Voglio incularti di nuovo.»
Mi ha fatta sdraiare sulla scrivania, mi ha aperto le gambe e mi ha leccato la fica mentre mi infilava di nuovo due dita nel culo ancora gocciolante di sborra. Mi ha fatta venire un’altra volta così, con la bocca sulla fica e le dita nel culo.
Poi mi ha girata a pancia in giù, mi ha rimesso il cazzo nella fica per qualche colpo (era di nuovo duro), e mentre mi scopava mi ha allargato di nuovo il culo con le dita, preparandomi per il secondo round anale.
Questa volta mi ha inculata in posizione missionaria, guardandomi negli occhi, le gambe sulle sue spalle.
«Ti scopo il culo guardandoti in faccia, R. dimmi che sei una puttana che vuole essere inculata dal suo capo sposato.»
«Sono una puttana… inculami… voglio la tua sborra nel culo di nuovo…»
Mi ha fotuto il culo più a lungo, più sporco. Mi ha schiaffeggiata i seni, mi ha tirato i capelli, mi ha detto le cose più sporche che avessi mai sentito. Sono venuta di nuovo solo dal culo, urlando il suo nome.
Alla fine è venuto di nuovo dentro di me, riempiendomi per la seconda volta. Quando è uscito, il mio culo era aperto, rosso, e la sua sborra mi colava fuori abbondante.
Mi ha aiutata a rialzarmi. Mi ha baciata sulla bocca, dolce questa volta.
«Domani sera resti di nuovo tardi, R. Voglio incularti di nuovo. Voglio fotterti il culo tutte le sere.»
Io ho annuito. Non potevo più dire di no.
Ora sono qui, a casa, con L. che dorme. La fica e il culo ancora doloranti e bagnati. Continuo a toccarmi ripensando a quel cazzo grinzoso che mi ha aperto il culo, a tutte le porcherie che mi ha detto, a come mi sono sentita troia e libera allo stesso tempo.
Aldo mi ha preso. Mi ha preso la fica e soprattutto mi ha preso il culo. E io gliel’ho dato volentieri.
Non riesco a smettere di ripensarci. E la mia mano non smette di muoversi tra le gambe mentre mi racconto tutto questo, da sola, nel buio.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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