Prime Esperienze
Il verginello e la signora vogliosa
PaoloTrieste89
27.08.2025 |
8.124 |
7
"Incominciò inoltre a muoversi avanti e indietro sulla mia faccia; in certi momenti mi faceva male al naso, in altri proprio non respiravo..."
Questa è una storia di pura fantasia; ogni riferimento a persone o luoghi realmente esistenti è puramente casuale.Questo primo capitolo è stato inserito nella categoria “Prime Esperienze”; la storia non evolverà mai in sadomasochismo, ma una certa dose di umiliazioni e bondage sono già presenti dal primo capitolo per dare un po' di pepe.
Siete avvisate/i.
All’età di 25 anni ero ancora vergine; in una società dove l’uomo vale in base a quante “tacche sulla cintura” ha, mi sentivo un sub-umano.
Timido, impacciato, insicuro, non riuscivo nemmeno a intrattenere una conversazione con le ragazze, figuriamoci a provarci.
Un giorno mi sono imbattuto in un blog che parlava del movimento “no fap”; sostenevano che l’astinenza dalla masturbazione mi avrebbe aiutato ad essere più audace.
Pensandoci effettivamente all’epoca mi masturbavo almeno una volta al giorno e la mia carica sessuale era abbastanza bassa.
Così provai a mettere in pratica quanto consigliato sul blog; da lunedì compreso, smisi di toccarmi e/o di guardare porno, fino a sabato, giorno in cui di solito mi trovavo con gli amici per giocare a biliardo o a giochi da tavolo. Avvisata la mia compagnia di amici che quel giorno non potevo, passai tutto il tardo pomeriggio a farmi bello: unghie curate, depilazione intima, cura della pelle, barba, depilazione delle ascelle, doccia e, una volta pulito e profumato, mi vestii per uscire. Mi diressi verso un bar molto frequentato vicino a casa mia; ero vestito con dei jeans aderenti, una camicia aderente e delle scarpe da ginnastica di marca. Mi sentivo proprio un figo. Entrato nel bar, mi sentii immediatamente a disagio: era pieno di ragazze con la minigonna, molte lasciavano BEN POCO all’immaginazione.
Neanche il tempo di sedermi al bancone e mi accorsi di averlo duro come il marmo. Ero imbarazzatissimo, mi sentivo bruciare la faccia, ma non voleva scendere e mi vergognavo troppo per alzarmi dallo sgabello del bancone su cui mi ero appena seduto. Sperando che l’alcool aiutasse a sgonfiare la situazione, ordinai una birra e la bevvi praticamente a collo. Mi sembrava che tutte e tutti intorno mi guardassero ridendo, indicandomi e parlandosi nell’orecchio, ma decisi che era tutta una mia paranoia; in fondo non sono un superdotato, per cui il bozzo era visibile, ma non credevo potesse attirare tutta questa attenzione. Ordinai un'altra birra; in quello, una signora si sedette di fianco a me, dicendo al barista che questo giro lo offriva lei.
La guardai stupito della cosa; quello che vidi mi spaventò alquanto. Era una donna di almeno 60 anni, sicuramente più del doppio della mia età dell’epoca, grassa, con le rughe e, nonostante questo, con un vestito senza spalline e una minigonna. Riuscivo a intravedere la cellulite interna alle cosce e, mentre stavo analizzando la situazione (cioè la stavo squadrando), lei mi disse:
“Ti piace quello che vedi?”.
Io distolsi immediatamente lo sguardo e, per la prima volta, la guardai bene in faccia. Era rossa di capelli, con molte rughe sul viso e un rossetto molto acceso sulle labbra. Lei ripeté con calma:
“Allora, ti piace quello che vedi?”.
Senza ragionare, risposi quasi automaticamente con un “sì...” flebile e girai la testa nuovamente verso il bancone, notando la birra che intanto era arrivata.
Presi la birra e la bevvi, nuovamente tutta d’un fiato. Lei rise e disse che avrei potuto aspettare per fare un brindisi, visto che offriva lei.
Non sapevo come comportarmi, ero imbarazzato; lì sotto non voleva saperne di scendere e i fumi dell’alcool iniziavano a darmi alla testa.
Due birre non erano molto per me, ma berle a collo e a stomaco vuoto amplificava l’effetto.
Lei si avvicinò a me e mettendomi la mano destra sull’interno coscia, proprio vicino al mio pacco fremente, avvicinò le sue labbra al mio orecchio e mi bisbigliò:
“Vuoi venire a casa mia? Non te ne pentirai.”.
Deglutii e guardando in basso (non riuscivo a guardarla negli occhi, guardavo la mano sulla mia gamba), dissi nuovamente “sì.” con un tono lievemente più convinto.
Lei tirò fuori una banconota, la poggiò sul tavolo e disse al barista di tenere pure il resto, mi prese a braccetto e praticamente mi buttò giù dallo sgabello.
Mentre ci dirigevamo verso la porta, mi accorsi che la mia non era una paranoia; tutti, donne ma anche uomini mi stavano guardando sogghignando, deridendo, per cui ero infinitamente grato che questa signora mi stesse portando via praticamente a forza.
Arrivati a casa sua, mi fece togliere le scarpe all’ingresso. Lo feci, pensavo fosse per un discorso di pulizia della casa. Lei rimase lì a fissarmi e poi, con una voce sprezzante, mi disse:
“Beh, perché ti sei fermato? Continua!”.
A parte mia madre, da bambino, nessuna donna mi aveva mai visto nudo; mi vergognavo persino di farmi vedere dagli altri ragazzi nelle docce a scuola, per cui ero lì imbambolato, come congelato.
Lei disse, questa volta con un tono decisamente perentorio:
“Spogliati subito!”.
Intimorito dal suo fare, mi tolsi la camicia, l'orologio, i jeans, le mutande e i calzini.
Lui svettava ancora all’aria e io, imbarazzato, non sapevo davvero dove guardare, ovunque ma non nella direzione di questa donna di cui non conoscevo nemmeno il nome.
Lei mi disse di piegare gli indumenti che avevo lasciato cadere a terra e poi di seguirla. Feci più in fretta che potei e la seguii nella sua stanza da letto, composta principalmente da un grande mobile con le ante a specchio e un letto matrimoniale.
Lei mi mise a fianco del letto e mi bisbigliò all’orecchio con fare suadente:
“È la tua prima volta, vero?”.
Io annuii; le parole non mi uscivano dalla bocca.
Lei mi spinse sul letto, mi disse di mettermi a pancia in su, con braccia e gambe divaricate, e di chiudere gli occhi.
Io mi misi a stella e attesi. Sentii un nastro prima sui polsi e poi sulle caviglie; poi mi tirò, ero immobilizzato in quella posizione al letto.
Mi disse di aprire gli occhi; vidi che era ancora vestita, io nudo come un verme, legato al letto completamente alla sua mercé, speravo che si sarebbe denudata anche lei.
Lei invece si mise ancora vestita sopra di me, come se volesse fare un 69, una posizione che avevo visto nei porno ma che non m’ispirava per niente. Fece entrare la mia testa nella sua minigonna e si poggiò sulla mia faccia, con ancora le mutande addosso.
Faceva caldo lì sotto, sentivo odore di sudore, un altro odore che non conoscevo e anche puzza di piscio; faticavo a respirare, le sue cosce mi stringevano la testa in una morsa, non con forza, ma con il semplice peso.
Mi resi conto che, oltre lo strato delle mutande, lei doveva essere pelosa; sentivo la sensazione del suo cespuglio sul mio naso e sulla bocca, probabilmente era proprio quello a permettermi di respirare.
Mi prese il cazzo con una mano, strinse forte intorno all’asta e mi disse:
“Lo speravo più largo, non è particolarmente lungo ed è pure sottile, inadatto a soddisfare una donna.”.
Mi sentii morire; mi ero sempre concentrato solo sulla lunghezza, sapevo di essere nella media, forse addirittura sopra, accettabile insomma; non mi ero mai preoccupato della larghezza, non pensavo contasse.
Ma a pensarci bene, nei porno gli uomini, oltre ad averlo più lungo, l’hanno pure decisamente più grosso. Come avevo potuto non accorgermene?
Mi sentivo ancora più a disagio, inadeguato; le chiesi scusa, trattenevo le lacrime a stento, anche se credo non avrebbe distinto le mie lacrime dal suo sudore che mi stava grondando sugli occhi.
Lei, per tutta risposta, rise, mi disse che non importava, che mi avrebbe insegnato a soddisfarla con altro e incominciò lentamente, ma inesorabilmente, a salire e scendere con la mano, tenendo ben salda la presa.
Era la sega più lenta della mia vita; io normalmente mi toccavo velocemente e tenendo la mano abbastanza morbida sull’asta, lei faceva l’esatto opposto.
Incominciò inoltre a muoversi avanti e indietro sulla mia faccia; in certi momenti mi faceva male al naso, in altri proprio non respiravo.
Mi disse di leccare; senza pensare, tirai fuori la lingua e iniziai a leccare le sue mutande bagnate. Sentii un gusto strano; sicuramente c’era sudore, ma anche qualcos’altro, quantomeno un gusto diverso dal mio sudore.
Continuammo così per un tempo che mi sembrò infinito; la paura di soffocare sicuramente edulcorava la mia percezione del tempo. A un certo punto, lei incominciò a gemere e a muoversi sempre più freneticamente sulla mia faccia; mi saltava proprio sopra e avevo paura.
Finalmente si alzò dalla mia faccia. Aprendo gli occhi, mi resi conto che l’unico motivo per cui si era alzata era per togliersi le mutande. Intravidi solo una marea di pelo tra le sue cosce e lei subito si sedette nuovamente sulla mia faccia, con ancora la minigonna.
La sensazione sulla faccia era diversa; ora l’odore pungente che non sapevo riconoscere si era fatto molto più forte, assieme a quello di pipì, comunque sopportabile (certi bagni in Autogrill sono decisamente peggio).
Continuavo a leccare, senza sapere nemmeno cosa leccavo; speravo solo mi lasciasse respirare bene, speravo accelerasse con la sua mano sul mio cazzo, ma non avvenne.
Sentivo la mia bocca piena dei suoi peli, sentivo sudore che mi gocciolava in faccia, in bocca; ero spaventato, ma volevo venire, speravo che continuando, prima o poi, avrebbe accelerato con quella sua dannata manina. Io, da solo, legato com’ero, non potevo certo toccarmi.
A un certo punto, lei iniziò a urlare, tremare, e una quantità importante di liquido mi entrò in bocca. Non avevo mai bevuto il piscio, ma speravo proprio che non fosse quello il gusto; l’odore almeno era diverso.
La sua mano si fermò, il mio cazzo fremeva; lei, noncurante, si alzò e, senza dirmi una parola, si diresse fuori dalla stanza.
Io ebbi il tempo di pensare, mi stava piacendo quello che era appena successo?
Mi piaceva una donna così abbondante?
Così decisa?
Così matura?
Sinceramente non lo sapevo, mi sentivo usato, privato della mia mascolinità e comunque, nonostante tutto, l’unica cosa che volevo era venire, svuotarmi le palle gonfie e doloranti per la troppa pressione.
Fine della prima parte, se riceverò abbastanza commenti positivi mi riprometto di continuare la storia per voi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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