bdsm
Coppia dominante
PaoloTrieste89
29.08.2025 |
1.655 |
1
"Rimasero così per qualche secondo, con Gianni che continuava a leccare il clitoride (nessuno gli aveva detto di smettere)..."
Questa è una storia di pura fantasia; ogni riferimento a persone o luoghi realmente esistenti è puramente casuale.Dopo la fine della sua ultima relazione, Gianni decise di ampliare i suoi orizzonti. Avendo sempre avuto una mente aperta, conosceva bene varie perversioni, ma con la sua precedente compagna si era limitato a cose molto “vanilla” o, comunque, a dominare lievemente la sua compagna, che non aveva mai voluto provare l’opposto.
Deciso a trovare una donna dominante per provare quest’esperienza, cercò negli annunci online; non ricevendo però alcuna risposta dalle donne che avevano messo l’annuncio, oppure ricevendo richieste di denaro alle quali non voleva sottostare.
Un giorno poi trovò un annuncio con il titolo “coppia dominante”, in cui una coppia, lui quarantenne e lei poco più che ventenne, cercavano una donna o un uomo da usare come loro giocattolo.
Cercavano persone educate che sapessero stare al loro ruolo; non capiva bene cosa intendessero. Immaginò anzitutto che non volessero qualcuno che provasse a intromettersi nella coppia, oltre al fatto che le regole del gioco dovessero essere decise da loro e, al limite, concordate.
Non sapendo bene cosa aspettarsi, scrisse l’e-mail all’indirizzo fornito nell’annuncio e attese la risposta.
Una settimana dopo ricevette un’e-mail con la richiesta di una sua foto recente del viso, del corpo nudo e del pene. Mandò il tutto e, pochi minuti dopo, ricevette una risposta con una data, un orario e il nome di un bar, con la raccomandazione di essere puntuale e di aspettarli.
Peccato che in quell’orario lavorasse; era di domenica, ma lui aveva il riposo al mercoledì. Cosa doveva fare? Decise di prendersi un permesso dal lavoro apposta e, il giorno indicato, si recò all’appuntamento, si sedette al tavolino del bar, ordinò un caffè e attese.
Non sapeva come fossero fisicamente loro, aveva solo qualche dettaglio come l’età dei due componenti della coppia e cosa cercavano. Niente altro.
Loro, invece, avevano le sue foto, per cui decise di mettersi il cuore in pace e di aspettare si presentassero loro per primi. Dopo oltre mezz’ora che aspettava, con l’ansia che saliva, una coppia seduta a un tavolino lì vicino si sedette al suo tavolo dicendo: “Ciao Gianni, bravo, sei paziente e sai obbedire!”.
Erano lì da prima di lui, semplicemente stavano studiando il suo comportamento, senza farsi notare.
Lei era magra, con una seconda, forse una terza, vestita estremamente provocante.
Lui, decisamente muscoloso, spalle larghe, una camicia lievemente sbottonata che faceva intravedere un petto villoso.
Nessuno dei due si presentò, fecero cenno a una cameriera e chiesero il conto, sia del suo che del loro tavolo.
Quando il conto arrivò, lei chiese con fare stupito: “Beh, Gianni, che aspetti? Avevi detto che il primo giro lo offrivi tu!” Gianni pagò; in fondo anche loro avevano preso un caffè ciascuno, non si stavano approfittando di lui, era solo una prevaricazione fastidiosa ma sopportabile.
Si alzarono e lui istintivamente li seguì, arrivarono a un'auto, abbastanza scassata. Lui chiese a Gianni se aveva la patente e, quando annuì, gli chiese anche se sapeva guidare.
Alla risposta nuovamente affermativa di Gianni, gli diede le chiavi dell’auto e entrambi si sedettero dietro.
Gli dissero di dirigersi verso una zona della città e, mentre Gianni guidava, lui si sbottonò i pantaloni e si fece fare un pompino in auto, in mezzo al traffico, come fosse normale.
Ogni tanto Gianni guardava dallo specchietto retrovisore centrale la scena, faceva fatica a guidare in quella situazione e lui se ne accorse.
Gli disse: “Menomale che sapevi guidare, al prossimo incrocio gira a destra!”
Poco dopo gli venne detto di parcheggiarsi e uscirono tutti e tre dall’auto; il compagno si riprese le chiavi e la coppia, senza dire una parola, s’incamminò.
Gianni, sempre speranzoso ed eccitato, li seguì fino al portone del loro condominio, quando, con un filo di voce, chiese se poteva entrare con loro.
Lei scoppiò a ridere e gli disse che lui non poteva fare nulla senza il loro consenso e che, se era lì, era perché loro volevano fosse lì.
Una volta entrati nell’appartamento, lei chiese a Gianni di seguirla in camera da letto, gli intimò di spogliarsi e di sedersi su una sedia. Poi iniziò a spogliarsi anche lei, facendo uno spogliarello dannatamente eccitante, alla fine del quale si sedette sul ciglio del letto con le gambe aperte e disse a Gianni di mettersi in ginocchio proprio lì davanti.
Con la faccia di Gianni proprio davanti alla figa odorosa di umori (evidentemente si era eccitata facendo un pompino al compagno), chiese: “Ti piace? Vuoi leccarla?” e Gianni annuì a entrambe le domande.
Lui continuò a leccare per un tempo interminabile, forse delle ore, finché lei non iniziò a gemere.
In quell’istante entrò il compagno, con in mano delle corde.
Disse a Gianni di sedersi nuovamente sulla sedia, gli legò le caviglie alle gambe della sedia e le braccia incrociate dietro la schiena, fissate allo schienale della sedia.
Poi iniziò a fottere violentemente la giovane ragazza, che intanto si era messa a pecorina. I colpi decisi e violenti di lui continuarono parecchio; Gianni era lì, impotente a godersi la scena, senza però potersi nemmeno masturbare, una goduria ma contemporaneamente una tortura.
L’uomo si fermò, guardò Gianni e, ridacchiando, disse: “Allora sfigato, vorresti partecipare?” Gianni disse subito di sì, senza badare all’epiteto.
Il compagno incalzò: “E cosa sei disposto a fare per partecipare?” Gianni rispose subito: “Qualsiasi cosa!”, poi si rese conto che non sapeva cosa gli sarebbe stato richiesto e aggiunse: “Nei limiti del consensuale, ovviamente.” Gianni venne slegato e fatto sdraiare sul letto, con un cuscino sotto la testa.
Poi il polso destro venne legato sulla coscia destra, abbastanza da permettergli di sfiorare il pene con la punta delle dita, ma non di toccarsi. Stessa cosa venne fatta anche per il polso sinistro.
A questo punto, lei si mise sopra, con la vagina sulla faccia di Gianni e la testa vicina al pene. Gianni pensava che avrebbe iniziato un 69; lei, invece, gli strinse le mani, prendendole dal dorso e infilando le dita tra le sue.
Poi gli ordinò di leccarle per bene il clitoride, che era già ben esposto. Dopo qualche minuto, il compagno di lei incominciò a fotterla, proprio in quella posizione. Gianni vedeva queste grosse palle pelose che dondolavano proprio sopra i suoi occhi, ogni tanto colpendolo sul naso.
Gli umori di lei incominciarono a scendere copiosi e, per forza di gravità, entrarono tutti in bocca di Gianni, passando per la sua lingua, che continuava a cercare di leccare il clitoride (impresa non sempre facile, vista la foga dei colpi che dava il compagno, i quali continuavano a spostare il bersaglio della sua lingua).
Continuarono così a lungo; lei spesso urlava quando il compagno esagerava con la forza e stringeva forte le mani di Gianni, che non aveva mai mollato.
Gianni, dal canto suo, era ancora incredibilmente eccitato; il pene era ancora turgido, nonostante non avesse alcuna stimolazione meccanica, solo mentale.
A un certo punto, il compagno emise un gemito, contrasse le chiappe e le cosce; Gianni vide la sua enorme asta pulsare dentro la figa, rallentando il ritmo fino a fermarsi dentro.
Rimasero così per qualche secondo, con Gianni che continuava a leccare il clitoride (nessuno gli aveva detto di smettere). Poi il compagno uscì dalla figa con il pene non completamente afflosciato e andò a sedersi sulla sedia dove prima aveva legato Gianni.
La ragazza, a quel punto, facendo forza sulle mani di Gianni, alzò la schiena, sedendosi sulla sua faccia.
La sua figa era proprio in bocca a Gianni e il buco del culo batteva contro la punta del naso. Lei gli chiese di scoparla con la lingua, e così venne fatto.
Oltre al gusto degli umori, Gianni sentì un gusto acido, aspro, e capì che quello doveva essere il gusto dello sperma.
Disgustato e umiliato dalla situazione, comunque non si fermò fino a quando la ragazza non incominciò a gemere fino a venire, sempre nella bocca di Gianni, che rischiò così di soffocare.
Dopo essere venuta, lei si buttò di lato, mollandogli finalmente le mani, e tirò un sospiro di sollievo; evidentemente era soddisfatta.
In quel momento il compagno si alzò dalla sedia, con il cazzo ancora gocciolante messo proprio sopra alla faccia di Gianni, a pochi centimetri dalla sua bocca.
L’odore era nauseante; a Gianni non piaceva il suo di odore una volta venuto, figuriamoci quello di un altro uomo. “Pulisci!” esclamò il compagno a Gianni, che rispose: “Non sono gay, non voglio!”.
Il compagno rise e aggiunse di non essere frocio neppure lui, che questo serviva solo per stabilire una gerarchia, per insegnare a Gianni quale fosse il suo posto.
Gianni si trovò la cappella in bocca e per un istante pensò di morderla; poi si rese conto di essere legato, di non avere possibilità di passarla liscia e passò brevemente e velocemente la lingua intorno alla cappella.
Il servizio non aveva soddisfatto le aspettative e pertanto gli venne ordinato di continuare con più calma.
Una volta finito, il compagno si rimise sulla sedia di prima e disse: “Se davvero non sei frocio, allora mi spieghi perché quel tuo cazzetto è ancora duro? È rimasto tutto eccitato anche quando ingoiavi il mio seme dentro la figa di mia morosa e poi mentre mi ripulivi.
Se non è essere frocio questo, non so cosa lo sia!”.
Queste parole ferirono profondamente Gianni, a cui piacevano le donne e, per quanto curioso di vivere il sesso più liberamente, non si era mai interpellato sulle sue preferenze di genere.
A Gianni piacevano solo le donne; il cazzo degli altri uomini lo disgustava, era così, doveva essere così.
La ragazza incominciò a slegare i polsi a Gianni, che ormai erano diventati rossi a causa delle legature.
Poi gli disse con calma e con poco sentimento che doveva rivestirsi e andarsene.
Gianni allora chiese: “E io? Quando vengo io?”. La coppia iniziò a ridere; lei gli disse che il suo ruolo non era quello di venire, ma solo di far venire.
Lo accompagnarono alla porta; una volta entrato nel vano scale, il compagno disse ad alta voce: “TI SCRIVEREMO NOI, QUANDO VORREMO UN FROCIO PER SERVIRCI!” e gli chiuse la porta in faccia.
Gianni scese le scale, incontrando una signora che stava salendo, che lo guardò in modo strano; forse aveva sentito, anzi sicuramente aveva sentito cosa gli era appena stato detto.
Appena fuori dal portone dell’edificio, un turbinio di emozioni assalì Gianni: rabbia, frustrazione, amarezza, un senso di inadeguatezza, umiliazione, disgusto e altri sentimenti troppo forti per poter essere analizzati.
Si mise a piangere e, in quel preciso istante, si rese conto di essere in una zona estremamente periferica, lontano da casa e dalla sua macchina (che era rimasta vicina al bar dell’appuntamento); di domenica e senza nemmeno un biglietto dell’autobus con sé.
Lo aspettava una lunga passeggiata in compagnia di queste sue nuove emozioni e delle sue palle doloranti a causa della pressione causata dall’eccitazione non sfogata.
Per quanto mi riguarda, questa sarebbe la fine.
Sono già scivolato in una situazione di dubbia consensualità, cosa che nel mondo reale, secondo me, non deve succedere.
Gianni non aveva una parola di sicurezza, cosa che in questo genere di rapporti dovrebbe essere sempre concordata prima.
La linea che separa dominazione e stupro può essere sottile, ma non deve mai essere superata.
Spero che questa storia vi abbia eccitato, ma che possa servire anche per ragionare (magari assieme?) su certi limiti che devono essere messi.
coppia dominante dominazione sottomissione pompino in auto gioco a tre bondage sedile oralismo forzato umiliazione verbale
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Coppia dominante:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
