Prime Esperienze
La moglie che guarda
25.07.2026 |
1.616 |
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"Due dita che scivolavano su e giù, poi entravano, lente, mentre gli occhi non lasciavano i due uomini..."
PremessaQuesto racconto descrive un fatto realmente accaduto.
Era una sera di primavera in cui l’aria entrava dalle finestre aperte, leggera e un po’ umida, piena dell’odore dell’erba appena tagliata e di qualcosa di dolce che annunciava l’estate.
Avevano cenato senza fretta, una cena tra amici.
Paolo aveva scelto un vino che conosceva bene, Simona aveva cucinato leggero, Massimo aveva raccontato aneddoti con quella voce calda e un po’ rauca che sapeva sempre trovare il tono giusto.
Ad un certo punto si erano spostati sul divano grande del salotto.
Le luci erano basse: solo una lampada a terra disegnava ombre lunghe sulle pareti. I Massive Attack come sottofondo.
Paolo aveva trentasei anni e un corpo ancora atletico, tenuto con cura. Capelli scuri un po’ spettinati, occhi scuri e intensi, una bocca che sapeva sorridere in modo complice. Accanto a lui, Simona, sua moglie, aveva la sua stessa età. Alta, fianchi morbidi, seni pieni che il vestito leggero di cotone lasciava intravedere liberi dal reggiseno. Capelli castani raccolti in una coda sciolta, labbra carnose e uno sguardo che non nascondeva mai quello che voleva. Massimo, cinquasei anni, era ancora un uomo di una bellezza sobria e potente. Capelli chiari, spalle larghe, mani grandi e curate. I modi gentili, la voce bassa, e quel modo di guardare le persone come se le ascoltasse davvero. Fidanzato da vent’anni, bisessuale senza drammi e da anni complice con Paolo di esperienze che non avevano mai raccontato a nessuno.
Quella sera indossava come suo solito una camicia Rossi mattone di lino aperta che metteva in mostra il suo fisico ornato da collane nepalesi.
Pantaloni bianchi quasi trasparenti, che lasciavano libero quel cazzo che Paolo già conosceva.
Il silenzio si era fatto denso. Non era imbarazzo: era complicità.
Massimo era seduto in mezzo, le gambe leggermente divaricate. Paolo gli stava a destra, Simona a sinistra. Lei aveva appoggiato la testa sulla spalla dell’amico e, senza dire niente, aveva posato la mano sulla coscia di lui, più in alto di quanto l’amicizia permettesse. Massimo non si era mosso. Aveva solo tirato un respiro più lungo, sentendo il calore della mano di Simona filtrare attraverso il tessuto.
Quando le dita di lei scivolarono più su e incontrarono il tessuto già teso dei pantaloni, Massimo chiuse gli occhi per un secondo. Il cuore gli batteva forte, ma non di ansia: di anticipazione.
Non si aspettava quel gesto improvviso, con lei non c’era mai stata questo tipo di complicità e confidenza. Lei sapeva che lui era fidanzato, la conosceva.
Poi davanti al marito, il suo più caro amico.
Fu più il desiderio che la paura e si lasciò andare a quel tocco. Il suo cazzo stava diventando sempre più duro, la punta mirava dritta alla mano di Simona.
Forse è stato un gesto inconsapevole, pensò. Ora ritirerà la mano sentendo quello che sta succedendo.
Simona non aveva ritratto la mano come si aspettava ma sinceramente non sperava.
Mosse le dita per sfiorare la punta di quel cazzo che cresceva sotto ai pantaloni di Massimo. Cominciò dalla cappella per poi far scivolare la mano per sentirlo tutto.
Poi, lentamente, scivolo nei pantaloni larghi e tirò fuori il cazzo.
Era già duro, grosso, con le vene evidenti e la testa lucida.
Massimo non disse una parola. Guardò prima Paolo, poi Simona, come a chiedere un permesso che sapeva già di avere.
Simona si inginocchiò davanti a lui senza esitare. Le ginocchia sul tappeto, il vestito di cotone che le saliva sulle cosce nude. Dalla scollatura si poteva vedere il suo seno.
Prese il cazzo di Massimo tra le dita, lo massaggiò un paio di volte, sentendo il peso, il calore, il battito sotto la pelle. Poi lo avvicinò alla bocca. Lo leccò dalla base alla punta, lenta, assaporando il sapore salato e leggermente amaro. Poi lo prese intero, le labbra che si chiudevano strette intorno, la lingua che lavorava sotto, le guance scavate. Massimo emise un suono basso, quasi un gemito soffocato. Una mano le andò tra i capelli, senza spingere, solo per sentire la seta dei capelli di lei e il movimento della testa.
Simona alzò lo sguardo. Gli occhi erano lucidi di eccitazione e di qualcosa di più profondo: curiosità, potere e un desiderio che non aveva mai nominato ad alta voce.
Guardò Paolo.
Lui stava fermo a osservarli, il respiro corto, il cazzo già duro nei pantaloni, le mani strette sui fianchi come per trattenersi. Con la bocca ancora piena del cazzo di Massimo, Simona gli fece un cenno con la testa. Un invito chiaro, silenzioso, pieno di complicità.
Paolo esitò un attimo. Non per vergogna, ma perché era la prima volta che lei lo vedeva così.
Con un uomo.
Con Massimo.
Quel pensiero gli mandò un’ondata di eccitazione così forte da fargli quasi male allo stomaco, un formicolio che gli scendeva lungo la schiena e gli arrivava dritto al cazzo. Si chinò. Si mise accanto alla moglie, sul tappeto. La lingua uscì e toccò il cazzo di Massimo, proprio accanto alle labbra di Simona.
Insieme lo leccarono.
Si sfioravano, le lingue che si incontravano di tanto in tanto sulla stessa pelle calda e salata.
Massimo teneva gli occhi semi-chiusi, una mano su ciascuno, e respirava a scatti. Sentiva le due bocche diverse: quella di Simona più morbida, più avvolgente; quella di Paolo più ferma, più deliberata. E sotto tutto questo, un’emozione antica e nuova allo stesso tempo: essere desiderato da entrambi, essere visto da entrambi.
Simona si staccò. Si alzò, le labbra lucide di saliva. Andò alla poltrona di fronte, a pochi metri. Si sedette, scostò il vestito leggero, allargò le gambe. Non aveva mutandine. La figa era già aperta, bagnata, le labbra rosate e lucide, il clitoride gonfio.
Cominciò a toccarsi.
Due dita che scivolavano su e giù, poi entravano, lente, mentre gli occhi non lasciavano i due uomini. Sentiva il calore salirle dal basso ventre, le cosce che le tremavano leggermente, e un’eccitazione mentale che le rendeva tutto più intenso: guardare il marito con la bocca piena di un altro uomo, sapere che stava succedendo sotto i suoi occhi e che Paolo lo stava facendo anche per lei.
“Continuate” disse con voce bassa “Voglio guardarvi.”
Paolo non si trattenne.
Prese il cazzo di Massimo in bocca, lo succhiò a fondo, le guance scavate, mentre una mano gli stringeva le palle. Sentiva il sapore familiare e allo stesso tempo nuovo, perché adesso c’era Simona che li guardava. Ogni volta che alzava lo sguardo e vedeva la moglie con le gambe aperte, le dita dentro, lo sguardo fisso su di lui, sentiva il cazzo pulsare contro i pantaloni. Non si era mai sentito così esposto e allo stesso tempo così desiderato. C’era un orgoglio strano, un piacere quasi proibito nel mostrarsi a lei in quel modo.
Massimo, da parte sua, era perso tra la bocca calda di Paolo e lo spettacolo di Simona. Due persone che amava in modi diversi, entrambe concentrate su di lui, entrambe eccitate da quello che stava succedendo. Si sentiva potente e vulnerabile allo stesso tempo. La mano che aveva sui capelli di Paolo tremava leggermente. Guardava Simona masturbarsi e sentiva un’ondata di tenerezza e di lussuria mischiate: lei che si offriva allo sguardo, lui che si offriva alla bocca, e tutto teneva insieme in un equilibrio fragile e perfetto.
La stanza era piena solo dei suoni umidi della bocca di Paolo, dei gemiti bassi di Massimo e del respiro accelerato di Simona mentre si toccava. Nessuno aveva fretta di andare oltre. Quella sera bastava quello: la complicità, lo sguardo, il sapore, e il fatto che tutti e tre stessero esattamente dove volevano essere, nudi nelle sensazioni anche se ancora vestiti, uniti da un desiderio che non aveva più bisogno di nascondersi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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