Prime Esperienze
Guardami 5 -Giulia e Andrea-
23.07.2026 |
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"Rimasi in ginocchio sull’asfalto per qualche secondo, il respiro corto, il culo che pulsava, aperto e pieno..."
Erano passati solo pochi minuti da quando avevo varcato la porta di casa, ma mi sembrava già un’altra vita.Giulia era davanti a me, ancora con le labbra socchiuse dopo quel bacio profondo. Sentivo il sapore dello sconosciuto dell’autogrill ancora forte sulla mia lingua. Lei lo aveva percepito. Lo aveva riconosciuto.
«Andrea…» mormorò di nuovo, la voce bassa, quasi roca.
«Dimmi tutto. Adesso.»
Non c’era rabbia nel suo tono. C’era qualcos’altro. Qualcosa di caldo, di oscuro, di vorace.
Mi fece sedere sul divano del salotto. Lei rimase in piedi davanti a me, le braccia incrociate. Non mi toccò. Non mi baciò più. Mi ordinò solo di parlare.
E io parlai.
Le raccontai del parcheggio dei camion, di quell’uomo massiccio che mi aveva sbattuto senza quasi una parola, di come mi aveva aperto con la sola saliva e mi aveva riempito fino a farmi urlare piano. Le descrissi il rumore delle sue palle che sbattevano contro il mio culo, il modo in cui mi aveva chiamato “puttana” mentre mi scaricava dentro.
Le dissi di come ero rimasto in ginocchio sull’asfalto dopo, con il suo sperma che mi colava lungo le cosce.
Poi passai all’autogrill dell’andata. I due ragazzi. L’anziano. Il pavimento sporco del bagno. Come mi ero inginocchiato senza dire una parola, passando da un cazzo all’altro, ingoiando tutto, sentendomi sporco e vivo come mai prima.
E infine l’ultimo, quello prima di tornare a casa. L’uomo con la moglie e il passeggino. Come gli avevo succhiato il cazzo tra gli orinatoi, come avevo tenuto un po’ del suo sperma sulla lingua apposta per lei.
Parlai per quasi un’ora, con la voce bassa e il cazzo duro nei pantaloni. Giulia ascoltava in silenzio, gli occhi fissi su di me. A volte deglutiva. A volte stringeva le cosce. Ma non mi toccò. Non si toccò. Non mi permise di avvicinarmi.
Quando finii, il silenzio fu pesante.
«Quindi ti piace farti usare» disse infine, quasi con calma. «Ti piace sentirti una troia per uomini sconosciuti.»
Annuii, senza riuscire a guardarla negli occhi.
«Bene, lo sapevo. E sono felice di aver avuto il coraggio di fartelo scoprire. Quella notte con Amadou ti ho fatto scoprire il vero Andrea. Ora scoprirai la nuova Giulia.» continuò.
«Stanotte non mi tocchi. Non mi baci. Non mi scopi. Vai a dormire sul divano.»
Mi alzai, umiliato ed eccitatissimo allo stesso tempo.
Prima di andare in camera sua, però, si fermò sulla soglia.
«Domani sera voglio vederti» disse. «Voglio guardarti mentre lo fai. Senza che tu sappia esattamente dove sono io. Voglio vederti mentre ti comporti da puttana vera.»
Il cuore mi esplose nel petto.
«Va bene» risposi con voce strozzata.
«Decidi tu il posto. Un parcheggio. Uno di quelli che frequenti. Domani notte.»
La sera dopo eravamo in macchina insieme.
Guidai fino allo stesso parcheggio periferico della prima volta, quello tra i camion. Era più tardi, quasi l’una. Giulia aveva indossato una tuta scura. Parcheggiai in fondo, in una zona senza luce.
«Io resto qui» disse, spegnendo il telefono.
«Tu scendi. Cammina. Fai quello che devi fare. Io ti guarderò.»
Mi tremavano le mani mentre scendevo. Indossavo di nuovo solo felpa e pantaloncini corti senza biancheria. Il culo già bagnato di eccitazione.
Camminai lentamente tra i camion, sentendomi osservato non solo dagli sconosciuti, ma soprattutto da lei. Sapevo che Giulia era lì, nascosta nell’auto o chissà dove, con gli occhi puntati su di me. Quel pensiero mi faceva girare la testa.
Passarono cinque, forse dieci minuti.
Poi da un furgone bianco scese un uomo sui cinquant’anni, robusto, con la pancia e le mani grandi. Mi vide. Mi squadrò da capo a piedi.
Si avvicinò senza fretta.
«Cerchi roba pesante, ragazzino?».
Annuii timidamente.
Mi spinse contro il retro di un camion, mi abbassò i pantaloncini fino alle caviglie e mi aprì le natiche con le mani callose. Sentii che sputava. Due, tre volte. Poi il suo cazzo grosso e corto mi entrò dentro con forza, senza pietà.
Urlai piano, aggrappandomi alla lamiera fredda.
«Cazzo, sei già aperto…» ringhiò soddisfatto.
«Sei una troia abituata, eh?»
Iniziò a fottermi con colpi pesanti, violenti, facendomi sbattere contro il camion. Le sue palle sbattevano forte contro di me. Ogni spinta mi faceva gemere più forte. Sapevo che Giulia stava guardando. Sapevo che mi vedeva mentre venivo sbattuto come una puttana da uno sconosciuto grasso e volgare.
L’uomo mi afferrò per i fianchi e aumentò il ritmo, grugnendo insulti.
Venni prima io, senza toccarmi, schizzando sull’asfalto mentre lui mi sfondava. Pochi secondi dopo mi riempì con fiotti densi e caldi, imprecando mentre scaricava tutto dentro di me.
Quando uscì, mi girò e mi spinse in ginocchio. Il suo cazzo ancora sporco di sperma mi finì in bocca.
«Pulisci.»
Lo succhiai umilmente, fino all’ultima goccia, mentre sentivo il suo seme colarmi dal buco lungo le gambe.
L’uomo si tirò su i pantaloni, mi diede una pacca sulla guancia e tornò al suo furgone senza dire altro.
Rimasi in ginocchio sull’asfalto per qualche secondo, il respiro corto, il culo che pulsava, aperto e pieno.
Non mi ero accorto che altri uomini erano lì a gustarsi la scena. Potevo vedere solo le loro sagome e a malapena.
Per un secondo pensai che anche Giulia potesse essere lì.
Tra quei maschi vogliosi, eccitati nel guardarmi mentre venivo posseduto, pervasa dal forte odore di maschio, sudore, sperma.
E tra di loro lei, mia moglie.
Mi alzai lentamente e tornai verso la macchina.
Giulia era lì.
Appoggiata al cofano dell’auto.
Mi guardava.
I suoi occhi brillavano di una luce che non le avevo mai visto prima.
Non parlò subito.
Mi osservava con un’intensità nuova, quasi religiosa. Guardava il mio viso arrossato, il mio respiro corto, il modo in cui il mio corpo ancora vibrava di piacere.
«Entra» disse piano.
Salii. L’odore di sesso riempì l’abitacolo. Lei inspirò profondamente, come se volesse assorbirlo tutto.
«Dimmi come ti sei sentito» sussurrò.
«Non omettere niente.»
Le raccontai la verità nuda: il bruciore bellissimo quando mi aveva aperto, il piacere animalesco di essere sbattuto contro il camion, il momento in cui ero venuto senza toccarmi, e quanto mi era piaciuto sentirmi completamente in balia di uno sconosciuto.
Mentre parlavo, Giulia mi ascoltava con le labbra socchiuse. Le sue guance erano arrossate. Una mano era stretta tra le cosce, ma non si toccava apertamente.
Quando finii, rimase in silenzio per qualche secondo. Poi parlò, la voce calda e un po’ incrinata:
«Quello che mi eccita di più… non è vederti umiliato. È vederti godere. Vederti abbandonarti completamente, senza filtri.
Senza la versione “bravo marito” che mostri a me tutti i giorni.»
Allungò una mano e mi sfiorò la guancia con le dita, quasi con tenerezza.
«Mi hai mostrato un lato tuo che non conoscevo. Un lato sporco, vorace, sincero. E invece di sentirmi tradita… mi sento più vicina a te. Come se finalmente mi avessi fatto entrare davvero dentro la tua testa. Dentro i tuoi desideri più bassi.»
Fece una pausa, gli occhi lucidi di eccitazione.
«Mentre ti guardavo… ti ho visto venire senza toccarti. Ho visto la tua faccia quando lui ti riempiva. E ho capito quanto ti piaceva davvero. Quanto ne avevi bisogno. Quella sincerità mi ha bagnato più di tutto il resto. Sapere che non stai fingendo. Che non lo fai solo per trasgressione, ma perché è una parte vera di te.»
Sorrise, un sorriso dolce e allo stesso tempo carico di desiderio.
«Il controllo mi eccita, sì. Sapere che posso decidere quando e come succede. Ma Quello che mi fa impazzire è vederti felice così. Vederti godere da puttana. Vederti sincero fino in fondo con me.»
Si avvicinò un po’ di più, senza baciarmi, ma abbastanza perché sentissi il suo respiro caldo.
«Mi stai facendo scoprire cose di me stessa. Mi piace essere l’unica a sapere questo lato tuo. L’unica a cui torni dopo esserti fatto usare.
È… intimo e bellissimo.»
Si appoggiò allo schienale, inspirando lentamente.
«Stanotte dormi di nuovo sul divano. Voglio che tu senta ancora il suo sperma dentro di te. Voglio che dormi con la consapevolezza che io ho visto tutto… e che mi è piaciuto da morire vederti godere.».
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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