L’auto della coppietta - Capitolo 2
AlladinsLamp
Io tenevo lo sguardo fisso fuori dal finestrino, ma la mia mente continuava a proiettare in loop le immagini di quel parcheggio buio. Non riuscivo a smettere di ripensare a quell'uomo, alla sua figura deformata dalla lussuria, al modo in cui aveva concentrato tutta la sua disperazione e il suo piacere su di noi. Avevo ancora addosso il brivido di quell'occhiata estranea e vorace, e ripensavo a quella frazione di secondo in cui, guardando l'uomo dritto negli occhi mentre veniva, avevo avvertito un impulso folle e incontrollabile: le mie labbra si erano dischiuse d'istinto, e nella mia mente era balenato il rimpianto bruciante di non aver potuto prendere quella sborra direttamente in bocca, di non essere scesa da quella macchina per farsi usare da quel guardone. Quella sensazione di essere stata ridotta a una semplice preda mi aveva bruciato dentro un fuoco che nessuna normale intimità domestica poteva spegnere.
Dal canto suo, lui guidava in silenzio, ma percepivo chiaramente la tensione e i pensieri contrastanti che lo attraversavano. Era combattuto, dilaniato da una sensazione nuova e perversa: continuava a ripensare a come gli fosse piaciuto così tanto, a quella scossa inconfessabile provata nel realizzare che quello sconosciuto avrebbe voluto volentieri aprire la macchina e fottersi la sua donna sotto i suoi occhi.
Una volta rientrati in casa, la tensione accumulata esplose in una notte di sesso febbrile, disperato, in cui cercavamo l'uno sul corpo dell'altra le tracce di quell'estraneo, parlandoci senza filtri e ammettendo una fame insaziabile per la trasgressione. Le settimane successive trascorsero così, sospese in un’attesa logorante. La normalità delle nostre giornate sembrava improvvisamente piatta, grigia, e ogni volta che ci toccavamo il pensiero tornava sempre a quel finestrino appannato.
Fu così che, circa tre settimane dopo quella notte, senza che nessuno dei due dovesse pronunciare troppe parole, la decisione prese forma da sola. Guidammo di nuovo esattamente verso lo stesso parcheggio isolato, lo stesso angolo buio circondato dai cespugli. Spegnemmo i fari e il motore. Il buio ci avvolse di nuovo, ma questa volta sapevamo benissimo cosa cercavamo, spinti da una fame che non sapeva più aspettare.
Cominciammo a bocarci e ad accarezzarci con foga sui sedili anteriori, i corpi che si cercavano con una frenesia cresciuta nelle settimane di attesa. Ma bastò poco per avvertire un movimento furtivo tra i rovi, un fruscio nell'erba alta a pochi metri dalla portiera. Questa volta fui io a muovermi per prima. Con un gesto improvviso e spiazzante, accesi la luce dell'abitacolo, illuminando l'interno dell'auto e lasciando che la mia sagoma fosse perfettamente visibile dall'esterno, mentre continuavo a massaggiare il membro del mio ragazzo e indicavo i cespugli.
Dall'ombra spuntò una figura: un uomo più anziano del precedente, un vecchio viscido e con la faccia scavata, che avanzava lentamente verso la macchina. Il mio ragazzo cercò d'istinto di frenarmi, balbettando un timido -"Aspetta... sei sicura?"-, ma non fece nulla per fermarmi davvero, né provò a rialzarsi o a scappare. Anzi, quando l'uomo si avvicinò e io abbassai di scatto il finestrino, lui subì quella scelta senza ribellarsi.
Per il vecchio quell'abbassamento di vetro fu un chiaro invito. Allungai una mano nodosa e sporca dentro l'abitacolo, e per la prima volta sentii il contatto ruvido e pesante di un estraneo sulla mia coscia nuda, che mi accarezzava senza ritegno. Subito dopo, l'uomo si ritirò leggermente fuori dal finestrino e io scivolai in basso, iniziando a ciucciare avidamente il cazzo del mio ragazzo, mentre con la coda dell'occhio e la fantasia già correvo a quello che desideravo davvero: non vedevo l'ora che quel vecchio cominciasse a masturbarmi. E infatti, dopo pochi istanti, sentii le sue dita insinuarsi e muoversi bagnate sulla mia intimità.
Ero così eccitata che mi sollevai un attimo dai pantaloni del mio ragazzo, gli sussurrai all'orecchio con il fiato corto: -"Ti piace che mi stia toccando così?"-. Lui annuì leggermente, con lo sguardo perso nella lussuria. A quel punto feci un passo ancora più folle: rimasi dritta con il cazzo del mio ragazzo stretto in una mano, ma con l'altra allungai il braccio fuori dal finestrino, afferrando direttamente il membro flaccido ma pulsante di quel vecchio per cominciare a segarlo con decisione.
Mio marito mi guardò con un misto di stupore e smarrimento, balbettando un -"Sei proprio una troia..."-, incapace di decifrare se quella situazione lo stesse mandando in bestia o facendolo impazzire di piacere. Ma mentre io continuavo a pompare il cazzo del vecchio con forza, lui perse ogni esitazione e, stringendo i denti, disse: -"Sei una troia... ti devo prendere come una troia"-.
Mi afferrò per i capelli e mi girò di forza, costringendomi a mettermi a pecorina sul sedile anteriore in una posizione scomoda e stretta. Cominciò a fottermi con colpi pesanti e brutali. Io, però, non volevo mollare la presa: con il braccio teso fuori dal finestrino, continuavo a masturbare il vecchio, finendo con la testa mezza sporgente all'esterno mentre ricevevo i colpi da dietro.
Il vecchio, guardandomi dall'alto in basso con quel viso da predatore vecchio stampo, cominciò a sussurrarmi parole luride: -"Che puttanella che sei... guarda che troietta..."-. Quella combinazione di umiliazione, l'età di quell'uomo e la furia cieca del mio ragazzo mi fecero perdere del tutto il senno. Iniziai a succhiare e leccare anche il cazzo del vecchio, completamente preda del delirio.
Il mio ragazzo, vedendomi ridotta a quel livello e spinto da una rabbia mista a un'eccitazione animalesca, iniziò a scoparmi sempre più forte, quasi strattonandomi: -"Stai addirittura succhiando fuori dal finestrino, troia!"-, urlava, mentre il vecchio gli faceva eco: -"Brava, sei una puttanella, brava... sto per venirti in bocca!"-.
Il culmine esplose in un caos di fluidi e spasmi incontrollabili. Ricevetti la sborra bollente del mio ragazzo che mi inondava l'interno della fica, e nello stesso istante, mentre il vecchio mi veniva in faccia, mi ritrovai ad ingoiare avidamente quel seme estraneo che colava lungo le mie labbra.
Rimasi lì per qualche secondo, accasciata sul sedile, quasi incredula di ciò che avevo appena fatto. Mi tirai su lentamente, guardando il vecchio che si ricomponeva i pantaloni con calma prima di voltarsi e sparire nel buio della notte. Poi mi voltai verso il mio ragazzo: nell'abitacolo scuro, mi guardava con un'espressione indecifrabile, un misto di gelosia, disgusto e una perversa, inconfessabile dipendenza. E in quel silenzio pesante, capimmo che la nostra storia era definitivamente cambiata per sempre.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per L’auto della coppietta - Capitolo 2:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
