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Il gruppo di Amici - Capitolo 6


di Membro VIP di Annunci69.it AlladinsLamp
14.09.2026    |    743    |    0 9.2
"Lei scosse leggermente la testa, un sorriso torbido stampato in faccia, e rispose con voce bassa ma perfettamente udibile: — "No..."
Era venerdì pomeriggio quando decisi di muovere le prime pedine della serata. Presi il telefono e chiamai Mario, andando dritto al punto con quel tono sfacciato e complice che ormai caratterizzava ogni nostra conversazione.

— "Mario, stasera si va in discoteca. Riunisco il gruppo tu falla trovare pronta," — gli dissi, senza lasciargli spazio per replicare.

Ovviamente avevamo già deciso di tagliare fuori l'altro nostro amico fidanzato: sapevamo benissimo che se fosse uscito si sarebbe portato dietro la sua ragazza, imponendo un freno e un'atmosfera da coppie perbene che non c'entrava nulla con quello che avevamo in mente. Con Mario, invece, la dinamica era completamente diversa, rovesciata e marciava al punto giusto.

Gli ordinai di passare a prendere me, Stefano e Claudio con la sua macchina, facendo guidare lui come al solito mentre noi ci saremmo sistemati comodamente dietro. Ma la vera clausola della serata riguardava lei.

— "Ah, Mario," — aggiunsi prima di chiudere la chiamata, abbassando la voce di un tono — "visto che la porti tu, vedi di farla vestire come si deve. Niente abiti da brava ragazza o mezze misure: stasera vogliamo che sembri una vera troia da esposizione, di quelle che non passano inosservate. Ci pensi tu, o devo venire a sceglierle i vestiti io?"

Dall'altro capo della linea ci fu un attimo di silenzio, giusto il tempo di metabolizzare l'ordine, poi sentii Mario deglutire e rispondere con quel misto di timore e perversa eccitazione:

— "Va bene... ci penso io. Vi veniamo a prendere tra un'ora."

Poco meno di un'ora dopo, l'automobile di Mario si fermò con una frenata leggera sotto casa mia. Io, Stefano e Claudio stavamo già ad aspettare sul marciapiede, con l'aria di chi sa perfettamente quale copione stia per recitare. Mario spense il motore, scese dal lato del guidatore e rimase immobile accanto alla portiera, con la mascella tesa e lo sguardo basso, mentre la sua fidanzata apriva lo sportello posteriore e metteva piede fuori dall'abitacolo.

L'impatto visivo fu esattamente quello che avevamo ordinato. Si era vestita da vera e propria troia, senza lasciare nulla all'immaginazione. Indossava una minigonna di ecopelle così corta da sembrare quasi una cintura, abbinata a delle calze a rete a trama larga che salivano su gambe perfette, strette dentro a stivali alti con il tacco a spillo. Sopra portava un top nero trasparente, senza reggiseno, che lasciava intravedere nettamente i capezzoli turgidi sotto il tessuto, mentre una profonda scollatura a V esibiva il seno senza veli.

Fece qualche passo, barcollando leggermente sui tacchi, per venirci incontro e salutarci. Appena fu a tiro, non promossi alcuna distanza di cortesia: mi feci avanti, la presi per il mento e le stampai un bacio sulle labbra aperto, affamato e prolungato, mentre con la mano destra le calai una manata secca e aperta sul sedere fasciato dalla minigonna, stringendole la carne in modo sfacciato proprio davanti a Mario, che la guardava immobile a un metro di distanza.

Subito dopo, Stefano e Claudio replicarono lo stesso identico trattamento: un saluto a stampo sulla bocca e una palpata pesante e volgare sui fianchi e sul culo, trattandola apertamente come la proprietà comune che ormai era diventata. Lei subì ogni singolo gesto con un sorrisetto obbediente, il respiro già alterato.

— "Ottimo lavoro, Mario. Vedo che hai capito l'antifona," — dissi voltandomi verso il guidatore con un ghigno divertito. — "Adesso aprila quella portiera e facciamoci un favore, muoviti."

Mario ingoiò il rospo in silenzio, tirò la leva per sbloccare le serrature e ci fece accomodare. La disposizione nell'abitacolo fu subito decisa: Mario si rimise al volante con lo sguardo fisso sulla plancia, io presi il sedile del passeggero anteriore, mentre Stefano e Claudio si infilarono dietro, stringendola esattamente in mezzo a loro due sui sedili posteriori.

Mentre l'auto si immetteva nel traffico della sera, i due amici le scivolarono immediatamente le mani sulle cosce scoperte attraverso le calze a rete, iniziando a palpeggiarla e a stuzzicarla senza ritegno.

— "Piano con le mani, ragazzi, non bruciamo le tappe prima di arrivare," — intimai con un ghigno ai due seduti dietro, che già le stavano frugando ovunque.

Poi, girandomi leggermente verso il sedile posteriore, le feci un cenno imperioso:
— "Tu intanto apri bene quelle gambe. Voglio vedere che schifezza ti sei messa sotto quella minigonna."

Lei ubbidì all'istante, divaricando le cosce fasciate dalle calze a rete proprio in mezzo a Stefano e Claudio, offrendosi senza un minimo di ritegno. Allungai le mani oltre lo schienale, infilandole sotto l'orlo cortissimo della minigonna di ecopelle, e con uno strappo rapido le sfilai quel microscopico pezzo di stoffa che fungeva da intimo, lasciandola completamente nuda e bagnata sotto.

Estrassi il perizoma dalle mani e glielo porsi subito dopo, ordinandole con tono sprezzante:
— "Tieni. Adesso prendilo e mettimelo al polso, legamelo come se fosse un braccialetto."

Senza esitare un secondo, con le mani leggermente tremanti ma ubbidiente, si sporse in avanti e mi legò quel perizoma caldo e umido attorno al polso destro, annodandolo ben stretto come un trofeo.

— "E mi raccomando," — le dissi mentre completava il nodo, — "mantieni le gambe aperte mentre lo fai, non ti permettere di chiuderle."

Subito dopo, ruotai il polso verso lo specchietto retrovisore e verso il sedile del guidatore, sollevando il braccio davanti alla faccia di Mario.

— "Mario," — dissi con voce sfacciata, indicandogli la stoffa intima legata al braccio, — "ti piace il mio nuovo braccialetto?"

Attraverso lo specchietto vidi la mascella di Mario irrigidirsi. I suoi occhi scesero a fissare il perizoma della sua fidanzata stretto intorno al mio polso, poi si alzarono a incrociare il mio sguardo. Annuì lentamente, con un cenno quasi impercettibile ma rassegnato, ingoiando a secco la propria umiliazione.

Mi rigirai di nuovo verso di lei, osservandola seduta in mezzo ai miei amici, con le cosce ancora scoperte e la minigonna rimboccata sui fianchi.

— "Tanto non ti servivano a niente le mutandine stasera, giusto?" — le chiesi con un ghigno divertito.

Lei scosse leggermente la testa, un sorriso torbido stampato in faccia, e rispose con voce bassa ma perfettamente udibile:

— "No... tanto sapevo che alla fine della serata le avrei perse comunque."

La guardai negli occhi, divertito da quella risposta così sfacciata, e rilanciai subito la provocazione, calcando la mano sulla sua totale sottomissione.

— "E perché ne sei così certa?" — le chiesi con un ghigno, inclinandomi verso di lei. — "Forse perché ormai hai capito che non sei più la fidanzata di Mario... ma sei diventata ufficialmente la nostra?"

Lei non batté ciglio. Raccolse l'assist al volo, con un sorriso perverso stampato in faccia, e finì la frase al posto mio, senza un minimo di esitazione:

— "Perché sono la vostra... troia."

La sua confessione scatenò un'ondata di sghignazzi e risate compiaciute da parte mia, di Stefano e di Claudio, che intanto continuavano a palpeggiarla senza ritegno sul sedile posteriore. Stefano, divertito da quella scena surreale, si sporse in avanti verso il sedile del guidatore, dando una pacca pesante sulla spalla di Mario.

— "Oh, Mario! Hai sentito la tua 'fidanzata' che cosa ha appena detto?" — le gridò quasi nell'orecchio, ridendo di gusto. — "Hai proprio una troia per le mani, c'è poco da fare."

Proprio in quel momento, Mario non disse una sola parola in sua difesa. Si limitò ad annuire in silenzio, con lo sguardo fisso davanti a sé, mentre con una manovra secca imboccava l'ingresso del parcheggio della discoteca, pronto a consegnarci definitivamente la sua donna.
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