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Prime Esperienze

L’operaio porco di papà - Capitolo 3


di Membro VIP di Annunci69.it AlladinsLamp
07.08.2026    |    156    |    1 9.2
"Mise il muto per l'ultima volta e mi ordinò: -"Adesso apri la bocca e fatti riempire, segami e preparati a prendere la sborra su quel faccino da troietta che ti ritrovi..."
Il ritorno di Marco nella mia vita non fu graduale; si materializzò con la forza implacabile di un destino che non potevo più evitare.

Quel pomeriggio ero appena rientrata dal lavoro e mi ero chiusa in casa, cercando di ritrovare un briciolo di tranquillità. Poco dopo, il mio telefono aveva squillato: era mio padre. Con la sua solita voce indaffarata, mi aveva avvisata che Marco si trovava in zona per un sopralluogo e che sarebbe passato a casa per aspettarlo poiché lui avrebbe tardato un po’.

Mancava poco al suo arrivo. Il cuore aveva iniziato a battere all'impazzata, lo stesso identico terrore e la stessa malsana eccitazione di dieci anni prima che mi paralizzavano le gambe.

Sentii la chiave girare nella toppa, poi i passi pesanti di Marco nell'ingresso. Uscii dal corridoio per salutarlo con un filo di voce, sforzandomi di mantenere un apparente aplomb, poi mi rifugiai subito in bagno per cambiarmi e togliermi di dosso i pesanti abiti formali dell'ufficio.

Entrata in bagno, mi sfilai la camicia e la gonna da lavoro, infilandomi un comodo top leggero e un paio di short morbidi per stare in casa. Subito dopo, decisi di sistemare il bucato nel cassetto della biancheria sporca, proprio lo stesso identico cassetto che custodiva i ricordi più torbidi della mia adolescenza.

Quel mobile vecchio aveva un difetto: a volte, se tirato con troppa forza, usciva dalle guide. Quella volta però andò peggio. Nel tirarlo, il cassetto si sganciò di scatto, sfilandosi completamente e cadendo a terra con un tonfo sordo e metallico che rimbombò in tutta la casa.

Un attimo dopo, sentii bussare leggermente alla porta del bagno. La voce di Marco arrivò roca e bassa attraverso il legno:

-"Tutto bene lì dentro? Hai bisogno di una mano?"-

Per un secondo pensai di negare, di dirgli che era tutto a posto, ma la confusione e il panico presero il sopravvento. Aprii la porta senza pensarci e me lo ritrovai davanti, in carne e ossa, con la sua stazza da operaio, la pancia evidente, la pelle segnata dal sole e quell'aria di chi possedeva già tutto.

-"Ah, guarda, non ti preoccupare, ti aiuto io, ti faccio vedere"- disse con un ghigno viscido, facendosi spazio ed entrando in bagno. -"Vieni qui, ti faccio vedere come rimettere la guida al suo posto. Prendi il pezzo da terra."

Nel panico di ritrovarmi lì con lui mi piegai in avanti senza pensare per raccogliere la struttura metallica. In quel preciso istante, lui mi si piazzò incollato alle spalle, si sporse in avanti e, simulando un tono del tutto professionale, mi indicò il punto esatto dove agire.

-"Ecco, vedi? Devi infilarla dritta in questo canale qui, non così storta"- diceva con voce ferma, mentre con le mani grandi e callose afferrava le mie per guidarmi nei movimenti tecnici.

Ma mentre la sua voce recitava la parte del tutto normale, il suo corpo faceva il maiale.

Approfittando della posizione, premette con tutto il suo peso contro la mia schiena, facendo strusciare il suo pacco già duro e gonfio direttamente contro il mio sedere, muovendolo con lentezza e premendolo con forza a ogni parola.

Io rimasi immobile, pietrificata. Mi resi conto perfettamente di quello che stava succedendo: capivo che stavo facendo il suo gioco, che gli stavo permettendo di comportarsi da maiale e che non stavo dicendo una sola parola per fermarlo.

Volevo tirarmi indietro, ma il mio corpo non mi obbediva; non riuscivo a fermarmi, non riuscivo a non eccitarmi.

Mentre continuava a spiegarmi come rimettere la guida, stacco una delle mani dalla mia e nel fingere di indicarmi l’altro punto di aggancio della guida mi sfiorò il top proprio all’altezza del capezzolo che era durissimo per la mia incontrollata eccitazione.

-"Ecco, adesso tieni fermo qui, spingi bene in asse..."- diceva lui imperterrito, mentre intanto faceva scivolare il bacino in avanti, macinandomi il cazzo duro contro il sedere coperto solo dagli short.

Rimettemmo insieme il pezzo di ferro nella corsia. Dopodiché, lui mi ordinò di prendere il cassetto caduto a terra per rimetterlo nello scomparto. Io mi abbassai ancora di più, offrendogli interamente il mio corpo. Lui mi si incollò di nuovo addosso, continuando a farmi sentire la sua erezione pesante e pulsante premuta contro le natiche, mentre io sollevavo il cassetto e lo spingevo dentro la fessura del mobile.

Una volta che il cassetto fu perfettamente rimesso a posto, non c'era davvero più alcun motivo per rimanere in quella posizione. Eppure, io rimasi lì, leggermente piegata in avanti, incapace di muovermi, mentre lui continuava a strusciarsi il cazzo contro il culo immobile.

Per almeno dieci secondi,forse anche più, rimasi li immobile senza che ci fosse più alcun motivo mentre lui oscillava dietro di me per far scorrere il suo cazzo sul mio sedere. Fu allora che Marco ruppe la finta cortesia, lasciandosi andare a un tono sprezzante e lascivo:

-"Ah, ma vedo che ti piace allora sentirlo così sul culo."

Io cercai di balbettare qualcosa, provai a muovermi per farfugliare un rifiuto, ma la voce mi morì in gola. Le gambe mi tremavano e l'umiliazione si era trasformata in un'eccitazione cieca.

Lui se ne accorse immediatamente. Fece scivolare la mano lentamente sui miei short, infilandola all'interno e tastandomi la mutandina, trovandomi completamente bagnata e fradicia.

-"Ma guarda qua che lago…ho sempre immaginato tu fossi proprio una troietta."- continuò a sussurrarmi, demolendomi dolcemente.

In quel preciso istante, il telefono nella sua tasca iniziò a squillare. Mentre continuava a strusciarsi il membro duro contro il culo, tirò fuori l'apparecchio e rispose tenendo il telefono all'orecchio.

Con una mossa rapida, mi afferrò la mano e me la sbatté dritta sul pacco gonfio: io non riuscii a fare niente di diverso che stringerlo forte con le dita.

Mentre parlava al telefono con mio padre, con l'altra mano si sbottonò i pantaloni e si tirò fuori il membro duro.

-"Pronto, sì, capo, dimmi tutto..."- disse Marco con voce ferma.

Poi, premendo il tasto del muto per isolare la conversazione, si chinò verso di me e mi sussurrò ghignando:

-"Adesso succhiamelo, puttanella."

Io obbedii all'istante, aprendo la bocca e accogliendo la sua erezione. Subito dopo lui riattivò la chiamata e riprese a parlare con mio padre, muovendosi ritmicamente:

-"Sì, sì, sono arrivato a casa... A proposito, a casa c'è tua figlia... come si chiama la ragazza... ah, Giada, sì, mi ha accolto proprio bene..."- disse al telefono, mentre intanto premeva di nuovo il muto e mi spingeva la testa avanti e indietro dicendo: -"il papà lo sa che oltre a essere proprio una brava ragazza...sei anche una puttanella? E dimmi? Anche il tuo ragazzo ti sfonda la bocca così, o ti tratta da signorina per bene?"

Continuava a umiliarmi completamente mentre palleggiava tra la conversazione di lavoro e gli insulti più eccitanti. Riattivava il microfono per dare corda a mio padre e poi lo rimetteva in silenzioso per sbattermi in faccia quanto fossi troia dentro.

Mentre la telefonata si avviava verso la conclusione e mio padre discuteva gli ultimi dettagli prima di rientrare, Marco decise di allungare un pochino il brodo per godersi il finale. Mise il muto per l'ultima volta e mi ordinò:

-"Adesso apri la bocca e fatti riempire, segami e preparati a prendere la sborra su quel faccino da troietta che ti ritrovi."

Inarcò un po' la schiena in avanti, mostrando la pancia prominente e tenendomi il cazzo rigido proprio davanti al viso. Io mi ritrovai a segarlo con la bocca aperta.

Riattivò la linea proprio mentre mio padre salutava con le ultime raccomandazioni, e Marco rispose con un tono quasi gemente, ansimando al telefono:

-"Sì, sì, va bene capo... la aspetto... ahhh..."

In quel preciso istante, mentre salutava mio padre che stava per attaccare, il suo membro esplose, liberando un getto caldo e denso che cominciò a riempirmi e a imbrattarmi tutto il viso.

Quando la linea cadde e la chiamata fu chiusa definitivamente, Marco mi fece alzare.

Mi mise dinanzi allo specchio del bagno: lui era lì, con la pancia fuori e il cazzo mezzo moscio che gocciolava, mentre io avevo tutta la faccia completamente sporca del suo seme.

-"Guarda che puttanella che sei..."- mi disse accarezzandomi il mento con un ghigno soddisfatto. -"Da oggi sarai la mia puttanella fissa...questo è solo l'inizio."
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