Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > orge > Il gruppo di Amici - Capitolo 7
orge

Il gruppo di Amici - Capitolo 7


di Membro VIP di Annunci69.it AlladinsLamp
21.09.2026    |    184    |    0 8.0
"Lei ansimava, inebriata e confusa, ma io capii all'istante che il limite era stato raggiunto..."
Scesi dall'auto, l'aria fredda del parcheggio non bastò minimamente a smorzare l'elettricità che ci portavamo addosso dall'abitacolo. Ci incamminammo verso l'ingresso del locale in blocco, una formazione compatta in cui i ruoli erano ormai marchiati a fuoco.

Superata la selezione all'ingresso, il battito sordo dei bassi ci investì come un'onda fisica, mischiandosi al calore e alle luci intermittenti della discoteca. Evitammo la calca del bar e puntammo dritti alla zona rialzata, la balconata dei divanetti privè che si affacciava a strapiombo direttamente sulla pista da ballo. Era il punto di osservazione perfetto. Una vera e propria tribuna d'onore.

Mi fermai, afferrai Mario per un braccio e lo spinsi leggermente verso un divanetto centrale, esattamente sul bordo della balconata, con la visuale completamente sgombra.

— "Tu ti siedi qui," — gli intimai, alzando la voce per sovrastare la musica. — "Non ti muovi e soprattutto non le stacchi gli occhi di dosso per un solo maledetto secondo. Fai da spettatore. Ti è chiaro?"

Lui non provò nemmeno a ribattere. Si lasciò cadere sui cuscini scuri, annuendo con un movimento rigido del capo. Le sue mani si aggrapparono subito al bordo del tavolino, lo sguardo già calamitato verso il basso, in trepidante attesa.

Mi voltai verso di lei. Sotto i riflettori del locale, con quel top trasparente e la minigonna inguinale, attirava gli sguardi di mezzo locale. Le presi la mano e, con Stefano e Claudio alle mie spalle, scendemmo i gradini per tuffarci nella bolgia. Fendemmo la folla finché non trovammo uno spazio abbastanza ampio proprio al centro della pista, nell'esatto punto di fuga della visuale di Mario.

Non appena ci fermammo, il concetto stesso di "ballo" venne azzerato. Fu un assedio coordinato.

Stefano le si incollò immediatamente alle spalle, facendo aderire il proprio bacino contro la curva del suo sedere fasciato dall'ecopelle, iniziando a strusciarsi con un ritmo pesante e inequivocabile. Io e Claudio la chiudemmo frontalmente e lateralmente, annullando ogni distanza. Le nostre mani presero il controllo totale del suo corpo, scivolando senza alcun pudore in mezzo alla folla. Le accarezzavamo le cosce velate dalle calze a rete, stringevamo forte la carne dei fianchi in modo possessivo, e lasciavamo scorrere le dita fino a sfiorare la pelle nuda esposta da quella scollatura oscena.

Lei inarcava la schiena a ogni nostro tocco, respirando a fatica, totalmente succube dell'adrenalina e dell'umiliazione pubblica. Ogni suo movimento assecondava le nostre mani. Di tanto in tanto, buttava la testa all'indietro e lanciava un'occhiata furtiva verso l'alto, cercando la figura immobile di Mario seduto lassù nel privè.

Noi facevamo di tutto per mantenere la visuale perfetta per lui: ci spostavamo strategicamente, la facevamo voltare, e affondavamo le mani con brutalità calcolata affinché il suo fidanzato, dall'alto di quella balconata, non si perdesse un singolo dettaglio dello spettacolo.

Vestita in quel modo, e con noi addosso a trattarla senza il minimo ritegno, era impossibile che passasse inosservata. Gli sguardi famelici di mezzo locale le erano già scivolati addosso fin dal momento in cui avevamo messo piede in pista, ma il nostro modo di usarla pubblicamente ruppe ogni barriera.

Un gruppetto di tre o quattro ragazzi, posizionato a pochi metri da noi, aveva smesso del tutto di ballare. Erano ipnotizzati. Fissavano le nostre mani che stringevano l'ecopelle della sua gonna, guardavano le sue labbra socchiuse, le sue cosce offerte e il modo in cui assecondava ogni nostra spinta. Incuriositi e attirati da quella disponibilità sfacciata, iniziarono a stringere il cerchio, avvicinandosi sempre di più, come squali attorno a una preda. Aspettavano solo un segnale, convinti che da un momento all'altro avremmo fatto quadrato per difendere il nostro "territorio".

Invece, quando alzai la testa e incrociai lo sguardo del più spavaldo del gruppo, feci l'esatto contrario.

Non mi irrigidii, non lanciai occhiate minacciose. Sostenni i suoi occhi carichi di desiderio, feci un sorriso gelido e sollevai la mano destra, facendo un cenno inequivocabile con le dita verso di lui e i suoi amici. Un gesto lento e deliberato. Avanti. Fatevi sotto.

L'invito era chiaro, brutale nella sua semplicità: non era roba esclusiva da proteggere, era una troia da condividere con chiunque avesse il coraggio di allungare le mani.

Il ragazzo sgranò gli occhi per un secondo, sorpreso da quella concessione folle, poi si scambiò un'occhiata complice con i suoi amici. Ruppero gli indugi in un istante. Fecero un passo avanti, azzerando l'ultimo metro che li separava dal corpo di lei, gettandosi letteralmente nella mischia.

Mentre gli sconosciuti si univano a noi, iniziando ad allungare le mani sulla sua pelle nuda e sui suoi fianchi, alzai di scatto lo sguardo verso la balconata del privè.

Lassù, illuminato a intermittenza dalle luci stroboscopiche, Mario aveva visto tutto. Aveva visto perfettamente il mio gesto con la mano. E ora, con i pugni stretti sul bordo del tavolo e il respiro mozzato, stava guardando la sua donna venire data in pasto al branco.

Il ragazzo più spavaldo del gruppo le arrivò addosso per primo. Fece scivolare le mani con avidità sui fianchi scoperti della gonna, stringendola a sé, mentre lei, ansimando, si lasciava toccare da questo perfetto estraneo senza opporre la minima resistenza, inebriata da tutta quell'attenzione.

Lo bloccai per un attimo, afferrandolo per la spalla. Lui mi guardò, perplesso, pensando forse che avessi cambiato idea o che volessi marcare il territorio. Ma il mio sorriso sfacciato lo rassicurò subito.

Mi avvicinai al suo orecchio per sovrastare il volume della musica e il rimbombo dei bassi, parlandogli chiaro.

— "Vi piace questa troia, eh?" — gli urlai, indicandola con il mento mentre Claudio e Stefano continuavano a strusciarsi contro di lei.

Il ragazzo annuì, con un ghigno carico di malizia, le mani ancora incollate al corpo di lei.

— "Bene, allora fatele quello che volete," — continuai, afferrandogli il braccio per costringerlo a guardare verso l'alto, in direzione della balconata. — "Ma prima dovete ringraziare chi vi ha offerto lo spettacolo. Lo vedete quello lassù nel privè? Quello seduto da solo che ci fissa con la faccia da funerale?"

Il gruppetto di sconosciuti seguì la direzione del mio dito. Individuarono subito Mario, isolato sui divanetti, immobile come una statua mentre guardava la sua donna assediata in mezzo alla pista.

— "È la sua fidanzata," — aggiunsi, godendomi le espressioni sbalordite dei ragazzi, che passarono in un secondo dall'incredulità all'eccitazione pura. — "Quello è il cornuto a cui appartiene. Forza, salutatelo. Anzi... fategli proprio il segno delle corna. Fategli capire bene a cosa sta assistendo."

I ragazzi non se lo fecero ripetere due volte. Divertiti e fomentati da quella dinamica malata e surreale, si voltarono tutti verso il privè. Con sfacciataggine assoluta, alzarono le braccia in direzione di Mario, ridendogli in faccia e facendogli inequivocabilmente il gesto delle corna con le dita.

E lei, schiacciata in mezzo a quel branco di uomini, alzò a sua volta gli occhi verso il suo fidanzato. Con il trucco leggermente sbavato dal sudore, guardò Mario incassare quell'umiliazione pubblica da parte di perfetti sconosciuti, e rispose inarcando la schiena per spingere il sedere ancora più a fondo contro l'inguine del ragazzo che la stava palpando.

Quando distolsi lo sguardo dalla balconata e mi rigirai verso il centro del cerchio, mi resi conto che la scena era totalmente degenerata. Fomentati dal mio invito e dal fatto che nessuno stesse intervenendo per fermarli, il gruppo di sconosciuti aveva perso qualsiasi forma di ritegno.

La minigonna di ecopelle era finita completamente arrotolata sui fianchi, spinta in su dalle innumerevoli mani che la stavano palpando. Ormai non c'era più nulla a proteggerla: il culo era totalmente esposto, così come la sua figa, offerta alla luce spietata dei riflettori della pista da ballo. Fu solo in quel preciso istante, vedendola così spudoratamente nuda in mezzo alla folla, che abbassai lo sguardo sul mio polso e mi ricordai del motivo per cui era così vulnerabile: il suo perizoma era ancora annodato al mio braccio.

Le mani dei ragazzi si muovevano ovunque con foga animalesca. Il top trasparente le era stato strattonato verso il basso, tirato al punto che un seno stava letteralmente per sgusciare fuori dalla scollatura, pronto a essere afferrato da chiunque.

Lei ansimava, inebriata e confusa, ma io capii all'istante che il limite era stato raggiunto. La situazione si stava facendo fin troppo calda e il rischio che sfuggisse del tutto al nostro controllo era troppo alto. E, soprattutto, non avevo alcuna intenzione di regalare il nostro passatempo principale a quegli scappati di casa.

Intervenni con un colpo deciso, piazzando una mano sul petto del ragazzo più accanito e spingendolo indietro con forza.

— "Fermo lì," — gli ringhiai con uno sguardo di ghiaccio, gelando all'istante i bollenti spiriti del gruppetto. — "Adesso avete già giocato abbastanza. Lo spettacolo è finito."

Senza aggiungere altro, afferrai la ragazza per un braccio, tirandola via bruscamente dal centro di quel branco sudato. Non le diedi nemmeno il tempo di tirarsi giù la gonna o di sistemarsi il top.

— "Ragazzi, andiamo," — ordinai secco a Stefano e Claudio, facendo un cenno rapido con la testa verso le scale.

La trascinai via dalla pista, facendomi largo a spallate tra la folla, con le sue cosce nude ancora in bella mostra a ogni passo. Imboccammo i gradini e la portai via da lì, riportandola dritta su ai divanetti del privè. Lassù, dove il suo cornuto ci stava aspettando immobile, con il respiro spezzato.

Saliti di nuovo nel privè, ritrovammo Mario esattamente dove lo avevamo lasciato. Era ancora seduto sul divanetto, le mani piantate sulle ginocchia e il fiato corto di chi ha appena assistito a un incidente stradale senza poter staccare gli occhi.

Mi fermai proprio davanti a lui e, incrociando le braccia al petto, lo guardai dall'alto in basso.

— "Allora," — gli chiesi con un sorriso spietato, — "ti è piaciuto lo spettacolo?"

Mario aprì la bocca per balbettare qualcosa, ma non ce ne fu bisogno. Abbassai lo sguardo dritto sui suoi pantaloni; il tessuto scuro era teso, inequivocabilmente gonfio per l'eccitazione di aver visto la sua donna palpata in quel modo in mezzo a degli sconosciuti.

— "Beh, a giudicare da quel pacco gonfio che ti ritrovi, direi proprio di sì," — aggiunsi, godendomi l'espressione sul suo viso.

Poi, il mio tono cambiò. Si fece improvvisamente serio, autoritario, e non ammise repliche.

— "Però adesso, Mario, la situazione qui dentro si è fatta troppo calda. E hai davanti tre cazzi duri che devono assolutamente sfogarsi. Andiamo in macchina."

Non gli diedi il tempo di processare l'ordine. Afferrammo la ragazza e ci dirigemmo in blocco verso l'uscita. Passammo dal buttafuori, ci facemmo fare il timbro sui polsi per assicurarci di poter rientrare una volta finito il lavoro, e uscimmo nell'aria gelida della notte.

La serata era ancora agli inizi e il parcheggio era immerso nel silenzio. Mario, seguendo alla perfezione il copione dell'uomo sottomesso, aveva volutamente lasciato la macchina in uno spiazzo abbastanza isolato, lontano dai lampioni principali e circondato dall'ombra. Attorno a noi non c'era anima viva.

Non appena raggiungemmo l'auto, passai subito all'azione. La afferrai per i fianchi e, senza troppi complimenti, la spinsi in avanti, costringendola a piegarsi a pecora direttamente sul cofano freddo.

Le alzai la minigonna di ecopelle fino a metà schiena. Avendo ancora il suo perizoma fieramente annodato al mio polso come un trofeo, la sua figa si ritrovò istantaneamente offerta all'aria gelida del parcheggio. Con l'altra mano, le abbassai di scatto il top trasparente, lasciandole il seno del tutto scoperto a schiacciarsi contro la carrozzeria.

Mentre lei era lì, piegata a pecora sul cofano freddo con la minigonna sollevata e il corpo tremante di desiderio, feci un passo indietro e mi rivolsi a Mario, che se ne stava immobile vicino alla portiera.

Lo afferrai per un polso, senza dargli il tempo di sottrarsi, e gli tirai la mano, trascinandola con me fino a portarla proprio lì dietro. Gli feci poggiare la mano aperta direttamente sulla sua figa, costringendolo a toccare con mano quanto fosse completamente aperta, calda e fradicia.

— "Guarda la tua ragazza, Mario," — gli dissi a voce bassa, stringendogli le dita contro la sua pelle bagnata. — "Hai visto com'è fradicia e bagnata? Non vede l'ora di prendere i nostri cazzi."

Mi voltai verso Stefano e Claudio, che si erano già portati ai lati della macchina con il respiro pesante, armeggiando con le cerniere dei pantaloni.

— "Avanti, ragazzi," — ordinai con voce ferma e sfacciata, facendo un passo indietro per lasciar loro il primo turno. — "Iniziate a fotterla."

Poi spostai lo sguardo su Mario. Se ne stava a pochi passi di distanza, paralizzato vicino alla portiera, costretto a fare da palo e da spettatore alla violazione della sua auto e della sua donna.

Lo guardai dritto negli occhi e, con il massimo del disprezzo misto a concessione, gli diedi l'ultimo ordine:

— "Mario, tu resta lì a guardare. Se vuoi... ti concedo di segarti."
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.0
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Il gruppo di Amici - Capitolo 7:

Altri Racconti Erotici in orge:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni