tradimenti
QUEI VECCHI PORCI DEI TITOLARI DEL LOCALE
20.01.2026 |
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"A volte avevo dei conati di vomito quando era troppo irruento e spingeva il cazzo fino in gola, dandomi la sensazione del soffocamento..."
Quest’anno mio marito mi ha voluto fare una sorpresa e ha prenotato, per l’ultimo dell’anno, il veglione in un agriturismo situato su di una collina in un posto molto suggestivo con una vista mozzafiato sulla città sottostante.La serata era molto fredda, così decisi di indossare la pelliccia di visone sul vestitino nero e corto che avevo preparato per l’occasione sotto il quale ho messo un perizomino di colore rosso, come portafortuna per il nuovo anno, un paio di calze autoreggenti nere e degli stivaloni alti fin sopra il ginocchio.
Erano le 20,00 quando siamo arrivati al locale, all’entrata siamo stati accolti dal proprietario, un certo Luciano, un bell’uomo molto elegante, con folti capelli grigi e barba che ci ha accolti con tanta cordialità, a me addirittura con un baciamano. Mi ha aiutata a togliere la pelliccia che ha poi consegnato alla ragazza che si occupava del guardaroba. Quando mi ha vista nel mio outfit, mi ha fatto tanti complimenti per l’eleganza e al mio Carletto per la fortuna di avere una moglie così bella, un vero gentlman.
Nel frattempo, si è avvicinato a noi un cameriere con la piantina dei tavoli e dopo averci chiesto il nominativo della prenotazione, ci ha invitati a seguirlo, a quel punto Luciano è intervenuto facendosi consegnare la lista e dopo aver apportato dei cambiamenti, si è offerto di guidarci al tavolo.
Durante l’attraversamento della sala già gremita, non sono mancate le occhiate di tanti maschioni maturi che, badando di non farsi scorgere dalle mogli, mi fissavano le cosce da porci bavosi mentre Luciano, che si era posto al mio fianco, mi spiegava che aveva preferito spostarci in un tavolo nella sala “privé”, un ambiente da lui definito “più selezionato”. Effettivamente era una sala più piccola dove c’erano solo tre tavoli da quattro posti di cui, uno apparecchiato per due che fu assegnato a noi e di fronte un tavolo più grande occupato da quattro uomini e due donne.
Al nostro passaggio, l’uomo di fronte, un tipo sulla sessantina in abito blu e camicia bianca aperta sul petto, massiccio, moro, dal viso molto spigoloso e con due occhi neri che incutevano un certo timore, non proprio quello che si può definire un bell’uomo, ma terribilmente intrigante, mi fissò negli occhi e accennò a un sorriso che io ricambiai.
Luciano mi scostò la sedia e mi fece accomodare e prima di congedarsi, augurandoci una splendida permanenza nel suo locale, ci disse che avremmo degustato degli ottimi prodotti a chilometro zero e la prova della loro genuinità era rappresentata dalla sua presenza in sala per la cena.
Il DJ cominciò la sua selezione musicale con della musica in sottofondo dopo aver preannunciato che da lì a poco avrebbe aperto le danze. Come pensavo, Carlo aveva osservato tutto quello che c’era nel locale e cominciammo a raccontarci delle sensazioni, mi disse: “amore, sei la più bona del locale insieme a queste due gnocche del tavolo qui di fronte a noi”; in effetti, da donna, devo dire che le due signore, nonostante avessero sulla cinquantina, erano veramente molto meglio di tante ragazze che avevamo intravisto nella prima sala. Infatti, la donna seduta tra il tenebroso e un uomo di colore molto più giovane del resto della comitiva, era molto appariscente, aveva due tettone in bella vista, mentre l’altra un po’ meno formosa ma con un viso molto bello. Carlo mi fece notare che mentre la tettona se la spupazzavano un po’ il tenebroso e un po’ il maschio di colore, l’altra era oggetto di attenzioni degli altri due maschi. Io invece avevo notato che i maschi di quel tavolo erano tutti molto piazzati fisicamente, dei bei maschioni nonostante la loro età, a parte il black che, come detto era molto più giovane.
Mentre facevamo tutti i nostri commenti, il DJ invitò tutti a brindare all’anno che si chiudeva. Dopo il brindisi, ha fatto partire la musica e ha inviato tutti a ballare. Nel privé, a margine dei tavoli si apriva una pista per ballare e intorno tutti salottini.
Diversamente da Carlo che è completamente incapace di ballare, io ho una sensibilità tale per il ballo, soprattutto quelli latino americani, che non appena partì la musica, mi fiondai sulla pista.
Mi muovevo in maniera sensuale come il ballo richiedeva e il già corto vestitino era salito ancora più su, i maschi del tavolone mi stavano mangiando con gli occhi, in particolare il tenebroso, mi fissava in una maniera tale che, non so spiegare, ma mi provocò una certa eccitazione che mi portò a essere ancora più sensuale nel ballo.
Senza mai staccarmi gli occhi di dosso, con un cenno della mano fece capire alla tettona di avvicinarsi e, dopo un breve parlottare, la donna mi raggiunse in pista e cominciò a ballare con me. Da vicino mi resi conto che veramente era una gran bella figa. I maschi cominciarono a portare il ritmo con le mani mentre noi ballavamo in maniera sensuale e con complicità. A fine ballo, la bella si presentò come Marica e dopo avermi fatto un sacco di complimenti, mi chiese di unirci al loro tavolo, visto che stavamo soli e da come aveva capito, il mio Carlo non è che fosse molto interessato al ballo, così noi potevamo ballare e lui sarebbe stato in compagnia degli altri uomini. Quella richiesta mi lasciò un po’ interdetta, non sapendo che rispondere, le chiesi di parlare con mio marito, così avvicinatasi al nostro tavolo, dopo essersi presentata, ripropose la richiesta anche a lui. Nel frattempo anche il tenebroso si era alzato e aveva chiesto di accomodarci con loro. Marica senza attendere risposta, ci prese per mano e ci portò al tavolo, nel frattempo gli altri due maschi aggiunsero i nostri coperti e altre due sedie. I due maschi bianchi che alla presentazione dissero di chiamarsi Andrea e Luigi, fecero sedere Carlo tra loro due e la donna che si presentò come Antonella. Marica tenendomi sempre per mano, mi fece sedere tra lei e il tenebroso che disse di chiamarsi Marco, mentre alla sua sinistra l’uomo che poi seppi essere di origini senegalesi, si chiamava Abdou. Dopo le presentazioni Marco si alzò con il calice di prosecco in mano e invitò tutti i commensali, ai quali si era aggiunto anche Luciano che aveva preso posto tra me e Marica, e fece un brindisi alla nostra amicizia e ad un inizio di nuovo anno molto spumeggiante.
Nel parlare di spumeggiante mi guardò fisso negli occhi, mi sentii avvampare e non riuscii a tenere lo sguardo di quel maschio che ostentava tanta sicurezza di se e sprizzava testosterone da tutti i pori.
Stavamo mangiando l’antipasto quanto Marco e Luciano cominciarono a farmi un sacco di domande su che lavoro facessi e di cosa si occupasse mio marito, come era nata la mia passione per il ballo, un sacco di complimenti sulla mia sensualità quando ballavo e tanto altro ancora. Da Marco seppi che, oltre ad essere socio del locale dove stavamo, era il titolare di un club e quegli uomini erano i suoi più stretti collaboratori e alla mia domanda: “…e le donne?”; con un grosso sorriso mi rispose: “… le donne! Sono le mogli due pessimi soggetti che devono pagare pegno perciò, stasera, le signore stanno in nostra compagnia e, come vedi, non si stanno affatto annoiando…” Mi girai verso Marica e vidi che si stava strusciando con le sue grosse tettone sul giovane Abdou che non era affatto insensibile a quelle attenzioni e se la limonava senza pudore. Antonella invece con quel suo visino angioleco era, effettivamente come aveva notato Carlo, “attenzionata” dal duo Andrea e Luigi.
La serata stava scorrendo tra ilarità e fiumi di vino che venivano versati, era finito il cenone e ora ci eravamo spostati alcuni, Antonella con Luigi, Andrea e la mia dolce metà, sui divanetti, Marica a ballare con Abdou ed io con Marco e Luciano.
I balli erano sempre più sensuali e spinti, passavo da Marco a Luciano, quando non ero tra i loro corpi, le loro mani diventavano sempre più intraprendenti, le sentivo stringere le mie carni con sempre maggiore decisione, il contatto fisico sempre più avvolgente e intimo al punto che sentivo la loro eccitazione, i complimenti sussurrati al mio orecchio, non capivo più nulla, ballavo, ballavo e continuavo a ballare tra quei corpi eccitati. Avevamo fatto il brindisi della mezzanotte ed ora, era solo musica a palla e ballo, la gente aveva cominciato ad andar via fino a quando, verso le due di notte, eravamo rimasti solo noi nel locale.
Vidi Antonella scopare cavalcioni con Luigi mentre il mio Carletto beveva e guardava estasiato, commentando con Andrea quello che Marco e Luciano facevano con me, vidi in un angolo della sala Marica accovacciata davanti ad Abdou mentre gli ciucciava una fava mostruosa.
Improvvisamente mi sentii stretta tra i miei due uomini, Luciano che mi stava davanti mi ficco la lingua in bocca e cercò la mia, le nostre lingue si intrecciarono come serpenti mentre Marco da dietro aveva infilato le sue mani tra le mie cosce e ora stringeva le mie carni sopra le autoreggenti, le gambe mi tremavano, mi sentivo tutta bagnata, quel porco aveva preso tra le dita il mio clitoride e lo torturava, volevo urlare ma Luciano mi teneva la bocca tappata e mi diceva di stare buona, un attimo dopo Marco con l’aiuto di Luciano mi sfilò il vestitino lasciandomi con il solo perizomino rosso invisibile, le autoreggenti e gli stivali, ero completamente nuda e alla mercé di quei due maschi che si scambiarono di continuo le posizioni. Mi ritrovai con Marco che mi palpava le tette e ciucciava i capezzoli turgidissimi per l’eccitazione e con Luciano che mi palpava e sculacciava pesantemente il culo. Dopo quel lungo palpeggiamento, Luciano si sfilò la cintura dei pantaloni e me la mise intorno al collo a mo’ di collare e guinzaglio e cominciò a tirarmi verso la scala che dava al piano superiore dicendo: “andiamo vacca, che ora gli zietti ti fanno una bella festa!!”, feci un po’ di resistenza, avevo paura di allontanarmi da mio marito, anche se era mezzo ubriaco e preso dallo spettacolo di Marica che veniva montata da Abdou, ma comunque nulla avrebbe potuto contro quei maschioni possenti. L’impaziente Marco, infastidito dai miei tentennamenti, mi diede una sonora sculacciata ordinandomi di sbrigarmi a salire le scale che davano al piano superiore.
Mi portarono in una stanza con le pareti tutte in pietra viva, il tetto tutto in legno con le travi a vista, dove da un lato c’era un grosso letto a baldacchino, di fronte un camino acceso e di fianco una vasca idromassaggio grande, tonda e tutta rivestita in legno.
Luciano mi trascinò fino al bordo del letto dove si slacciò i pantaloni e li tirò via rimanendo nudo con il cazzo duro dall’eccitazione, si sedette e mi ordinò di prenderglielo in bocca e per convincermi, mi tirò con la cintura che avevo intorno al collo. Me lo passò sulle labbra prima di ficcarmelo in bocca per farselo ciucciare. Marco alle mie spalle cominciò a toccarmi la figa con molta decisione, ero completamente bagnata e quel porco me la schiaffeggiò dicendo al suo compare che ci aveva visto proprio lungo con me, dopo poco che mi penetrava con le quattro dita non ho resistito a quel trattamento e ho squirtato e quel porco non esitò a tuffarsi tra le mie cosce per raccogliere tutto il mio succo prima di piantarmi il suo nerboruto cazzone in figa e cominciare a cavalcarmi con colpi decisi accompagnati da sonore manate sul mio culo che mi procuravano dolore e eccitazione. Luciano, vedendo dallo specchio laterale al letto le tette che sballottavano a causa dei violenti colpi di reni di Marco, le afferrò e cominciò a mungerle come si fa con le vacche, non ce la facevo più a resistere ed ho avuto un altro orgasmo prima che Luciano chiedesse a Marco di cedergli il posto. Ora ero stesa sul letto con le gambe sulle spalle di Luciano che mi scopava con foga mentre Marco si era messo cavalcioni sul mio viso e mi aveva ficcato il suo cazzo in bocca e ora muovendo il bacino me la scopava letteralmente. A volte avevo dei conati di vomito quando era troppo irruento e spingeva il cazzo fino in gola, dandomi la sensazione del soffocamento.
Quei vecchi porci e depravati sapevano come far godere una donna, erano dei veri maestri e si vedeva che erano abituati a scopare insieme. Infatti, senza nemmeno accorgermene, mi ritrovai a cavalcare Marco che mi strizzava forte le tette e mi ciucciava i capezzoli con voluttà mentre il vecchio Luciano cominciò a giocare con il mio buchetto, lo carezzava, lo insalivava per renderlo più umido ed elastico, lo penetrava con un dito, poi due poi tre e infine sentii il calore della sua cappella che lo forzava per entrare. Marco si fermo dallo stantuffarmi da sotto per permettere al compare di penetrarmi e quando capì che era completamente dentro il mio orifizio, anche dall’urlo che cacciai, cominciarono a muoversi in maniera coordinata, non capivo più niente, urlavo e avevo continui orgasmi, ero completamente in balia di quei due maschioni. Mi montarono per un tempo indefinito, quando improvvisamente sentii un grugnito di Luciano e poi il suo sperma che mi stava inondando. Assestò un paio di colpi decisi che accentuarono ancora di più il rumore delle sue grosse palle contro il mio culo prima che il suo cazzo cominciasse a perdere vigore e scivolasse fuori dal mio ano completamente aperto e che ora lasciava uscire tutto quello sperma che colava lungo le cosce e sulle palle di Marco che ora aveva ripreso a scopare con colpi più decisi e lenti.
Soddisfatto della monta, ora Luciano si era steso di fianco e osservava compiaciuto la cavalcata quando Marco mi disarcionò e senza che io riuscissi a capire cosa volesse fare, mi ritrovai carponi con lui dietro che, approfittando dell’ano ancora aperto e ben lubrificato, con un colpo deciso mi piantò il suo nerbo nel culo. Cominciò una monta dura e potente a tal punto che non riuscii a rimanere sulle ginocchia e crollai con la pancia sul letto e, nonostante tutto, continuò scoparmi il culo fino a quando anche lui riversò il seme delle sue grosse palle nel mio intestino.
Per un po’ nella stanza si sentì solo il nostro ansimare e lo scoppiettio del camino che riscaldava quell’alcova prima che tutti e tre cadessimo in un profondo sonno.
Fui risvegliata da una piacevole sensazione, guardando la finestra, mi resi conto che era ormai l’alba e, subito dopo, rivolgendo lo sguardo allo specchio, vidi mio marito Carlo che, tenuto a guinzaglio da Luciano, mi puliva da tutto lo sperma, ormai secco di quei vecchi porci e mi resi conto che Marco non c’era più, era sparito.
Non riuscii a non emettere dei gemiti di piacere e a chiedere alla mia dolce metà di continuare così. Luciano non tardò a ribadire: “…si, puliscila bene questa vacca di tua moglie che poi me la rifotto!!”; e lo spinse affondandogli la testa tra le mie cosce. Quando ritenne che avesse esaurito il suo lavoro, lo legò in un angolo della stanza e messosi sul letto, davanti alla mia faccia, con la schiena appoggiata alla testata, le gambe divaricate, con una mano si scappellò il cazzo di nuovo duro e con l’altra mi afferrò per i capelli e mi ordinò di succhiarlo. Mi lasciò libera di farlo, passandomi solo la mano tra i capelli mentre ciucciavo. Gemeva di piacere e mi esortava a ciucciare più forte prima di bloccarmi dicendo: “…cazzo, puttana!! Se continui così ti inondo la gola di sborra. Basta ciucciare, ora voglio fotterti come meriti”.
Ero supina con gli occhi chiusi, completamente alla mercé di quel maschio così autoritario, totalmente incapace di reagire ai sui lussuriosi desideri di me.
Le sue dita sfioravano le mie labbra forse in segno di ringraziamento per il piacere che fino a poco prima gli avevano donato, le sue labbra erano scese dal collo al seno e dopo averlo baciato, si intrattenerono sui capezzoli, la sua lingua li titillava, li succhiava, li mordeva con delicatezza.
La mia mano era scivolata tra le sue gambe e ora accarezzava le sue palle di nuovo piene di sperma e poi lungo l’asta turgida del suo cazzo, lo segavo con delicatezza. Non resistette a lungo alle mie carezze e me lo ritrovai sopra di me, tra le mie cosce, quel maschio così deciso mi penetrò la figa grondante di desiderio sotto gli occhi eccitati di mio marito che aveva cominciato a tirarsi una lenta sega. Urlammo di eccitazione e ci dimenammo in un vortice di passione che si tradusse in un orgasmo simultaneo, nello stesso istante in cui io ebbi il mio, sentii il suo sperma riempirmi la figa e, cosa ancora più eccitante fu quando, rivolgendo lo sguardo verso mio marito, avevo ancora tra le cosce quel maschione, vidi che la sua seghetta aveva portato ai frutti sperati, l’eiaculazione.
Dopo un lungo bagno nella grande vasca con idromassaggio, riscaldati dal calore dell’acqua e dal vicino camino, tra pomiciate continue con Luciano sotto gli occhi sempre più eccitati di Carlo e un brindisi finale di un arrivederci a presto, ci rivestimmo e lasciammo quel luogo di perdizione entrambi soddisfatti del magnifico fine d’anno e dall’ottimo inizio del nuovo.
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