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Posseduta dal vecchio verduraio.


di LaCavalla
29.08.2026    |    2.835    |    40 9.8
"Mi sentivo dilatata al limite, ogni centimetro della mia vagina era teso, riempito completamente da quella carne dura e pulsante..."
Carlo era seduto nel lettone, aspettava che io indossassi il baby doll e mi mettessi al suo fianco. Mi guardava con gli occhi di chi era in un cortocircuito di gelosia e desiderio, impaziente di conoscere cosa avessi combinato durante le due settimane che era stato fuori per lavoro. Con molta lentezza mi preparai per la notte e mi sedetti al suo fianco, era impaziente di conoscere le mie avventure e io non lo delusi.
Gli raccontai dell’amicizia fatta al mercato con il verduraio. Un uomo di una certa età imponente, grassoccio con un odore di terra e sudore che mi mandava fuori di testa. Gli dissi che mi mangiava con gli occhi ogni volta che mi vedeva, fissava le mie tette che porto spesso in bella mostra con i miei vestitini corti e scollati e che addirittura quando non c’era nessuno intorno, diventava un vero porco, mi diceva le cose più volgari, mi chiamava vacca e che voleva sventrarmi. Gli dissi: “e io, lo sai amore, più i maschi maturi sono volgari, più io divento una fontana di desiderio!”
Avvertii in Carlo un brivido di disgusto e piacere, sicuramente stava immaginando quell’uomo, un rozzo venditore di verdure, che guardava sua moglie come una baldracca da usare.
Gli raccontai che l’ultima volta arrivai tardi, le bancarelle stavano smontando e il mercato era quasi deserto. Lui stava caricando le casse sul furgone. Quando mi ha vista, mi ha fatto un sorriso perverso, di quelli che ti fanno capire esattamente cosa vuole farti. Mi ha chiesto di aiutarlo a sistemare, promettendomi della verdura buonissima. Sono salita sul furgone e non appena i mi miei piedi hanno toccato il metallo, lui ha sbattuto le porte, chiudendoci dentro in un silenzio claustrofobico e carico di sesso.
Carlo mi guardava con gli occhi sbarrati, quasi potesse sentire l’odore di chiuso del furgone.
Dopo una breve pausa, ho notato che mio marito era impaziente di conoscere il seguito e ho continuato con il racconto.
Gli ho raccontato che il vecchio porco mi ha schiacciata contro la parete di metallo del veicolo con tutto il suo corpo massiccio. Sentivo il suo petto sudato premere contro le mie tette, schiacciandole, deformandole, mentre mi baciava il viso con violenza animalesca. Mi sussurrava oscenità volgarissime all’orecchio, dicendomi quanto fosse la sua voglia di me. Ma la cosa che mi ha fatto perdere ogni freno è stata sentire il suo cazzone. Era un mostro, un palo di carne durissimo che si strofinava contro la mia fica attraverso il tessuto della minigonna. Ero già fradicia, piena desiderio. Non ho resistito. Gli ho avvolto le braccia intorno al collo, tirandolo a me per baciarlo in bocca con una foga disperata, le nostre lingue che combattevano in un bacio sporco e salivato. Lui, senza smettere di baciarmi, si è tirato giù i pantaloni, liberando quella bestia di cazzo che fremeva di voglia. Mi ha sollevato la minigonna con un gesto brusco e, mentre continuava a soffocarmi con i suoi baci, mi ha impalata in piedi. Quel cazzone era così enorme che per un attimo ho pensato mi spaccasse in due. Mi sentivo dilatata al limite, ogni centimetro della mia vagina era teso, riempito completamente da quella carne dura e pulsante. Volevo urlare, volevo gridare al mondo quanto godevo a essere sfondata così, ma lui mi ha zittita. Mi ha detto di stare zitta, di non urlare come una vacca in calore e ha usato la sua bocca per soffocare le mie grida di piacere, succhiandomi la lingua mentre mi scuoteva con spinte brutali che mi facevano saltare per aria. Quando è arrivato il momento, è esploso. Ho sentito fiotti bollenti di sperma schizzarmi in fondo all'utero, ondate di seme denso che mi hanno fatta impazzire. Sono venuta insieme a lui, in un orgasmo violento che mi ha lasciata senza fiato, mentre continuavo a baciarlo sul petto sudato e acre.
Quando sono scesa dal furgone, barcollavo. Sentivo la fica spaccata e il suo seme che colava lungo le mie cosce, un marchio di possesso che adoravo. Gli ho sussurrato che quel cazzo era il mio sogno e che volevo essere posseduta da lui ancora e ancora.
Alla fine del racconto c’è stato un momento di silenzio tra noi, poi ho guardato Carlo dritto negli occhi, aveva il respiro affannoso di chi è combattuto da mille sensazioni, sapevo che in quel momento il suo odio per il verduraio si stava fondendo con una potente eccitazione che esplose in questa affermazione: “sei una vacca, una zoccola che ama essere usata da vecchi porci come il verduraio, ma sai quanto questo mi eccita e tu fai sempre in modo di farmi godere. Ti amo.”
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