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Una vendetta a lungo attesa


di poeta57
03.06.2026    |    1.120    |    3 9.6
"Poi alla cena annuale della ditta di mio marito, quando il suo capo iniziò a fare un po’ lo scemo (con la moglie lì di fianco) (una scema completa) ideai la mia vendetta..."
Lui aveva tanto insistito che alla fine ho accettato.
Quando facevamo l’amore, io e mio marito, lui era un continuo: mentre mi prendeva mi sussurrava all’orecchio se non mi sarebbe piaciuto intanto leccare un altro. E se per sbaglio i suoi ardori lì sotto, diciamo così, sortivano effetto e io incominciavo a partire, lui, quel porco, confermava a voce alta (tanto che le prime volte temevo che i vicini ci sentissero): “vedi che ti piacerebbe leccarlo bello grosso!”
Dico se sortivano effetto, ma dicevo così per dire perché lui, sempre lui, quel porco di mio marito, il suo bel cazzo lo sapeva e lo sa usare per bene, molto bene e sa toccarmi dove perdo il controllo e l'effetto lo produceva sempre.
Poi, una volta finito, mentre cercava di riscaldarmi per la seconda volta (lui, quel porco non veniva mai subito – il suo cazzo quanto durava!) leccandomi o carezzandomi la patatina, di nuovo all’orecchio mi diceva quanto gli sarebbe piaciuto vedermi presa da un altro, mentre lui, diceva, sarebbe stato lì a guardare per poi partecipare quando io avessi voluto.
Beh, insomma, devo dirvi che le fantasie sono fantasie e quella di avere due amanti insieme non mi dispiaceva, anzi alzava decisamente la mia temperatura, ma, quando ci ragionavo su dopo a mente fredda, mi dicevo che mai l’avrei fatto con lui. Troppo imbarazzo, suvvia.
Il problema è stato che una volta gli l’ho detto, gli ho detto “sì, va beh, due uomini, ma non con te!”
Non glielo avessi mai detto! “Lo sapevo. Sei una troia. Io che mi fidavo. Una cosa è farlo insieme. Una cosa nostra. Un’altra è andare a trombare con due stalloni.”
E mi tenne il muso per un bel pezzo, fino a quando gli disse che ci avevo ripensato su e che aveva ragione lui. Non c’è cosa che piaccia più agli uomini di una donna, specie la moglie, che dice “caro, hai ragione tu”
Ma ormai la frittata era fatta e così una sera partimmo per uno di quei locali di scambio di coppia, dove secondo lui, quel porco, avremmo potuto trovare anche chi avrebbe giocato un po’ con noi.
L’esperienza fu tragica. Ero rigida e fredda come un baccalà. Guardammo un poco facendo un giro e devo dirvi che tutti quei corpi nudi, quel caldo, quell’odore di sudore (per non dire puzza) insomma mi bloccarono ulteriormente.
Nei giorni successivi lui mi disse che aveva capito. Ci voleva un inizio più soft.
Dopo una settimana, se ne uscì che una coppia ci invitava a cena per quello scopo. Disse che aveva chiarito bene con il lui della coppia quale era il mio problema e che quello aveva promesso calma, pazienza e simpatia.
Durante la settimana di attesa i nostri rapporti furono, diciamolo chiaramente, scadenti e, temo, per colpa mia. D’altronde ero agitata intimamente da quel passo che forse non avrei voluto fare. Quanto mi scopava bene lui, il mio bel porco, prima che io mi bloccassi a causa delle sue insistenze!
Arrivò quella sera e ci presentammo alla cena. Mio marito aveva insistito che io mi mettessi giù da corsa, ma mi ero rifiutata. Solo il minimo indispensabile in termini di lingerie e, ovvio, di estetista il pomeriggio.
Quando entrammo, subito ebbi l’impressione che la moglie del padrone di casa fosse in realtà un puttana affittata per la serata. Troppo truccata, troppo nuda, troppo tutto, specie poi quando aprì bocca, però poi la cena andò bene. Il cibo era buono e il vino ancora meglio. Io per il nervosismo ne bevvi ben più di quanto ero abituata.
Dopo cena ci trasferimmo in sala dove dopo poco iniziarono le danze, diciamo così.
La lei di casa si sedette di fianco a mio marito e dopo poco iniziò a massaggiargli l’inguine. Io seguivo un poco allibita, mentre il padrone di casa cercava di distrarmi parlandomi di letteratura (ovviamente erotica) e in particolare di Anais Nin. Doveva essere stato mio marito a dirgli quanto mi piacessero quei racconti così sempre sul confine tra il detto e il non detto.
Fu così che il tizio riuscì a spogliarmi, almeno in parte, e a frugare tra le mie cosce.
Intanto mio marito stava scopando come un ossesso la padrona di casa, leccandole capezzoli e ficcandole le mani sul culo. Le urla di lei mi dissero che stava avendo lo stesso successo che di solito aveva con me.
Allora il padrone di casa si alzò, si spogliò e mi offrì a pochi centimetri dal viso il suo bel coso in erezione. Era decisamente un bel palo, completamente scappellato, di un rosa acceso che gridava aiuto, cosa che io, pur con una certa riluttanza iniziai a fare.
L’avevo appena preso in bocca che mio marito, quel pazzo, stavolta quel pazzo, cacciò un urlo, uscì da dove era entrato, si precipitò verso di me e prendendomi per un braccio mi strattonò verso la porta.
La serata era rotta. Il padrone di casa protestò e quasi i due vennero alle mani. Mi vergognavo come una ladra. Ero rossa in viso come un peperone. Mi sentivo avvampare e quando poi arrivammo a casa gliene dissi tante e tali, mollandogli anche uno spintone, che non gli parlai per giorni e giorni.
Ma come, mi dicevo, mi rompi il cazzo perché io mi presti a queste cose e quando alla fine cedo tu ti trombi quella mezza zoccola e io, io rimango all’asciutto e per di più faccio la figura di quella che ci sarebbe stata (e in effetti quel bel coso mi stava convincendo ed anzi mi aveva già bello che convinto) e per di più moglie di un deficiente! Insopportabile, Troppo.
Tornammo ad avere rapporti civili, ovvero parlarci, dopo più di un mese. Sesso zero, prima, durante e dopo.
Durante quel mese e anche dopo io continuavo a ripensare a quel che stava per succedere. Essere presa da uno sconosciuto. La carne è carne e durante quel mese e anche dopo ogni tanto quella scena tornava e io ogni tanto mi davo pace allungando le dita lì sotto.
Mio marito si disse pentito. Disse che avrei dovuto prenderla in un’altra maniera: mi amava tanto da non sopportare di vedermi con altri. Lo mandai a fare in culo e non usai eufemismi.
Poi per sbaglio un giorno al supermercato incontrai quel tizio. Un imbarazzo, specie quando lui cercò di attaccare discorso. Si scusò con me. Mi disse che aveva capito che io ero diversa. Tutte belle parole, ma per me, nonostante le carezze in bagno, lui era morto. Continuò per un poco a corteggiarmi, ma poi capì e sparì.
La mia vita sessuale che prima era, diciamo, decisamente soddisfacente, adesso era un deserto, nonostante, appunto, ogni tanto mi frullassero in testa strane idee.
Poi alla cena annuale della ditta di mio marito, quando il suo capo iniziò a fare un po’ lo scemo (con la moglie lì di fianco) (una scema completa) ideai la mia vendetta.
Il suo capo l’avevo già adocchiato da tempo, era un pezzo d'uomo e più di una volta mio marito, quello scemo, mi aveva detto che in ditta si scopava lo scopabile. A me non mi era mai venuto in mente, Un bell'uomo era un bell'uomo, ma io ero una donna sposata e fino a qualche mese prima anche ben soddisfatta da ogni punto di vista. Ma quella sera quando lui (doveva essere un bel porco anche lui) ad un certo punto allungò una mano e mi carezzò un ginocchio, io non mi ritrassi. Quello continuò a corteggiarmi sottilmente e io continuai a civettare con lui.
Passati dei giorni, proposi a mio marito di festeggiare una promozione che aveva appena ricevuto invitando a cena il suo capo e la sua signora. Lo scemo accettò.
Quella sera superai me stessa come cuoca e mi presentai alla cena decisamente messa giù da corsa. Mio marito mi chiese se non stessi un po’ esagerando, ma non gli risposi neanche.
La cena fu ottima, così mi confermarono i due piccioncini, e io e il capo (ma anche mio marito involontariamente ci mise del suo) passammo tutte le pietanze a far bere abbondantemente la signora capa. Io invece quella sera mi trattenni, mentre mio marito, aiutato dal suo capo ci dette dentro. Non eravamo d'accordo, io e quel porco del suo capo. Diciamo che l'intesa venne così, da sola.
Finita la cena tutti sul divano in sala, con la moglie del capo quasi portata a braccio. Appena stravaccata, la scema si addormentò pesante russando pure. Io invece, con il mio maritino seduto sulla sua bella poltrona, mi avvicinai al capo e feci quello che avevo visto fare da quella zoccola quella sera.
Il capo reagì immediatamente. Io lo liberai, mentre lui, il capo, si guardava intorno preoccupato che la moglie potesse svegliarsi. L’ipotesi era decisamente bislacca, ma per non creare imbarazzi, presi in mano il pisello duro del capo e mi feci seguire in camera da letto sotto lo sguardo allucinato di mio marito.
Di là facemmo quello che dovevamo fare.
Dopo un po' mio marito si affacciò alla porta mentre io stavo cavalcando il capo con una certa energia.
Gli feci cenno di avvicinarsi. Come un sonnambulo arrivò dal letto. “Sbottonati” riuscii a dire tra un sospiro e l’altro.
Quando fu nudo mi piegai dalla sua parte e iniziai a masturbarlo. Reazione immediata.
Mi alzai e lo feci sedere sul letto di fianco al suo capo e presi a leccare il cazzo dell’uno e dell’altro mentre con la mano destra mi titillavo la sotto.
“Non volevi vedermi così, idiota?”
Un mugolio indistinto. Il capo era basito.
“E così mi vedrai sempre di qui in avanti, se il signor Giulio, qui è d’accordo”
Il sì del capo fu chiaro. Quello di mio marito meno, ma chi se ne importa.
Mi alzai, mi misi a quattro zampe sul letto e dissi: “prego, signor Giulio”
Alle cena non mancò nessuna pietanza. Neanche dopo.
Quanto sono venuta quella volta lì e anche le successive!
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